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Risoluzione

81 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La risoluzione è la capacità, nell’esecuzione di una misura, di rilevare piccole variazioni della grandezza fisica in esame (misurando). Il termine definisce anche il valore numerico che esprime quantitativamente questa capacità. Esempio: se si definisce che una misura di tensione ha una risoluzione di 0,1 V, significa che nella lettura si può leggere una tensione elettrica, apprezzando variazioni del suo valore maggiori o uguali a 0,1 V. La risoluzione costituisce di fatto il limite inferiore al quale ha ancora senso definire un valore di lettura. Esempio: si può dire di aver letto 10,5 V, con un sistema di misura avente risoluzione di 0,1 V (o 0,5 V); non ha senso dire di aver letto 10,5 V, con un sistema di misura avente risoluzione di 1 V.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Risoluzione del concordato preventivo: inutile il ricorso
Una società debitrice non ha rispettato il piano concordatario, omettendo la vendita dell'unico bene immobile destinato a pagare i debiti e lasciando insoddisfatti i creditori. I giudici di merito hanno quindi disposto la risoluzione del concordato preventivo e successivamente hanno dichiarato il fallimento dell'impresa. La società ha impugnato autonomamente la revoca del piano concordatario dinanzi alla Corte di Cassazione, omettendo però di far cadere tempestivamente la sentenza di fallimento nel frattempo confermata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: se interviene il fallimento definitivo, viene meno l'interesse a contestare da sola la risoluzione del piano, poiché la procedura concorsuale maggiore assorbe ogni altra vertenza sulla crisi dell'impresa.
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Cessione del contratto: il Comune perde contro l’ente religioso
Il Comune ha venduto un immobile a un'associazione, la quale ha poi donato parte del bene a un ente religioso. Il contratto originario prevedeva la restituzione del bene al Comune in caso di abbandono dello stabile. Il Comune ha chiesto la risoluzione del contratto contro l'ente religioso, ma la Corte d'Appello ha dichiarato nulla la sentenza di primo grado per la mancata partecipazione dell'associazione originaria. La Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del Comune. La vicenda configura infatti una cessione del contratto, che è un negozio plurilaterale. Di conseguenza, tutti i soggetti coinvolti devono partecipare al giudizio (litisconsorzio necessario). Il Comune perde il ricorso e deve pagare le spese legali.
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Risoluzione contratto appalto: illegittimità PA
La Corte d'Appello di Trieste ha dichiarato illegittima la risoluzione contratto appalto operata da un Comune contro un'impresa esecutrice di opere pubbliche. La Corte ha stabilito che la PA non aveva seguito il rigoroso iter procedurale previsto dal Codice degli Appalti e non aveva dimostrato che il ritardo accumulato compromettesse effettivamente la riuscita dell'opera. Nonostante l'illegittimità dell'atto, le richieste risarcitorie dell'impresa sono state respinte per la mancata apposizione di tempestive riserve durante l'esecuzione del contratto.
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Dichiara il falso sui beni: sì alla risoluzione accordo di ristrutturazione
Un debitore ottiene l'approvazione di un piano di ristrutturazione dichiarando di possedere il 95% delle quote di una società, bene essenziale per pagare i creditori. Successivamente, si scopre che la sua titolarità è molto inferiore. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della **risoluzione accordo di ristrutturazione** richiesta dai creditori. Il principio chiave stabilito è che il termine di sei mesi per chiedere l'annullamento decorre non dall'approvazione del piano, ma dal momento della 'scoperta' della falsa dichiarazione. Il ricorso del debitore è stato respinto, poiché basato su una rivalutazione dei fatti, inammissibile in sede di legittimità, e data la sua evidente malafede.
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Invenzioni dei dipendenti: la guida ai diritti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un consorzio per l'inadempimento di accordi legati alle invenzioni dei dipendenti. Il caso riguardava il mancato pagamento di compensi e di un equo premio a un inventore per lo sviluppo di tecnologie industriali. La Corte ha stabilito che l'interpretazione dei contratti deve basarsi non solo sul testo scritto, ma anche sul comportamento delle parti successivo alla firma, convalidando l'uso della consulenza tecnica per verificare l'attuazione dei brevetti.
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Locazione commerciale: stop al ricorso generico
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione di un contratto di locazione commerciale per inadempimento della società conduttrice, rea di non aver corrisposto i canoni dovuti. La ricorrente sosteneva di non aver avuto la disponibilità dell'immobile, ma tale eccezione è stata smentita dalle risultanze processuali e dalle ammissioni della stessa parte nei gradi precedenti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché formulato sulla base di norme abrogate e privo della specifica indicazione di fatti storici decisivi omessi dal giudice di merito.
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Contratto preliminare: esecuzione e risoluzione
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso complesso riguardante un contratto preliminare di compravendita. Le ricorrenti avevano richiesto l'esecuzione specifica dell'obbligo di concludere il contratto, ma la Corte d'Appello aveva rigettato la domanda ritenendo che si fosse formato un giudicato interno sulla risoluzione del contratto stesso. Secondo i giudici di secondo grado, il tribunale di merito aveva implicitamente dichiarato risolto il contratto e tale statuizione, non essendo stata impugnata, impediva il trasferimento della proprietà. La Suprema Corte, ravvisando questioni di particolare rilevanza nomofilattica sulla sorte della risoluzione e sull'interesse all'adempimento, ha disposto il rinvio alla pubblica udienza.
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IMU leasing: chi paga dopo la risoluzione?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il soggetto passivo dell'IMU leasing, in caso di risoluzione del contratto, torna a essere la società locatrice. Tale obbligo sussiste dal momento dello scioglimento del vincolo contrattuale, anche se l'immobile non è stato ancora materialmente riconsegnato dal locatario. La decisione chiarisce che ai fini fiscali rileva il titolo giuridico e non la detenzione materiale. Tuttavia, data l'incertezza normativa pregressa, la Corte ha confermato l'esclusione delle sanzioni amministrative.
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IMU leasing: chi paga dopo la risoluzione?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'IMU leasing grava sull'utilizzatore del bene fino alla sua effettiva riconsegna. La semplice proposizione di una domanda giudiziale di risoluzione per inadempimento non sposta la soggettività passiva in capo alla società proprietaria. Inoltre, la firma a stampa sull'avviso di accertamento è considerata legittima se supportata da un provvedimento dirigenziale autorizzativo, garantendo la validità dell'atto impositivo emesso dal Comune.
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Definizione agevolata: rinvio liti tributarie IMU
Una società di leasing ha impugnato gli avvisi di accertamento IMU relativi a immobili con contratti risolti ma non ancora riconsegnati. Durante il giudizio di legittimità, la ricorrente ha richiesto il rinvio della causa per valutare l'adesione alla definizione agevolata introdotta dalla Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione ha accolto l'istanza, disponendo il rinvio a nuovo ruolo in attesa delle deliberazioni dell'ente locale coinvolto.
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IMU leasing: chi paga dopo la risoluzione?
Una società di leasing ha impugnato un avviso di accertamento relativo all'IMU leasing per un immobile il cui contratto era stato risolto, ma non ancora riconsegnato dall'utilizzatore. La Commissione Tributaria Regionale aveva inizialmente stabilito che la soggettività passiva tornasse in capo alla società di leasing dal momento della risoluzione formale del contratto. Giunta in Cassazione, la società ha richiesto un rinvio della trattazione per valutare l'adesione alla definizione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2023. La Suprema Corte ha accolto l'istanza, rinviando la causa a nuovo ruolo per permettere all'ente locale di deliberare sull'applicazione della sanatoria fiscale.
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IMU leasing risolto: chi paga dopo la risoluzione?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di IMU leasing risolto, la soggettività passiva dell'imposta torna in capo alla società di leasing dal momento della risoluzione del contratto. Non rileva il fatto che l'utilizzatore mantenga la detenzione materiale del bene oltre tale data. Tuttavia, a causa del precedente contrasto giurisprudenziale e dell'incertezza normativa sulla questione, la Corte ha annullato le sanzioni amministrative irrogate al contribuente, confermando solo il debito per l'imposta e gli interessi.
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IMU leasing risolto: chi paga dopo la risoluzione?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di IMU leasing risolto, il soggetto passivo dell'imposta torna a essere il locatore (proprietario) dal momento della risoluzione del contratto. Tale obbligo sussiste anche se l'utilizzatore non ha ancora riconsegnato materialmente l'immobile. La decisione chiarisce che ai fini fiscali rileva il titolo giuridico e non la detenzione materiale. Tuttavia, a causa dei precedenti contrasti giurisprudenziali sul tema, la Corte ha disposto la disapplicazione delle sanzioni per incertezza obiettiva sulla portata della norma.
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IMU leasing risolto: chi paga dopo la risoluzione?
La Corte di Cassazione ha chiarito che in caso di IMU leasing risolto, il locatore riacquista la soggettività passiva dell'imposta immediatamente dopo la risoluzione del contratto. Tale obbligo sussiste anche se l'utilizzatore non ha ancora provveduto alla riconsegna materiale dell'immobile. La decisione sottolinea che ai fini impositivi rileva il titolo giuridico e non la detenzione fisica. Tuttavia, a causa di precedenti contrasti giurisprudenziali, la Corte ha disposto l'annullamento delle sanzioni per incertezza oggettiva.
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Soggetto passivo IMU: chi paga dopo la risoluzione?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il soggetto passivo IMU, in caso di risoluzione di un contratto di locazione o leasing, torna a essere il proprietario (o locatore) dal momento dello scioglimento del vincolo contrattuale. Non rileva, ai fini dell'obbligo tributario, che l'ex conduttore non abbia ancora restituito materialmente l'immobile. La decisione ribadisce che la soggettività passiva è legata all'esistenza di un titolo giuridico che legittima il possesso e non alla mera detenzione di fatto del bene.
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Contratti di investimento: risoluzione singoli ordini
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di due investitori in merito alla gestione di contratti di investimento relativi a obbligazioni argentine. Il cuore della controversia riguarda la possibilità di risolvere i singoli ordini di acquisto per inadempimento degli obblighi informativi della banca, indipendentemente dalla validità del contratto quadro. La Suprema Corte ha stabilito che i singoli ordini hanno natura negoziale autonoma e possono essere risolti se l'inadempimento è di non scarsa importanza. Inoltre, è stato chiarito che la qualifica di operatore qualificato non deriva automaticamente dall'essere dipendenti bancari, ma richiede un accertamento rigoroso sulle funzioni effettivamente svolte dall'investitore.
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Sequestro preventivo e sproporzione tra redditi e beni
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di un immobile finalizzato alla confisca per sproporzione reddituale. Il ricorso, presentato dalla ex moglie dell'indagato come terza interessata, è stato dichiarato inammissibile. La ricorrente non possedeva più la titolarità del bene, avendolo venduto all'ex coniuge prima del provvedimento. Inoltre, i giudici hanno rilevato una netta sperequazione tra il prezzo d'acquisto dell'immobile e i redditi dichiarati dalla coppia, rendendo legittima la misura cautelare applicata.
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Appropriazione indebita: sequestro per auto non resa
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del sequestro preventivo di un'autovettura oggetto di un contratto di noleggio. L'indagato, nonostante il mancato pagamento dei canoni e la conseguente risoluzione del contratto, aveva omesso di restituire il veicolo, continuando a utilizzarlo come proprio. Tale condotta integra il reato di appropriazione indebita, poiché il trattenimento del bene dopo la fine del rapporto contrattuale manifesta la volontà di escludere il legittimo proprietario dal godimento del bene stesso.
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Vendita e appalto: la distinzione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha affrontato una complessa controversia riguardante la fornitura di arredi per un locale commerciale, focalizzandosi sulla distinzione tra vendita e appalto. Il caso nasce dal mancato pagamento di una fornitura, contestata dai committenti per presunti vizi e ritardi. I giudici di merito hanno qualificato il rapporto come vendita, data la prevalenza dei beni forniti rispetto al lavoro di montaggio, rigettando la richiesta di risoluzione per scarsa importanza dei difetti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della società poiché già cancellata dal registro delle imprese al momento del conferimento della procura. Per il ricorrente persona fisica, che aveva agito in nome della società prima della sua costituzione, il ricorso è stato rigettato per difetto di autosufficienza e carenza di legittimazione sui danni spettanti esclusivamente alla società.
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Concordato preventivo: risoluzione per inadempimento
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione di un concordato preventivo liquidatorio per grave inadempimento. Nonostante la società debitrice sostenesse che il termine di cinque anni per l'esecuzione fosse solo indicativo, la Corte ha rilevato che, dopo sei anni, era stato liquidato solo il 10% dell'attivo. Tale situazione ha impedito il pagamento integrale dei creditori privilegiati e qualsiasi riparto per i chirografari. La decisione ribadisce che il concordato preventivo può essere risolto quando viene meno la sua funzione di soddisfare i creditori, indipendentemente dalla scadenza di termini meramente prudenziali.
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