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Riscatto Agrario

41 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Diritto concesso dalla legge a determinate categorie di soggetti (es. confinanti coltivatori diretti) di acquistare un fondo agricolo, sostituendosi all'acquirente, quando il proprietario lo ha venduto senza rispettare il loro diritto di prelazione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Prelazione agraria: fondo venduto e vizio di motivazione
Una coltivatrice diretta e proprietaria di un terreno confinante ha esercitato il riscatto agrario contro la compravendita di un fondo stipulata tra un ente e un terzo acquirente. L'acquirente si qualificava come affittuario per bloccare la prelazione agraria del confinante, ma la proprietaria ne contestava l'effettivo insediamento denunciando la simulazione del contratto di affitto. La Corte di Appello ha respinto la domanda con un mero rinvio alla sentenza di primo grado, senza esaminare le prove e asserendo apoditticamente l'assenza di simulazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della confinante, dichiarando la nullità della sentenza di secondo grado per motivazione meramente apparente.
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Riscatto agrario: scontro sui termini per pagare il prezzo
La vicenda nasce dalla vendita di un terreno agricolo. La proprietaria del fondo confinante ha esercitato il riscatto agrario contro i nuovi acquirenti. Dopo una sentenza favorevole alla confinante passata in giudicato, la parte retraente ha eseguito l'offerta reale del prezzo di vendita e il successivo deposito per perfezionare il trasferimento del bene. L'erede degli acquirenti ha contestato la tempestività del pagamento del prezzo, sostenendo la decadenza dal diritto. La Suprema Corte ha rimesso la causa alla pubblica udienza per stabilire se il termine trimestrale per il versamento decorra dal deposito della sentenza di rigetto o dalla formale comunicazione al difensore.
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Riscatto agrario: notifica tardiva blocca il ricorso
Due proprietari e coltivatori diretti hanno esercitato il riscatto agrario dopo la vendita di un terreno confinante a una società commerciale, lamentando la mancata notifica del preliminare di vendita. I giudici di merito hanno respinto la richiesta per difetto di requisiti colturali e presenza di contratti di affitto. I confinanti hanno impugnato la sentenza d'appello davanti alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile per tardività: la notifica è avvenuta oltre il termine lungo annuale, conteggiando la riduzione della sospensione feriale a trentuno giorni. Il mancato rispetto dei termini perentori ha impedito la disamina del merito, confermando in via definitiva il passaggio di proprietà alla società acquirente e condannando i ricorrenti alle spese di giudizio.
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Riscatto agrario: valido il deposito se il venditore rifiuta
Un agricoltore ottiene giudizialmente il diritto di riscatto agrario su un terreno, condizionato al pagamento del prezzo entro tre mesi dal giudicato. L'acquirente del fondo rifiuta l'offerta formale del denaro tramite ufficiale giudiziario. L'agricoltore versa quindi l'importo presso una banca mediante deposito liberatorio e notifica il verbale, nel quale indica la somma a disposizione. L'acquirente contesta la validità del deposito lamentando la mancata dicitura esplicita di invito al ritiro. La Corte di Cassazione respinge l'opposizione dell'acquirente confermando l'efficacia del riscatto. I giudici precisano che le norme sull'offerta reale impongono la buona fede e vietano formalismi pretestuosi volti a ostacolare l'adempimento del debitore.
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Revocazione sentenza Cassazione e limiti del riscatto agrario
Un Proprietario Confinante ha agito in giudizio per ottenere il riscatto agrario di terreni venduti a una Società Agricola. La Corte d'Appello ha riconosciuto il diritto di riscatto e la Suprema Corte ha successivamente rigettato il ricorso della società. La Società Agricola ha quindi proposto ricorso per Revocazione sentenza Cassazione, sostenendo che la Corte avesse travisato le proprie difese e ignorato le contestazioni svolte. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione. I giudici hanno chiarito che la revocazione è ammessa solo per pure sviste materiali di fatto e mai per criticare la valutazione giuridica o l'interpretazione del materiale probatorio compiuta dai giudici.
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Prelazione agraria: fondo offerto a 96mila euro e venduto a 37mila
Una proprietaria terriera proponeva la vendita di un terreno agricolo al confinante per novantaseimila euro. L'agricoltore rifiutava l'offerta ritenendola eccessiva. Successivamente, la donna alienava l'immobile a terzi acquirenti per soli trentasettemila euro. Venuto a conoscenza del prezzo reale, il confinante agiva in giudizio esercitando il riscatto per far valere la prelazione agraria. Gli acquirenti e la venditrice contestavano i requisiti dell'attore, negando la prova della proprietà confinante e della forza lavoro adeguata. La Corte di Cassazione ha confermato l'accoglimento del riscatto in favore dell'agricoltore confinante: la prova della proprietà ai fini della prelazione non richiede il rigore dell'azione di rivendica e può desumersi dalla mancata specifica contestazione o da presunzioni. I ricorsi dei terzi acquirenti e della venditrice sono stati integralmente respinti.
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Riscatto agrario: vale il prezzo del rogito o quello reale?
Un coltivatore diretto ha esercitato il riscatto agrario per un fondo rustico venduto a una terza persona senza il rispetto della prelazione agraria. Nel rogito notarile il prezzo dichiarato era di 5.500 euro, ma l'acquirente ha preteso il rimborso di 31.950 euro, sostenendo di aver pagato tale cifra reale tramite accordi preliminari. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del coltivatore. I giudici hanno stabilito che chi esercita il riscatto deve rimborsare esclusivamente il prezzo indicato nell'atto pubblico trascritto. L'acquirente non può opporre al riscattante un prezzo effettivo superiore e occultato. L'acquirente potrà rivalersi solo contro il venditore.
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Riscatto agrario: l’Erede perde la causa per mancanza di prove
L'Erede del coltivatore confinante ha agito in giudizio per esercitare il riscatto agrario su un fondo rustico venduto a terzi. La parte ricorrente sosteneva che il congiunto avesse diritto di prelazione sul terreno confinate. Sia il Tribunale sia la Corte d'Appello hanno respinto le doglianze. I giudici hanno rilevato la mancanza di prova circa la sufficiente capacità lavorativa del nucleo familiare rispetto alla superficie totale dei terreni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Erede. I giudici di legittimità hanno ribadito che la valutazione delle prove e la decisione di nominare una Consulenza Tecnica d'Ufficio spettano esclusivamente al giudice di merito. L'Erede perde la causa ed è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Prelazione agraria e prove: la decisione della Cassazione
Un agricoltore ha agito in giudizio per ottenere il riscatto di terreni confinanti venduti a terzi, invocando la prelazione agraria. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno rigettato la domanda per mancanza di prova adeguata sulla reale capacità lavorativa dell'agricoltore e del suo nucleo familiare. L'agricoltore ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la documentazione prodotta non era stata contestata dalle controparti e che i giudici avrebbero dovuto ammettere le testimonianze e la consulenza tecnica richieste. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il principio di non contestazione si applica esclusivamente ai fatti e non ai singoli documenti depositati. Inoltre, le prove richieste dal coltivatore erano generiche e prive del requisito di decisività.
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Riscatto agrario: la Cassazione rigetta la revocazione
Un coltivatore diretto esercitava l'azione di riscatto agrario verso l'acquirente di un terreno confinante. Dopo vari gradi di giudizio, l'acquirente proponeva ricorso per revocazione in Cassazione. L'acquirente sosteneva che la Suprema Corte avesse commesso un errore di percezione nel ritenere non indicata la richiesta di consulenza tecnica d'ufficio. La Corte di Cassazione ha riconosciuto l'errore materiale nella fase rescindente. Tuttavia, nella fase rescissoria, la Corte ha confermato l'inammissibilità del ricorso originario. La scelta del giudice di merito di non concedere la consulenza tecnica rimane infatti insindacabile in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorso per revocazione dell'acquirente è stato rigettato con compensazione delle spese di giudizio.
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Riscatto agrario: l’agricoltrice vince contro l’azienda
Un'agricoltrice, proprietaria di un terreno confinante coltivato con la propria famiglia, ha promosso una causa per ottenere il riscatto agrario di un fondo venduto a un'azienda senza la previa notifica della prelazione. L'azienda acquirente si è difesa opponendo la presenza di un presunto contratto di affitto agricolo e contestando la capacità lavorativa del nucleo familiare dell'agricoltrice. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando il trasferimento della proprietà del terreno all'agricoltrice. I giudici hanno chiarito che l'onere di provare la presenza di un affittuario spetta a chi lo eccepisce e che la forza lavoro familiare può essere dimostrata tramite certificati anagrafici. L'azienda soccombente è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Riscatto agrario: terreni scissi e pagamento al primo acquirente
La controversia nasce dalla violazione del diritto di prelazione su terreni agricoli, trasferiti tramite una finta permuta. Gli aventi diritto ottenevano il riscatto agrario con sentenza definitiva contro la società acquirente originaria. Successivamente, avviavano una causa per ottenere il rilascio dei terreni e la verifica dei confini, coinvolgendo sia la prima acquirente sia la società beneficiaria di una scissione societaria. Le società eccepivano l'errato versamento del prezzo di riscatto e presunte difformità catastali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso delle imprese: il pagamento del prezzo va versato sempre al compratore originario, poiché il retraente subentra retroattivamente nella sua posizione contrattuale, mentre il terzo cessionario dovrà rivalersi sul proprio dante causa.
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Prelazione agraria: quando la donazione vince sul riscatto
Due coltivatori diretti confinanti hanno impugnato una donazione di un terreno agricolo, sostenendo che l'atto nascondesse in realtà una compravendita finalizzata ad aggirare il loro diritto di prelazione agraria. I confinanti chiedevano quindi il riscatto del fondo. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno rigettato la domanda per mancanza di prove sufficienti della simulazione. La Corte di Cassazione ha confermato queste decisioni, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che la valutazione delle prove e della credibilità dei testimoni spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, a meno di evidenti vizi logici qui non sussistenti. Di conseguenza, i ricorrenti hanno perso la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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Riscatto agrario: il confinante vince contro l’acquirente
Un coltivatore confinante ha esercitato il diritto di riscatto agrario su un fondo rustico venduto a un terzo acquirente. Il Tribunale ha inizialmente respinto la domanda per mancata prova dei requisiti dimensionali del fondo. La Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, accertando la sussistenza di tutti i requisiti di legge, inclusa la mancata vendita di terreni nel biennio precedente, provata tramite testimoni. L'acquirente ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando vizi procedurali e una scorretta valutazione delle prove. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione d'appello. La Suprema Corte ha chiarito che la prova della mancata vendita di terreni può essere fornita anche tramite testimoni e che il giudice d'appello non è incorso in ultrapetizione. Vince il coltivatore confinante, che ottiene la proprietà del terreno pagando il prezzo stabilito.
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Riscatto agrario: la notifica nulla cancella il diritto
I Coltivatori Diretti hanno cercato di esercitare il riscatto agrario su un terreno venduto dall'Ente Proprietario all'Acquirente senza previa notifica della prelazione. Tuttavia, la notifica dell'atto di citazione originario era nulla. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei coltivatori, confermando la decadenza dal diritto. Poiché la dichiarazione di riscatto agrario è un atto unilaterale recettizio, essa deve giungere a conoscenza del destinatario entro il termine perentorio di un anno dalla trascrizione della vendita. La nullità della notifica impedisce la produzione di questo effetto sostanziale, e la successiva riassunzione del giudizio non può sanare retroattivamente la decadenza ormai maturata. I Coltivatori Diretti perdono definitivamente la causa e devono pagare le spese processuali.
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Prelazione agraria: il prezzo simulato premia il confinante
Un proprietario vende alcuni terreni agricoli a terzi acquirenti dichiarando nell'atto pubblico un prezzo di 3.150 euro, a fronte di un prezzo reale di 21.170 euro concordato privatamente. I fratelli del venditore, coltivatori diretti e proprietari dei fondi confinanti, non ricevono alcuna notifica della vendita. Essi agiscono in giudizio per esercitare il riscatto agrario tramite la prelazione agraria. La Corte di Cassazione conferma il diritto dei confinanti di riscattare i terreni al prezzo apparente indicato nel contratto pubblico di 3.150 euro. La simulazione del prezzo non è infatti opponibile ai terzi che esercitano la prelazione. Il ricorso degli acquirenti viene rigettato, confermando il loro obbligo di cedere il terreno e di rivalersi sul venditore per la differenza di prezzo pagata in nero.
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Prelazione agraria: l’ex polveriera militare resta al privato
Un coltivatore diretto confinante ha cercato di esercitare il riscatto agrario su un ex sito militare (polveriera) acquistato da un privato tramite asta pubblica. La Corte d'Appello aveva dato ragione al confinante, ritenendo che il terreno potesse recuperare la sua destinazione agricola tramite futuri lavori di bonifica. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'acquirente, stabilendo che la prelazione agraria non può applicarsi a terreni che hanno perso irreversibilmente la loro attitudine alla coltivazione al momento della vendita. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione della vocazione agricola deve basarsi sullo stato di fatto attuale e non su ipotetici progetti futuri di trasformazione o demolizione di edifici non strumentali all'agricoltura.
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Prelazione agraria: il riscatto fallisce senza prove certe
Un coltivatore e sua madre chiedevano il riscatto di un terreno agricolo venduto a terzi, sostenendo che il fondo fosse stato frazionato in modo fraudolento per escludere il loro diritto di prelazione agraria. Il Tribunale e la Corte d'Appello rigettavano la domanda per mancanza di prove sui requisiti necessari, rilevando anche che un precedente giudizio aveva escluso l'esistenza di un contratto di affitto sul fondo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione d'appello, rigettando il ricorso del coltivatore. La Suprema Corte ha chiarito che, senza la prova rigorosa dei requisiti soggettivi e oggettivi previsti dalla legge, non è possibile esercitare il riscatto, e che l'esclusione di tali requisiti assorbe e rende irrilevanti le altre questioni sul prezzo o sul frazionamento del terreno.
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Riscatto agrario: la Cassazione fissa i limiti dei confini
I proprietari confinanti hanno esercitato il riscatto agrario sull'intero compendio di terreni venduto a un terzo acquirente. Quest'ultimo sosteneva di essere l'affittuario coltivatore diretto del fondo, ma i giudici hanno escluso tale qualifica a causa del suo deficit di ore lavorative, considerando anche l'attività di vinificazione. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'acquirente limitatamente all'estensione del riscatto. La Corte ha stabilito che il riscatto agrario non può estendersi automaticamente a tutti i terreni venduti in blocco se questi non costituiscono un'unica unità poderale e se sono separati da strade o vie poderali che interrompono la contiguità fisica con il fondo dei confinanti. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Riscatto agrario: i confinanti battono il terzo acquirente
Alcuni coltivatori diretti confinanti hanno esercitato il riscatto agrario su terreni acquistati da un terzo acquirente. L'acquirente si è opposto, sostenendo che i fondi facessero parte di un unico compendio aziendale inscindibile e chiedendo, in subordine, la risoluzione del contratto per evizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'acquirente, confermando il diritto di riscatto dei confinanti. I giudici hanno chiarito che i terreni non erano contigui, avevano destinazioni colturali diverse ed erano stati acquistati con atti separati, escludendo l'esistenza di un'unità aziendale indivisibile. Inoltre, la Corte ha stabilito che il giudice può discostarsi dalla consulenza tecnica d'ufficio se fornisce una motivazione logica e dettagliata basata sulle prove raccolte.
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