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Sfruttamento Della Prostituzione

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Lo sfruttamento della prostituzione o lenocinio è l'attività criminale di colui che a qualsiasi titolo tragga vantaggio economico dal meretricio di altre persone esercitando appunto il prossenetismo. Spesso l'attività consiste nel coinvolgere gruppi di persone, solitamente donne, costrette a fornire prestazioni sessuali sotto minaccia, coercizione fisica e usura. Nella maggior parte dei Paesi del mondo lo sfruttamento della prostituzione è illegale (vedi mappa a fianco) ma in molti di questi è comunque praticato.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Reato continuato: Distanza temporale e modalità diverse escludono il beneficio
Un Condannato ha chiesto l'applicazione del `reato continuato` per condotte di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione commesse in periodi diversi (2000-2001 e 2005-2007). Il Giudice dell'esecuzione ha negato la richiesta, rilevando la distanza temporale di cinque anni e le diverse modalità esecutive (prima da solo, poi in concorso con altri). La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha ritenuto che la distanza temporale e le diverse modalità operative escludessero l'esistenza di un unico disegno criminoso, elemento essenziale per riconoscere il `reato continuato`. Il ricorso del Condannato è stato rigettato, confermando la non applicabilità del beneficio.
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Sfruttamento della prostituzione: condannato il datore di lavoro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un datore di lavoro per i reati di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione commessi ai danni del proprio personale all'interno del luogo di lavoro. L'imputato contestava il giudizio di equivalenza tra le circostanze attenuanti generiche e le aggravanti, chiedendo una pena inferiore in virtù della propria incensuratezza e della condotta successiva ai fatti. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile: la valutazione sulle circostanze spetta in via esclusiva al giudice di merito, che ha legittimamente valorizzato la gravità del danno, il numero delle vittime e la posizione di potere ricoperta dall'autore del reato. L'imputato deve quindi scontare la pena inflitta e pagare tremila euro alla cassa delle ammende.
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Sfruttamento della prostituzione: condanne definitive e ricorsi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due soggetti accusati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e sfruttamento della prostituzione. I responsabili avevano presentato ricorso contestando l'identificazione delle loro voci nelle intercettazioni e l'attendibilità della vittima. Tuttavia, i giudici hanno dichiarato i ricorsi inammissibili poiché i difensori si sono limitati a riproporre le stesse lamentele già esaminate e respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza contestare in modo specifico le motivazioni della sentenza di appello. La decisione sottolinea che il ricorso per cassazione non può essere una semplice ripetizione dell'appello, ma deve affrontare criticamente il ragionamento del giudice. Di conseguenza, le condanne a sei anni e a tre anni e dieci mesi di reclusione sono diventate definitive, con l'aggiunta di una sanzione pecuniaria per l'inammissibilità del ricorso.
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Sfruttamento prostituzione: da aiuto a condanna, la Cassazione
Un uomo è stato condannato in via definitiva per lo sfruttamento della prostituzione di due donne. L'imputato sosteneva di averle solo aiutate, ma le prove hanno dimostrato che le costringeva con minacce e violenza, appropriandosi dei loro guadagni. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, ritenendo la versione delle vittime pienamente credibile e supportata da numerosi riscontri oggettivi, come i dati telefonici e la sua tentata fuga al momento dell'intervento dei carabinieri. La condanna per sfruttamento della prostituzione, violenza sessuale e resistenza a pubblico ufficiale è diventata così definitiva.
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Sfruttamento della prostituzione in un night club
I gestori di un nightclub sono stati condannati per reclutamento e sfruttamento della prostituzione. La condotta consisteva nel far pagare prezzi esorbitanti per le bevande consumate in privè dove le ragazze intrattenevano i clienti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, chiarendo che il reato di sfruttamento della prostituzione si configura anche attraverso il profitto indiretto derivante da un sovrapprezzo, e che tale condotta può concorrere con quella di reclutamento. I ricorsi dei gestori sono stati dichiarati inammissibili.
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Sfruttamento prostituzione: reato per spese familiari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due uomini condannati per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. La sentenza ribadisce che anche l'utilizzo dei proventi del meretricio per contribuire alle spese familiari integra il reato di sfruttamento della prostituzione, poiché l'agente ne trae un ingiusto profitto risparmiando sulle proprie spese. Viene inoltre confermato che l'accompagnamento abituale sul luogo di lavoro costituisce favoreggiamento.
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