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Self-Cleaning

12 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Misure adottate da un'impresa per dimostrare di aver ripristinato la propria affidabilità dopo aver commesso un illecito, ad esempio rimuovendo i dirigenti coinvolti e adottando nuovi modelli organizzativi. Tali misure possono consentire all'impresa di partecipare a future gare d'appalto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Grave illecito professionale: appalto revocato per sole indagini
Una stazione appaltante ha annullato l'aggiudicazione di una gara pubblica a una società a seguito della scoperta di indagini penali per corruzione a carico dei suoi ex dirigenti. L'ente pubblico ha ritenuto sussistente un grave illecito professionale, revocando l'affidamento prima della firma del contratto. L'impresa ha impugnato la decisione, sostenendo l'insufficienza probatoria delle sole indagini e l'efficacia delle misure correttive adottate successivamente. Il Consiglio di Stato ha confermato la piena legittimità dell'esclusione. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda, confermando che la Pubblica Amministrazione possiede ampia discrezionalità nel valutare l'affidabilità morale e professionale del concorrente e che il giudice amministrativo non ha invaso le competenze amministrative.
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Grave illecito professionale: tra esclusione e riaggiudicazione
Una società cooperativa impugna l'aggiudicazione di un appalto di pulizia sanitaria a un'impresa concorrente, contestando la mancata comunicazione di indagini penali a carico dei suoi esponenti, configurabile come grave illecito professionale. Il Consiglio di Stato annulla l'aggiudicazione, stabilendo che le misure di self-cleaning operano solo per il futuro e non retroattivamente. L'impresa esclusa ricorre in Cassazione per eccesso di potere giurisdizionale. Tuttavia, durante il giudizio, un'ulteriore pronuncia chiarisce l'obbligo di rivalutazione da parte della stazione appaltante, la quale riaggiudica l'appalto alla stessa impresa. Le parti concordano quindi sulla fine della controversia. La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità sopravvenuta del ricorso per cessazione della materia del contendere, compensando le spese di lite.
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Self cleaning negli appalti: tra sanatoria e revoca della gara
L'Impresa Concorrente ha impugnato l'aggiudicazione di una gara d'appalto a favore dell'Impresa Aggiudicataria, contestando la mancata comunicazione di indagini penali a carico dei suoi dirigenti. Il Consiglio di Stato ha annullato l'aggiudicazione, stabilendo che le misure di self cleaning negli appalti hanno efficacia solo per il futuro e non possono sanare retroattivamente la gara in corso. L'Impresa Aggiudicataria ha proposto ricorso in Cassazione per eccesso di potere giurisdizionale. Tuttavia, durante il giudizio, una nuova decisione amministrativa ha imposto la rivalutazione dell'affidabilità dell'impresa, portando a una nuova aggiudicazione. Di conseguenza, le Sezioni Unite della Cassazione hanno dichiarato la cessazione della materia del contendere per sopravvenuto difetto di interesse, compensando le spese tra le parti.
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Misure di self-cleaning: nessun effetto retroattivo negli appalti
Un'impresa si aggiudica un appalto pubblico di pulizia, ma un'azienda concorrente impugna l'aggiudicazione contestando la mancata comunicazione di indagini penali a carico dei vertici. Il Consiglio di Stato annulla l'aggiudicazione stabilendo che le misure di self-cleaning (le azioni correttive per ripristinare l'affidabilità aziendale) hanno valore solo per il futuro e non retroattivo. L'impresa vincitrice ricorre in Cassazione per eccesso di potere giurisdizionale. Nel frattempo, la stazione appaltante rivaluta l'affidabilità dell'impresa e le riassegna l'appalto. Di conseguenza, entrambe le parti concordano sulla mancanza di interesse a proseguire il giudizio. La Corte di Cassazione dichiara quindi l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuta cessazione della materia del contendere, compensando le spese legali tra le parti.
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Grave illecito professionale: appalto salvo dopo la tempesta
Una società cooperativa vince un appalto sanitario, ma la seconda classificata contesta l'aggiudicazione. La vincitrice non aveva comunicato indagini penali a carico di alcuni dirigenti, configurando un potenziale grave illecito professionale. Il Consiglio di Stato annulla l'appalto, ritenendo che le misure di sanamento interno (cosiddetto self-cleaning) abbiano valore solo per il futuro e non retroattivo. La società esclusa ricorre in Cassazione per eccesso di potere del giudice amministrativo. Nel frattempo, l'ente pubblico riesamina la situazione e riassegna l'appalto alla stessa cooperativa. Di conseguenza, le parti concordano sul superamento della lite. Le Sezioni Unite della Cassazione dichiarano quindi l'inammissibilità del ricorso per cessazione della materia del contendere, compensando le spese di giudizio.
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Controllo giudiziario negato: la riforma non cancella il clan
L'Azienda, colpita da un'interdittiva antimafia, ha richiesto l'ammissione alla misura del controllo giudiziario per poter continuare a lavorare con la Pubblica Amministrazione. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno respinto la domanda, ritenendo che il rischio di infiltrazione mafiosa non fosse occasionale, ma strutturale ed endemico, a causa dei legami storici e familiari con un esponente di spicco della criminalità organizzata. L'Azienda ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando l'omessa valutazione delle misure di riorganizzazione interna adottate. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il controllo giudiziario richiede il presupposto dell'occasionalità del pericolo. Di conseguenza, l'Azienda perde definitivamente la causa e viene condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Controllo giudiziario: no al risanamento senza piano concreto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda di autotrasporti contro il diniego del controllo giudiziario (art. 34-bis d.lgs. 159/2011). L'Amministratore della società aveva legami storici con un clan malavitoso locale, avendo agevolato l'organizzazione in cambio di vantaggi commerciali. I giudici hanno evidenziato che il controllo giudiziario non può essere concesso se l'azienda si limita ad affermare la propria astratta "bonificabilità" senza presentare un piano concreto di self-cleaning (auto-ripulitura). La Cassazione ha confermato che la decisione dei giudici di merito era ampiamente motivata e priva di vizi logici, condannando l'azienda al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Controllo giudiziario volontario: no se i legami mafiosi sono stabili
Un'azienda edile, colpita da interdittiva antimafia per legami familiari con un clan, ha richiesto il controllo giudiziario volontario per continuare a operare. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo un principio fondamentale: questa misura è riservata solo ai casi di 'agevolazione occasionale' alla criminalità. Poiché i giudici hanno ritenuto il legame dell'azienda con il clan non sporadico ma profondo, stabile e radicato fin dalla sua fondazione, hanno concluso che mancasse il presupposto essenziale per concedere il beneficio. L'azienda, quindi, non può accedere a questa forma di 'riabilitazione' a causa della natura strutturale della sua compromissione.
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Controllo giudiziario: revoca e inattività ditta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una ditta individuale contro la revoca del controllo giudiziario. Il Tribunale aveva interrotto la misura poiché l'azienda era rimasta inattiva, rendendo impossibile valutare l'effettivo distacco dai contesti criminali. La ricorrente contestava la segnalazione inviata dal giudice alla Camera di Commercio per l'avvio della procedura di cessazione, ritenendola un atto abnorme. La Suprema Corte ha chiarito che tale segnalazione non è un ordine di chiusura, ma un atto dovuto per legge che non sostituisce le competenze del Registro delle Imprese.
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Requisiti di onorabilità: verifica post-stipula
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha stabilito che la Pubblica Amministrazione ha l'obbligo di verificare la persistenza dei requisiti di onorabilità di un'azienda aggiudicataria per tutta la durata del contratto d'appalto. La sentenza chiarisce che il giudice amministrativo non eccede i propri poteri se, riscontrando l'irragionevolezza della valutazione della P.A., la obbliga a riesaminare la posizione dell'impresa, senza però sostituirsi ad essa nella decisione finale. Il caso riguardava una gara per servizi sanitari in cui, dopo l'aggiudicazione, erano emerse indagini penali a carico dei vertici dell'impresa vincitrice.
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Controllo giudiziario: no se i legami non sono occasionali
La Corte di Cassazione conferma il diniego del controllo giudiziario a una società agricola a causa di legami ritenuti stabili e non occasionali con un'organizzazione criminale. Nonostante l'allontanamento di un socio compromesso, la Corte ha ritenuto le misure di 'self-cleaning' insufficienti, basando la decisione su dichiarazioni di collaboratori di giustizia e sul ritrovamento di un arsenale nei terreni aziendali. La sentenza sottolinea l'autonomia del giudizio di prevenzione rispetto a quello penale, ribadendo che la gravità e la persistenza del condizionamento mafioso impediscono l'accesso a misure di recupero aziendale.
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Controllo Giudiziario: quando viene negato alle imprese
Una società di costruzioni si è vista negare la richiesta di ammissione al controllo giudiziario, misura volta a risanare le imprese da infiltrazioni mafiose occasionali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, non tanto per i legami familiari e commerciali contestati, ma principalmente per la totale assenza di un concreto e dettagliato piano di 'bonifica' e 'self-cleaning'. La sentenza sottolinea che, per accedere a tale misura, non basta contestare gli indizi a carico, ma è fondamentale presentare un progetto proattivo che dimostri la volontà di rendere l'attività economica immune da condizionamenti illegali.
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