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Risoluzione Del Contratto

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659 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

IMU leasing risolto: chi paga se l’immobile non torna?
Una società di leasing ha impugnato un avviso di accertamento IMU emesso da un Comune, relativo a un anno in cui il contratto di locazione finanziaria era stato risolto per inadempimento dell'utilizzatore, il quale non aveva però restituito l'immobile. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che, in caso di IMU leasing risolto, la soggettività passiva dell'imposta torna in capo alla società locatrice dal momento della risoluzione contrattuale, a prescindere dalla materiale riconsegna del bene. La decisione si fonda sul principio che è il vincolo contrattuale, e non la mera detenzione materiale, a determinare chi debba pagare l'imposta.
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Risarcimento lucro cessante: limiti e risoluzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di inadempimento di un contratto preliminare, il risarcimento lucro cessante spettante alla parte adempiente è limitato al periodo precedente la domanda giudiziale di risoluzione. Proponendo tale domanda, la parte rinuncia alla prestazione futura e, di conseguenza, ai guadagni che ne sarebbero derivati. Il caso riguardava una promessa di locazione non mantenuta da una società poi fallita.
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Sentenza ex art. 2932 c.c.: quando si può risolvere?
La Corte di Cassazione interviene sul tema della risoluzione del contratto di compravendita immobiliare perfezionato tramite sentenza ex art. 2932 c.c. La Corte ha stabilito che, se il compratore era a conoscenza dei vizi dell'immobile prima di ottenere la sentenza di trasferimento, non può successivamente chiedere la risoluzione del contratto per quegli stessi vizi. Tali difformità dovevano essere fatte valere nel primo giudizio, ad esempio tramite una richiesta di riduzione del prezzo. La sentenza costitutiva crea un nuovo rapporto giuridico, risolvibile solo per inadempimenti successivi alla sua formazione.
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Obblighi informativi banca: la Cassazione decide
La Cassazione conferma la condanna di un istituto di credito alla restituzione delle somme a un investitore, a causa della violazione degli obblighi informativi banca. Anche se il contratto non è nullo, la grave inadempienza dell'intermediario giustifica la restituzione, qualificabile come risarcimento del danno o effetto della risoluzione del contratto.
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Inadempimento obblighi assistenza: la prova è decisiva
Una donna cede la nuda proprietà di un immobile in cambio di assistenza. Successivamente, lamenta un inadempimento degli obblighi di assistenza e chiede la risoluzione del contratto. I tribunali, inclusa la Corte di Cassazione, respingono la sua richiesta. La decisione si fonda sulle prove testimoniali che hanno smentito l'inadempimento e hanno chiarito che una breve interruzione del servizio era dovuta a una scelta della stessa assistita. La sentenza sottolinea come la prova concreta dei fatti prevalga sulla mera allegazione dell'inadempimento.
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Gravità dell’inadempimento: valutazione del giudice
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva dichiarato la risoluzione di un contratto preliminare di compravendita immobiliare. Il motivo è la mancata esplicita valutazione della gravità dell'inadempimento, un requisito fondamentale secondo l'art. 1455 c.c. La Corte ha stabilito che il giudice non può desumere implicitamente la gravità dall'accoglimento di una domanda, ma deve motivare specificamente perché l'inadempimento non è di scarsa importanza, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Inadempimento contrattuale: riparazione non autorizzata
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione di un contratto di collaborazione per inadempimento contrattuale. Una società ha smontato e riparato un macchinario in violazione delle clausole di esclusiva, che riservavano la produzione e gli interventi tecnici all'altra parte. La Corte ha ribadito che spetta al debitore provare di aver adempiuto correttamente, respingendo il ricorso e condannando la società alle spese.
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Restituzione investimenti: le nuove regole della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4133/2025, affronta il tema della restituzione investimenti a seguito della risoluzione di un contratto per inadempimento dell'intermediario. La Corte stabilisce che, per evitare ingiustificati arricchimenti, la restituzione delle somme e dei frutti (come le cedole) deve essere reciproca e avere decorrenza dal momento dell'originaria esecuzione della prestazione, e non dalla data della domanda giudiziale. Viene così superato il criterio basato sulla buona o mala fede del ricevente, privilegiando un ripristino completo ed equo delle posizioni patrimoniali delle parti.
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Caparra confirmatoria: restituzione e risoluzione
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce i diritti dell'acquirente in caso di inadempimento del venditore in un contratto preliminare immobiliare. Se il contratto viene risolto, la restituzione della caparra confirmatoria versata è sempre dovuta, anche se richiesta dopo l'atto di citazione. La Corte ha stabilito che la richiesta di restituzione non è una domanda nuova e tardiva, ma una conseguenza diretta dello scioglimento del vincolo contrattuale, distinguendola dalla richiesta del doppio della caparra, che è invece incompatibile con l'azione di risoluzione.
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Indennità di occupazione e risoluzione del contratto
Un contratto preliminare di vendita immobiliare viene risolto per inadempimento del venditore. Nonostante ciò, la Cassazione conferma che il promissario acquirente, avendo avuto la disponibilità anticipata del bene, è tenuto a versare un'indennità di occupazione. Questa non è un risarcimento del danno, ma un'obbligazione restitutoria derivante dall'efficacia retroattiva della risoluzione, volta a riequilibrare le posizioni patrimoniali delle parti.
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Prescrizione risoluzione contratto: l’effetto interruttivo
La Corte di Cassazione stabilisce che la domanda giudiziale per l'esecuzione in forma specifica di un contratto preliminare interrompe la prescrizione anche per la successiva domanda di risoluzione. Il caso riguarda una compravendita immobiliare bloccata per irregolarità urbanistiche. La Corte ha confermato la risoluzione del contratto per inadempimento dei promittenti venditori, rigettando la loro eccezione di prescrizione risoluzione contratto, poiché la prima azione legale aveva già interrotto il decorso dei termini.
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Leasing immobiliare risolto: tasse fisse sul bene
La Corte di Cassazione ha stabilito che al trasferimento di un immobile a seguito di un leasing immobiliare risolto per inadempimento dell'utilizzatore si applicano le imposte ipotecaria e catastale in misura fissa, e non proporzionale. Questa regola vale anche se il trasferimento, disposto da una sentenza, è subordinato a una condizione che non si è poi verificata. La Corte ha chiarito che la normativa di riferimento (art. 35, D.L. 223/2006) non costituisce un beneficio fiscale 'una tantum', ma un regime fiscale specifico e proprio per questo tipo di operazioni.
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Risoluzione associazione in partecipazione: la Cassazione
La Cassazione ha confermato la decisione di merito che respingeva la domanda di risoluzione associazione in partecipazione. La Corte ha ritenuto inammissibile la modifica della domanda da risoluzione per inadempimento a quella per impossibilità sopravvenuta, avvenuta oltre i termini processuali. Inoltre, ha escluso il diritto di recesso in un contratto a tempo determinato, ribadendo l'inammissibilità delle censure su accertamenti di fatto.
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Vendita aliud pro alio: onere della prova e risoluzione
Un acquirente compra un'auto usata che si rivela impossibile da immatricolare per gravi difformità (motore e telaio non originali). La Cassazione conferma la risoluzione del contratto per vendita aliud pro alio, stabilendo che il veicolo era totalmente inidoneo all'uso. In questi casi, spetta al venditore, e non all'acquirente, l'onere di provare di aver consegnato un bene conforme. La richiesta di manleva del venditore verso un intermediario è stata respinta.
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Qualità promesse: quando il contratto non si risolve
Un acquirente acquista una cavalla, credendo che appartenga a una specifica razza pregiata come garantito verbalmente. Nonostante la mancanza delle qualità promesse, la Cassazione nega la risoluzione del contratto. La decisione si fonda sulla mancata prova da parte dell'acquirente che quella specifica qualità fosse determinante per l'acquisto, conclusione supportata anche dal prezzo di vendita eccezionalmente basso.
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Aliud pro alio: vendita immobile senza agibilità
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione di un contratto di compravendita immobiliare per la consegna di un bene 'aliud pro alio'. Il caso riguarda un'autorimessa venduta senza certificato di agibilità a causa di difetti insanabili che ne impedivano il rilascio. La Corte ha stabilito che la consegna di un immobile privo dei requisiti essenziali per ottenere l'agibilità integra una grave inadempienza del venditore, giustificando la risoluzione del contratto, anche se l'acquirente era a conoscenza della mancanza del documento al momento dell'acquisto. La semplice promessa di ottenere il certificato non esonera il venditore dalla responsabilità se il bene è intrinsecamente inidoneo all'uso.
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Vendita su campione: guida alla sentenza della Cassazione
Un acquirente di mobili contesta la difformità di una scrivania rispetto al catalogo, chiedendo la risoluzione del contratto. La Cassazione chiarisce che la vendita basata su catalogo fotografico si qualifica come "vendita su tipo di campione" e non come "vendita su campione". Pertanto, la risoluzione è ammessa solo per difformità notevoli, escludendo il diritto di recesso per vizi minimi e confermando la decisione di merito che aveva rigettato la domanda dell'acquirente.
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Imposta registro mandato fiduciario: quando è fissa
La Cassazione stabilisce che la sentenza che dichiara la risoluzione di un mandato fiduciario di tipo germanico e condanna alla restituzione delle somme è soggetta a imposta di registro in misura fissa. Tale pronuncia non determina un trasferimento di ricchezza, ma un mero ripristino della situazione patrimoniale preesistente, poiché la proprietà dei beni non era mai stata trasferita al fiduciario.
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Domanda di recesso: limiti e inammissibilità in appello
La Corte di Cassazione conferma che è inammissibile modificare in appello la domanda di risoluzione del contratto in una domanda di recesso con ritenzione della caparra. La pronuncia chiarisce che la qualificazione giuridica della domanda, operata in una precedente sentenza di cassazione, vincola il giudice del rinvio, precludendo ogni successiva riqualificazione. La controversia, nata da un contratto preliminare immobiliare, si conclude con il rigetto definitivo delle pretese della parte venditrice.
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Certificato di agibilità: ritardo e rischi contrattuali
Una società immobiliare ha acquistato un bene consapevole della mancanza del certificato di agibilità, in attesa di un condono. Dopo un ritardo di 12 anni nel rilascio, ha chiesto la risoluzione del contratto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che non vi è inadempimento del venditore se l'acquirente ha accettato contrattualmente il rischio di un ritardo dovuto a lungaggini burocratiche non imputabili alla parte venditrice.
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