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Ritenuta D'Imposta

15 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un prelievo fiscale applicato direttamente alla fonte da chi paga una somma (sostituto d'imposta), prima che il beneficiario la riceva. In questo caso, la banca italiana ha trattenuto una parte dei dividendi per versarla al Fisco.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Tassazione rendimenti fondi pensione: l’Agenzia vince, ma la verifica è d’obbligo
Un ex dirigente ha chiesto il rimborso di una parte della `tassazione rendimenti fondi pensione`, sostenendo che l'aliquota del 12,50% si applicasse ai guadagni da investimenti di mercato, anziché quella del 29,81%. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso. La Cassazione ha annullato la decisione della Commissione Tributaria Regionale, che aveva riconosciuto il rimborso senza verificare quale parte del rendimento derivasse effettivamente da capitali investiti sul mercato. La Corte ha ribadito che l'aliquota agevolata si applica solo ai rendimenti da effettiva gestione sul mercato, rinviando il caso per un nuovo accertamento.
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Ritenuta d’imposta interessi passivi: maturazione vs. pagamento
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di **ritenuta d'imposta interessi passivi** non applicata da un'Azienda italiana su un finanziamento ricevuto dalla sua controllante estera. L'Azienda aveva dedotto gli interessi maturati ma non pagati, sostenendo di non dover applicare la ritenuta. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato questa condotta. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione all'Azienda. La Cassazione ha cassato la sentenza, rilevando un difetto di motivazione. Ha ribadito che l'obbligo di applicare la ritenuta sugli interessi passivi sorge dalla loro maturazione, non dal loro effettivo pagamento, specialmente se il beneficiario è un soggetto non residente. Il caso torna alla Commissione Tributaria Regionale per una nuova valutazione.
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Fondi pensione USA vs Italia: la Cassazione annulla la discriminazione fiscale
Un Fondo pensione statunitense ha percepito dividendi da società italiane, subendo una ritenuta d'imposta del 27% (o 15% con convenzione). I fondi pensione di Stati UE/SEE beneficiavano invece di un'aliquota ridotta all'11%. Il Fondo ha chiesto il rimborso, denunciando una discriminazione fiscale fondi pensione e una restrizione alla libera circolazione dei capitali (Art. 63 TFUE). L'Agenzia delle Entrate e i giudici di merito hanno respinto la domanda, giustificando la differenza con i diversi regimi fiscali (EET vs ETT). La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la diversità dei regimi non giustifica un trattamento discriminatorio se le situazioni sono oggettivamente comparabili. La Corte ha riconosciuto l'illegittimità della maggiore tassazione per i fondi non-UE/SEE, ordinando il rimborso.
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Tassazione previdenza complementare: no al rimborso
Un ex dirigente ha richiesto il rimborso IRPEF sostenendo che sulla liquidazione della previdenza integrativa aziendale si dovesse applicare l'aliquota agevolata del 12,50% anziché quella ordinaria del TFR. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria, stabilendo che l'aliquota agevolata si applica solo al rendimento netto derivante da effettivi investimenti sul mercato finanziario. Poiché il fondo aziendale interno operava tramite accantonamenti a bilancio senza investimenti reali sul mercato, la tassazione previdenza complementare applicata inizialmente era corretta e il rimborso è stato negato.
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Rottamazione-quater: sanzioni cancellate e causa estinta
Un'azienda riceveva un avviso di irrogazione sanzioni per circa ventimila euro, collegato a un accertamento fiscale su presunti utili non dichiarati distribuiti ai soci. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia giungeva in Cassazione. Nelle more del processo, la società aderiva alla definizione agevolata dei debiti esattoriali, nota come Rottamazione-quater, pagando l'importo dovuto all'Agente della riscossione. Avendo documentato il regolare pagamento e la perfetta corrispondenza tra la cartella esattoriale definita e l'atto impugnato, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Rimborso IRES: Assoggettamento a Tassazione Batte Prova di Pagamento
Una società svizzera chiede all'Italia il rimborso di una ritenuta IRES applicata sui canoni ricevuti da una sua controllata italiana. L'Agenzia delle Entrate nega il rimborso, sostenendo che l'azienda non ha provato l'effettivo pagamento delle imposte su quei redditi in Svizzera. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo un principio fondamentale: per beneficiare delle convenzioni contro la doppia imposizione, è sufficiente dimostrare l'assoggettamento a tassazione nello Stato estero. Non è necessario provare l'effettivo versamento dell'imposta. La Corte chiarisce che la finalità degli accordi è evitare la sovrapposizione dei sistemi fiscali, non garantire che un'imposta sia pagata a tutti i costi. La società vince e ottiene il diritto al rimborso.
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Ritenute non operate: la controllata paga, ma il rimborso è negato
Una società controllante estera riceve interessi dalla sua controllata italiana senza che quest'ultima applichi le ritenute fiscali. A seguito di un accertamento, la società italiana paga le imposte dovute. In seguito, entrambe le società chiedono il rimborso delle ritenute non operate. La Corte di Cassazione ha negato il diritto al rimborso a entrambe. La controllante estera non ha subito alcun danno economico, avendo incassato gli interessi per intero. La controllata italiana, invece, ha pagato a seguito di un accertamento a cui ha prestato acquiescenza (accettazione), perdendo così il diritto di chiedere la restituzione. Vince quindi l'Agenzia delle Entrate.
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Controllo societario diretto: la Cassazione nega il rimborso
Una società madre francese ha richiesto il rimborso delle ritenute fiscali sugli interessi pagati da una sua controllata italiana. Il controllo, però, non era diretto ma avveniva tramite una holding spagnola. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, sostenendo che l'esenzione fiscale richiede un controllo societario diretto. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo un principio fondamentale: per beneficiare dell'esenzione, la partecipazione di almeno il 25% deve essere diretta. Il controllo indiretto, anche se totale, non è sufficiente. Di conseguenza, la richiesta di rimborso della società è stata respinta.
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Rimborso Ritenuta Dividendi Esteri: Diritto Automatico dal 2008
Una società francese chiede il rimborso della ritenuta del 15% applicata sui dividendi ricevuti da una banca italiana nel 2008, ritenendola discriminatoria. La Corte di Cassazione conferma il suo diritto al rimborso. La decisione non si basa sulla violazione del principio di non discriminazione, ma su una legge italiana del 2007, entrata in vigore proprio il 1° gennaio 2008. Questa legge aveva già ridotto l'aliquota per le società UE all'1,375%. Pertanto, la società aveva diritto al rimborso della differenza, a prescindere da ogni altra valutazione. La Corte ha quindi sancito il diritto al rimborso ritenuta dividendi esteri sulla base della normativa nazionale sopravvenuta, che si era adeguata ai principi europei.
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Tassazione risarcimento danni: Fisco tassa e poi rimborsa
Un lavoratore ottiene un risarcimento dal Ministero per l'illegittima successione di contratti a termine. Il Ministero applica una ritenuta fiscale, ma il lavoratore chiede il rimborso, sostenendo la natura non tassabile della somma. L'Agenzia delle Entrate inizialmente nega il rimborso, dando il via a una causa. Durante il processo, la stessa Agenzia annulla il proprio diniego in autotutela, accogliendo la richiesta del contribuente. La Corte di Cassazione, prendendo atto della risoluzione, dichiara la fine del contenzioso. La sentenza stabilisce un principio chiave sulla non tassazione del risarcimento danni per precarietà lavorativa, ma compensa le spese legali tra le parti a causa di precedenti incertezze normative.
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Errore Fiscale: Sì al Rimborso del Sostituto d’Imposta
La Corte di Cassazione ha chiarito un importante principio sul rimborso del sostituto d'imposta. Un'azienda aveva versato per errore delle ritenute su interessi pagati a una società consociata irlandese, somme non dovute grazie a una direttiva europea. L'Agenzia delle Entrate si era opposta alla richiesta di rimborso, sostenendo che dovesse essere presentata dalla società estera. La Corte ha invece dato ragione all'azienda italiana, stabilendo che il soggetto che ha materialmente effettuato il pagamento non dovuto (il sostituto d'imposta) è pienamente legittimato a chiederne la restituzione. La richiesta era valida e il silenzio dell'Agenzia equivaleva a un rifiuto impugnabile.
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Dividendi in uscita: la prova del beneficiario effettivo spetta al Fisco
Una società lussemburghese chiede il rimborso di tasse sui dividendi ricevuti da una partecipata italiana. L'Agenzia delle Entrate nega, sostenendo che la società sia un mero veicolo e non il 'beneficiario effettivo'. La Corte di Cassazione dà ragione alla società, stabilendo un principio chiave sui dividendi in uscita e beneficiario effettivo: la legge non richiede al contribuente di provare tale qualità per ottenere la tassazione agevolata. Spetta invece all'amministrazione finanziaria dimostrare l'esistenza di un abuso o di una costruzione artificiosa. Per il rimborso è sufficiente provare di essere soggetti a imposta nel proprio Paese, non di averla effettivamente pagata.
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Istanza di rimborso IRPEF: il termine non riparte mai.
Un contribuente, operante come giudice tributario, ha presentato un'Istanza di rimborso IRPEF per le imposte versate tra il 2009 e il 2017. La richiesta nasceva a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale del 2014 che aveva rimosso una norma penalizzante. Mentre i giudici di merito avevano inizialmente accolto la tesi del contribuente, ritenendo che il termine per il rimborso iniziasse a decorrere dalla data della sentenza costituzionale, la Corte di Cassazione ha ribaltato l'esito. Gli Ermellini hanno stabilito che il termine di decadenza di 48 mesi previsto dalla legge decorre sempre dal momento del versamento effettivo. Di conseguenza, i crediti relativi a imposte pagate oltre quattro anni prima della domanda sono stati considerati definitivamente persi, nonostante la successiva dichiarazione di incostituzionalità della norma originaria.
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Onere della prova: Cassazione su beneficiario effettivo
Una società italiana applicava una ritenuta fiscale agevolata sui pagamenti a una consociata svizzera. L'Agenzia delle Entrate contestava la misura, ritenendo la società estera una mera 'scatola interposta'. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'onere della prova per dimostrare i requisiti della convenzione, incluso lo status di 'beneficiario effettivo', spetta al contribuente. La sentenza di secondo grado è stata annullata per motivazione apparente e per errata inversione dell'onere della prova.
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Ritenuta indennità esproprio: no se P.A. in ritardo
Un'ordinanza della Corte di Cassazione stabilisce che la ritenuta sull'indennità di esproprio non è applicabile se il pagamento avviene con un ritardo di decenni a causa dell'inerzia della Pubblica Amministrazione. Il caso riguardava un'espropriazione iniziata negli anni '70 ma definita solo dopo il 2012. La Corte ha confermato che il contribuente non può subire un pregiudizio fiscale (l'applicazione di una nuova tassa) derivante esclusivamente dal comportamento ingiustificatamente lento dell'ente espropriante.
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