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Rivalutazione

70 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

In campo economico il termine rivalutazione indica l'aumento del valore nominale di un capitale nel corso del tempo, in virtù di automatismi (ad esempio la rivalutazione del trattamento di fine rapporto, il cui il tasso di rivalutazione è fissato dal codice civile) o dell'andamento di determinati indici. Sulla pagina di seguito indicata sono possibili rivalutazioni monetarie utilizzando gli indici ISTAT Le rivalutazioni automatiche in genere consentono di conservare sostanzialmente il valore reale del capitale. Per la rivalutazione di valori monetari si utilizza l'indice FOI (Famiglie di Operai e Impiegati). Tale indice si riferisce ai consumi dell'insieme delle famiglie che fanno capo a un lavoratore dipendente operaio o impiegato. L'indice FOI (al netto dei tabacchi) è utilizzato per adeguare periodicamente i valori monetari come ad esempio gli affitti o gli assegni dovuti al coniuge separato. La pubblicazione dell'indice avviene sulla Gazzetta Ufficiale ai sensi dell'art. 81 della legge 27 luglio 1978, n. 392 e sul sito dell'ISTAT, generalmente verso la metà del mese successivo a quello di riferimento.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Risarcimento danni espropriazione: Cassazione fissa decorrenza interessi
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di risarcimento danni espropriazione, riguardante l'occupazione di un terreno da parte di un ente pubblico. Il proprietario del terreno aveva richiesto la rivalutazione e gli interessi sulle somme dovute. La Corte d'Appello aveva fissato una data di decorrenza diversa da quella richiesta, pronunciando 'ultra petita' (oltre quanto domandato). La Cassazione ha chiarito che il diritto al risarcimento dei danni non si trasferisce automaticamente con la vendita del bene, ma necessita di un accordo specifico. Ha quindi cassato la sentenza d'appello, stabilendo che la rivalutazione e gli interessi sul risarcimento danni espropriazione decorrono dall'8 ottobre 2003.
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Rivalutazione Invalidità: Vittime del Dovere Ottengono Giustizia
Un Lavoratore, vittima del dovere, ha richiesto l'adeguamento dell'assegno vitalizio e la rivalutazione invalidità, ai sensi della Legge 206/2004. L'Amministrazione si è opposta, sostenendo che la rivalutazione si applicasse solo a benefici già liquidati prima dell'entrata in vigore della legge. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Amministrazione, stabilendo che il criterio di rivalutazione si applica anche alle liquidazioni successive, garantendo parità di trattamento. Il Lavoratore ha quindi ottenuto il pieno riconoscimento dei suoi diritti.
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Rimborso imposta sostitutiva: negato il recupero all’erede
Il caso riguarda l'erede di un contribuente che ha chiesto all'Amministrazione Finanziaria il rimborso imposta sostitutiva versata dal padre defunto per la rivalutazione di un terreno in comproprietà. L'ufficio tributario ha negato la restituzione delle prime due rate pagate dal genitore prima del decesso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che l'imposta sostitutiva è un versamento volontario finalizzato a ottenere un beneficio fiscale futuro. La morte del contribuente costituisce un evento successivo che rende il pagamento inutile ma non privo di causa giuridica. Di conseguenza, l'erede non ha diritto al rimborso delle somme regolarmente versate dal dante causa.
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Rimborso imposta sostitutiva: il fisco perde sul formalismo
Un contribuente ha rivalutato un terreno pagando l'imposta sostitutiva. Successivamente, ha deciso di effettuare una seconda rivalutazione a un valore più alto e ha chiesto il rimborso imposta sostitutiva precedentemente versata. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso sostenendo che, al momento della domanda, il secondo versamento non fosse ancora avvenuto, escludendo la doppia imposizione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente. I giudici hanno stabilito che il diritto al rimborso sussiste se il secondo pagamento è effettuato prima che si formi il silenzio-rifiuto dell'amministrazione. Un diniego basato solo sulla mancata precedenza temporale della domanda rispetto al versamento è illegittimo, poiché violerebbe i principi costituzionali di eguaglianza e capacità contributiva.
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Rivalutazione delle partecipazioni: un piccolo errore costa caro
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un contribuente una plusvalenza derivante dalla vendita di quote societarie, applicando la tassazione ordinaria. Il contribuente si è difeso sostenendo di aver aderito alla procedura di rivalutazione delle partecipazioni, presentando una perizia giurata e pagando la prima rata dell'imposta sostitutiva. Tuttavia, l'importo versato per la prima rata era inferiore rispetto al dovuto. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per il valido perfezionamento della rivalutazione delle partecipazioni, è indispensabile il versamento tempestivo e integrale della prima rata (o dell'intera imposta). Un pagamento parziale o insufficiente impedisce il perfezionamento dell'agevolazione, rendendo inapplicabile anche il ravvedimento operoso. Di conseguenza, la sentenza d'appello favorevole al contribuente è stata cassata, confermando la legittimità del recupero a tassazione ordinaria da parte del fisco.
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Rivalutazione dei terreni: no al rimborso se il valore scende
Il Contribuente ha impugnato il rifiuto del fisco di rimborsargli la maggiore imposta sostitutiva versata. Egli aveva effettuato una prima rivalutazione dei terreni a un valore elevato e, successivamente, una seconda rivalutazione a un valore inferiore, chiedendo la restituzione della differenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che non spetta alcun rimborso se la nuova stima è inferiore alla precedente. La legge esclude che il contribuente possa ottenere indietro la differenza, poiché ha comunque beneficiato del valore maggiore nel periodo intermedio. Di conseguenza, il valore fiscale del bene rimane cristallizzato e il ricorso del cittadino viene definitivamente respinto.
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Rivalutazione della pensione: la Cassa Forense cede ai pensionati
Alcuni avvocati in pensione hanno chiesto alla Cassa di previdenza l'esatta rivalutazione della pensione in base all'indice ISTAT, a partire dal primo anno successivo al pensionamento. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, stabilendo che la rivalutazione per le pensioni maturate nel 1980 dovesse basarsi sull'indice del 1979, pari al ventuno per cento, respingendo i calcoli al ribasso della Cassa. La Cassa ha proposto ricorso in Cassazione, e i pensionati hanno presentato un ricorso incidentale. La Corte di Cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi. Ha confermato che la rivalutazione della pensione decorre dal primo gennaio dell'anno successivo al pensionamento per evitare vuoti normativi dannosi per i professionisti. Le spese di giudizio sono state compensate tra le parti a causa della reciproca soccombenza.
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Rivalutazione del canone enfiteutico: no alla proprietà gratis
Un gruppo di cittadini e un'azienda agricola hanno contestato la rivalutazione del canone enfiteutico e del capitale di affranco richiesti da un Comune per la legittimazione di terreni gravati da uso civico. I ricorrenti sostenevano di aver acquistato la piena proprietà dei fondi e che il canone originario stabilito nel 1951 dovesse rimanere fisso e perpetuo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la legittimazione non trasferisce la piena proprietà, ma crea un diritto reale di godimento assimilabile all'enfiteusi. Di conseguenza, la rivalutazione del canone enfiteutico è necessaria per adeguare le somme al reale valore economico dei terreni, evitando che il riscatto si trasformi in una perdita ingiusta per l'ente pubblico proprietario.
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Rivalutazione redditi pensione: vince sull’indice, perde sull’importo
Un professionista contesta alla sua Cassa di Previdenza l'uso di un indice di inflazione errato per la rivalutazione dei redditi ai fini pensionistici. La Cassazione gli dà ragione sul criterio di calcolo, stabilendo che la rivalutazione redditi pensione deve partire da un anno prima, con un indice più favorevole. Tuttavia, questa vittoria ha un rovescio della medaglia: avendo versato contributi basati su un reddito rivalutato in misura minore, risulta un inadempimento parziale. Di conseguenza, la pensione dovrà essere ricalcolata tenendo conto solo della parte di reddito effettivamente coperta dai contributi versati, con un probabile abbassamento dell'importo finale.
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Doppia rivalutazione: il rimborso imposta sostitutiva è limitato
Un contribuente esegue una prima rivalutazione di un terreno pagando 60 mila euro di imposta. Successivamente, a causa di una svalutazione del bene, ne effettua una seconda pagando 24 mila euro e chiede il rimborso totale della prima imposta. L'Agenzia delle Entrate rimborsa solo i 24 mila euro. La Corte di Cassazione conferma la decisione dell'Agenzia, stabilendo che il diritto al rimborso imposta sostitutiva è limitato per legge all'importo dovuto per l'ultima rivalutazione. La norma si applica anche se la prima operazione era anteriore alla legge stessa, poiché il diritto al rimborso è sorto dopo la sua entrata in vigore. Il contribuente perde la causa.
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Terreno svalutato? Il rimborso imposta sostitutiva è limitato
Una contribuente effettua una prima rivalutazione di un terreno pagando 60.000 euro di imposta. Successivamente, a causa di una svalutazione del bene, esegue una nuova rivalutazione pagando 24.000 euro e chiede il rimborso integrale della prima somma. L'Agenzia delle Entrate rimborsa solo 24.000 euro. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che il diritto al rimborso imposta sostitutiva non può superare l'importo dovuto in base all'ultima rideterminazione del valore. La legge applicabile, infatti, pone un limite preciso al rimborso, rendendo legittimo il diniego parziale dell'Agenzia.
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Rivalutazione quote e rimborso: donazione annulla la tassa?
Una contribuente chiede la restituzione dell'imposta pagata per la rivalutazione di un pacchetto azionario. Successivamente, dona una parte delle azioni a dei parenti, i quali effettuano una nuova rivalutazione. La contribuente ritiene quindi di aver diritto al rimborso per le quote donate. L'Agenzia delle Entrate nega il rimborso, sostenendo che il beneficio fiscale è strettamente personale e non si trasferisce con la donazione. La Corte di Cassazione, in questa fase, non decide la questione. Rileva l'esistenza di un'altra causa simile tra le stesse parti e rinvia la decisione per poterle trattare insieme. La questione sulla legittimità della richiesta di **rivalutazione quote e rimborso** resta quindi aperta.
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Rimborso Imposta Sostitutiva: Negato per Errore Procedurale
Una Fondazione chiede il rimborso dell'imposta sostitutiva versata per la rivalutazione di un pacchetto azionario. Successivamente, una parte di queste azioni era stata venduta in regime di esenzione fiscale e le restanti erano state oggetto di una seconda rivalutazione. La Corte di Cassazione ha negato il rimborso imposta sostitutiva relativo alle azioni cedute. La ragione non è nel merito, ma procedurale: la Fondazione ha basato la sua richiesta iniziale sulla doppia imposizione derivante dalla seconda rivalutazione, introducendo solo in un secondo momento il motivo legato alla vendita esente. Questo è stato considerato un 'motivo nuovo', inammissibile nel processo tributario, che ha portato al rigetto della richiesta.
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Esposizione amianto: i termini per i benefici
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di decadenza triennale per l'azione giudiziaria volta a ottenere i benefici per esposizione amianto decorre dalla prima domanda amministrativa. La presentazione di una seconda istanza non interrompe né sposta il termine già iniziato. Nel caso analizzato, un lavoratore aveva presentato una domanda nel 2008 e una successiva nel 2016; la Corte ha dichiarato decaduta l'azione poiché il calcolo del tempo deve partire dal 2008, rendendo tardivo il ricorso giudiziario.
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Amianto e marittimi: stop al cumulo dei benefici
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della cumulabilità tra i benefici previdenziali per l'esposizione ad amianto e il cosiddetto prolungamento contributivo riservato ai lavoratori marittimi. Un lavoratore aveva ottenuto in appello il riconoscimento della maggiorazione contributiva, ma l'ente previdenziale ha contestato la decisione. La Suprema Corte ha stabilito che, in base alla normativa introdotta nel 2003, esiste un'incompatibilità tra i due benefici. Il prolungamento ex lege 413/1984 costituisce un vantaggio aggiuntivo rispetto al regime ordinario e, pertanto, il lavoratore deve esercitare una facoltà di opzione, non potendo sommare le due agevolazioni se non ha maturato i requisiti prima della riforma.
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Esposizione amianto: i termini di decadenza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore che chiedeva il riconoscimento della rivalutazione contributiva per esposizione amianto. Il punto centrale della controversia riguardava l'applicabilità del termine di decadenza previsto dall'art. 47 del D.P.R. 639/1970. La Suprema Corte ha confermato che tale decadenza non colpisce solo i singoli ratei pensionistici maturati, ma il diritto stesso alla maggiorazione contributiva. Essendo tale beneficio dotato di una propria autonomia funzionale, il superamento dei termini temporali per l'azione giudiziaria preclude definitivamente la possibilità di ottenere il ricalcolo della posizione previdenziale.
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Domanda amministrativa INPS e benefici amianto
La Corte di Cassazione ha ribadito che la presentazione della domanda amministrativa all'INPS costituisce un presupposto indispensabile per la validità del ricorso giudiziario volto a ottenere i benefici per l'esposizione all'amianto. Nel caso esaminato, alcuni lavoratori avevano presentato istanza solo all'INAIL, ritenendola sufficiente. La Suprema Corte ha invece chiarito che l'istanza all'ente previdenziale è condizione di ammissibilità dell'azione, poiché l'obbligo dell'ente sorge solo dopo tale richiesta. La mancanza della domanda amministrativa determina l'improponibilità della causa, rilevabile d'ufficio in ogni grado del giudizio.
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Decadenza triennale amianto: quando scatta il termine
La Corte di Cassazione ha stabilito che la decadenza triennale per le azioni legali contro l'ente previdenziale decorre dalla presentazione della prima domanda amministrativa. Nel caso esaminato, alcuni lavoratori avevano richiesto la rivalutazione contributiva per esposizione all'amianto, ma hanno avviato il giudizio oltre dieci anni dopo la prima istanza. La Suprema Corte ha chiarito che né una successiva domanda amministrativa né un precedente giudizio dichiarato improponibile possono interrompere il decorso della decadenza triennale già iniziato.
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Esposizione all’amianto: i termini di decadenza
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un lavoratore riguardante la rivalutazione contributiva per l'**esposizione all'amianto**. Il punto centrale della controversia riguardava l'applicazione dei termini di decadenza introdotti nel 2003. La Suprema Corte ha stabilito che la normativa più restrittiva non può essere applicata retroattivamente a chi aveva già avviato un procedimento amministrativo prima del 2 ottobre 2003. Poiché il ricorrente aveva presentato domanda nel 2002, il termine di decadenza triennale non poteva essere utilizzato per rigettare la sua richiesta, annullando così la precedente decisione della Corte d'Appello.
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Pericolosità sociale e sorveglianza speciale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per violazione degli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale. L'imputato era stato sorpreso fuori dal comune di soggiorno obbligatorio dopo un periodo di detenzione. La difesa sosteneva che la sua pericolosità sociale dovesse essere rivalutata prima di ripristinare la misura. La Suprema Corte ha però stabilito che, ai sensi del Codice Antimafia, la rivalutazione è obbligatoria solo se la detenzione dura almeno due anni. Poiché l'imputato era stato in carcere per soli dieci mesi, la pericolosità sociale originaria è rimasta valida senza necessità di nuovo vaglio.
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