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16 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Nel motore endotermico la fase di scarico è l'ultima tra le quattro fasi del ciclo termodinamico.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Abbandono incontrollato di rifiuti: condanna per i liquami
Il titolare di un'azienda zootecnica subisce una condanna penale per l'abbandono incontrollato di rifiuti speciali. Le vasche di raccolta dell'allevamento di suini non contenevano le deiezioni, provocando la tracimazione dei liquami sul terreno circostante fino a raggiungere un corso d'acqua a valle. L'imprenditore ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che lo sversamento costituisse un semplice scarico non autorizzato o una pratica di fertirrigazione lecita, eccependo inoltre la prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che lo sversamento per caduta sul suolo integra un reato ambientale e non un'attività agricola consentita. L'imputato deve pagare le spese processuali e un'ammenda.
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Scarico di acque reflue industriali: condanna anche a flusso fermo
Un imprenditore ha impugnato la condanna penale per lo scarico di acque reflue industriali non autorizzato oltre i limiti di legge. La difesa sosteneva l'assenza di uno sversamento in atto al momento del controllo, ipotizzando una contaminazione da pioggia o da altre aziende limitrofe. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato sussiste anche se il flusso non è continuo o istantaneo, purché esista una condotta stabile di collettamento. Gli accertamenti tecnici hanno confermato l'esclusiva pertinenza dei pozzetti all'azienda dell'imputato e l'incompatibilità delle sostanze con acque meteoriche. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e a una sanzione verso la Cassa delle Ammende.
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Scarico di acque reflue industriali: condanna annullata
Il Gestore di un autolavaggio era stato condannato per lo scarico di acque reflue industriali senza autorizzazione. La Cassazione ha accolto il ricorso del Gestore, rilevando che i giudici di merito non avevano adeguatamente motivato la presenza di uno "scarico" secondo la definizione di legge. Per configurare il reato, infatti, è necessario un sistema stabile di tubazioni (collettamento) senza interruzioni tra l'impianto e il corpo ricettore. Nel caso specifico, esisteva solo una fossa di cemento. Poiché nel frattempo è decorso il tempo massimo per giudicare il fatto, la Corte ha annullato la condanna senza rinvio per intervenuta prescrizione del reato.
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Scarico non autorizzato: condanna anche in circuito chiuso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'Amministratore di un'azienda per i reati di scarico non autorizzato e discarica abusiva. I giudici hanno accertato che l'impianto aziendale effettuava uno scarico non autorizzato di acque reflue industriali tramite un sistema di "troppo pieno" in bacini non consentiti. Inoltre, all'interno della cava di proprietà, erano stati abbandonati rifiuti eterogenei e deteriorati. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della difesa, chiarendo che lo scarico di reflui industriali senza autorizzazione integra il reato anche se avviene all'interno di un sistema di laghetti artificiali. È stata dichiarata inammissibile anche la richiesta di sospensione condizionale della pena, poiché non vi era prova del regolare deposito telematico delle conclusioni scritte in appello e l'imputato non era incensurato.
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Scarico non autorizzato: condanna del frantoio annullata
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna per scarico non autorizzato inflitta al titolare di un frantoio. L'imprenditore aveva sversato reflui oleari su un terreno a causa di forti piogge che impedivano il trasporto autorizzato. La Corte ha chiarito che per configurare il reato di scarico non autorizzato è necessaria la presenza di un sistema stabile di collettamento (come una tubazione) che colleghi la produzione al punto di sversamento. Un versamento occasionale, privo di tale struttura, non integra questo specifico reato, ma potrebbe configurare un illecito diverso, come l'abbandono di rifiuti. Poiché la sentenza di condanna non aveva provato l'esistenza di un sistema stabile, è stata annullata con rinvio per un nuovo processo.
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Scarico industriale illecito: la responsabilità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale per scarico industriale illecito e abbandono di rifiuti a carico del legale rappresentante di una cooperativa operante nel settore del marmo. La vicenda trae origine dallo sversamento di marmettola in un fosso superficiale a causa di un'avaria in un impianto di depurazione condiviso con altre aziende. La difesa sosteneva l'assenza di responsabilità poiché l'impianto era gestito da terzi e il guasto era accidentale. Tuttavia, i giudici hanno ribadito che l'utilizzatore di uno scarico ha l'obbligo di verificare la validità delle autorizzazioni e il corretto funzionamento del sistema, indipendentemente dalla proprietà del terreno o dell'impianto. La richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto è stata respinta a causa del grave disinteresse dimostrato verso la tutela ambientale.
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Scarico industriale: campionamento e regole legali
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per uno scarico industriale che superava i limiti tabellari previsti dal Testo Unico Ambientale. Il ricorrente contestava la validità delle notifiche, effettuate al difensore d'ufficio anziché a quello di fiducia, e la metodologia di campionamento dei reflui. La Suprema Corte ha chiarito che la nomina del difensore deve essere regolarmente trasmessa all'autorità per avere effetto. Nel merito, ha stabilito che il prelievo dei campioni deve avvenire nel punto di confluenza tra acque di processo e di diluizione per garantire la genuinità dei risultati e prevenire l'elusione dei limiti tramite diluizione.
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Scarico acque reflue: la prova del verbale
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione amministrativa di 6.000 euro inflitta a un ente comunale per uno scarico acque reflue urbane non autorizzato. L'accertamento, condotto dalla polizia provinciale, ha evidenziato come un collettore fognario sversasse direttamente in un fiume senza i permessi richiesti dal Testo Unico Ambientale. La Suprema Corte ha stabilito che il verbale ispettivo costituisce prova legale dei fatti percepiti direttamente dagli agenti, rigettando le difese del Comune basate sulla presunta natura industriale dello scarico o sulla mancanza di prove circa la propria responsabilità.
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Rifiuti Liquidi: quando lo scarico è reato ambientale
La Corte di Cassazione chiarisce la distinzione tra scarico non autorizzato e gestione illecita di rifiuti liquidi. Nel caso di un'azienda zootecnica, i reflui raccolti in una vasca con un tubo di 'troppo pieno' sono stati classificati come rifiuti liquidi, e non come scarico, perché mancava un sistema di collegamento stabile e diretto con il corpo idrico recettore. La Corte ha quindi riqualificato il reato in gestione illecita di rifiuti, confermando la condanna e la confisca della vasca.
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Abbandono di rifiuti liquidi: quando è reato
Un imprenditore è stato condannato per l'abbandono di rifiuti liquidi in un fiume. In appello, ha contestato la validità dei prelievi e la qualificazione del reato, sostenendo si trattasse di scarico non autorizzato. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. La Corte ha chiarito che quando le acque reflue industriali vengono stoccate prima di un eventuale sversamento, interrompendo il ciclo produttivo, si qualificano come rifiuti. Il loro rilascio incontrollato costituisce quindi reato di abbandono di rifiuti liquidi e non di scarico illecito.
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Utilizzazione agronomica: Cassazione chiarisce le regole
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un gestore di un frantoio, accusato di illecita gestione delle acque di vegetazione. La sentenza chiarisce che per la corretta utilizzazione agronomica di tali reflui non è sufficiente una semplice comunicazione, ma è obbligatoria l'Autorizzazione Unica Ambientale (AUA). In assenza delle corrette procedure, le acque di vegetazione si qualificano come rifiuto liquido, integrando il reato di gestione illecita di rifiuti.
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Scarico industriale: reato anche senza tubazioni
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per scarico industriale non autorizzato. La sentenza chiarisce che qualsiasi sistema di deflusso stabile, anche non una tubazione, integra il reato. Viene inoltre discussa l'inapplicabilità della particolare tenuità del fatto per condotte perduranti e la discrezionalità del giudice nel commisurare la pena.
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Scarico reflui industriali: quando è reato penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di scarico reflui industriali nei confronti dei gestori di un'azienda agricola. La sentenza chiarisce che la presenza di un sistema stabile di collettamento per lo smaltimento di deiezioni animali, anche senza prova di un danno ambientale concreto, integra il reato. Il ricorso degli imputati, che sostenevano si trattasse di un mero spandimento per fini agricoli e contestavano il diniego delle attenuanti, è stato dichiarato inammissibile.
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Scarico abusivo: la prova olfattiva è sufficiente?
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un amministratore di una società di demolizioni condannato per scarico abusivo di reflui industriali e molestie olfattive. La Corte ha confermato la condanna per lo scarico abusivo, ritenendo sufficienti la prova testimoniale e quella olfattiva (odore di idrocarburi) a fronte dell'inutilizzabilità dei campioni analizzati in laboratorio. Ha invece annullato per prescrizione il reato di molestie olfattive, non essendo stata provata la natura permanente delle emissioni.
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Scarico reflui zootecnici: Rifiuto o scarico?
Un imprenditore agricolo, condannato per scarico illecito di reflui zootecnici, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha riqualificato il fatto: non si trattava di uno 'scarico', ormai depenalizzato, ma di un 'abbandono di rifiuti liquidi', che costituisce ancora reato. La distinzione cruciale risiede nell'assenza di un sistema stabile di canalizzazione dei liquidi, che perciò vanno considerati rifiuti. La condanna è stata confermata sulla base della nuova qualificazione giuridica.
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Rifiuto liquido: la differenza con lo scarico fognario
Un Sindaco è stato condannato per lo sversamento di liquami da una vasca di accumulo. La Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale: quando i reflui sono raccolti in una vasca che richiede svuotamento periodico, non si tratta di 'scarico' ma di 'rifiuto liquido'. Di conseguenza, l'eventuale sversamento integra il reato di gestione illecita di rifiuti (art. 256 D.Lgs. 152/2006) e non quello di scarico non autorizzato (art. 137 D.Lgs. 152/2006). La Corte ha quindi corretto la qualificazione giuridica del fatto, eliminando la condizione di bonifica legata alla sospensione della pena.
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