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Sfratto Per Morosità

78 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Procedimento legale con cui il proprietario di un immobile (locatore) chiede al giudice di ordinare all'inquilino (conduttore) di liberare l'immobile a causa del mancato pagamento dei canoni di affitto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Affitto Doppio: la Nullità Contratto di Locazione per Canone Non Registrato
Un proprietario e un'azienda avevano stipulato un contratto di locazione per un immobile commerciale. Contestualmente, firmarono una 'controscrittura' (un accordo separato) che prevedeva un canone di affitto molto più alto rispetto a quello registrato ufficialmente. Quando il proprietario ha chiesto lo sfratto per morosità, basandosi sul canone maggiore non registrato, l'azienda si è opposta. La Corte di Cassazione ha stabilito che la 'controscrittura' per un canone superiore non registrata è affetta da **nullità contratto di locazione**. Pertanto, l'azienda doveva pagare solo l'importo del canone registrato. La Corte ha rigettato il ricorso dei proprietari, confermando che la pretesa per il canone non registrato era infondata.
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Vittoria e Spese Legali: la Cassazione Conferma la Compensazione
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di compensazione spese legali. Un Conduttore Commerciale aveva vinto in appello contro uno sfratto per morosità, ma aveva poi contestato la decisione del giudice di appello di compensare le spese legali, anziché condannare il Locatore a pagarle interamente. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del Conduttore Commerciale, confermando che la compensazione spese legali era legittima, data la morosità iniziale e i problemi interni al Conduttore, considerati "gravi ed eccezionali ragioni".
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Sfratto e Danni: Cassazione impone Integrazione Contraddittorio
Un'Azienda Locatrice ha avviato uno sfratto per morosità contro un'Azienda Conduttrice per canoni non pagati. La Conduttrice ha chiesto danni per infiltrazioni. Il Tribunale ha accolto lo sfratto e negato i danni. La Corte d'Appello ha confermato, respingendo l'eccezione di litispendenza sui danni. La Corte di Cassazione ha rilevato la necessità di integrazione del contraddittorio con una terza società, la cedente dell'azienda, che non era stata coinvolta correttamente nel processo. La Corte ha rinviato il caso a nuovo ruolo, ordinando di includere questa parte essenziale per garantire un processo equo.
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Sfratto per morosità: l’occupante non può bloccare il rilascio
Un proprietario ha avviato la procedura di sfratto per morosità contro una società conduttrice per il mancato pagamento dei canoni di locazione. Durante il giudizio è intervenuto il fratello del proprietario, dichiarando di occupare l'appartamento in virtù di un accordo verbale e chiedendo di non essere estromesso. Dopo la decisione dei giudici di merito, l'interveniente ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'inesistenza di un contratto di locazione a suo carico. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che lo sfratto per morosità era stato intimato alla società e non al terzo occupante. Quest'ultimo ha travisato il contenuto della sentenza impugnata. Il ricorrente deve versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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Sfratto per morosità: appello tempestivo e sentenza nulla
Un proprietario ha intimato lo sfratto per morosità a una società conduttrice di un immobile commerciale. L'inquilina ha sanato il debito iniziale, ma il locatore ha contestato il mancato pagamento di oneri accessori e spese di registrazione. Il Tribunale ha respinto la domanda del proprietario e la Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile il reclamo per tardività. Il locatore ha quindi presentato ricorso in Cassazione. Gli Ermellini hanno accolto le doglianze del proprietario: la sentenza di secondo grado è nulla perché il collegio non ha letto il dispositivo in udienza, violando le regole del rito locatizio. Inoltre, i giudici di merito hanno calcolato male i termini di impugnazione, ignorando i sessantaquattro giorni di sospensione per l'emergenza pandemica. La Suprema Corte ha annullato la decisione, disponendo un nuovo giudizio.
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Sfratto per morosità: nullo l’affitto verbale del Comune
Un Ente Pubblico richiede lo sfratto per morosità a un inquilino per presunti canoni arretrati risalenti a una locazione verbale iniziata nel 1995 e formalizzata per iscritto solo nel 2004. Nel contratto successivo, le parti avevano concordato una regolarizzazione degli arretrati, a cui era seguito un aumento unilaterale del canone da parte dell'amministrazione. L'inquilino si oppone, eccependo la nullità della locazione verbale e l'illegittimità degli aumenti. La Corte di Cassazione conferma che i contratti della Pubblica Amministrazione privi di forma scritta sono nulli e insanabili. Di conseguenza, nessun canone pregresso era dovuto e la ricognizione di debito inserita nel secondo contratto resta priva di causa. Avendo il conduttore regolarmente pagato il canone valido dal 2004, la Corte rigetta le pretese del locatore pubblico, escludendo ogni inadempimento.
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Terreno non usato ma canoni dovuti: sfratto per morosità valido
I proprietari di un'area intimano lo sfratto per morosità all'inquilino per il mancato pagamento dei canoni di locazione di un terreno destinato a distributore di carburanti. L'inquilino si oppone e chiede il risarcimento dei danni, sostenendo che la costruzione di un muretto da parte dei locatori ha ridotto l'area, impedendo la realizzazione dell'opera originariamente autorizzata e giustificando l'interruzione dei pagamenti. La perizia tecnica accerta tuttavia che l'impianto resta realizzabile mediante una lieve modifica progettuale. I giudici di merito confermano la risoluzione contrattuale per colpa del conduttore. La Corte di Cassazione respinge integralmente il ricorso dell'inquilino, confermando la piena validità dello sfratto, l'obbligo di rilascio del fondo e la condanna alle spese giudiziarie.
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Autoriduzione del canone di locazione: no al saldo tardivo
Un locatore avvia uno sfratto per morosità poiché l'inquilino ha sospeso parzialmente i pagamenti. L'inquilino giustifica l'autoriduzione del canone di locazione citando un guasto all'ascensore condominiale non riparato e versa una piccola somma in corso di causa per ridurre il debito sotto una mensilità. La Corte d'Appello dichiara risolto il contratto e ordina il rilascio del bene. La Corte di Cassazione conferma la decisione: l'autoriduzione del canone di locazione è illegittima e il saldo parziale successivo non cancella la gravità dell'inadempimento originario. Il pagamento tardivo non impedisce la risoluzione del contratto, poiché la legge vieta di adempiere dopo la domanda giudiziale. L'inquilino deve quindi restituire l'immobile e pagare i debiti arretrati.
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Beni gravati da uso civico: affitto privato o demanio pubblico
Un ente esponenziale per la gestione collettiva intima lo sfratto per morosità al gestore di un rifugio alpino a causa del mancato pagamento dei canoni. Il conduttore contesta la procedura, sostenendo che i beni gravati da uso civico appartengono al demanio civico e possono essere concessi solo tramite atto pubblico amministrativo e non mediante contratto di locazione ordinario. Il Tribunale e la Corte d'Appello accolgono la domanda dell'ente, convalidando lo sfratto per grave inadempimento. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità della natura giuridica dei patrimoni collettivi e l'impatto della legge sui domini collettivi, sospende la decisione camerale e dispone il rinvio alla pubblica udienza per chiarire se tali beni possano essere concessi con normali contratti privatistici.
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Recesso del conduttore: chi resta paga l’intero canone
Un proprietario concede in locazione un immobile a due conduttori in regime di solidarietà. Uno degli inquilini esercita il recesso del conduttore e riconsegna le proprie chiavi, mentre l'altro resta nell'immobile e decide di versare solo metà del canone mensile pattuito. Il locatore intima lo sfratto per morosità richiedendo l'intero importo contrattuale. I giudici di merito dichiarano risolto il contratto per grave inadempimento e ordinano il rilascio dell'appartamento, accertando che l'inquilino rimasto ha mantenuto la disponibilità dell'intero bene senza alcuna riduzione oggettiva del contratto. La Corte di Cassazione conferma integralmente la decisione e dichiara inammissibile il ricorso dell'inquilino, condannandolo alle spese di lite.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite da milioni
Il Consorzio Locatore ha intimato lo sfratto per morosità alla Società Conduttrice per il mancato pagamento dei canoni di un immobile industriale. Dopo le sentenze di merito che hanno dichiarato la risoluzione del contratto e condannato la conduttrice al pagamento dei canoni arretrati, quest'ultima ha proposto ricorso in Cassazione. Prima della decisione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. Di conseguenza, la Società Conduttrice ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dal Consorzio. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo, escludendo l'obbligo di versare l'ulteriore contributo unificato e disponendo la compensazione delle spese legali come concordato tra le parti.
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Responsabilità professionale avvocato e nesso causale
Il caso riguarda una richiesta di risarcimento per la presunta responsabilità professionale avvocato a seguito della convalida di uno sfratto per morosità. L'attrice sosteneva che i legali non avessero comunicato correttamente le somme da versare per sanare la morosità durante il termine di grazia. Il Tribunale ha rigettato la domanda, rilevando l'assenza di un nesso di causalità tra l'operato dei professionisti e il danno subito, attribuendo la convalida dello sfratto al persistente inadempimento della cliente.
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Mediazione obbligatoria: l’avvocato delegato salva lo sfratto
Una società locatrice ha intimato lo sfratto per morosità a una società conduttrice che, dopo la disdetta del contratto di locazione commerciale, ha smesso di pagare i canoni pur continuando a occupare l'immobile. Il conduttore ha eccepito l'improcedibilità della domanda, sostenendo che la mediazione obbligatoria fosse invalida perché il locatore non vi aveva partecipato personalmente, ma tramite il proprio avvocato munito di procura notarile. La Corte d'Appello ha invece dichiarato risolto il contratto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del conduttore, confermando che la mediazione obbligatoria è valida anche se la parte si fa sostituire da un rappresentante (incluso il proprio difensore), purché quest'ultimo sia munito di una procura speciale sostanziale e non di una semplice procura alle liti.
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Nullità del canone di locazione: nuovo accordo o aumento abusivo
Una società conduttrice di un immobile adibito a discoteca si oppone allo sfratto per morosità, eccependo la nullità del canone di locazione. Secondo l'inquilino, il contratto del 2001 non costituiva una novità, ma la prosecuzione di un vecchio rapporto del 1981, con un aumento di canone illegittimo ai sensi dell'articolo 79 della Legge 392/1978. I proprietari sostengono invece che il precedente rapporto si era estinto con una transazione e che il nuovo contratto era stato stipulato con un soggetto giuridico differente. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici rilevano che la società non ha riprodotto i documenti essenziali nel ricorso, violando il principio di autosufficienza. Inoltre, la ricostruzione dei fatti operata nei gradi precedenti, che ha accertato la nascita di un nuovo e autonomo rapporto contrattuale, non è riesaminabile in sede di legittimità.
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Sfratto per morosità: se l’inquilino paga tutto il locatore perde
Un Locatore ha intimato lo sfratto per morosità a un Conduttore, lamentando il mancato pagamento di alcuni canoni di locazione commerciale e oneri condominiali. Il Conduttore ha dimostrato di aver saldato tutti i canoni dovuti per il periodo contestato prima dell'iscrizione a ruolo della causa. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno rigettato le domande del Locatore, accertando l'insussistenza di qualsiasi inadempimento grazie anche a una consulenza tecnica d'ufficio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Locatore, confermando che non vi era alcuna morosità e che le nuove richieste di pagamento formulate solo in appello erano inammissibili. Di conseguenza, il Locatore perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali.
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Registrazione del contratto di locazione: valido il patto a voce
Un proprietario concede in affitto due negozi a un commerciante per farne un bar. Poiché uno dei locali è occupato, le parti concordano verbalmente di ridurre l'affitto a 900 euro mensili per il solo locale disponibile. Successivamente, il commerciante smette di pagare anche questa somma ridotta e il proprietario chiede lo sfratto. Il commerciante si difende sostenendo che l'accordo verbale è nullo per mancata registrazione del contratto di locazione modificato. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del commerciante: l'accordo che riduce il canone non richiede una nuova registrazione per essere valido, poiché l'erario conosce già il contratto originario a canone maggiore. Di conseguenza, il commerciante perde la causa, lo sfratto è confermato e deve pagare tutti i canoni arretrati.
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Sfratto per morosità: l’errore formale che costa la casa
Una società locatrice intima lo sfratto per morosità a una conduttrice per il mancato pagamento dei canoni d'affitto. La conduttrice si oppone chiedendo la compensazione con un credito derivante da una scrittura privata contestuale al contratto. Il Tribunale accoglie l'opposizione qualificando l'atto come promessa di pagamento. La Corte d'Appello ribalta la decisione, ritenendo la scrittura un contratto atipico nullo per mancanza di causa, e ordina il rilascio dell'immobile. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della conduttrice per violazione del principio di autosufficienza, non avendo la ricorrente riportato il testo preciso della scrittura privata. Di conseguenza, lo sfratto per morosità viene confermato e la conduttrice perde definitivamente la causa, dovendo rilasciare l'immobile e pagare i canoni arretrati.
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Sfratto e onere della prova nel contratto di locazione
La Rappresentante del Locatore ha intimato lo sfratto per morosità ad alcuni inquilini, pretendendo il pagamento dei canoni arretrati. Gli Inquilini si sono opposti, negando l'esistenza di un affitto e sostenendo di occupare l'immobile tramite un comodato d'uso gratuito. Il Tribunale ha inizialmente accolto la domanda del locatore, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione per mancanza di prove sul contratto di locazione. La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza d'appello, rigettando il ricorso del locatore. La Corte ha stabilito che l'eccezione di comodato sollevata dall'inquilino non inverte l'onere della prova nel contratto di locazione, che grava sempre sul proprietario. Quest'ultimo deve dimostrare l'effettivo accordo sul canone, non essendo sufficiente la sola registrazione unilaterale di un contratto verbale.
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Sfratto per morosità: Cassazione respinge il ricorso tardivo
Una società conduttrice ha impugnato direttamente in Cassazione l'ordinanza del Tribunale che aveva convalidato lo sfratto per morosità intimato dalla locatrice. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per due motivi principali. In primo luogo, il ricorso è stato notificato in ritardo, oltre il termine di sei mesi calcolato secondo il criterio civile da giorno a giorno (ex nominatione dierum). In secondo luogo, i giudici hanno chiarito che l'ordinanza di convalida dello sfratto emessa fuori dai presupposti di legge non può essere impugnata direttamente in Cassazione, ma deve essere contestata tramite appello, poiché assume il valore sostanziale di una sentenza. La società conduttrice perde la causa e viene condannata al pagamento delle spese processuali.
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Sfratto per morosità: il terremoto non scusa chi non paga
L'Inquilino propone un'opposizione tardiva allo sfratto per morosità intimato dal Proprietario per un immobile commerciale. L'Inquilino si giustifica sostenendo che il ritardo nel pagamento dei canoni fosse dovuto a un terremoto che aveva sospeso i termini di legge. La Corte d'Appello rigetta l'opposizione, rilevando che la sospensione era terminata e che l'Inquilino non aveva pagato l'affitto nemmeno dopo la scadenza del blocco dei pagamenti. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano che, anche se l'inadempimento diventa esigibile durante la causa, il mancato pagamento fino alla sentenza giustifica la risoluzione del contratto. L'Inquilino perde definitivamente la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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