La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due soggetti accusati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e sfruttamento della prostituzione. I responsabili avevano presentato ricorso contestando l'identificazione delle loro voci nelle intercettazioni e l'attendibilità della vittima. Tuttavia, i giudici hanno dichiarato i ricorsi inammissibili poiché i difensori si sono limitati a riproporre le stesse lamentele già esaminate e respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza contestare in modo specifico le motivazioni della sentenza di appello. La decisione sottolinea che il ricorso per cassazione non può essere una semplice ripetizione dell'appello, ma deve affrontare criticamente il ragionamento del giudice. Di conseguenza, le condanne a sei anni e a tre anni e dieci mesi di reclusione sono diventate definitive, con l'aggiunta di una sanzione pecuniaria per l'inammissibilità del ricorso.
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