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Sinallagma Contrattuale

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110 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Improcedibilità ricorso Cassazione: relata mancante
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità ricorso Cassazione in una controversia locatizia. Il locatore chiedeva il pagamento dei canoni per un immobile inagibile, ma il ricorso è stato rigettato per un vizio procedurale: la mancata produzione della copia autentica della sentenza con la relata di notificazione, impedendo la verifica dei termini d'impugnazione.
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Motivazione carente: annullata misura cautelare
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che applicava una misura cautelare a un imprenditore del settore ittico per illecita concorrenza ed estorsione. La decisione si fonda sul principio della motivazione carente, poiché il Tribunale del Riesame non ha adeguatamente considerato né confutato le argomentazioni difensive, che fornivano una spiegazione alternativa e plausibile dei fatti. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Risoluzione del contratto: gravità inadempimento
Una società committente chiedeva la risoluzione del contratto di fornitura di un macchinario per grave inadempimento della società appaltatrice. La Corte d'Appello, pur riconoscendo difetti e ritardi, negava la risoluzione ritenendo l'inadempimento di 'scarsa importanza'. La Corte di Cassazione ha cassato la sentenza per motivazione insanabilmente contraddittoria, affermando che non si può da un lato descrivere un inadempimento significativo e dall'altro minimizzarne la gravità senza un nesso logico. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Clausola rischio cambio: quando è valida? La Cassazione
Un'impresa aveva stipulato un contratto di leasing contenente una complessa clausola rischio cambio. La Corte d'Appello l'aveva dichiarata nulla per 'immeritevolezza', ritenendola sbilanciata. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la validità di una clausola rischio cambio non si giudica dalla sua convenienza o chiarezza, ma dallo scopo concreto perseguito dalle parti. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Conguaglio partite pregresse: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6453/2023, ha stabilito i principi sulla legittimità della richiesta di un conguaglio partite pregresse da parte di un gestore del servizio idrico. La Corte ha chiarito che il gestore può richiedere pagamenti retroattivi solo se i maggiori costi o minori ricavi derivano da circostanze impreviste e imprevedibili, e non da errori di gestione. L'onere di provare tale imprevedibilità grava interamente sul gestore stesso.
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Consegna parziale immobile: diritto alla restituzione
In un caso di locazione commerciale, una società ha ricevuto solo una parte dell'immobile pattuito, pur pagando il canone per intero. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10361/2024, ha stabilito che il conduttore non ha diritto a un risarcimento del danno, bensì a una restituzione della porzione di canone pagata e non goduta. La Corte ha specificato che tale importo non va calcolato sul valore di mercato della porzione mancante, ma deve essere proporzionale alla riduzione del godimento rispetto al canone contrattuale complessivo.
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Indennità di disoccupazione: spetta anche con reintegra?
Una lavoratrice, dopo aver percepito l'indennità di disoccupazione a seguito di un licenziamento, otteneva una sentenza che ne dichiarava l'illegittimità e ordinava la reintegra. Tuttavia, a causa delle vicende societarie del datore di lavoro, la reintegra non avveniva mai di fatto. L'INPS chiedeva la restituzione delle somme. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità di disoccupazione non deve essere restituita, poiché la sua funzione è tutelare lo stato di bisogno effettivo, che persiste finché il lavoratore non riprende concretamente servizio.
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Riduzione penale: quando il giudice può intervenire
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che applicava una riduzione penale a carico di due dipendenti. La società datrice di lavoro aveva impugnato la sentenza, ma la Suprema Corte ha ribadito che il giudice ha il potere di ridurre una clausola penale manifestamente eccessiva, valutando l'effettivo interesse del creditore e l'assenza di un danno concreto, respingendo così il ricorso della società.
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Operatività polizza assicurativa: il caso del lavoratore
La Corte d'Appello ha esaminato un caso di infortunio mortale sul lavoro, negando l'operatività della polizza assicurativa di Responsabilità Civile verso Terzi (RCT). La decisione si fonda sulla qualificazione del lavoratore deceduto non come 'terzo', ma come dipendente di fatto, escludendolo così dalla copertura della polizza stipulata dalla società. La sentenza chiarisce i criteri per distinguere un rapporto di lavoro subordinato, anche in assenza di un contratto formale, e le sue implicazioni sull'efficacia delle garanzie assicurative.
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Modifica unilaterale contratto: la competenza del foro
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto di competenza in un caso di modifica unilaterale contratto tra un'azienda alimentare e un fornitore agricolo. La Corte ha stabilito che la competenza territoriale per giudicare l'illecito amministrativo non è nel luogo dove l'azienda acquirente delibera la modifica, ma nel luogo in cui il fornitore, parte debole del rapporto, riceve la comunicazione della variazione. Questa decisione rafforza la tutela dei fornitori, radicando la giurisdizione presso il loro foro.
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Clausola di salvaguardia: non salva tassi usurari
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27106/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di usura nei contratti di leasing. Il caso riguardava una clausola per interessi moratori che, al momento della stipula, superava il tasso soglia. La Corte d'Appello aveva ritenuto la clausola valida grazie a una 'clausola di salvaguardia' che prevedeva l'adeguamento del tasso al limite legale. La Cassazione ha ribaltato tale decisione, affermando che la clausola di salvaguardia non può 'sanare' la nullità di un patto usurario 'ab origine'. La sua funzione è solo quella di gestire le fluttuazioni future dei tassi variabili, non di 'disattivare' una norma imperativa che sancisce la nullità iniziale.
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Inadempimento preliminare vendita: quando è grave?
La Corte di Cassazione conferma che l'inadempimento preliminare vendita da parte del promittente venditore è da considerarsi grave se l'immobile presenta irregolarità edilizie, anche solo su pertinenze come garage o depositi. La gravità sussiste soprattutto quando il venditore aveva contrattualmente garantito la piena conformità urbanistica del bene, legittimando il recesso del promissario acquirente e la sua richiesta di restituzione del doppio della caparra.
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Impossibilità dell’oggetto: quando il contratto è nullo
La Corte di Cassazione conferma la nullità di un contratto preliminare di vendita per impossibilità dell'oggetto. L'accordo prevedeva un cambio di destinazione d'uso di un immobile da deposito ad abitazione senza opere edili, ma la normativa comunale imponeva tali opere, rendendo l'accordo irrealizzabile sin dall'origine. Di conseguenza, il contratto è stato dichiarato nullo e il promittente venditore condannato a restituire la caparra ricevuta.
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Inadempimento contratto preliminare: le conseguenze
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione di un contratto preliminare di vendita per inadempimento del promittente venditore. La sentenza stabilisce che se un progetto edilizio allegato al contratto risulta irrealizzabile e il venditore si rifiuta di sostenere i costi per le correzioni, l'inadempimento è da considerarsi grave e giustifica il rifiuto dell'acquirente di stipulare il definitivo e la risoluzione del contratto.
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Giurisdizione canoni demaniali: decide il giudice civile
Le Sezioni Unite della Cassazione risolvono un conflitto di giurisdizione tra giudice ordinario e amministrativo in materia di canoni demaniali. La controversia, nata dall'aumento dei canoni per una concessione marittima a seguito di una nuova legge, è stata attribuita alla competenza del giudice ordinario. La Corte ha stabilito che, quando la contestazione riguarda solo l'ammontare del canone (il quantum) e non l'esercizio di un potere discrezionale della P.A., si verte in materia di diritti soggettivi a contenuto patrimoniale, rientrando così nella giurisdizione canoni demaniali del tribunale civile.
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Reciproco inadempimento: la valutazione comparativa
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8140/2024, interviene su un caso di reciproco inadempimento in un contratto preliminare di permuta immobiliare. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva attribuito la colpa esclusiva alla società costruttrice per aver venduto l'immobile a terzi, senza prima effettuare una valutazione comparativa della condotta della controparte, la quale si era rifiutata di pagare dei lavori extra-contratto. Viene ribadito il principio secondo cui il giudice deve confrontare i comportamenti di entrambe le parti per stabilire quale inadempimento sia stato più grave e determinante nella rottura del sinallagma contrattuale.
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Consegna anticipata immobile: quando è risarcimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7548/2024, ha stabilito che la consegna anticipata di un immobile, prevista in un contratto preliminare, non autorizza il promissario acquirente a un'occupazione illimitata. Se l'acquirente prolunga la detenzione oltre lo scopo pattuito (es. verifiche), contestando vizi solo alla scadenza del termine per il rogito, tale condotta è abusiva e fonte di risarcimento del danno per occupazione senza titolo, anche se ottiene una riduzione del prezzo per i vizi stessi.
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Inadempimento contrattuale reciproco: chi prevale?
Una recente sentenza della Corte d'Appello analizza un caso di inadempimento contrattuale reciproco in un contratto agricolo. La Corte ha stabilito che il totale mancato pagamento del corrispettivo costituisce un inadempimento più grave rispetto alle presunte mancanze della controparte, portando alla risoluzione del contratto per colpa del debitore e alla sua condanna al risarcimento del danno, pari all'intero importo pattuito.
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Altro vantaggio in locazione: quando è nullo?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la richiesta di pagamento di un debito altrui come condizione per stipulare un contratto di sublocazione non costituisce un "altro vantaggio" vietato dall'art. 79 della L. 392/1978. Secondo la Corte, tale pattuizione è lecita se trova una giustificazione causale autonoma, come in un'operazione di espromissione, e non altera il sinallagma del contratto di locazione. La nullità si configurerebbe solo se fosse provato che tale giustificazione è meramente simulata per mascherare una "buona entrata" senza causa.
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Aumento canone locazione: valido per migliorie?
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità di un aumento canone locazione commerciale in corso di contratto. La Corte ha chiarito che l'incremento è valido se connesso a significativi lavori di miglioria finanziati dal locatore che alterano l'equilibrio originario del rapporto, differenziandolo da un mero adeguamento ISTAT. Il ricorso della società conduttrice, che lamentava anche la mancata riduzione di una penale per ritardata riconsegna e il diritto di ritenzione, è stato interamente rigettato.
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