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Risoluzione Del Contratto

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659 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Vendita aliud pro alio: certificato di conformità
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione di un contratto di vendita per un parapetto autoportante, qualificando il caso come 'vendita aliud pro alio'. La decisione si fonda sulla mancanza di un'adeguata certificazione di conformità alla normativa di sicurezza, ritenuta essenziale per la funzione del bene. L'assenza di tale documento ha reso il prodotto radicalmente diverso da quello pattuito e inidoneo al suo scopo, legittimando l'acquirente a richiedere la risoluzione del contratto e la restituzione del prezzo.
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Cessione d’azienda: canna fumaria non a norma
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione di un contratto di cessione d'azienda avente ad oggetto un'attività di ristorazione. La non conformità della canna fumaria è stata ritenuta un inadempimento grave, poiché incide su una qualità essenziale per l'esercizio dell'attività. La responsabilità del venditore sussiste anche se l'acquirente ha effettuato sopralluoghi, in virtù del dovere di buona fede. Le successive modifiche apportate dall'acquirente non eliminano la gravità dell'inadempimento originario.
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Contratto preliminare nullo senza dati immobile
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello, dichiarando nullo un contratto preliminare di compravendita. La causa della nullità risiede nella mancata identificazione specifica dell'immobile, essendo stati indicati solo la via e il numero civico di un edificio con più appartamenti. La Corte ha chiarito che, per la validità del contratto, l'oggetto deve essere determinato o almeno determinabile in modo inequivocabile, cosa non avvenuta nel caso di specie, anche a causa della mancata produzione di una precedente scrittura privata a cui si faceva riferimento.
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Obblighi restitutori: no all’art. 1227 c.c. post risoluzione
La Corte di Cassazione, in un caso relativo a investimenti in obbligazioni argentine, ha stabilito un principio fondamentale sugli obblighi restitutori a seguito della risoluzione di un contratto di intermediazione finanziaria. La Corte ha chiarito che il dovere del creditore di non aggravare il danno (art. 1227 c.c.) non si applica alle pretese di restituzione. Di conseguenza, il rifiuto dell'investitore di aderire a un'offerta pubblica di scambio (OPSV) non può ridurre l'importo che la banca inadempiente è tenuta a restituire. La sentenza conferma invece che l'investitore deve restituire le cedole percepite e che la mala fede della banca non è presunta ma va provata.
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Obblighi informativi intermediario: la Cassazione
Un'ordinanza della Corte di Cassazione analizza gli obblighi informativi dell'intermediario nella vendita di prodotti finanziari rischiosi, come le obbligazioni argentine. La Corte conferma la risoluzione del contratto per inadempimento della banca, ma corregge la decisione d'appello su un punto cruciale: la decorrenza degli interessi sulla somma da restituire all'investitore. Viene stabilito che gli interessi decorrono dalla data della domanda giudiziale e non dall'investimento, salvo prova della mala fede dell'intermediario. Questo principio chiarisce la gestione delle conseguenze restitutorie derivanti dalla violazione degli obblighi informativi.
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Risoluzione contratto somministrazione: non basta
Un condominio ha richiesto la risoluzione contratto somministrazione con il proprio fornitore di energia a causa di ripetuti disservizi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. I giudici hanno stabilito che gli inadempimenti non erano sufficientemente gravi da giustificare la risoluzione, tenendo conto anche della condotta del condominio (pagamenti parziali) e del fatto che una delle interruzioni era imputabile al fornitore 'a monte', escludendo la responsabilità del venditore finale.
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Giudicato esterno: i limiti in cause successive
Un promissario acquirente, dopo una prima causa persa per risoluzione contrattuale, ne avvia una seconda per recesso basata su presunti vizi dell'immobile. La Cassazione conferma le decisioni di merito, stabilendo che il giudicato esterno formatosi sulla prima sentenza preclude il riesame delle stesse questioni di fatto (i vizi), in quanto deducibili già nel primo giudizio, anche se la domanda è formalmente diversa (recesso anziché risoluzione).
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Risoluzione subappalto: recesso o impossibilità?
Una società subappaltatrice ha citato in giudizio il committente per ottenere un indennizzo a seguito dell'interruzione di un contratto. La controversia riguardava la qualificazione della cessazione del rapporto: recesso unilaterale, che dà diritto a un indennizzo, o risoluzione subappalto per impossibilità sopravvenuta, che non lo prevede. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la risoluzione del contratto di appalto principale aveva reso di fatto impossibile la prestazione del subappaltatore, configurando un'ipotesi di impossibilità sopravvenuta (art. 1672 c.c.) e non di recesso (art. 1671 c.c.). Di conseguenza, al subappaltatore spetta solo il pagamento per il lavoro già eseguito, ma non l'indennizzo richiesto.
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Canoni di locazione non percepiti: la tassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che i canoni di locazione non percepiti per immobili ad uso commerciale concorrono a formare il reddito del locatore e vanno tassati. La risoluzione del contratto per inadempimento non ha effetto retroattivo, pertanto l'obbligazione di pagamento dei canoni maturati prima della risoluzione rimane valida ai fini fiscali. La tassazione si basa sul principio di competenza e non di cassa.
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Contratto collegato: risoluzione per impianto non-conforme
Una coppia di consumatori acquista un impianto fotovoltaico con la promessa del "costo zero", grazie a un contratto collegato di finanziamento. L'impianto si rivela meno produttivo del previsto, vanificando il beneficio economico. La Corte d'Appello, in riforma della sentenza di primo grado, accoglie la domanda dei consumatori. Stabilisce che il termine per denunciare il difetto decorre da quando si ha una chiara percezione del problema (almeno un anno di osservazione) e, accertato il grave inadempimento del fornitore, dichiara la risoluzione sia del contratto di fornitura sia del contratto collegato di finanziamento, ordinando la restituzione delle rate pagate.
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Vendita immobile difettoso: quando scatta la risoluzione
La Corte d'Appello di Cagliari ha confermato la risoluzione di un contratto di compravendita per una vendita di immobile difettoso. Gli acquirenti avevano riscontrato gravi vizi, come infiltrazioni e muffa, che rendevano l'appartamento di nuova costruzione inabitabile. La Corte ha stabilito che tali difetti, compromettendo la funzione abitativa del bene, giustificano la risoluzione del contratto ai sensi dell'art. 1490 c.c., senza la necessità di configurare un'ipotesi di 'aliud pro alio'. L'appello della società costruttrice è stato respinto, con condanna alla restituzione delle somme e al pagamento delle spese.
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Canoni non percepiti: quando vanno dichiarati?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 746/2024, ha stabilito che i canoni non percepiti derivanti da locazioni commerciali devono essere comunque dichiarati e tassati fino a quando il contratto non sia formalmente risolto e tale risoluzione registrata. Un accordo privato di risoluzione non registrato non è opponibile all'Amministrazione Finanziaria, poiché la tassazione si basa sulla titolarità del diritto a percepire il canone e non sulla sua effettiva riscossione.
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Eccessiva onerosità sopravvenuta: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di risoluzione contrattuale per eccessiva onerosità sopravvenuta, scaturito dall'interruzione anticipata di un campionato sportivo a causa della pandemia. Una società sportiva aveva ridotto il compenso di un atleta, il quale si era opposto. La Corte d'Appello aveva rideterminato il compenso dovuto, e la Cassazione ha confermato tale decisione, rigettando sia il ricorso principale della società sia quello incidentale dell'atleta. La sentenza chiarisce i poteri del giudice nel riequilibrare le prestazioni contrattuali di fronte a eventi straordinari e imprevedibili, confermando che la risoluzione non ha effetto retroattivo sulle prestazioni già eseguite in contratti di durata.
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Preliminare cessione azienda: contratto risolto
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione di un contratto preliminare di cessione d'azienda a causa della revoca della licenza commerciale. La promittente venditrice è stata ritenuta gravemente inadempiente poiché l'irregolarità dell'immobile, che ha portato alla revoca, ha reso giuridicamente inesistente l'oggetto del contratto. La Corte ha stabilito che la possibilità teorica di trasferire l'attività altrove non esime il venditore dalla responsabilità, confermando il diritto degli acquirenti di sciogliere il vincolo contrattuale e ottenere la restituzione della caparra.
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Risoluzione preliminare di vendita: cosa succede?
Una società acquirente ha richiesto la risoluzione di un contratto preliminare di vendita per un terreno, a seguito del diniego del permesso di costruire da parte del Comune. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che un impedimento temporaneo alla edificabilità, dovuto a incertezze amministrative poi superate, non costituisce un inadempimento grave del venditore tale da giustificare la risoluzione preliminare di vendita. La Corte ha inoltre considerato la condotta di entrambe le parti, sottolineando l'inerzia della stessa società acquirente nel non informarsi sullo stato della pratica.
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Onere contrattuale: obbligo o condizione mista?
La Cassazione chiarisce la natura dell'onere contrattuale in una compravendita immobiliare. Se l'acquirente non avvia l'iter di lottizzazione, è inadempiente. La Corte rigetta il ricorso, qualificando tale dovere come un 'onere' legato a una condizione mista, non soggetto a prescrizione, e confermando la risoluzione del contratto.
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Clausola rischio cambio: no alla motivazione apparente
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello relativa a un contratto di leasing finanziario. La Corte ha riscontrato una 'motivazione apparente' e contraddittoria, poiché i giudici di secondo grado avevano fondato la risoluzione del contratto sulla non 'meritevolezza' della clausola rischio cambio, discostandosi dal tema dell'indeterminatezza analizzato in primo grado e utilizzando argomenti in conflitto con i principi stabiliti dalle Sezioni Unite.
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Inadempimento grave: quando non c’è risoluzione
Un acquirente chiede la risoluzione del contratto per un divano difettoso. La Cassazione nega l'inadempimento grave perché il venditore si è subito attivato in buona fede per la sostituzione, ritenendo il ritardo non sufficiente a giustificare la fine del rapporto contrattuale.
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Risoluzione contratto mutuo: il fallimento è causa
La Corte di Cassazione ha stabilito che la risoluzione contratto mutuo può derivare automaticamente dal fallimento del debitore principale. Se il curatore fallimentare non subentra nel contratto e il creditore si insinua al passivo, il contratto si considera risolto. Di conseguenza, il creditore può legittimamente agire contro i fideiussori per recuperare il credito residuo, poiché il fallimento è stato invocato come causa petendi fin dall'inizio dell'azione monitoria.
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Risoluzione leasing: Cassazione su contratti ante 2017
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due garanti in un caso di risoluzione leasing. La Corte conferma che per i contratti risolti prima della Legge 124/2017, le parti possono definire contrattualmente le conseguenze dello scioglimento, derogando all'art. 1526 c.c. La decisione si allinea ai principi delle Sezioni Unite, sottolineando l'importanza dell'autonomia contrattuale e dei requisiti di specificità del ricorso.
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