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Ritorno In Bonis

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La condizione di un'impresa che, dopo essere stata dichiarata fallita, riacquista la piena capacità di agire e di gestire il proprio patrimonio, solitamente a seguito della chiusura della procedura fallimentare.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Concordato preventivo e liquidazione: la svolta in Cassazione
Il Tribunale aveva aperto la liquidazione giudiziale nei confronti di un'azienda debitrice, rigettando la sua proposta di concordato preventivo. La Corte d'Appello ha successivamente revocato la liquidazione e ha ammesso la proposta concordataria. Il curatore della liquidazione ha quindi proposto ricorso in Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, i creditori hanno approvato il piano a larga maggioranza e il Tribunale ha omologato definitivamente il concordato preventivo senza alcuna opposizione. Con la chiusura della procedura l'azienda e ritornata in bonis. La Suprema Corte ha dichiarato cessata la materia del contendere, poiche l'omologazione definitiva ha eliminato qualsiasi interesse del curatore a proseguire la causa.
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Domanda di condanna: ammissibile dopo il fallimento
Un Ministero ha agito contro una società per la restituzione di finanziamenti. Dopo il fallimento e il successivo ritorno in bonis della società, il Ministero ha trasformato la sua insinuazione al passivo in una domanda di condanna. La Corte d'Appello l'ha ritenuta inammissibile. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che la pretesa non è nuova ma una semplice modifica formale della domanda originaria, pienamente ammissibile.
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Trascrizione preliminare: come protegge l’acquirente
In una controversia immobiliare iniziata nel 1984, la Corte di Cassazione ha riaffermato un principio cruciale: la trascrizione della domanda giudiziale per l'esecuzione specifica del contratto preliminare, se effettuata prima del fallimento del venditore, tutela pienamente l'acquirente. La Corte ha stabilito che tale trascrizione rende la pretesa dell'acquirente opponibile alla procedura fallimentare, neutralizzando il potere del curatore di sciogliere il contratto. Inoltre, ha chiarito che eventuali omissioni nella notifica della riassunzione del processo non ne causano l'estinzione, se il deposito dell'atto è avvenuto tempestivamente.
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Prededucibilità crediti post-omologa: la Cassazione frena
Un fallimento ha contestato l'ammissione in prededuzione di un credito per canoni di affitto maturati durante la fase esecutiva di un precedente concordato preventivo. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità della questione sulla prededucibilità crediti sorti dopo l'omologa del piano, ha emesso un'ordinanza interlocutoria. Con essa, ha rinviato la trattazione del caso a nuovo ruolo, in attesa di una pronuncia a seguito di una pubblica udienza su un caso analogo, al fine di consolidare l'orientamento giurisprudenziale in materia.
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Interesse ad impugnare: quando il liquidatore può agire
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un liquidatore che impugnava la dichiarazione di fallimento della società agendo anche in proprio. È stato ribadito che l'interesse ad impugnare deve essere concreto, attuale e personale, non un generico auspicio al ritorno in bonis della società. La Corte ha inoltre confermato che, ai fini della dichiarazione di fallimento, possono essere considerati anche debiti non accertati in via definitiva, come quelli tributari oggetto di contenzioso.
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