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Simulazione Del Prezzo

8 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'accordo con cui le parti dichiarano nel contratto ufficiale un prezzo diverso e inferiore rispetto a quello realmente pagato.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Simulazione del prezzo: la Cassazione chiarisce come provarla
L'Acquirente ha citato in giudizio Il Venditore per la restituzione di assegni e il risarcimento danni, sostenendo una simulazione del prezzo nella cessione di un'azienda commerciale e la presenza di vizi occulti. Il Venditore ha resistito, affermando che il prezzo effettivo era superiore a quello dichiarato e ha chiesto il pagamento del saldo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Acquirente. Ha stabilito che, per i contratti a forma libera come la cessione di piccole aziende commerciali, la simulazione del prezzo può essere provata anche con testimonianze e presunzioni, purché vi sia un principio di prova scritta. La sentenza conferma che l'accertamento della simulazione era legittimo, anche se non esplicitamente richiesto, perché necessario per decidere le domande delle parti. L'Acquirente ha perso la causa.
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Simulazione del prezzo smentita da preliminare e saldo finale
La Venditrice ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro l'Acquirente per oltre 35.000 euro, invocando una scrittura del 1999 per la vendita di una cascina. La donna sosteneva la sussistenza di una simulazione del prezzo rispetto a quello indicato nel rogito definitivo. L'Acquirente si è opposto dimostrando che il successivo contratto preliminare annullava ogni accordo precedente e che la Venditrice aveva firmato una quietanza a saldo totale. La Corte d'Appello ha revocato il decreto ingiuntivo e la Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso della Venditrice. I giudici hanno chiarito che una generica promessa di pagamento non costituisce controdichiarazione scritta e non prova alcun prezzo dissimulato.
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Prelazione agraria: il prezzo simulato premia il confinante
Un proprietario vende alcuni terreni agricoli a terzi acquirenti dichiarando nell'atto pubblico un prezzo di 3.150 euro, a fronte di un prezzo reale di 21.170 euro concordato privatamente. I fratelli del venditore, coltivatori diretti e proprietari dei fondi confinanti, non ricevono alcuna notifica della vendita. Essi agiscono in giudizio per esercitare il riscatto agrario tramite la prelazione agraria. La Corte di Cassazione conferma il diritto dei confinanti di riscattare i terreni al prezzo apparente indicato nel contratto pubblico di 3.150 euro. La simulazione del prezzo non è infatti opponibile ai terzi che esercitano la prelazione. Il ricorso degli acquirenti viene rigettato, confermando il loro obbligo di cedere il terreno e di rivalersi sul venditore per la differenza di prezzo pagata in nero.
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Simulazione del prezzo: l’assegno scoperto fa perdere la villa
Un promissario acquirente chiedeva il trasferimento di una villa, ma la società venditrice eccepiva la simulazione del prezzo, sostenendo che la cifra reale fosse molto più alta, come dimostrato da un assegno poi protestato. L'acquirente disconosceva la firma sull'assegno, ma una perizia grafologica ne accertava l'autenticità. La Corte d'Appello dichiarava la risoluzione del contratto per grave inadempimento dell'acquirente. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'acquirente, confermando che l'assegno costituisce un valido principio di prova scritta. Questo consente di superare i limiti di legge e provare la simulazione del prezzo anche tramite testimoni, determinando la perdita dell'immobile e il risarcimento dei danni a favore della venditrice.
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Simulazione del prezzo: perché il rogito vince sul compromesso
Il Venditore ha venduto un immobile agli Acquirenti indicando nel rogito notarile un prezzo di 93.000 euro. Successivamente, il Venditore ha chiesto il pagamento di ulteriori somme, sostenendo che il prezzo reale pattuito nel contratto preliminare fosse di 174.000 euro. Ha quindi agito in giudizio per far valere la simulazione del prezzo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Venditore. I giudici hanno stabilito che l'accordo sul prezzo effettivo di una vendita immobiliare richiede la forma scritta a pena di nullità. Di conseguenza, non è possibile dimostrare la simulazione del prezzo tramite testimoni o utilizzando il contratto preliminare, in quanto quest'ultimo viene superato e assorbito dal rogito definitivo. Il Venditore perde la causa e non può pretendere somme aggiuntive senza una controdichiarazione scritta e firmata.
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Simulazione del prezzo: il furto della prova non salva l’acquirente
Il Promittente Venditore e il Promissario Acquirente stipulano un preliminare di vendita di un'azienda agricola indicando un prezzo simulato di 650 milioni di lire, ma pattuendo con una controdichiarazione scritta il prezzo reale di 2,5 miliardi di lire. Il Promissario Acquirente pretende di pagare il prezzo inferiore. Durante la causa per accertare la simulazione del prezzo, l'originale della controdichiarazione viene rubato in tribunale. La Corte di Cassazione conferma che, in caso di perdita incolpevole del documento, la simulazione del prezzo e l'autenticità della firma possono essere provate tramite testimoni, respingendo il ricorso del Promissario Acquirente.
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Simulazione del prezzo: il patto segreto tra fratelli è valido
Due fratelli e la madre firmano due accordi lo stesso giorno per la vendita di quote societarie. Il primo accordo indica un prezzo inferiore, mentre il secondo, non autenticato, stabilisce il prezzo reale, decisamente più alto. L'acquirente si oppone al pagamento del saldo, sostenendo che il secondo accordo sia nullo per mancanza di causa o firmato sotto minaccia. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dell'acquirente. I giudici chiariscono che i due documenti fanno parte di un'unica trattativa e che il secondo atto costituisce una valida controdichiarazione. Si tratta di una classica simulazione del prezzo, perfettamente lecita tra le parti. Non essendoci prove di minacce concrete o di donazioni nascoste, l'acquirente deve pagare l'intero importo pattuito.
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Prezzo contratto definitivo: prevale sul preliminare
In una compravendita immobiliare, un acquirente ha versato un prezzo superiore a quello indicato nel rogito notarile, basandosi su quanto pattuito nel contratto preliminare. Successivamente, ha agito in giudizio per ottenere la restituzione della differenza. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in assenza di un accordo scritto contestuale al rogito che provi una diversa volontà delle parti, il contratto definitivo è l'unica fonte di diritti e obblighi. Pertanto, il prezzo contratto definitivo è l'unico valido e la richiesta di restituzione della somma pagata in eccesso è legittima.
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