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Riproposizione

20 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'atto con cui una parte, in appello, chiede al giudice di riesaminare domande o eccezioni che non sono state accolte o esaminate dal giudice di primo grado, senza bisogno di un formale appello incidentale in certi casi.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Contratto di mutuo: quando il prestito verbale diventa vincolante
La controversia nasce dalla richiesta del Mutuante di ottenere la restituzione di 15.000 euro dal Mutuatario, sostenendo l'esistenza di un contratto di mutuo. Sebbene il Tribunale avesse rigettato la domanda per mancanza di prove scritte, la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione accogliendo le testimonianze che confermavano il prestito e l'obbligo di restituzione. Il Mutuatario ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'inammissibilità della prova testimoniale oltre i limiti di valore e un errore nell'intestazione della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso: l'errore nell'intestazione era un mero refuso e le contestazioni sulle prove testimoniali andavano sollevate con appello incidentale, non con semplice riproposizione. Il Mutuatario perde definitivamente la causa e deve restituire la somma oltre a pagare le spese legali.
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Riproposizione delle eccezioni assorbite: basta la memoria
Una società vince in primo grado contro una cartella esattoriale per IVA e IRAP. Il giudice accoglie il ricorso principale, lasciando assorbite altre eccezioni sollevate dalla contribuente. L'Agenzia delle Entrate propone appello. La Commissione Tributaria Regionale accoglie l'appello del Fisco, ritenendo che la società avrebbe dovuto proporre un appello incidentale per far valere le eccezioni assorbite, considerandole altrimenti rinunciate. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società, stabilendo che per la riproposizione delle eccezioni assorbite la parte interamente vittoriosa in primo grado non deve proporre appello incidentale, essendo sufficiente richiamarle chiaramente nelle proprie difese. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Appello incidentale: quando è obbligatorio
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una lavoratrice sanitaria che contestava l'illegittimità di ripetuti contratti a termine. Sebbene il tribunale avesse accertato l'illegittimità dei contratti, aveva rigettato la domanda di conversione del rapporto. In secondo grado, la Corte d'Appello aveva ribaltato il giudizio sulla legittimità dei termini contrattuali. Tuttavia, la Suprema Corte ha annullato tale decisione, rilevando che l'ente pubblico avrebbe dovuto proporre un appello incidentale per contestare la dichiarata illegittimità dei contratti, non essendo sufficiente la semplice riproposizione dell'eccezione. In assenza di tale impugnazione, si era formato il giudicato interno sulla questione.
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Appello incidentale e contratti a termine: la guida
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una lavoratrice del settore sanitario che contestava l'illegittimità di una serie di contratti a termine. Sebbene il Tribunale avesse accertato l'illegittimità dei termini apposti, aveva respinto la domanda di conversione del rapporto. In secondo grado, la Corte d'Appello aveva ribaltato il giudizio sulla legittimità dei contratti, ritenendoli validi. Tuttavia, la Cassazione ha annullato tale decisione poiché l'azienda sanitaria non aveva proposto un formale appello incidentale per contestare la statuizione di illegittimità del primo giudice, limitandosi a una semplice riproposizione delle difese. Tale omissione ha determinato la formazione del giudicato interno sulla questione.
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Appello incidentale e giudicato interno nel lavoro
Una lavoratrice ha contestato la legittimità di contratti a termine reiterati presso un'azienda sanitaria. Il Tribunale ha dichiarato illegittimi i termini ma ha rigettato le domande di conversione e risarcimento. In appello, la Corte territoriale ha riformato la decisione sulla legittimità dei termini senza che l'azienda avesse proposto un appello incidentale. La Cassazione ha annullato la sentenza, stabilendo che in presenza di una decisione esplicita di rigetto di un'eccezione, la parte vittoriosa nel merito deve proporre appello incidentale per contestare tale punto, non bastando la semplice riproposizione. Di conseguenza, si era formato il giudicato interno sull'illegittimità dei contratti.
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Riproposizione domande in appello: le regole
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un ricorso riguardante la responsabilità degli amministratori di una società. Il punto centrale della controversia riguarda la mancata riproposizione domande in appello in modo espresso. Sebbene i ricorrenti avessero contestato la decisione di primo grado sul difetto di interesse ad agire, non avevano formulato nuovamente la richiesta di condanna al risarcimento, portando così alla perdita del diritto di veder esaminato il merito della causa.
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Appello incidentale: quando è obbligatorio?
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce la differenza tra riproposizione delle domande e appello incidentale. Se una domanda è stata espressamente respinta in primo grado, la parte parzialmente soccombente deve proporre un appello incidentale per evitare la formazione del giudicato. La semplice riproposizione, prevista dall'art. 346 c.p.c., è ammessa solo per le domande assorbite o non esaminate, non per quelle rigettate nel merito. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del Fallimento che non aveva seguito questa procedura.
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Obbligo di motivazione: Cassazione annulla decisione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza della Corte di Appello che aveva dichiarato inammissibile un'istanza ritenendola una semplice riproposizione di una precedente. La Suprema Corte ha sancito la violazione dell'obbligo di motivazione, poiché il giudice di merito non aveva fornito alcuna spiegazione concreta sulle ragioni per cui le due istanze fossero identiche, limitandosi a un'affermazione generica. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Sanzioni Banca d’Italia: il rito processuale
Un ex-manager di un istituto di credito ha impugnato una sanzione di 135.000 euro irrogata dalla Banca d'Italia per violazioni in materia di rischi finanziari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, fornendo importanti chiarimenti. Ha stabilito che ai giudizi di opposizione riproposti dopo una declaratoria di incompetenza si applicano le nuove norme processuali. Ha inoltre confermato che le responsabilità e i doveri di vigilanza si estendono oltre gli amministratori, includendo figure apicali come i membri del comitato direttivo. Infine, ha escluso l'applicazione del principio del 'favor rei' per le sanzioni Banca d'Italia di natura amministrativa.
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Ricorso inammissibile: Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per resistenza a pubblico ufficiale. La decisione si fonda sulla genericità del motivo, considerato una mera riproposizione delle argomentazioni d'appello, e sulla manifesta infondatezza in fatto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria, evidenziando come un ricorso inammissibile comporti conseguenze economiche e renda definitiva la condanna.
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Riproposizione questioni assorbite: termini perentori
Un'associazione sportiva perde in Cassazione perché, dopo aver vinto in primo grado, non ha riproposto le sue difese 'assorbite' entro il termine di 60 giorni in appello. La Suprema Corte stabilisce che nel rito tributario, la riproposizione questioni assorbite deve avvenire tempestivamente nell'atto di costituzione, a pena di decadenza, a differenza del rito civile.
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Sanzioni bancarie: irretroattività e giusto processo
Un consigliere di amministrazione di un primario istituto di credito ha impugnato una sanzione pecuniaria inflitta dall'Autorità di Vigilanza Bancaria per violazioni in materia di politiche di remunerazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le sanzioni bancarie e chiarendo importanti principi. In particolare, ha stabilito che la "riproposizione" del giudizio non ne determina l'inizio ex novo, impedendo l'applicazione di nuove norme procedurali. Ha inoltre escluso l'applicazione del principio della legge più favorevole (favor rei) a illeciti amministrativi commessi prima dell'entrata in vigore della nuova normativa.
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Amministratore senza deleghe: doveri e responsabilità
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione irrogata da un'autorità di vigilanza a un amministratore privo di deleghe operative di un istituto di credito. La sentenza stabilisce che il ruolo di amministratore senza deleghe non è passivo: egli ha il dovere di informarsi attivamente e di richiedere chiarimenti, specialmente di fronte a operazioni strategiche o a informative eccessivamente sintetiche da parte degli organi esecutivi. La Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso, inclusi quelli procedurali e quelli relativi all'applicazione di norme sanzionatorie più favorevoli.
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Ricorso inammissibile: quando è mera riproposizione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20296/2024, ha dichiarato un ricorso inammissibile in quanto mera riproposizione di una precedente istanza già respinta. La decisione si fonda sulla preclusione processuale prevista dall'art. 666, comma 2, c.p.p., che impedisce di riesaminare questioni già decise in fase esecutiva, a meno che non vengano addotti fatti o questioni nuove.
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Omessa pronuncia: Cassazione annulla sentenza d’appello
A seguito di accertamenti fiscali, un consorzio veniva accusato di aver creato un sistema fraudolento con società cooperative fittizie. Assolto in primo grado, il consorzio vedeva la decisione ribaltata in appello. La Corte di Cassazione ha però annullato la sentenza d'appello per omessa pronuncia, in quanto il giudice di secondo grado aveva ignorato, ritenendoli genericamente "assorbiti", specifici motivi di difesa riproposti dal consorzio. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice d'appello deve esaminare nel merito tutte le questioni devolute, non potendole liquidare senza adeguata motivazione.
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Appello incidentale: quando è obbligatorio proporlo
Una società in liquidazione ha agito contro un istituto di credito per contestare un pagamento derivante da una polizza. Il Tribunale ha rigettato la sua domanda principale ma accolto quella subordinata. In appello, la società si è limitata a riproporre la domanda principale senza un appello incidentale. La Cassazione ha chiarito che per le domande esaminate e respinte in primo grado è necessario un appello incidentale, non bastando la mera riproposizione, pena la formazione del giudicato interno sulla questione.
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Prescrizione crediti: riserva di agire non basta
Un lavoratore ha citato in giudizio la sua ex azienda per differenze retributive, ma la sua richiesta è stata respinta in appello per intervenuta prescrizione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che, in tema di prescrizione crediti, una generica "riserva di agire" contenuta in un altro atto giudiziario non è sufficiente a interrompere il decorso del termine quinquennale. È necessaria una chiara e inequivocabile richiesta di pagamento.
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Riproposizione domande assorbite: la guida completa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 2670/2025, chiarisce le modalità per la riproposizione domande assorbite in appello. Dei risparmiatori, vittoriosi in primo grado, si erano visti riformare la sentenza in appello perché la Corte territoriale aveva ritenuto rinunciate le loro domande ulteriori, definite "assorbite". La Suprema Corte ha cassato la decisione, stabilendo che per evitare la presunzione di rinuncia non è necessaria una ritrascrizione pedissequa degli atti, ma è sufficiente una manifestazione di volontà chiara e inequivocabile di voler sottoporre tali questioni al giudice del gravame, desumibile dall'intero contesto difensivo.
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Eccezione non esaminata: come riproporla in appello
Un gruppo di professionisti del settore sanitario ha citato in giudizio la propria azienda ospedaliera per differenze retributive. L'azienda ha sollevato un'eccezione di prescrizione, ma il tribunale di primo grado ha rigettato la domanda nel merito senza analizzare tale eccezione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito che un'eccezione non esaminata dal primo giudice può essere validamente riproposta in appello anche tramite un atto (come un appello incidentale) che sia proceduralmente nullo per altri motivi, purché depositato nei termini. La Corte ha quindi respinto il ricorso dei lavoratori.
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Eccezione di prescrizione: omessa pronuncia e rinvio
Due cittadini hanno citato in giudizio un Comune per ottenere il risarcimento dei danni derivanti da un'espropriazione basata su decreti ritenuti inefficaci. Dopo una lunga battaglia legale, la Corte d'Appello ha riconosciuto il loro diritto al risarcimento. Il Comune ha però presentato ricorso alla Corte di Cassazione, lamentando, tra le altre cose, che i giudici d'appello non si fossero pronunciati sulla sua eccezione di prescrizione. La Corte Suprema ha ritenuto decisiva questa omissione, ha annullato la sentenza e ha rinviato il caso a un'altra sezione della Corte d'Appello, che dovrà obbligatoriamente esaminare la questione della prescrizione.
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