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Società Filtro

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un'impresa che, in una frode fiscale, si interpone tra la società 'cartiera' (che emette la prima fattura fittizia) e l'acquirente finale, allo scopo di rendere più difficile l'individuazione della frode.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Fatture per Operazioni Inesistenti: la Cassazione ribalta l’onere
L'Amministrazione finanziaria ha contestato a una Società l'emissione di fatture per Operazioni inesistenti, agendo come "società filtro" in una frode. Il giudice tributario di secondo grado aveva annullato l'accertamento, ritenendo non provata con certezza l'inesistenza delle operazioni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione, stabilendo che per le operazioni oggettivamente inesistenti bastano elementi indiziari. L'onere della prova si sposta poi sul contribuente, che deve dimostrare l'effettiva esistenza delle operazioni. La sentenza del giudice di merito è stata cassata e il caso rinviato per un nuovo giudizio.
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Ultrapetizione nel processo tributario: limiti al giudice
L'Agenzia delle Entrate emetteva un avviso di accertamento verso una Società contestando tre distinte violazioni: indebita detrazione IVA per operazioni inesistenti, indeducibilità di costi IRES e IRAP, ed errori nell'inversione contabile. La Società impugnava l'atto contestando nel merito soltanto i rilievi IVA. I giudici di primo e secondo grado annullavano integralmente l'atto impositivo, ignorando le altre pretese tributarie non contestate nel merito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria. La Suprema Corte ha accertato il vizio di ultrapetizione nel processo tributario. I giudici di merito non potevano annullare l'intero atto tributario a fronte di contestazioni parziali. La decisione impugnata è stata quindi cassata con rinvio ad altra sezione.
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Frode carosello IVA: il Fisco perde contro la concessionaria
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una concessionaria di auto un recupero IVA per oltre 63 mila euro, ipotizzando una frode carosello IVA basata su operazioni soggettivamente inesistenti con l'acquisto di vetture dalla Germania tramite società filtro. La Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado ha annullato l'accertamento, ritenendo non provata la consapevolezza della concessionaria riguardo alla frode. L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando una cattiva valutazione degli indizi. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la valutazione complessiva delle prove e delle presunzioni spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità se motivata logicamente. Vince la concessionaria.
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Operazioni Soggettivamente Inesistenti: Acquisto Reale, IVA Persa
La Corte di Cassazione nega la detrazione IVA a un imprenditore coinvolto in 'operazioni soggettivamente inesistenti'. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato l'acquisto di merce da una società rivelatasi una 'scatola vuota', creata solo per frodare il fisco. Secondo la Corte, una volta che l'Amministrazione Finanziaria prova la natura fittizia del fornitore, spetta al contribuente dimostrare di aver agito con la massima diligenza per non essere coinvolto nella frode. In questo caso, l'imprenditore non ha fornito tale prova, perdendo così il diritto a detrarre l'imposta pagata. La sua ignoranza è stata giudicata colpevole.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: stop alla detrazione IVA
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento fiscale per operazioni soggettivamente inesistenti legato a una frode IVA. Una società acquistava prodotti informatici da un unico fornitore, gestito dal coniuge della propria rappresentante legale. Le due aziende condividevano la sede e persino gli armadi per i documenti. L'Agenzia delle Entrate ha dimostrato che il fornitore agiva come mera società filtro. La Corte ha stabilito che l'amministrazione finanziaria ha assolto l'onere probatorio tramite presunzioni gravi e concordanti. Il contribuente non ha fornito prove contrarie valide sulla sua buona fede. Inoltre, la sentenza ha chiarito che l'assoluzione penale emessa dal GIP non vincola il giudice tributario, poiché solo le sentenze dibattimentali hanno efficacia di giudicato in questo ambito.
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Fatture inesistenti: Cassazione chiarisce la frode
Una società di servizi ha impugnato avvisi di accertamento basati su una presunta frode fiscale realizzata tramite fatture inesistenti, sia soggettivamente che oggettivamente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. L'ordinanza chiarisce che non vi è contraddizione nel contestare operazioni inesistenti e, al contempo, parlare di 'sovrafatturazione', quando quest'ultimo termine è usato per descrivere il meccanismo di 'gonfiaggio' dei costi deducibili attraverso l'uso di documentazione fittizia, e non l'aumento di prezzo di una prestazione reale.
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Onere della prova: fatture false e presunzioni
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21920/2024, ha stabilito i principi sull'onere della prova in caso di operazioni oggettivamente inesistenti. Quando l'Agenzia delle Entrate fornisce un quadro di indizi gravi, precisi e concordanti (prova presuntiva) sulla fittizietà delle fatture, l'onere della prova si sposta sul contribuente, che deve dimostrare l'effettiva esistenza delle operazioni contestate. La Corte ha cassato la decisione del giudice di merito che aveva erroneamente svalutato il quadro indiziario, concentrandosi solo su singoli elementi probatori mancanti anziché su una valutazione complessiva.
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Operazioni inesistenti: Cassazione nega detrazione IVA
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contro un avviso di accertamento dell'Amministrazione Finanziaria che negava la detrazione IVA per l'anno 2009. Il caso riguarda l'acquisto di quote di emissione CO2 da fornitori fittizi (missing traders) in un contesto di frode carosello, configurando operazioni inesistenti dal punto di vista soggettivo. La Corte ha confermato che, a fronte di solidi indizi forniti dall'Amministrazione sulla consapevolezza della frode da parte della società acquirente, spetta a quest'ultima dimostrare di aver agito con la massima diligenza e in buona fede, prova che nel caso di specie non è stata fornita.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e frode
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8914/2024, ha chiarito l'onere della prova in casi di operazioni soggettivamente inesistenti. La Corte ha stabilito che la semplice regolarità contabile non basta a dimostrare la buona fede dell'acquirente in una frode carosello. L'Amministrazione finanziaria può utilizzare prove presuntive, come la gestione di fatto comune tra le società coinvolte, per dimostrare la consapevolezza della frode. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Frode IVA: consapevolezza del contribuente e prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33512/2024, ha rigettato il ricorso di una società accusata di aver partecipato a una frode IVA tramite operazioni soggettivamente inesistenti. I giudici hanno confermato che l'Amministrazione Finanziaria ha fornito prove sufficienti della consapevolezza della società, inserita in una complessa filiera come 'società filtro'. La Corte ha ritenuto irrilevanti le censure della società riguardo all'analisi dei prezzi e alla propria diligenza, sottolineando che la prova della partecipazione alla frode può basarsi su un quadro indiziario solido e coerente, senza necessità di provare una 'intesa fraudolenta' soggettiva, ma basandosi su uno standard di diligenza oggettivo.
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Frodi carosello: la buona fede non basta, serve diligenza
La Corte di Cassazione ha confermato un accertamento fiscale per indebita detrazione IVA a carico di una società, ritenuta coinvolta in una frode carosello. La Corte ha stabilito che, in contesti di operazioni soggettivamente inesistenti, non è sufficiente per l'acquirente dimostrare la propria buona fede attraverso la regolarità formale delle operazioni, come il pagamento e la consegna della merce. È invece necessario provare di aver esercitato la massima diligenza per verificare l'affidabilità del fornitore e non essere coinvolto nello schema fraudolento.
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