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Sorveglianza Speciale Di P.S.

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59 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Divieto uso cellulare: annullata misura di prevenzione
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un individuo sottoposto a sorveglianza speciale, a cui era stato imposto anche il divieto di usare cellulari e smartphone. Pur confermando la pericolosità sociale del soggetto, la Corte ha annullato il divieto uso cellulare, giudicandolo una misura sproporzionata e non adeguatamente motivata in relazione alla natura dei reati contestati. La sentenza sottolinea che tale divieto comprime la libertà di comunicazione e deve essere giustificato da specifiche esigenze, non da generici richiami ad altre tipologie di reato.
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Violazione sorveglianza speciale: il dolo generico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la violazione degli obblighi della sorveglianza speciale. L'ordinanza conferma che, per integrare il reato, è sufficiente il dolo generico, ovvero la semplice coscienza e volontà di violare le prescrizioni, essendo irrilevanti le finalità o le motivazioni personali dell'imputato. La Corte ha ritenuto che la scelta di disattendere gli obblighi fosse volontaria, nonostante precedenti interruzioni della misura.
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Efficacia misura di prevenzione: Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per violazione della sorveglianza speciale, stabilendo che l'efficacia della misura di prevenzione è sospesa dopo un periodo di detenzione superiore a due anni. Per riattivarla, è necessaria una nuova valutazione della pericolosità sociale da parte del giudice, notificata all'interessato. In assenza di tale provvedimento al momento del fatto, la violazione non costituisce reato.
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Inammissibilità ricorso generico: analisi Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso generico presentato da un imputato contro la quantificazione della pena. Il ricorso è stato ritenuto vago per non aver specificato i presunti vizi della motivazione. La Corte ha confermato che la gravità della condotta, ovvero guida senza patente in regime di sorveglianza speciale e fuga alla vista delle forze dell'ordine, giustificava pienamente la sanzione inflitta in appello.
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Pericolosità sociale: quando è legittima la sorveglianza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9165/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una misura di sorveglianza speciale. La Corte ha stabilito che una condanna per partecipazione ad un'associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico è un elemento sufficiente a dimostrare l'attuale pericolosità sociale del soggetto, anche se è trascorso del tempo dall'ultimo reato commesso. L'assenza di prove di un recesso dal sodalizio criminale prevale sul mero decorso temporale.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è infondato
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una sentenza della Corte d'Appello. I motivi, volti a una nuova valutazione dei fatti e alla concessione di attenuanti generiche, sono stati respinti. La Corte ha confermato la decisione basata sulla condotta violenta dell'imputato e sulla sua pericolosità sociale, condannandolo al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Attenuanti generiche: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la decisione della Corte d'Appello di negargli le attenuanti generiche. La Suprema Corte ha stabilito che la richiesta di una semplice rivalutazione dei fatti, senza indicare specifiche illogicità nella motivazione, non è ammissibile. La negazione delle attenuanti generiche è stata ritenuta corretta in base alla gravità della condotta e alla pericolosità sociale dell'imputato, già sottoposto a Sorveglianza Speciale.
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Sorveglianza speciale: tenore di vita e pericolosità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo sottoposto alla misura della sorveglianza speciale. La Corte ha confermato che un tenore di vita palesemente sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati costituisce un valido e forte indicatore della pericolosità sociale del soggetto, giustificando l'applicazione di misure di prevenzione personali. La decisione sottolinea come la continuità criminale recente e i legami con ambienti delinquenziali rendano irrilevante un precedente periodo di inattività criminale.
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Cauzione non versata: la Cassazione chiarisce l’onere
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33747/2025, ha rigettato il ricorso di un soggetto condannato per il reato di cauzione non versata, imposta nell'ambito della sorveglianza speciale. La Corte ha chiarito che, per escludere la responsabilità penale, non è sufficiente una generica dichiarazione di indigenza. L'imputato ha l'onere di allegare circostanze di fatto specifiche e concrete che dimostrino l'effettiva impossibilità economica di adempiere all'obbligo, un principio chiave in materia di cauzione non versata. In assenza di tale prova, la colpevolezza, anche a titolo di mera colpa, è ritenuta sussistente.
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Pericolosità sociale: il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro la misura di prevenzione della sorveglianza speciale. La Corte ha stabilito che la valutazione sulla persistente pericolosità sociale, basata su una carriera criminale in crescendo e nonostante il tempo trascorso dall'ultimo reato (periodo passato in detenzione), è una valutazione di merito non sindacabile in sede di legittimità se la motivazione del giudice non è meramente apparente.
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Aggravamento misura prevenzione: la competenza in Appello
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di aggravamento della misura di prevenzione della sorveglianza speciale. La Corte ha stabilito che la Corte d'Appello è competente a decidere sulla richiesta di aggravamento se questa perviene durante la pendenza del giudizio d'appello sulla misura originaria. Inoltre, ha dichiarato inammissibile la richiesta di perizia psichiatrica per la sua genericità, confermando così la decisione impugnata.
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Pericolosità sociale: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una misura di sorveglianza speciale basata sulla pericolosità sociale di un individuo. La sentenza chiarisce che, in materia di misure di prevenzione, il controllo di legittimità è limitato alla sola violazione di legge, escludendo la possibilità di contestare la logicità della motivazione del giudice di merito, a meno che questa non sia totalmente assente o meramente apparente.
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Pericolosità sociale: Cassazione sulla sorveglianza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto contro l'applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale. La Corte ha confermato la valutazione della pericolosità sociale attuale dell'individuo, basata sul suo ruolo di capo e promotore in un clan camorristico e sulla commissione di gravi reati recenti (estorsioni aggravate), ritenendo irrilevanti gli elementi addotti dalla difesa, come l'attività lavorativa e il tempo trascorso da alcune condanne.
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Sorveglianza speciale: quando è legittima? Il caso
Un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo di aver cambiato vita. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando che la misura era legittima al momento dell'applicazione. Gli elementi positivi successivi, come un nuovo lavoro, non annullano la decisione originale ma possono essere usati per chiederne la revoca in un secondo momento.
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Pericolosità sociale: i limiti del ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo sottoposto a sorveglianza speciale per pericolosità sociale. La sentenza ribadisce che il giudizio sulla pericolosità può basarsi su elementi di un procedimento penale non ancora concluso e che il controllo della Cassazione è limitato alle sole violazioni di legge, non potendo riesaminare nel merito la valutazione dei fatti compiuta dai giudici di appello.
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Violazione sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la violazione sorveglianza speciale. L'imputato, assente dal domicilio durante un controllo notturno, aveva addotto motivi generici, come il sonno profondo e richieste di continuazione e attenuanti non argomentate. La Corte ha ribadito che un ricorso deve confrontarsi specificamente con le motivazioni della sentenza precedente, altrimenti risulta inammissibile.
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Pericolosità sociale: valutazione dopo lunga detenzione
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione di una misura di sorveglianza speciale a un individuo precedentemente condannato per associazione di tipo mafioso, anche dopo un lungo periodo di detenzione di nove anni. La Corte ha stabilito che la valutazione sulla persistenza della pericolosità sociale deve essere attuale e concreta. Nel caso specifico, il percorso di rieducazione in carcere e la successiva attività lavorativa non sono stati ritenuti elementi sufficienti a dimostrare una definitiva rottura con l'ambiente criminale, giustificando così la misura di prevenzione.
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Circostanze attenuanti generiche: quando negate?
Un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale violava il coprifuoco notturno. La sua condanna veniva confermata in appello e lui ricorreva in Cassazione lamentando la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la valutazione sul trattamento sanzionatorio, se adeguatamente motivata con riferimento ai precedenti penali dell'imputato, non è sindacabile in sede di legittimità.
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Pericolosità sociale: quando è attuale per la Legge?
La Cassazione ha confermato una misura di prevenzione basata sulla pericolosità sociale attuale di una donna legata a un clan mafioso. La sua pericolosità è stata ritenuta attuale nonostante il sequestro delle aziende, data la continuità dei suoi comportamenti illeciti dal 2012 al 2021, anche in assenza di condanne definitive per i reati più recenti.
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