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Rinvio Con Cassazione

10 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Decisione con cui la Corte di Cassazione annulla la sentenza impugnata e rimanda la causa a un altro giudice affinché decida nuovamente applicando il principio corretto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Sanzioni tributarie per omesso versamento: crisi e riduzione
Un'azienda produttrice di bevande alcoliche non ha versato le accise dovute all'Erario a causa di una grave carenza di liquidità finanziaria. L'Agenzia delle Dogane ha applicato le sanzioni tributarie per omesso versamento. La società ha contestato la punibilità invocando la forza maggiore dovuta alla crisi e la manifesta sproporzione delle sanzioni applicate. La Corte di Cassazione ha confermato che la mancanza di liquidità rientra nel normale rischio d'impresa e non scusa il mancato pagamento. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che anche per le sanzioni fisse o proporzionali il giudice deve valutare l'eventuale riduzione fino alla metà se sussistono circostanze eccezionali di sproporzione.
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Anzianità di servizio precariato: vittoria per i dipendenti
Un dipendente pubblico assunto a tempo indeterminato presso un ente di ricerca ha richiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio precariato svolta tramite contratti a termine prima del luglio 2001, con i relativi aumenti retributivi. L'ente pubblico aveva negato il beneficio sostenendo l'irretroattività della normativa europea sulla tutela del lavoro a termine. La Corte di Cassazione ha accolto pienamente il ricorso del lavoratore. I giudici hanno stabilito che il principio di non discriminazione impone di valorizzare il servizio a tempo determinato pregresso per calcolare gli scatti stipendiali e le progressioni successive, anche se i contratti a termine sono stati eseguiti prima dell'entrata in vigore della direttiva europea.
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Contratto a tempo determinato: stop all’abuso della ASL
Un'infermiera ha lavorato per anni presso un'Azienda Sanitaria Locale tramite ripetuti rinnovi di un contratto a tempo determinato. L'ente pubblico giustificava la precarietà con il blocco delle assunzioni e i vincoli di bilancio regionali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della lavoratrice, stabilendo che le esigenze permanenti di personale non possono essere soddisfatte abusando dello strumento a termine. Le restrizioni finanziarie e il blocco del turn over non costituiscono ragioni obiettive valide per evitare assunzioni stabili. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza d'appello favorevole all'azienda, rinviando la causa per una nuova decisione sul risarcimento del danno.
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Stabilizzazione del personale precario: quando cancella il risarcimento
Un gruppo di docenti e personale ATA ha fatto causa al Ministero dell'Istruzione chiedendo il risarcimento per l'illegittima reiterazione di contratti a termine. La Corte d'Appello ha negato il risarcimento, ritenendo che la stabilizzazione del personale precario ottenuta dai lavoratori avesse già sanato l'abuso. La Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso dei lavoratori: per quattro docenti, erroneamente considerate stabilizzate dai giudici d'appello, la sentenza è stata cassata con rinvio per valutare il risarcimento. Per i dipendenti effettivamente immessi in ruolo, invece, la Corte ha confermato che l'assunzione a tempo indeterminato costituisce una misura riparatoria sufficiente a escludere ulteriori risarcimenti automatici, salvo la prova rigorosa di un danno ulteriore da parte del lavoratore.
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Parità di trattamento retributivo: precari battono l’ente
Un gruppo di dirigenti assunti a tempo determinato da un ente pubblico regionale ha richiesto il riconoscimento dello stesso stipendio percepito dai colleghi di ruolo. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, ritenendo che i lavoratori dovessero dimostrare la somiglianza delle mansioni e giustificando la disparità con l'assunzione per chiamata diretta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei lavoratori, stabilendo che spetta al datore di lavoro dimostrare le ragioni oggettive di una disparità di stipendio tra personale a termine e di ruolo con lo stesso inquadramento. La sentenza ribadisce il principio della parità di trattamento retributivo, annullando la decisione precedente e disponendo un nuovo giudizio.
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Ticket restaurant: niente buono pasto per i giorni di ferie
Un'azienda ha impugnato la decisione che la condannava a pagare i ticket restaurant ai dipendenti anche per i giorni di assenza equiparati al lavoro effettivo (come le ferie). La Corte d'Appello aveva dato ragione ai lavoratori basandosi solo sul testo letterale dell'accordo aziendale del 2015. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'azienda. I giudici hanno chiarito che l'interpretazione di un accordo sindacale non può limitarsi alle singole parole, ma deve considerare la comune intenzione delle parti, il loro comportamento successivo e il collegamento con i precedenti accordi. Nel caso specifico, la volontà collettiva era quella di sostituire la vecchia indennità con il ticket restaurant solo per i giorni di effettiva presenza lavorativa superiore alle quattro ore. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio.
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Responsabilità della banca per fatto del dipendente: dolo o cura
Tre eredi hanno citato in giudizio una banca e un suo ex dipendente per ottenere il risarcimento dei danni causati da investimenti illeciti e prelievi non autorizzati sui conti dei genitori defunti. Il dipendente era già stato condannato in sede penale. La Corte d'Appello aveva escluso la responsabilità della banca per fatto del dipendente, ritenendo che l'impiegato operasse nel settore estero e che i contatti fossero personali. La Cassazione ha invece accolto il ricorso degli eredi. I giudici hanno chiarito che per applicare la responsabilità della banca basta che le mansioni del dipendente abbiano agevolato o reso possibile la truffa (nesso di occasionalità necessaria). La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame dei fatti.
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Mancata comunicazione dell’udienza: nullo il verdetto sul debito
Il Contribuente ha impugnato un pignoramento di crediti avviato dall'Agente della Riscossione per un debito erariale. Nei gradi di merito, la Commissione Tributaria Regionale ha deciso la causa in pubblica udienza senza che al Contribuente fosse stato notificato l'avviso di fissazione dell'udienza, a causa di un errore telematico (notifica rifiutata dal sistema). La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente, stabilendo che la mancata comunicazione dell'udienza viola il diritto di difesa e il principio del contraddittorio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la nullità della sentenza d'appello e ha rinviato la causa alla Commissione Tributaria Regionale in diversa composizione per un nuovo giudizio.
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Ferie e ticket restaurant: la Cassazione dà ragione all’azienda
Un gruppo di dipendenti di una società concessionaria autostradale ha richiesto il pagamento del ticket restaurant anche per i giorni di ferie, festività e malattia. I lavoratori si basavano sul contratto collettivo nazionale, che equiparava tali assenze al servizio effettivo per l'indennità di mensa. La Corte d'Appello aveva dato loro ragione. La Corte di Cassazione, invece, ha accolto il ricorso dell'azienda. I giudici hanno stabilito che l'accordo aziendale sostitutivo deve essere interpretato valutando la reale intenzione delle parti e il loro comportamento complessivo, non limitandosi a una lettura isolata delle parole. Poiché gli accordi aziendali successivi e la prassi escludevano il ticket restaurant per i giorni di assenza, la Cassazione ha annullato la decisione precedente, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Rimborso IRAP sui dividendi: la Cassazione batte il Fisco
Una Compagnia di Assicurazione ha richiesto il rimborso IRAP sui dividendi percepiti nel 2014, sostenendo che la tassazione del 50% di tali utili violasse la Direttiva Madre-Figlia dell'Unione Europea, la quale vieta prelievi fiscali superiori al 5%. I giudici di secondo grado avevano rigettato la domanda con una motivazione sbrigativa, affermando che la direttiva non si applicasse all'IRAP. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, dichiarando nulla la sentenza per motivazione apparente. La Suprema Corte ha evidenziato che, secondo la recente giurisprudenza europea, la Direttiva vieta qualsiasi imposta nazionale, inclusa l'IRAP, che superi la soglia del 5% sui dividendi distribuiti da società figlie europee. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame della vicenda.
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