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Risoluzione Del Contratto

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659 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Risoluzione contratto appalto: l’onere della prova
La Corte d'Appello ha confermato la risoluzione di un contratto d'appalto per la ristorazione scolastica a causa di gravi inadempimenti. La sentenza ribadisce che, a fronte della contestazione dell'inadempimento da parte della stazione appaltante, spetta all'impresa appaltatrice fornire la prova piena e rigorosa di aver eseguito correttamente la prestazione. In assenza di tale prova, la risoluzione del contratto appalto è da considerarsi legittima.
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Vizi occulti immobile: risoluzione contratto e danni
Un acquirente scopre gravi vizi occulti, tra cui umidità e assenza di abitabilità, in un immobile appena comprato. La Corte d'Appello, riformando la decisione di primo grado, accoglie la sua domanda di risoluzione del contratto. La sentenza stabilisce che la gravità dei difetti, unita alla condotta ingannevole dei venditori che li avevano mascherati, giustifica la restituzione del prezzo d'acquisto e il risarcimento dei danni. La Corte chiarisce che la mera possibilità futura di sanare i vizi non è sufficiente a escludere il diritto alla risoluzione quando il bene è funzionalmente diverso da quello promesso.
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Risoluzione contratto leasing: guida alla sentenza
Un'impresa si oppone alla restituzione di un bene in leasing dopo la risoluzione contratto leasing per mancato pagamento. Il Tribunale respinge l'opposizione, confermando che l'onere di provare il pagamento spetta al debitore e la risoluzione è legittima.
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Risoluzione contratto scaduto: quando è inammissibile
Una società di logistica ottiene un'ingiunzione di pagamento per servizi non saldati. La società cliente si oppone, lamentando gravi inadempimenti e chiedendo in via riconvenzionale la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni. Il Tribunale di Milano dichiara inammissibile la domanda di risoluzione, poiché il contratto era già scaduto per decorso del termine. Accoglie invece la domanda di risarcimento danni e, operando una compensazione, condanna la cliente al pagamento di una somma inferiore a quella inizialmente richiesta.
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Inadempimento contratto di fornitura: no danni se è in corso
Un fornitore di bevande ha citato in giudizio un cliente per inadempimento di un contratto di fornitura, chiedendo un risarcimento danni per il mancato acquisto di una quantità minima di prodotti. Il Tribunale ha respinto la domanda, poiché il contratto era ancora in vigore e il termine per l'adempimento non era ancora scaduto. La richiesta di risarcimento è stata quindi considerata prematura, dato che il cliente aveva ancora tempo per onorare i suoi obblighi contrattuali.
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Vizi della merce: quando il difetto non è grave
Una società acquirente di cavi elettrici contesta la qualità della fornitura a causa di un ritiro anomalo dell'isolante. La Corte d'Appello, confermando la decisione di primo grado, nega la risoluzione del contratto. La sentenza chiarisce che i vizi della merce, se di valore esiguo rispetto alla fornitura totale, non costituiscono un inadempimento grave tale da giustificare lo scioglimento del vincolo contrattuale, valorizzando le conclusioni della Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU).
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Appalto vizi e difformità: conseguenze del vizio
La Corte d'Appello di Venezia analizza un caso di appalto vizi e difformità, stabilendo che la mancata fornitura della marcatura CE e della documentazione tecnica per un'opera (modifica a un semirimorchio) costituisce un grave inadempimento. Tale mancanza rende l'opera inutilizzabile e giustifica la risoluzione del contratto, con la condanna dell'appaltatore alla restituzione del prezzo e al risarcimento del danno per i costi di sostituzione del sistema difettoso. Viene invece respinta la richiesta di manleva verso l'assicurazione, sia per motivi procedurali che di merito, in quanto la polizza non copriva tale rischio e il premio non era stato pagato.
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Recesso per inadempimento: doppio della caparra
Il Tribunale di Torino ha stabilito che la mancata regolarizzazione urbanistica e catastale di un immobile da parte del venditore costituisce un grave inadempimento. Tale mancanza giustifica il recesso per inadempimento da parte dell'acquirente, che ha diritto alla restituzione del doppio della caparra confirmatoria versata, anche se il termine per la stipula non era 'essenziale' nel suo interesse.
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Ritardo pagamento canone: risoluzione del contratto
Una società locatrice ha richiesto la risoluzione di un contratto di locazione per il sistematico ritardo nel pagamento del canone da parte del conduttore. In primo grado, la domanda era stata respinta, attribuendo rilevanza al comportamento collaborativo del conduttore e a una mancanza del locatore. La Corte d'Appello ha riformato la decisione, stabilendo che il ritardo nel pagamento del canone, sebbene per pochi giorni ma reiterato nel tempo, costituisce un inadempimento grave che altera l'equilibrio contrattuale e giustifica la risoluzione del contratto. Le altre richieste economiche del locatore sono state respinte per carenza di prova.
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Risoluzione contratto appalto: quando spetta il compenso?
La Corte di Appello di Roma ha confermato la risoluzione di un contratto di permuta di un terreno contro futuri appartamenti, a causa del grave inadempimento della società costruttrice che non ha completato le opere. La sentenza chiarisce che, in caso di risoluzione contratto appalto per colpa dell'appaltatore, questi non ha diritto al compenso per i lavori parzialmente eseguiti se non dimostra che tali lavori abbiano arrecato un'utilità concreta e reale al committente. È stata inoltre rigettata la domanda di indennizzo per ingiustificato arricchimento.
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Quietanza di pagamento: valore di confessione in atto
Un venditore ha citato in giudizio l'acquirente per la risoluzione di un contratto di compravendita immobiliare, sostenendo di non aver ricevuto il pagamento. Il Tribunale ha respinto la domanda, evidenziando che la quietanza di pagamento inserita nell'atto notarile costituisce una confessione stragiudiziale con piena efficacia probatoria. Poiché il venditore non ha provato errore di fatto o violenza, unici motivi validi per invalidare la confessione, la sua azione è stata giudicata infondata e temeraria, con conseguente condanna al pagamento delle spese legali e di un'ulteriore somma a titolo di sanzione.
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Responsabilità mediatore: quando non c’è obbligo?
Un acquirente ha citato in giudizio un'agenzia immobiliare per la restituzione della provvigione, sostenendo che l'agenzia non avesse comunicato la presenza di ipoteche sull'immobile. Il Tribunale di Brescia ha respinto la domanda, stabilendo che la responsabilità del mediatore immobiliare non include automaticamente l'obbligo di effettuare indagini tecnico-giuridiche come le visure ipotecarie, a meno che non riceva un incarico specifico. La conclusione finale dell'affare da parte dell'acquirente, sebbene a un prezzo inferiore, ha inoltre escluso la gravità dell'inadempimento contestato.
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Cessione d’azienda: risoluzione e risarcimento danni
La Corte d'Appello di Genova ha esaminato un caso di risoluzione di un contratto di cessione d'azienda per mancato pagamento di una rata. La sentenza conferma la risoluzione ma riduce l'importo del risarcimento per la perdita di avviamento, sottolineando le conseguenze della contumacia in primo grado e i criteri per la quantificazione dei danni.
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Obblighi informativi intermediario: la sentenza
La Corte d'Appello di Genova ha parzialmente riformato una sentenza di primo grado, confermando la responsabilità di un intermediario finanziario per la violazione degli obblighi informativi. La decisione ribadisce che l'onere di provare di aver agito correttamente grava sulla banca. Tuttavia, la Corte ha ridotto il risarcimento dovuto ai clienti, poiché questi ultimi, avendo trasferito una parte dei titoli oggetto di causa, non sono stati in grado di dimostrare il danno e il nesso di causalità diretto con l'inadempimento dell'intermediario per quella specifica operazione.
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Inadempimento contratto di appalto: la guida
La Corte d'Appello conferma la risoluzione di un contratto per la fornitura di dispositivi tecnologici a causa del grave inadempimento contratto di appalto da parte del fornitore. La consegna di una minima parte della merce, con notevole ritardo e con difetti funzionali, è stata ritenuta una violazione talmente seria da giustificare la fine del rapporto contrattuale e la condanna al risarcimento del danno, anche se il termine di consegna non era stato definito 'essenziale' in senso stretto. L'appello incidentale del committente per un risarcimento maggiore è stato respinto per carenza di prove specifiche.
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Clausola risolutiva espressa: contratto risolto
Un'impresa committente risolve un contratto di subappalto invocando la clausola risolutiva espressa per la mancata presentazione, da parte del subappaltatore, di una polizza assicurativa conforme. Il Tribunale di Torino conferma la legittimità della risoluzione, sottolineando che la presenza di tale clausola rende irrilevante la valutazione della gravità dell'inadempimento. Di conseguenza, il subappaltatore viene condannato alla restituzione degli acconti ricevuti in eccedenza rispetto al valore dei lavori eseguiti.
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Opposizione decreto ingiuntivo: quando è rigettata
Una società cliente si opponeva a un decreto ingiuntivo per il mancato pagamento di prestazioni professionali, eccependo la nullità del contratto e l'inadempimento del consulente. Il Tribunale ha rigettato l'opposizione, confermando la validità del contratto e la fondatezza del credito. A causa di un pagamento parziale avvenuto durante la causa, il decreto è stato revocato e sostituito da una sentenza di condanna per l'importo residuo, con addebito di tutte le spese legali al cliente.
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Risoluzione contratto locazione per inadempimento
Il Tribunale di Roma ha respinto la richiesta di risoluzione del contratto di locazione avanzata da un locatore per il mancato pagamento di un canone e di una fideiussione decennale. La decisione si fonda sulla valutazione della 'scarsa importanza' dell'inadempimento del conduttore, il quale aveva agito nella convinzione di poter compensare un credito derivante da un distinto preliminare di vendita. Anche la domanda riconvenzionale del conduttore di sospendere i pagamenti è stata respinta, poiché aveva già agito giudizialmente per recuperare lo stesso credito.
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Sfratto per morosità: quando il contratto è risolto
Una società di gestione di un fondo immobiliare ha ottenuto la risoluzione di un contratto di locazione per il mancato pagamento dei canoni da parte degli inquilini. Il Tribunale ha confermato che, nel caso di sfratto per morosità relativo a immobili ad uso abitativo, il ritardo nel pagamento costituisce automaticamente un inadempimento grave, legittimando la risoluzione. Gli inquilini sono stati condannati a saldare i canoni arretrati fino alla data di effettivo rilascio dell'immobile, oltre agli oneri accessori, al netto del deposito cauzionale.
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