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Sfratto Per Morosità

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78 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Sfratto per morosità: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un conduttore contro uno sfratto per morosità. Il ricorrente contestava la natura del contratto e la propria legittimazione passiva, ma i motivi sono stati giudicati generici e privi del requisito di autosufficienza, specialmente riguardo al giudicato esterno non correttamente trascritto.
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Nullità contratto locazione: sfratto negato
Un locatore ha intimato lo sfratto per morosità basandosi su un contratto di locazione ad uso ufficio, ma la domanda è stata rigettata. Il Tribunale ha accertato la nullità contratto locazione in quanto i rinnovi automatici del rapporto non erano stati regolarmente registrati, rendendo il titolo contrattuale privo di effetti per il rilascio o il pagamento dei canoni.
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Sfratto per morosità commerciale: analisi sentenza
Un tribunale ha convalidato uno sfratto per morosità commerciale, risolvendo il contratto di locazione a causa del persistente mancato pagamento dei canoni da parte del conduttore. La sentenza ha ordinato il rilascio dell'immobile e il pagamento dei canoni arretrati. È stata invece respinta la richiesta del locatore per gli oneri condominiali, poiché non è stato provato che fossero stati anticipati. Le eccezioni del conduttore, inclusa la nullità del contratto, sono state respinte o dichiarate inammissibili.
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Cancellazione società: il socio eredita la locazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30832/2023, ha stabilito che la cancellazione della società conduttrice dal registro delle imprese non estingue il contratto di locazione. Si verifica un fenomeno di successione in cui il socio unico subentra in tutti gli obblighi contrattuali, inclusi il pagamento dei canoni e la restituzione dell'immobile. La Corte ha rigettato il ricorso del socio, confermando che i locatori possono agire direttamente nei suoi confronti per inadempimento.
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Risarcimento danno locazione: quando si paga?
Una recente ordinanza della Cassazione chiarisce che l'inquilino che causa la risoluzione anticipata del contratto per inadempimento è tenuto al risarcimento danno locazione. Tale risarcimento è pari ai canoni che il proprietario avrebbe percepito fino alla naturale scadenza del contratto, anche se l'immobile è stato riconsegnato. La semplice accettazione delle chiavi da parte del locatore non estingue il diritto al risarcimento.
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Sospensione affitto per vizi: quando è legittima?
Un inquilino ha interrotto il pagamento del canone a causa di infiltrazioni e odori sgradevoli. La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione del contratto, chiarendo che la sospensione affitto è legittima solo se proporzionata alla gravità dei vizi. Una sospensione totale è giustificata unicamente se l'immobile risulta del tutto inutilizzabile, altrimenti l'inquilino rischia la risoluzione del contratto per inadempimento.
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Clausola risolutiva espressa: la tolleranza non salva
Una società conduttrice, morosa nel pagamento di diversi canoni di locazione, si è vista risolvere il contratto nonostante avesse saldato il debito dopo la notifica di sfratto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la precedente tolleranza del locatore verso i ritardi non impedisce l'attivazione della clausola risolutiva espressa. L'atto di citazione per lo sfratto è di per sé sufficiente a manifestare la volontà del locatore di porre fine alla tolleranza e di avvalersi della clausola, risolvendo di diritto il contratto a causa del grave e reiterato inadempimento.
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Difformità immobile: quando si può non pagare l’affitto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la presenza di una difformità dell'immobile locato non autorizza automaticamente il conduttore a sospendere il pagamento del canone. Tale sospensione è legittima solo se l'inadempimento del locatore è così grave da rendere la proprietà totalmente inutilizzabile per lo scopo pattuito. Nel caso specifico, un conduttore aveva smesso di pagare l'affitto di un locale destinato a pescheria a causa di presunte irregolarità edilizie, ma non ha dimostrato l'impossibilità assoluta di utilizzare l'immobile. La Corte ha quindi rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti.
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Pagamento canone con immobile sequestrato: la guida
Un conduttore, il cui locale era stato posto sotto sequestro penale, è stato comunque tenuto a versare i canoni di locazione fino alla restituzione effettiva dell'immobile al proprietario. La Corte di Cassazione ha confermato che l'obbligo pagamento canone non cessa automaticamente a causa del sequestro o della detenzione del conduttore, poiché questi eventi non costituiscono un'impossibilità sopravvenuta della prestazione se non viene provata la non imputabilità. L'obbligazione di pagamento si trasforma in un'indennità di occupazione fino al rilascio.
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Ristrutturazione immobile: no rimborso senza accordo
Un'azienda prende in locazione un immobile commerciale "al grezzo" e lo trasforma in un locale di lusso a proprie spese, contando su un finanziamento pubblico che non ottiene. A seguito di morosità, il locatore chiede lo sfratto. L'azienda chiede in via riconvenzionale il rimborso delle ingenti spese di ristrutturazione. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, dichiara il ricorso inammissibile. La decisione di procedere con la ristrutturazione immobile è stata considerata un rischio d'impresa del conduttore, che non può pretendere il rimborso dal locatore in assenza di un accordo specifico.
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Sfratto per morosità affitto d’azienda: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29253/2024, ha stabilito che la procedura di sfratto per morosità affitto d'azienda è applicabile anche a seguito della Riforma Cartabia. Nonostante la modifica legislativa abbia interessato solo l'art. 657 c.p.c., la Corte ha ritenuto, tramite un'interpretazione sistematica, che l'estensione valga anche per la morosità ex art. 658 c.p.c., a condizione che il contratto di affitto d'azienda includa almeno un bene immobile.
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Locazione e concessione: obblighi distinti per l’inquilino
La Corte d'Appello ha confermato la risoluzione di un contratto di locazione per morosità, rigettando la tesi del conduttore secondo cui, avendo preso in carico la concessione demaniale sul suolo, non dovesse più pagare il canone di locazione. La sentenza chiarisce la netta distinzione tra il rapporto di locazione con il proprietario del diritto di superficie e il rapporto di concessione con l'ente pubblico. L'appello è stato giudicato temerario, con conseguente condanna al risarcimento del danno.
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Diritto d’opzione: prevale sullo sfratto per morosità?
La Corte di Appello ha confermato la risoluzione di un contratto di sublocazione con patto di futura vendita. La notifica dell'atto di sfratto per morosità, essendo anteriore, ha reso inefficace il successivo esercizio del diritto d'opzione d'acquisto da parte della società subconduttrice. La Corte ha stabilito che l'effetto risolutivo del contratto retroagisce al momento della notifica dell'intimazione di sfratto, invalidando ogni azione successiva basata sul contratto stesso.
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Risoluzione contratto locazione per morosità: il caso
Un tribunale ha decretato la risoluzione contratto locazione a causa della persistente morosità dell'inquilino. Nonostante la notifica a persona irreperibile e la contumacia, il conduttore è stato condannato al rilascio dell'immobile e al pagamento di tutti i canoni arretrati, oltre agli interessi e alle spese legali, confermando che l'onere di provare il pagamento spetta al debitore.
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Inadempimento locazione: chi ha la colpa?
Un conduttore sospendeva il pagamento del canone a causa di vizi dell'immobile che ne limitavano il godimento. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, stabilendo che l'inadempimento del conduttore (mancato pagamento) era più grave di quello del locatore (aver taciuto i vizi). La sentenza sottolinea come l'autoriduzione del canone debba essere proporzionata e conforme a buona fede, chiarendo la gerarchia delle colpe in un caso di inadempimento locazione reciproco.
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Competenza tabellare: rinvio alla sezione competente
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha disposto il rinvio di un ricorso alla sezione civile tabellarmente competente. Il caso, originato da uno sfratto per morosità per un box auto, si era evoluto in una complessa disputa sulla proprietà e sulla validità dei contratti. La Seconda Sezione Civile, investita del ricorso, ha rilevato che l'oggetto della causa, riguardando sfratto ed edilizia residenziale, rientra nella specifica competenza tabellare della Terza Sezione, alla quale ha quindi trasmesso gli atti per la decisione nel merito.
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Ricorso cassazione improcedibile: guida agli errori
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce un caso di sfratto per morosità, dichiarando il ricorso cassazione improcedibile per un vizio procedurale. La conduttrice di due immobili, un'azienda agricola, aveva impugnato la sentenza d'appello che la condannava al pagamento dei canoni di locazione non versati. Tuttavia, il ricorso è stato depositato oltre il termine di 60 giorni dalla pubblicazione della sentenza, rendendolo irrimediabilmente tardivo. La Corte ha inoltre esaminato e ritenuto inammissibili anche i motivi di merito, ribadendo che per locare un bene non è necessario esserne proprietari e sottolineando l'importanza del rispetto delle regole processuali per la presentazione delle prove e dei motivi di ricorso.
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Inadempimento grave: quando scatta la risoluzione
Un tribunale ha dichiarato la risoluzione di un contratto di locazione commerciale per inadempimento grave del conduttore. La sentenza chiarisce che il mancato o ritardato pagamento di canoni e oneri condominiali, anche se parzialmente sanato in corso di causa, costituisce un inadempimento grave che giustifica la terminazione del rapporto e l'ordine di sfratto. La corte ha inoltre respinto l'eccezione di compensazione sollevata dal conduttore, non ritenendo il suo credito certo, liquido ed esigibile.
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Termine di grazia sfratto: quando è inammissibile?
Un locatore ha avviato uno sfratto per morosità contro i conduttori di un immobile locato per uso deposito. I conduttori si sono opposti, sostenendo che l'uso fosse in realtà abitativo e chiedendo un termine di grazia per sanare il debito. I tribunali di merito hanno respinto la richiesta, e la Corte di Cassazione ha confermato la decisione. La sentenza chiarisce che il termine di grazia è un beneficio esclusivo delle locazioni abitative; pertanto, se la natura residenziale del contratto non viene provata fin da subito, la richiesta di sanatoria non può essere accolta.
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Notifica sfratto morosità: quando è valida la consegna
Un conduttore di un immobile commerciale paga il canone un giorno dopo aver ricevuto l'avviso di sfratto, sostenendo l'invalidità della notifica. La Cassazione ha respinto il ricorso, convalidando la notifica sfratto morosità. La Corte ha stabilito che la consegna a una persona presente nell'abitazione del destinatario si presume valida, a meno che non si provi la sua presenza puramente occasionale. Di conseguenza, il pagamento è stato ritenuto tardivo e l'inadempimento abbastanza grave da giustificare la risoluzione del contratto.
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