LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Sinallagma Contrattuale

Pagina 5 di 6

110 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Pensione e rapporto di lavoro: sono compatibili?
Un lavoratore, il cui rapporto di lavoro era stato ripristinato con il datore di lavoro originario a seguito di una cessione di ramo d'azienda illegittima, ha iniziato a percepire la pensione di anzianità. L'azienda sosteneva che ciò implicasse la fine del rapporto. La Corte di Cassazione ha stabilito che la percezione della pensione e rapporto di lavoro sono compatibili. Il diritto alla pensione opera su un piano previdenziale e non estingue automaticamente il contratto di lavoro, confermando il diritto del lavoratore alle retribuzioni maturate.
Continua »
Liquidazione compensi: rito civile anche in penale
Un amministratore giudiziario si è visto negare la liquidazione dei compensi dalla Corte d'Appello a causa di irregolarità gestionali. Ha proposto ricorso in Cassazione seguendo il rito penale, ma la Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso. La decisione sottolinea un principio fondamentale: le controversie sulla liquidazione compensi amministratore giudiziario hanno sempre natura civilistica e devono seguire le forme del rito civile, inclusa la notifica ai controinteressati, a prescindere dal contesto penale dell'incarico.
Continua »
Tentata estorsione: minacce a terzi escludono reato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentata estorsione. La Corte ha stabilito che la condotta minacciosa, finalizzata al recupero di un credito ma rivolta anche a familiari del debitore (estranei al rapporto contrattuale), configura il reato di tentata estorsione e non quello, meno grave, di esercizio arbitrario delle proprie ragioni.
Continua »
Tetto di spesa sanità: limite invalicabile per strutture
Una struttura sanitaria ha citato in giudizio un'azienda sanitaria locale per delle decurtazioni sui pagamenti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che il tetto di spesa assegnato alle strutture accreditate rappresenta un limite assoluto e invalicabile, anche qualora le tariffe applicate dall'ente pubblico fossero state illegittimamente ridotte. Di conseguenza, le prestazioni erogate oltre tale budget non possono essere rimborsate. Il ricorso della struttura è stato quindi respinto.
Continua »
Arricchimento indiretto: quando è inammissibile?
Un'impresa subappaltatrice ha agito contro il committente finale per l'utilizzo di proprie attrezzature dopo la risoluzione del contratto principale. La Corte di Cassazione ha confermato che l'azione per arricchimento indiretto è inammissibile se il subappaltatore non dimostra l'insolvenza del proprio diretto contraente (l'appaltatore principale), poiché esiste un rimedio contrattuale esperibile.
Continua »
Recesso e caparra: abusi edilizi non bloccano l’affare
Una società di costruzioni, promissaria acquirente di un complesso immobiliare, non adempie al pagamento di una rata della caparra, adducendo la presenza di abusi edilizi di cui, però, era già a conoscenza. I venditori esercitano il diritto di recesso e trattengono la caparra. La Corte di Cassazione conferma la legittimità del loro operato, stabilendo che la consapevolezza degli abusi da parte dell'acquirente esclude la garanzia e che il suo inadempimento (mancato pagamento) è prevalente, giustificando il recesso e caparra da parte dei venditori.
Continua »
Recesso per inadempimento: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione analizza un caso di recesso per inadempimento da un contratto preliminare di vendita immobiliare. Una promittente venditrice aveva esercitato il recesso trattenendo la caparra, a seguito del ritardo della promissaria acquirente nel fissare la data per il rogito. La Corte ha cassato la decisione di merito, stabilendo che il giudice deve sempre effettuare una valutazione comparativa del comportamento di entrambe le parti e verificare la gravità effettiva dell'inadempimento, non potendo basare la decisione solo sul ritardo di una parte, specialmente se l'altra ha continuato a manifestare la volontà di concludere il contratto.
Continua »
Liquidazione giudiziale: basta un credito non certo
Una società immobiliare, posta in liquidazione giudiziale su istanza di una promissaria acquirente, ha contestato la richiesta sostenendo l'inesistenza del credito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che per avviare una procedura di liquidazione giudiziale non è necessario un accertamento definitivo del credito. È sufficiente una valutazione sommaria e incidentale da parte del giudice, finalizzata a verificare la legittimità del creditore a presentare l'istanza. Nel caso specifico, la pretesa creditoria derivava dalla necessità di restituire acconti eccessivi trattenuti come penale in un contratto preliminare di compravendita immobiliare non concluso.
Continua »
Inadempimenti reciproci: come si valuta la colpa?
In un caso di compravendita immobiliare con inadempimenti reciproci, la Corte di Cassazione conferma la risoluzione del contratto per colpa della parte acquirente. La sentenza stabilisce che il mancato pagamento del prezzo costituisce un inadempimento di gravità prevalente rispetto a violazioni minori da parte del venditore, in quanto altera l'equilibrio fondamentale del contratto. Viene così ribadito il principio della valutazione comparativa e proporzionale delle condotte, basata sulla buona fede e sull'impatto sul sinallagma contrattuale.
Continua »
Lavoro effettivo NASpI: sì anche senza prestazione
Un lavoratore, licenziato e poi reintegrato per ordine del giudice, non veniva riammesso in servizio ma continuava a percepire retribuzione e contributi. Dopo un secondo licenziamento, l'INPS negava la NASpI per mancanza del requisito del "lavoro effettivo". La Cassazione ha stabilito che il concetto di lavoro effettivo NASpI ha valenza giuridica: il requisito è soddisfatto ogni volta che sussiste il diritto a retribuzione e contribuzione, anche se la prestazione lavorativa è rifiutata ingiustamente dal datore di lavoro.
Continua »
Imposta di registro e sentenza 2932 c.c.: la guida
Due promissari acquirenti ottengono il trasferimento di un immobile tramite una sentenza di esecuzione specifica (art. 2932 c.c.). L'Agenzia delle Entrate richiede il pagamento dell'imposta di registro proporzionale. La Corte di Cassazione conferma che l'imposta è dovuta al momento della sentenza che trasferisce la proprietà, indipendentemente dal fatto che il prezzo sia stato pagato o che la sentenza sia definitiva. Un successivo accordo privato che risolve la vendita non annulla l'obbligazione tributaria già sorta.
Continua »
Revoca del licenziamento: quando è valida la prosecuzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prosecuzione ininterrotta del rapporto di lavoro dopo un licenziamento equivale a un'accettazione della sua revoca, anche se tardiva. In questo caso, se il lavoratore non subisce alcun pregiudizio effettivo e il datore di lavoro agisce in buona fede per salvare i posti, non è dovuta alcuna indennità. La volontà concorde delle parti di continuare il rapporto prevale sul formalismo dei termini per la revoca del licenziamento.
Continua »
Truffa medico: visite private e bonus di esclusività
Un medico, dipendente in esclusiva di un'azienda sanitaria, ha effettuato visite private a domicilio senza autorizzazione e senza versare le quote dovute, continuando a percepire l'indennità di esclusività. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa medico, stabilendo che il silenzio sulla violazione del patto di esclusività costituisce l'artificio che induce in errore l'ente, il cui danno consiste nel pagamento indebito del bonus.
Continua »
Vendita di cosa parzialmente altrui: la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di una vendita di cosa parzialmente altrui, riguardante un immobile venduto con la presunta comproprietà di un cortile che, in realtà, apparteneva esclusivamente a un terzo. La Corte ha rigettato il ricorso degli acquirenti che chiedevano la risoluzione del contratto, stabilendo che, in assenza della prova che non avrebbero concluso l'acquisto senza quella porzione, il rimedio corretto sarebbe stata la riduzione del prezzo. Inoltre, ha escluso la responsabilità del notaio rogante, data l'elevata complessità tecnica nell'interpretazione dei titoli di provenienza.
Continua »
Contratto abbonamento stadio: non è solo risparmio
Un tifoso ha citato in giudizio una società calcistica perché il costo totale dei biglietti singoli per la stagione era inferiore al prezzo del suo abbonamento. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il valore di un contratto abbonamento stadio non risiede unicamente nel vantaggio economico, ma anche in altri benefici come la garanzia del posto a sedere e la certezza di assistere a tutte le partite, escludendo così un inadempimento contrattuale da parte del club.
Continua »
Fornitore Stabile: la Cassazione traccia il confine
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un individuo accusato di essere un fornitore stabile di eroina per un'associazione criminale. Secondo la Corte, per trasformare un rapporto di fornitura in partecipazione associativa, non bastano indizi generici. È necessario dimostrare che il fornitore, superando il normale conflitto di interessi economici, abbia consapevolmente contribuito in modo stabile alla vita e agli scopi del gruppo. In questo caso, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e due conversazioni intercettate sono state ritenute insufficienti a provare tale coinvolgimento organico.
Continua »
Caparra confirmatoria: quando sospendere il pagamento?
Un promissario acquirente sospendeva il pagamento della caparra confirmatoria a causa di vizi dell'immobile e del rischio di evizione parziale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, ritenendo l'inadempimento dell'acquirente prevalente e ingiustificato. La sospensione totale dei pagamenti è stata giudicata sproporzionata rispetto all'inadempimento della controparte, violando il principio di buona fede. Di conseguenza, il ricorso principale è stato respinto e l'acquirente condannato al risarcimento del danno.
Continua »
Danno patrimoniale: la Cassazione e la truffa aggravata
Due dipendenti pubblici, condannati per truffa aggravata per aver falsamente attestato la loro presenza in servizio, hanno presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'irrilevanza del danno economico, quantificato in 51 euro ciascuno. La Suprema Corte ha rigettato gran parte dei motivi, specificando che il concetto di danno patrimoniale in questi casi non si limita alla mera retribuzione indebitamente percepita, ma include anche il più ampio pregiudizio funzionale e organizzativo arrecato all'ente pubblico. Tuttavia, la Corte ha annullato con rinvio la sentenza d'appello su un punto cruciale: la mancata valutazione e motivazione riguardo la possibile applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131 bis c.p.).
Continua »
Abbonamento stadio: nessun diritto al risparmio
Un tifoso ha citato in giudizio una società sportiva poiché, dopo l'acquisto di un abbonamento stadio, il costo dei biglietti per le singole partite era diminuito, rendendo l'abbonamento non più vantaggioso. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del tifoso, stabilendo che la società è libera di fissare i prezzi dei biglietti. L'abbonamento garantisce il posto e l'accesso, ma non un perpetuo vantaggio economico. La convenienza dell'affare deve essere valutata dal consumatore al momento dell'acquisto.
Continua »
Inadempimento locazione commerciale: quando è grave?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23658/2025, si è pronunciata sul tema dell'inadempimento locazione commerciale. Un conduttore di un locale adibito a bar, dopo aver accumulato una morosità, ha saldato il debito solo dopo la notifica dell'atto di sfratto. La Suprema Corte ha stabilito che, a differenza delle locazioni abitative, il pagamento tardivo non sana l'inadempimento ma deve essere considerato dal giudice per valutare la gravità della violazione. In questo caso, il ritardo non è stato ritenuto sufficientemente grave da giustificare la risoluzione del contratto, anche in considerazione del contesto pandemico e del comportamento complessivo del conduttore.
Continua »