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Sorveglianza Speciale Di P.S.

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59 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Violazione sorveglianza speciale: condanna per chi frequenta amici
Un individuo sottoposto a sorveglianza speciale viene condannato per aver violato il divieto di frequentare persone con precedenti penali. La Corte di Cassazione conferma la decisione, stabilendo che la frequentazione ripetuta e non occasionale è sufficiente per integrare il reato. La sentenza chiarisce che per la condanna per violazione sorveglianza speciale non è necessario provare un accordo criminale. La Corte ha inoltre negato le attenuanti generiche a causa della personalità negativa e dei precedenti dell'imputato, dichiarando il suo ricorso inammissibile e condannandolo al pagamento delle spese.
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Pericolosità sociale: attualità e vecchi reati
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 47664/2023, ha stabilito che la valutazione della pericolosità sociale di un individuo può fondarsi su reati risalenti nel tempo, a condizione che l'attualità di tale rischio sia dimostrata da condotte più recenti. Nel caso specifico, un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale per reati contro la sicurezza pubblica ha visto confermata la misura, poiché recenti accuse per delitti contro il patrimonio, seppur di natura diversa e commessi nell'ambito della sua attività imprenditoriale, sono state ritenute sufficienti a dimostrare un pericolo attuale e con una diffusività esterna.
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Appartenenza a clan mafioso: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della sorveglianza speciale nei confronti di un soggetto ritenuto pericoloso per la sua vicinanza a un clan mafioso. La sentenza chiarisce che, ai fini delle misure di prevenzione, la nozione di 'appartenenza a clan mafioso' è più ampia di quella di 'partecipazione' richiesta per il reato associativo. Anche compiere singoli atti delittuosi per dimostrare la propria idoneità a entrare nel gruppo è sufficiente a integrare il requisito della pericolosità qualificata.
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Ne bis in idem: non si può processare due volte
Un individuo, già condannato per violazione della sorveglianza speciale per aver frequentato una persona con precedenti, veniva processato e condannato nuovamente per le stesse frequentazioni. La Corte di Cassazione ha annullato la seconda condanna, riaffermando il principio del "ne bis in idem". La Corte ha specificato che il reato di associazione abituale è unico e continuativo, pertanto i molteplici incontri costituiscono un unico fatto, non processabile due volte.
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Ricorso misure di prevenzione: limiti in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto contro l'applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale. La decisione ribadisce che il ricorso per cassazione contro le misure di prevenzione è consentito solo per violazione di legge, escludendo la possibilità di contestare la manifesta illogicità o contraddittorietà della motivazione, se non nei casi estremi di motivazione assente o meramente apparente.
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Ricorso in Cassazione: i motivi di inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una misura di prevenzione, poiché basato su un vizio di motivazione. L'ordinanza chiarisce che il ricorso in Cassazione per questa materia è consentito solo per violazione di legge, confermando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Violazione sorveglianza speciale: quando è reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per la violazione della sorveglianza speciale. La Corte ha stabilito che la valutazione sulla natura non occasionale delle frequentazioni con altri pregiudicati spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, confermando la condanna e sanzionando il ricorrente per un ricorso meramente fattuale e reiterativo.
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Ricorso in Cassazione: i motivi di inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato contro una condanna per violazione della sorveglianza speciale. La Corte ha stabilito che il ricorso in Cassazione non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio per rivalutare i fatti, ma deve limitarsi a denunciare vizi di legittimità. Poiché le motivazioni dell'appellante miravano a una diversa interpretazione delle prove, il ricorso è stato respinto con condanna alle spese e a un'ammenda.
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Pericolosità sociale e misure di prevenzione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale. La sentenza ribadisce che il giudizio sulla pericolosità sociale può fondarsi anche su procedimenti penali in corso e che il ricorso in Cassazione per le misure di prevenzione è limitato alla sola violazione di legge, non potendo sindacare nel merito la logicità della motivazione.
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Sorveglianza speciale: basta il dolo generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che aveva violato gli obblighi derivanti dalla sorveglianza speciale di P.S. L'ordinanza chiarisce che per integrare tale reato è sufficiente il dolo generico, ovvero la consapevolezza di essere sottoposto alla misura e la volontà di trasgredire le prescrizioni, senza che sia necessario indagare sulle finalità specifiche della condotta. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Violazione sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la violazione sorveglianza speciale. I giudici hanno respinto tutti i motivi di appello, inclusi quelli sulla presunta illegittimità della misura di prevenzione e sulla lieve entità della violazione, confermando la decisione dei giudici di merito e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Ricorso inammissibile misura prevenzione: i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto contro l'applicazione di una misura di prevenzione della sorveglianza speciale. Il ricorso è stato respinto perché basato su un presunto vizio di motivazione, motivo non ammesso in sede di legittimità per questa materia, salvo casi di motivazione assente o meramente apparente. La Corte ha ribadito che non può riesaminare nel merito la pericolosità sociale del soggetto, confermando la decisione dei giudici di appello.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché i motivi presentati contro la sanzione erano generici e privi di un'analisi critica della decisione impugnata. La Corte ha ritenuto adeguatamente motivata la condanna, basata sulle plurime violazioni, la personalità negativa e i gravi precedenti penali dell'imputato, già sottoposto a sorveglianza speciale.
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Sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una donna contro la misura di sorveglianza speciale. La ricorrente lamentava una motivazione apparente, ma la Corte ha ritenuto le argomentazioni della Corte d'Appello congrue e basate su elementi concreti, come procedimenti in corso e condanne passate. Il ricorso è stato giudicato come un tentativo di riesame del merito, non consentito in sede di legittimità per sola violazione di legge.
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Ricorso Misure di Prevenzione: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una misura di prevenzione di sorveglianza speciale. Il ricorrente lamentava una motivazione illogica, ma la Corte ha ribadito che il ricorso per cassazione in questa materia è ammesso solo per violazione di legge, non per riesaminare la coerenza o la logicità delle valutazioni di merito. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna alle spese e al pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per violazione della sorveglianza speciale. L'uomo, obbligato a rientrare a casa entro le 21:00, è stato trovato assente durante un controllo. La Corte ha ritenuto le motivazioni del ricorso ripetitive e infondate, confermando la condanna e le sanzioni accessorie, data la gravità del fatto e i precedenti dell'imputato.
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Sorveglianza speciale: fuga e condanna confermata
Un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno veniva condannato per essersi allontanato dal comune e per essere fuggito in auto per sottrarsi a un controllo di polizia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo la condotta una palese violazione delle prescrizioni della misura di prevenzione e le doglianze del ricorrente un mero tentativo di rivalutazione dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Pericolosità sociale: il passato criminale conta
La Corte di Cassazione ha confermato una misura di prevenzione di sorveglianza speciale nei confronti di un individuo, ritenendo che la sua pericolosità sociale fosse attuale. La decisione si fonda su un grave episodio recente (tentato omicidio) che, sebbene avvenuto dopo un lungo periodo di apparente inattività criminale, è stato collegato a un significativo passato di reati gravi, tra cui associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che un nuovo, eclatante delitto può dimostrare la persistenza di una personalità criminale strutturata, rendendo irrilevante il lasso di tempo intercorso.
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Abitualità del comportamento: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una condanna per violazione della sorveglianza speciale. La decisione si basa sulla manifesta infondatezza del motivo relativo alla mancata applicazione dell'art. 131-bis c.p., data l'abitualità del comportamento del ricorrente, desunta dalle numerose condanne precedenti per fatti simili.
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Ricorso generico: inammissibile se non specifico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale. Il motivo risiede nella natura del ricorso generico presentato dalla difesa, che non specificava in modo puntuale le criticità della decisione impugnata. La Corte ha sottolineato che, anche a fronte di una motivazione non impeccabile del giudice precedente, l'atto di appello deve essere preciso e dettagliato per poter essere esaminato nel merito.
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