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Sorveglianza Speciale Di P.S.

59 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Misura di prevenzione personale applicata a soggetti ritenuti socialmente pericolosi, che comporta limitazioni della libertà personale come l'obbligo di soggiorno in un determinato comune.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Confisca di prevenzione: beni illeciti restano acquisiti allo Stato
Un individuo aveva ricevuto una misura di prevenzione con sorveglianza speciale e la confisca di beni, ritenuto socialmente pericoloso per traffici illeciti. Dopo sentenze della Corte Costituzionale che hanno dichiarato incostituzionale una parte della norma sulla pericolosità generica, l'individuo ha chiesto la revoca della misura. La Corte d'Appello ha rigettato la richiesta, ritenendo che la sua posizione rientrasse comunque in un'altra previsione normativa, quella relativa a chi vive con proventi illeciti. La Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibile il ricorso e mantenendo la Confisca di prevenzione sui beni, poiché la pericolosità era stata accertata anche su basi diverse da quelle dichiarate incostituzionali.
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Ricorso Penale Inammissibile: Genericità Costosa per Sorvegliato
Un Lavoratore, già sottoposto a Sorveglianza Speciale con obbligo di soggiorno, violava le prescrizioni allontanandosi dalla dimora senza comunicazione. Condannato in primo e secondo grado per questo reato, presentava ricorso per Cassazione. Egli contestava l'elemento psicologico del reato e il mancato riconoscimento della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso penale inammissibile per la genericità dei motivi addotti, confermando la condanna. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Obbligo di Soggiorno Violato: Ricorso Inammissibile in Cassazione
Un individuo, sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di Niscemi, è stato condannato per la violazione obbligo di soggiorno, essendo stato arrestato a Catania dopo essersi reso irreperibile per anni. L'individuo ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'esecutività della misura preventiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo manifestamente infondate le argomentazioni. L'individuo era ben consapevole delle prescrizioni e della loro inosservanza. La sentenza conferma la condanna e impone il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Pericolosità sociale: Cassazione conferma sorveglianza speciale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro l'applicazione di una misura di prevenzione personale, la sorveglianza speciale di P.S. I giudici di merito avevano ritenuto sussistente la `pericolosità sociale` dell'individuo, basandosi su condanne per reati di spaccio di stupefacenti e furto, oltre a procedimenti penali pendenti e un tenore di vita sospetto. Il ricorrente contestava l'assenza di un accertamento rigoroso sull'abitualità delle condotte e sulla provenienza illecita dei redditi. La Cassazione ha confermato la correttezza della valutazione dei giudici precedenti, ritenendo la motivazione sufficiente e non meramente apparente.
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Prescrizione del reato: l’accordo non salva il ricorso in Cassazione
Un Lavoratore è stato condannato per aver violato le prescrizioni della sorveglianza speciale, che gli imponevano di rimanere nel suo comune di residenza. La Corte d'Appello ha confermato la sua colpevolezza, riducendo la pena grazie a un accordo. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il reato fosse estinto per intervenuta prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'accordo sulla pena non influisce sul calcolo dei termini di prescrizione e ha condannato il Lavoratore al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Misura di prevenzione: pericolosità confermata, ricorso inammissibile
Un individuo, qui chiamato "Il Ricorrente", è stato sottoposto a una **misura di prevenzione** di sorveglianza speciale per quattro anni. Questa decisione si basava sulla sua accertata pericolosità sociale qualificata, derivante dalla sua appartenenza a un clan criminale e da una condanna per omicidio e attività estorsive. Il Ricorrente ha impugnato la misura e la cauzione imposta, ma la Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile. La Corte ha confermato l'attualità della pericolosità e la proporzionalità della cauzione.
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Violazione Sorveglianza Speciale: Ricorso Inammissibile in Cassazione
Un individuo, sottoposto a sorveglianza speciale, ha violato l'obbligo di presentarsi alle autorità. La Corte d'Appello ha confermato la condanna a un anno e otto mesi di reclusione per questa violazione sorveglianza speciale. L'individuo ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo di non aver compreso le prescrizioni a causa del suo scarso livello di alfabetizzazione e lamentando una motivazione insufficiente sulle circostanze attenuanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo le argomentazioni manifestamente infondate e volte a una non consentita rivalutazione dei fatti. L'individuo dovrà pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro.
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Violazione misura di prevenzione: la Cassazione distingue detenzione cautelare
Un individuo è stato condannato per la violazione misura di prevenzione, non rispettando l'obbligo di non allontanarsi da casa di notte, imposto dalla sorveglianza speciale. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancata rivalutazione della sua pericolosità sociale e il riconoscimento della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che la rivalutazione della pericolosità sociale è necessaria solo se la sospensione della misura di prevenzione è dovuta a detenzione espiativa (per una pena definitiva), non a detenzione cautelare (provvisoria). La Cassazione ha confermato la validità della recidiva.
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Minaccia suicidio per fermare la Polizia: è resistenza a pubblico ufficiale
Un individuo, già sottoposto a Sorveglianza Speciale, è stato condannato per diversi reati, tra cui danneggiamento e violazione degli obblighi. Il punto centrale della vicenda riguarda la sua opposizione agli agenti di Polizia intervenuti presso la sua abitazione. Per impedire loro di entrare, l'uomo ha brandito un coltello minacciando di togliersi la vita. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo un principio fondamentale: la **resistenza a pubblico ufficiale con minaccia di suicidio** integra pienamente il reato. Questo perché tale condotta, pur non essendo diretta contro gli agenti, è idonea a coartare la loro libertà d'azione e a intralciare l'esercizio della funzione pubblica. L'appello è stato quindi respinto.
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Particolare tenuità del fatto: No se la condotta è abituale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo sottoposto a sorveglianza speciale, sorpreso fuori casa durante i controlli notturni. I giudici hanno respinto la richiesta di applicare la non punibilità per particolare tenuità del fatto. La decisione si basa sulla constatazione che l'imputato aveva numerosi precedenti penali, anche per reati simili come l'evasione. Questa 'abitualità' nel delinquere, secondo la Corte, è incompatibile con il beneficio della tenuità, che presuppone un comportamento occasionale. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva.
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Minacce su Facebook: confermata la pericolosità sociale attuale
La Corte di Cassazione ha confermato la sorveglianza speciale per un uomo a causa della sua 'pericolosità sociale attuale'. La decisione non si basa su semplici sospetti, ma su fatti concreti e recenti: minacce con metodo mafioso diffuse via Facebook contro candidati politici, frequentazioni con noti criminali e il suo coinvolgimento come vittima in un agguato mortale. I giudici hanno stabilito che la vicinanza temporale di questi eventi dimostra un pericolo concreto e presente per la società, giustificando la misura restrittiva. La difesa, che sosteneva l'assenza di prove concrete, è stata respinta.
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Violazione sorveglianza speciale: ricorso generico, condanna certa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per il reato di violazione sorveglianza speciale. L'imputato aveva presentato ricorso sostenendo che i giudici non avessero motivato adeguatamente l'applicazione della recidiva e il rifiuto delle attenuanti generiche. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I motivi dell'appello sono stati giudicati troppo generici e privi di argomentazioni specifiche. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 3.000 euro.
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Violazione Sorveglianza Speciale: Condannato Anche se Revocata?
Un uomo viene condannato per violazione sorveglianza speciale. In sua difesa, sostiene che la misura originaria era stata annullata con effetto retroattivo e che quindi, al momento del fatto, non era sottoposto ad alcun obbligo. La Corte di Cassazione, però, conferma la condanna. I giudici chiariscono che, sebbene la prima misura fosse stata revocata, un successivo provvedimento di aggravamento, basato su nuovi e diversi elementi di pericolosità, era rimasto pienamente valido ed efficace. Questo secondo atto era autonomo dal primo e non è stato toccato dalla revoca. Di conseguenza, l'uomo era tenuto a rispettarne le prescrizioni e la sua violazione costituisce reato.
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Mafia: Buona Condotta non Annulla la Sorveglianza Speciale
La Corte di Cassazione ha confermato la sorveglianza speciale per pericolosità sociale a un individuo condannato per associazione mafiosa. L'interessato sosteneva che la sua pericolosità fosse venuta meno, data la buona condotta in carcere e il tempo trascorso. I giudici hanno respinto questa tesi, stabilendo un principio fondamentale: per i reati di mafia, la pericolosità si presume persistente. La buona condotta non è sufficiente a superare questa presunzione se non accompagnata da prove concrete di un totale distacco dall'ambiente criminale. La detenzione domiciliare, concessa solo per motivi di salute, non è stata considerata un segno di riabilitazione. L'appello è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Particolare tenuità del fatto: reati diversi non escludono il beneficio
Un uomo sottoposto a sorveglianza speciale viola l'obbligo di rincasare entro le 21 per motivi di lavoro e viene condannato. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna, stabilendo un principio chiave sulla particolare tenuità del fatto. I giudici non possono negare questo beneficio basandosi su precedenti penali per reati di natura completamente diversa (es. contro la persona). Per escludere la non punibilità, il 'comportamento abituale' deve derivare da reati 'della stessa indole', cioè simili a quello contestato. La Corte di Appello dovrà quindi rivalutare il caso applicando correttamente questo principio.
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Violazione Sorveglianza Speciale: Condanna anche per incontri al club
Un uomo sottoposto a sorveglianza speciale viene condannato per aver violato il divieto di frequentare persone con precedenti penali. Gli incontri, avvenuti in un circolo ricreativo, erano numerosi e concentrati in un breve periodo. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo un principio chiaro sulla violazione sorveglianza speciale: non conta il luogo degli incontri, ma la loro frequenza. Il carattere non occasionale ma abituale delle frequentazioni è sufficiente per integrare il reato. L'imputato perde quindi il ricorso e la sua condanna diventa definitiva.
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Violazione Sorveglianza Speciale: Condanna Definitiva, No Appello
Un uomo, già sottoposto a sorveglianza speciale, viene condannato per aver violato l'obbligo di rincasare entro le 22. L'imputato presenta ricorso in Cassazione, sostenendo che le dichiarazioni contraddittorie della sorella non erano state valutate correttamente. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la valutazione delle prove e la coerenza dei testimoni sono compiti dei tribunali di merito. La Cassazione non può sostituire il proprio giudizio a quello dei giudici precedenti se la loro motivazione è logica. La condanna per la violazione sorveglianza speciale diventa così definitiva.
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Confisca di prevenzione: donazione paterna non basta a salvare i beni
La Corte di Cassazione ha confermato la sorveglianza speciale e la confisca di prevenzione a carico di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. L'interessato aveva tentato di giustificare l'acquisto di alcuni immobili con una donazione paterna di 98.000 euro, ma i giudici hanno ritenuto tale prova insufficiente e non idonea a spiegare la sproporzione tra i beni posseduti e i redditi leciti. La Corte ha ribadito che il ricorso in Cassazione per le misure di prevenzione è ammesso solo per violazione di legge e non per una nuova valutazione dei fatti. Di conseguenza, la decisione di applicare la confisca di prevenzione è stata considerata legittima e ben motivata.
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Violazione sorveglianza speciale: il sonno non giustifica l’assenza
Un uomo sottoposto a sorveglianza speciale viene condannato per essersi assentato da casa durante un controllo notturno. La sua difesa, basata sul non aver sentito il campanello a causa del sonno profondo, viene respinta. La Cassazione considera la giustificazione una mera affermazione non provata e ritiene logico che nessuno in casa abbia risposto per nascondere l'assenza dell'uomo. La Corte ha quindi confermato la condanna per violazione sorveglianza speciale, dichiarando il ricorso inammissibile e rendendo la pena definitiva.
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Pericolosità Sociale: Buona Condotta non Basta, Misura Confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della sorveglianza speciale per un individuo, ritenendo ancora attuale la sua pericolosità sociale. Secondo i giudici, la buona condotta tenuta in carcere e l'assenza di nuovi reati per un certo periodo non sono sufficienti a cancellare una valutazione complessiva negativa. La decisione si è basata sulla gravità dei precedenti penali, sulle passate violazioni delle misure e sulla tendenza a delinquere manifestata in passato dopo altri periodi di detenzione. La Corte ha stabilito che la valutazione della pericolosità sociale deve essere globale e non può basarsi solo su singoli episodi positivi, per quanto recenti.
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