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Sodalizio — Anno 2024

82 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Sodalizio

Provvedimenti

Concorso esterno: il parcheggiatore abusivo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa nei confronti di un individuo che svolgeva l'attività di parcheggiatore abusivo. La sentenza stabilisce che fornire un aiuto concreto e consapevole a un clan, pur senza esserne affiliati, è sufficiente a configurare il reato, in quanto l'attività illecita rafforzava il controllo del territorio da parte del sodalizio criminale.
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Presunzione misura cautelare: il ruolo è decisivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato, accusato di essere il "chimico" di un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, che chiedeva la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. La Corte ha confermato la validità della presunzione misura cautelare carceraria, ritenendola giustificata dal ruolo operativo centrale dell'imputato, dall'elevato pericolo di reiterazione del reato (che non sarebbe stato arginato dal braccialetto elettronico) e da un concreto pericolo di fuga dimostrato da una precedente estradizione.
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Agevolazione mafiosa nel narcotraffico: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare per narcotraffico con aggravante di agevolazione mafiosa. La Corte ha stabilito che la partecipazione consapevole a un'attività di spaccio gestita in regime di monopolio da un'associazione mafiosa integra l'aggravante, poiché i proventi sono destinati a rafforzare il sodalizio. I motivi del ricorso sono stati ritenuti generici e ripetitivi di questioni già decise.
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Partecipazione associativa: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La Corte ha stabilito che l'assunzione di un ruolo pienamente operativo e organizzativo all'interno di un'associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico costituisce un grave indizio di colpevolezza per la partecipazione associativa, giustificando la misura detentiva più grave.
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Valutazione indizi: Cassazione su ‘ndrangheta
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un individuo accusato di associazione mafiosa (art. 416-bis c.p.), confermando la custodia cautelare. La decisione si fonda su una corretta valutazione indizi da parte del Tribunale, che ha ritenuto le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, indicanti il ricorrente come 'uomo di azione', pienamente riscontrate dal contenuto di un'intercettazione. Quest'ultima, secondo i giudici, dimostrava in modo autonomo il ruolo attivo e l'appartenenza del soggetto al sodalizio criminale.
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Associazione a delinquere: il ruolo direttivo
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare in carcere per un individuo accusato di essere l'organizzatore di un'associazione a delinquere per narcotraffico. La Corte ha ritenuto irrilevante, in fase cautelare, la distinzione tra organizzatore e partecipe, ma ha comunque evidenziato come le azioni dell'indagato dopo l'arresto del capo dimostrassero un ruolo centrale e direttivo.
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Scambio elettorale politico-mafioso: la prova del patto
Un candidato sindaco, sottoposto a misura cautelare per il reato di scambio elettorale politico-mafioso, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la mancanza di prove circa il patto con un'organizzazione criminale e sulla natura mafiosa di quest'ultima. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che per l'applicazione di una misura cautelare non è necessaria una condanna definitiva per associazione mafiosa, ma sono sufficienti gravi indizi convergenti che dimostrino l'accordo e le caratteristiche intimidatorie del clan. La decisione conferma che il patto può essere provato attraverso intercettazioni e comportamenti successivi alle elezioni.
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Partecipazione associazione mafiosa: i criteri
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un imputato contro l'ordinanza di custodia cautelare per partecipazione ad associazione mafiosa e scambio elettorale. La sentenza chiarisce la nozione di 'gravi indizi di colpevolezza', distinguendola dalla prova necessaria per la condanna, e ribadisce i criteri per definire la partecipazione mafiosa: non basta l'affiliazione, ma serve un contributo attivo e concreto alla vita del sodalizio, dimostrabile anche attraverso intercettazioni che rivelino l'inserimento dell'individuo nelle dinamiche interne del clan.
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Associazione di tipo mafioso: la condotta che integra
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di associazione di tipo mafioso. L'imputato, sostenendo di aver agito solo come autista, si è visto respingere il ricorso. La Corte ha stabilito che svolgere mansioni di autista e guardaspalle in modo stabile e consapevole, garantendo la sicurezza e la continuità degli incontri associativi, costituisce una piena partecipazione al sodalizio criminale e non un mero favoreggiamento.
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Partecipazione associativa: il confine con l’acquisto
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale del Riesame, stabilendo che la partecipazione associativa in un sodalizio finalizzato al narcotraffico può essere configurata anche in capo a un acquirente abituale. Secondo la Corte, un rapporto di fornitura costante e duraturo, che crea un affidamento reciproco tra l'acquirente e il gruppo criminale, è sufficiente a superare la soglia del singolo atto di compravendita e a integrare l'adesione al programma criminoso dell'associazione.
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Braccialetto elettronico: non basta per evitare il carcere
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. La Corte conferma che, data la gravità dei fatti e il pericolo di reiterazione, la custodia in carcere è la misura adeguata, nonostante una precedente esperienza positiva agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.
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Associazione per delinquere: prova anche con breve durata
La Corte di Cassazione conferma la condanna per associazione per delinquere di un soggetto partecipe per meno di due mesi a un sodalizio dedito al traffico di stupefacenti. Anche una breve partecipazione è sufficiente se l'individuo è inserito in una struttura organizzata stabile, con ruoli definiti e un protocollo operativo, come la turnazione periodica dei membri. Decisivo il fatto che l'imputato avesse addestrato il suo sostituto prima di partire.
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Tempo trascorso e misure cautelari: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per reati di droga, sottolineando l'importanza del tempo trascorso. Nel caso specifico, erano passati tre anni dall'ultima condotta contestata all'indagato. La Corte ha stabilito che un così lungo periodo di "silenzio" investigativo, in assenza di nuove manifestazioni di pericolosità, deve essere attentamente valutato dal giudice. La presunzione di pericolosità non è assoluta e la motivazione del provvedimento restrittivo deve essere concreta e non basata su formule astratte, spiegando perché misure meno afflittive, come gli arresti domiciliari, non sarebbero adeguate.
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Associazione a delinquere stupefacenti: il ruolo conta?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un individuo accusato di partecipazione ad un'associazione a delinquere stupefacenti. L'indagato sosteneva di avere un ruolo marginale, ma la Corte ha confermato la misura cautelare, sottolineando che anche compiti di 'basso profilo', se inseriti stabilmente e funzionalmente nella struttura dell'organizzazione, sono sufficienti a configurare la partecipazione al reato associativo.
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Gravità indiziaria: ricorso inammissibile se generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro la custodia cautelare per associazione mafiosa. La Corte ha ritenuto il motivo di ricorso generico e basato su una rilettura dei fatti, confermando la validità della valutazione sulla gravità indiziaria operata dal Tribunale, fondata su intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori e video-riprese che individualizzavano il ruolo dell'indagato nel clan.
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Associazione a delinquere: il ruolo stabile è reato
Una donna è stata sottoposta a custodia cautelare in carcere per la sua partecipazione a un'associazione a delinquere finalizzata allo spaccio. Il suo ruolo consisteva nel mettere a disposizione la propria abitazione per lo stoccaggio e il confezionamento della droga, ricevendo in cambio uno stipendio. La Corte di Cassazione ha confermato la misura, ritenendo il suo contributo stabile e professionale, non meramente sporadico, giustificando così la grave misura cautelare e dichiarando inammissibile il suo ricorso.
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Associazione per delinquere: prova della partecipazione
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per partecipazione in un'associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga. La Corte ha rigettato la tesi difensiva secondo cui il ruolo dell'imputato fosse limitato a un semplice rapporto di compravendita di stupefacenti, sottolineando come la collaborazione continua, il coinvolgimento in operazioni chiave come l'importazione e la raffinazione, e l'agire come 'factotum' per il capo del gruppo, costituiscano prove sufficienti di un inserimento stabile nell'impresa criminale.
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Ingiusta detenzione: colpa grave e onere della prova
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che riconosceva un indennizzo per ingiusta detenzione a un soggetto, assolto dall'accusa di narcotraffico. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice della riparazione deve valutare autonomamente se la condotta dell'imputato, pur non costituendo reato, abbia integrato gli estremi della colpa grave, contribuendo così a causare la propria detenzione. Elementi come l'esercizio abusivo dell'attività di tassista per lunghi e anomali viaggi sono stati ritenuti meritevoli di un'analisi più approfondita.
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Reato continuato tra mafia e droga: la Cassazione decide
Un soggetto condannato per associazione mafiosa e narcotraffico ha chiesto il riconoscimento del reato continuato tra le diverse fattispecie. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 39272/2024, ha annullato la decisione del giudice dell'esecuzione che aveva negato il vincolo. Secondo la Suprema Corte, il giudice di merito non ha valutato adeguatamente i concreti legami tra il clan mafioso e l'organizzazione dedita al narcotraffico, che emergeva come una sua articolazione operativa, omettendo di indagare sull'unicità del disegno criminoso.
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Ricorso generico e prove: inammissibilità in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. Il ricorso è stato giudicato generico in quanto non si confrontava specificamente con le motivazioni del provvedimento impugnato. I giudici hanno sottolineato come un quadro indiziario solido possa basarsi sulla correlazione tra dati GPS sui movimenti del veicolo dell'indagato e conversazioni intercettate tra altri membri del sodalizio, respingendo la ricostruzione frammentaria dei fatti proposta dalla difesa.
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