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Ritenuta D'Acconto

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101 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Indennità di espropriazione: no tasse con ritardo P.A.
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale riguardo la tassazione dell'indennità di espropriazione. Se la Pubblica Amministrazione paga l'indennità con un ritardo ingiustificato di decenni, non può essere applicata la ritenuta d'acconto introdotta da una legge successiva all'esproprio. La Corte ha ritenuto che l'ineffienza dello Stato non può penalizzare il cittadino, violando il giusto equilibrio tra l'interesse pubblico e i diritti fondamentali dell'individuo, inclusa la protezione della proprietà.
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Plusvalenza diritto superficie: non tassabile su terreni
Una società energetica acquista diritti di superficie e servitù su terreni agricoli per un parco eolico. L'Agenzia Fiscale richiede una ritenuta, qualificando i corrispettivi come 'redditi diversi'. La Cassazione respinge il ricorso, stabilendo che la plusvalenza diritto superficie su terreni agricoli non è tassabile, poiché non si tratta né di aree fabbricabili né di obblighi personali 'di permettere', ma di diritti reali.
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Responsabilità solidale sostituito: quando è esclusa?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27744/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di ritenute d'acconto. Viene esclusa la responsabilità solidale del sostituito (il professionista) quando il sostituto d'imposta (il cliente) opera la ritenuta ma non la versa all'Erario, compensandola con crediti inesistenti. La Corte ha chiarito che la responsabilità del professionista sorge solo se la ritenuta non viene affatto operata, non quando, una volta operata, non viene versata.
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Scomputo Ritenute d’Acconto: la Cassazione decide
Una società si è vista negare il diritto allo scomputo ritenute d'acconto per l'anno 2009, poiché l'Agenzia delle Entrate riteneva che la deduzione dovesse avvenire secondo il principio di competenza economica. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che per lo scomputo delle ritenute si applica la regola specifica dell'art. 22 TUIR, basata sul momento in cui la ritenuta è stata operata (principio di cassa), e non il principio generale di competenza economica (art. 109 TUIR) che riguarda i componenti di reddito. La sentenza è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Presunzione distribuzione utili: non serve accertamento
Una società a responsabilità limitata in liquidazione ha ricevuto due avvisi di accertamento: uno per maggiori ricavi e l'altro per omesse ritenute su utili che si applica la presunzione di distribuzione utili ai soci. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'accertamento per le omesse ritenute è legittimo anche se quello sul reddito societario non è ancora definitivo. La Corte chiarisce che il rapporto tra i due atti è di pregiudizialità logico-giuridica, che può giustificare una sospensione del processo ma non l'invalidità dell'atto. Inoltre, ha affermato che il deposito tardivo di una procura alle liti preesistente è una mera irregolarità sanabile.
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Sostituto d’imposta: obblighi e responsabilità
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce la responsabilità del sostituto d'imposta. Anche se non effettua la ritenuta d'acconto su somme corrisposte a dipendenti, il sostituto d'imposta rimane obbligato a versare l'imposta all'erario. La Corte ha stabilito che l'obbligazione verso il Fisco è autonoma e non viene meno per la mancata trattenuta. Resta salvo il diritto del datore di lavoro di rivalersi sul dipendente per recuperare la somma versata.
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Indennità supplementare tassabile: la Cassazione decide
Un ex dirigente, dopo un licenziamento illegittimo, ha ricevuto un'indennità supplementare prevista dal CCNL di categoria. Sostenendo che si trattasse di un risarcimento per danno non patrimoniale e quindi esentasse, ha chiesto il rimborso delle imposte trattenute. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19302/2024, ha stabilito che l'indennità supplementare è tassabile. La Corte ha chiarito che tale somma ha natura reddituale, in quanto mira a risarcire la perdita del posto di lavoro e del relativo reddito (lucro cessante), e non un danno emergente di natura non reddituale. La sua fonte convenzionale e la sua quantificazione predeterminata ne confermano l'assoggettabilità a IRPEF.
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Ritenuta d’acconto: la rivalsa del sostituto
Una società paga un compenso lordo a un professionista senza operare la ritenuta d'acconto. La Corte di Cassazione stabilisce che la società, in qualità di sostituto d'imposta, ha diritto di rivalsa per recuperare la somma, anche se non ha ancora versato l'importo all'Erario, cassando la decisione del Tribunale che negava tale diritto.
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Rimborso ritenuta d’acconto: sì se il terreno è rivalutato
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un contribuente al rimborso della ritenuta d'acconto applicata sulla cessione volontaria di un terreno. Poiché il terreno era stato precedentemente rivalutato con pagamento dell'imposta sostitutiva, non esisteva una plusvalenza tassabile. L'appello dell'Agenzia delle Entrate è stato dichiarato inammissibile perché non ha contestato questo punto cruciale, ovvero la 'ratio decidendi' della decisione di secondo grado, rendendo definitivo il diritto del cittadino al rimborso.
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Ritenuta d’acconto agenti: Cassazione sulla tassazione
La Corte di Cassazione ha confermato che l'indennità di fine rapporto corrisposta a un agente è soggetta a ritenuta d'acconto. L'ordinanza analizza la natura fiscale di tale indennità, qualificandola come reddito da lavoro autonomo e respingendo il ricorso dell'agente. Il caso chiarisce l'obbligo del sostituto d'imposta di applicare la ritenuta d'acconto agenti su queste somme, consolidando un principio giurisprudenziale importante.
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Pignoramento credito assicurativo: quando è valido?
La Corte di Cassazione stabilisce che il pignoramento del credito assicurativo per indennizzo è legittimo anche se l'assicurato non ha ancora risarcito il danneggiato. Il credito, infatti, sorge dal rapporto contrattuale esistente e può essere pignorato come credito futuro. Inoltre, chiarisce che la ritenuta d'acconto sulle spese legali non si applica se queste sono un mero rimborso alla parte vittoriosa e non un compenso diretto al suo difensore.
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Ritenuta esproprio: obbligo per l’ente pubblico
Un Comune ometteva di applicare la ritenuta del 20% su indennità di esproprio, basandosi sulla dichiarazione dei venditori di voler rivalutare i terreni, annullando così la plusvalenza. L'Ente Fiscale sanzionava il Comune. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligo di effettuare la ritenuta esproprio per l'ente pagatore è inderogabile e non discrezionale, a prescindere dalla situazione fiscale finale del percipiente. Di conseguenza, la sanzione per l'omessa ritenuta è stata ritenuta legittima.
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Definizione agevolata: non estesa al coobbligato
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce che la definizione agevolata di una controversia tributaria, richiesta dal sostituto d'imposta (un Comune), non estende i suoi effetti al contribuente sostituito se quest'ultimo non presenta una propria, autonoma domanda. Secondo la Corte, la procedura richiede un'istanza individuale per ciascuna controversia, non potendo il beneficio derivare automaticamente dall'iniziativa di un altro soggetto, anche se considerato coobbligato.
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Ritenuta d’acconto: chi paga se il datore non versa?
Un dipendente riceve un avviso di accertamento per una ritenuta d'acconto ritenuta fittizia. La Cassazione respinge il ricorso dell'ente impositore, confermando che se il lavoratore prova il rapporto di lavoro e le trattenute subite, non è responsabile se il datore di lavoro (sostituto d'imposta) non versa le somme allo Stato.
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Motivazione perplessa: sentenza annullata e caso da rifare
L'Agenzia delle Entrate contesta a una cooperativa l'omessa ritenuta d'acconto, sospettando un'interposizione di manodopera. Le corti di merito danno ragione alla società. La Cassazione, però, annulla la sentenza d'appello per 'motivazione perplessa', poiché il ragionamento del giudice si riferiva a un caso completamente diverso, rendendo la decisione incomprensibile. Il processo è da rifare.
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Indennità di trasferta: motivazione e prova essenziali
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello favorevole a una società cooperativa riguardo la tassazione delle indennità di trasferta. Il motivo è la motivazione solo apparente dei giudici di secondo grado, i quali non hanno analizzato la prova specifica delle singole trasferte, limitandosi a definire i dipendenti come 'trasfertisti' in base alla natura logistica dell'attività aziendale. La Corte ha ribadito che la prova dell'effettiva trasferta è un onere del contribuente e deve essere rigorosa.
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Indennità trasferta: prova e motivazione della sentenza
Una società cooperativa operante nella logistica si è vista contestare dall'Agenzia delle Entrate l'omessa applicazione della ritenuta d'acconto su somme erogate come indennità di trasferta ai propri dipendenti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha annullato la decisione dei giudici di merito che avevano dato ragione all'azienda. Il motivo principale è la "motivazione apparente" della sentenza d'appello, la quale si era limitata a definire i lavoratori come "trasfertisti" in base all'attività dell'azienda, senza analizzare le prove specifiche delle singole trasferte. La Corte ha ribadito che per beneficiare del regime fiscale agevolato sull'indennità trasferta, è necessaria la prova concreta e specifica di ogni spostamento, non essendo sufficiente una qualifica generica del lavoratore.
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Prova ritenuta d’acconto: sì alle prove alternative
Un contribuente si è visto negare la detrazione di una ritenuta d'acconto perché privo della certificazione ufficiale. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che la prova della ritenuta d'acconto può essere fornita con mezzi alternativi, come le dichiarazioni dei clienti. I giudici di merito non possono escludere tali prove solo per vizi formali, ma devono valutarle come elementi indiziari. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Onere della prova ritenuta: chi deve dimostrarla?
Un contribuente, in qualità di sostituto d'imposta, ha ricevuto una cartella di pagamento per omesso versamento di IRPEF. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, stabilendo che l'onere della prova della ritenuta d'acconto effettivamente operata, ma non versata, grava sul contribuente stesso. In assenza di prove tracciabili, come la documentazione bancaria, la mera affermazione non è sufficiente a escludere la sua responsabilità.
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Sottrazione fraudolenta: le ritenute d’acconto contano
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27710/2025, ha stabilito che il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte (art. 11, D.Lgs. 74/2000) si configura anche per il mancato versamento delle ritenute d'acconto, in quanto queste rientrano nel concetto di "imposte sui redditi". La Corte ha inoltre confermato la possibilità di concorso tra questo reato e quello di bancarotta fraudolenta, poiché tutelano beni giuridici diversi. La maggior parte dei ricorsi è stata dichiarata inammissibile, confermando le condanne, mentre per una posizione è stato disposto l'annullamento con rinvio per la sola valutazione delle attenuanti e della sospensione della pena.
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