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Sorveglianza Speciale Per Pericolosità Sociale

6 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Sorveglianza speciale per propaganda d’odio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della sorveglianza speciale per pericolosità sociale nei confronti di un individuo. La decisione si basa su prove concrete che dimostrano la sua partecipazione a un'associazione sovversiva e una costante attività di propaganda e istigazione all'odio razziale, religioso ed etnico. I giudici hanno ritenuto che la sua condotta non fosse occasionale, ma un'espressione di uno stile di vita illecito e pericoloso per la sicurezza e la tranquillità pubblica. L'insieme degli elementi, tra cui indagini e intercettazioni, ha giustificato l'applicazione della misura, rendendo il ricorso del soggetto inammissibile.
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Mafia: Buona Condotta non Annulla la Sorveglianza Speciale
La Corte di Cassazione ha confermato la sorveglianza speciale per pericolosità sociale a un individuo condannato per associazione mafiosa. L'interessato sosteneva che la sua pericolosità fosse venuta meno, data la buona condotta in carcere e il tempo trascorso. I giudici hanno respinto questa tesi, stabilendo un principio fondamentale: per i reati di mafia, la pericolosità si presume persistente. La buona condotta non è sufficiente a superare questa presunzione se non accompagnata da prove concrete di un totale distacco dall'ambiente criminale. La detenzione domiciliare, concessa solo per motivi di salute, non è stata considerata un segno di riabilitazione. L'appello è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Collabora ma resta pericoloso: confermata la Sorveglianza speciale
La Corte di Cassazione ha confermato la sorveglianza speciale per pericolosità sociale a un individuo, nonostante questi avesse iniziato a collaborare con la giustizia e gli fosse stata attenuata una misura cautelare in un altro procedimento. La Corte ha stabilito che, nelle misure di prevenzione, il ricorso è ammesso solo per violazioni di legge e non per contestare la valutazione dei fatti. I giudici hanno ritenuto che la decisione precedente fosse ben motivata, poiché la collaborazione non era sufficiente, da sola, a escludere la persistente pericolosità sociale del soggetto, data la gravità degli indizi a suo carico per traffico di stupefacenti. La misura restrittiva è stata quindi confermata.
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Sorveglianza speciale: lavoro onesto non cancella pericolosità
Un uomo, già condannato per numerosi reati contro il patrimonio (furto, ricettazione, autoriciclaggio), viene sottoposto a sorveglianza speciale per pericolosità sociale. L'uomo si oppone, sostenendo che la sua pericolosità non è più attuale, dato che ha iniziato a svolgere un'attività lavorativa. La Corte di Cassazione, però, conferma la misura. I giudici stabiliscono un principio importante: un lavoro lecito, anche se reale, non è sufficiente a cancellare una pericolosità sociale radicata e dimostrata da anni di condotte criminali. Il ricorso dell'uomo viene dichiarato inammissibile perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, cosa non permessa in Cassazione. L'uomo perde e la misura di prevenzione resta valida.
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Senza precedenti ma con 62kg di droga: scatta la sorveglianza speciale
Un uomo, pur essendo incensurato, è stato sottoposto a due anni di sorveglianza speciale. La misura si fondava su un unico, ma gravissimo, episodio: la coltivazione di piante per stupefacenti e la detenzione di 62 kg di marijuana. La Corte di Cassazione ha confermato il provvedimento, stabilendo un principio chiaro: un singolo reato di eccezionale gravità è sufficiente a dimostrare la pericolosità del soggetto. La Corte ha quindi respinto il ricorso, confermando la legittimità della sorveglianza speciale per pericolosità sociale anche in assenza di una carriera criminale.
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Sorveglianza speciale: ricorso generico, misura confermata
Una donna, già condannata per tentata estorsione e nota per la sua vicinanza ad ambienti criminali, è stata sottoposta alla misura della sorveglianza speciale per pericolosità sociale. La donna ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la misura fosse illegittima e contraria alle norme europee. La Corte Suprema ha però respinto il suo ricorso, dichiarandolo inammissibile. La ragione è che i motivi presentati erano troppo generici e astratti, non criticando in modo specifico e concreto la valutazione della sua pericolosità. La sentenza ribadisce che per contestare la sorveglianza speciale per pericolosità sociale servono argomenti puntuali e non semplici richiami a principi di legge.
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