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Rinuncia All'Impugnazione

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359 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rinuncia all’impugnazione: stop al ricorso ma scatta la condanna
Il caso riguarda un soggetto che aveva presentato ricorso in Cassazione contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Napoli, il quale aveva negato la detenzione domiciliare. Successivamente, il ricorrente ha presentato una formale dichiarazione di rinuncia all'impugnazione. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa scelta, che costituisce l'esercizio di un diritto potestativo e determina l'immediata estinzione del processo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato l'interessato al pagamento delle spese del procedimento e di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro a favore della Cassa delle ammende. La decisione originaria del Tribunale di Sorveglianza diventa così definitiva.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il dietrofront costa caro
Il caso riguarda un cittadino che, tramite il proprio difensore munito di procura speciale, aveva proposto ricorso contro un provvedimento del Tribunale di Sorveglianza. Successivamente, lo stesso difensore ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione senza fornire motivazioni legate a una sopravvenuta carenza di interesse. La Corte di Cassazione ha preso atto della rinuncia, dichiarando il ricorso inammissibile. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una sanzione pecuniaria di 500 euro in favore della Cassa delle ammende, poiché la rinuncia non motivata non esime dalla responsabilità per le spese processuali sostenute dallo Stato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il dietrofront costa caro
Un detenuto ha proposto ricorso contro il provvedimento che prorogava i termini della sua custodia cautelare in carcere. Successivamente, prima dell udienza, il ricorrente ha presentato una formale dichiarazione di rinuncia, sottoscritta anche dal proprio avvocato difensore. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa decisione e ha dichiarato l inammissibilita del ricorso. Di conseguenza, il ricorrente e stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro a favore della Cassa delle ammende. La sentenza evidenzia come la rinuncia al ricorso per cassazione comporti l arresto del procedimento e l applicazione delle spese a carico della parte rinunciante.
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Rinuncia al ricorso per Cassazione: il dietrofront costa caro
Il Tribunale applica all'Imputato la pena concordata di due anni di reclusione e seimila euro di multa per reati in materia di stupefacenti. L'Imputato propone ricorso, ma successivamente presenta formale dichiarazione di rinuncia. La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso a causa della sopravvenuta rinuncia al ricorso per Cassazione. Di conseguenza, la Corte condanna l'Imputato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di mille euro alla Cassa delle Ammende, rendendo la condanna definitiva.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: processo chiuso ma con multa
L'Imputato era stato condannato in appello alla pena di sei mesi di arresto e mille euro di ammenda per il porto abusivo di armi o oggetti atti ad offendere. Il difensore dell'imputato ha proposto ricorso, ma successivamente ha presentato una formale rinuncia all'impugnazione munito di procura speciale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proprio a causa della rinuncia al ricorso per cassazione. Di conseguenza, i giudici hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di cinquecento euro in favore della Cassa delle ammende, non ravvisando una assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: confermate le spese legali
Il caso nasce da un tragico incidente stradale. Il Giudice dell'udienza preliminare applica all'imputato la pena concordata per omicidio stradale, condannando lui e la Compagnia Assicuratrice, in qualità di responsabile civile, a pagare le spese legali delle parti civili. La Compagnia Assicuratrice propone inizialmente ricorso contestando tale condanna in solido. Successivamente, la stessa società presenta una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione, preso atto della rinuncia, dichiara il ricorso inammissibile. Di conseguenza, la decisione precedente diventa definitiva e non vengono applicate ulteriori spese di giustizia per questa fase del giudizio, seguendo i consolidati orientamenti della giurisprudenza di legittimità.
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Rinuncia all’impugnazione: niente spese se la misura decade
I titolari di alcune ditte, indagati per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, impugnavano il provvedimento di controllo giudiziario delle loro aziende. Successivamente, la misura cautelare veniva revocata e il pubblico ministero chiedeva l'archiviazione del caso. Per questo motivo, i difensori presentavano formale rinuncia all'impugnazione per sopravvenuta carenza di interesse. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso a causa della rinuncia. I giudici hanno stabilito che, in caso di rinuncia all'impugnazione in materia di misure cautelari, non si applica la condanna alle spese processuali o alla sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende, poiché non è configurabile una soccombenza, nemmeno virtuale, dei ricorrenti.
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Rinuncia all’impugnazione: fare un passo indietro costa caro
Due imputati, condannati in appello per tentato furto, presentano ricorso in Cassazione. Successivamente, tramite i propri difensori muniti di procura speciale, depositano formale atto di rinuncia. La Suprema Corte dichiara inammissibili i ricorsi proprio a causa della sopravvenuta rinuncia all'impugnazione. Questo atto costituisce una dichiarazione irrevocabile e formale che impedisce ai giudici di esaminare il caso nel merito. Di conseguenza, la Corte condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro in favore della cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il dietrofront costa caro
Il caso riguarda un uomo condannato per reati in materia di stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale. Dopo aver presentato ricorso, l'imputato ha depositato una formale rinuncia all'impugnazione, regolarmente firmata e autenticata dal proprio difensore. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa scelta, dichiarando l'inammissibilità del ricorso. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende. La decisione conferma che la rinuncia al ricorso per cassazione estingue il giudizio ma comporta comunque l'obbligo di pagare le spese processuali e la sanzione pecuniaria.
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Rinuncia all’impugnazione: condanna definitiva e multa
L'Imputato, condannato in appello per reati legati agli stupefacenti, propone ricorso per cassazione tramite il difensore. Successivamente presenta formale rinuncia all'impugnazione. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso a causa della rinuncia e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Carenza di interesse: rinunciare al ricorso non evita la multa
Un cittadino ha proposto ricorso per cassazione contro il sequestro di alcuni beni. Tuttavia, ha presentato il ricorso a proprio nome e non come legale rappresentante della società proprietaria dei beni, determinando un'originaria carenza di interesse. Successivamente, il ricorrente ha depositato una rinuncia formale al ricorso, chiedendo di non essere condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'esenzione dalle spese spetta solo in caso di sopravvenuta carenza di interesse, non quando il difetto sia originario. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Ricettazione di merce contraffatta: la rinuncia costa mille euro
Il caso riguarda un venditore ambulante condannato per il reato di ricettazione di merce contraffatta, per aver detenuto e messo in vendita su una bancarella ottantadue CD musicali privi del marchio SIAE e cinque paia di scarpe con marchio contraffatto. L'imputato ha inizialmente proposto ricorso per cassazione contestando la consapevolezza della provenienza illecita dei beni e la destinazione alla vendita. Successivamente, tramite il proprio difensore munito di procura speciale, l'imputato ha presentato formale rinuncia all'impugnazione. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta rinuncia, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di mille euro alla Cassa delle Ammende.
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Rinuncia all’impugnazione: definitivo il debito milionario
Un'impresa edile ha ottenuto un decreto ingiuntivo di oltre un milione di euro contro un consorzio per lavori non pagati. Il consorzio ha proposto opposizione, ma i giudici di primo e secondo grado l'hanno respinta, qualificando il consorzio come associazione non riconosciuta. Il consorzio ha quindi presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo e il consorzio ha presentato una formale rinuncia all'impugnazione, accettata dall'impresa. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il processo per intervenuta rinuncia all'impugnazione, stabilendo che non vi è luogo a provvedere sulle spese di giudizio.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: i costi del ripensamento
Il Condannato ha richiesto l'applicazione dell'indulto al Tribunale in funzione di giudice dell'esecuzione. Il Tribunale ha accolto parzialmente la richiesta, condonando una parte della pena detentiva e pecuniaria. Il Condannato ha inizialmente proposto ricorso, ma ha successivamente presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso a causa della rinuncia e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro a favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia all’impugnazione: la condanna diventa definitiva
Il Condannato propone ricorso per Cassazione contro la decisione della Corte d'Appello che aveva respinto la sua richiesta di rimessione in termini per impugnare una vecchia condanna. Tuttavia, prima dell'udienza, il suo difensore munito di procura speciale presenta una formale rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile proprio a causa di questa rinuncia. I giudici chiariscono che la rinuncia all'impugnazione è un atto irrevocabile che estingue immediatamente il processo e rende la condanna definitiva. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: si rinuncia ma si paga
L'Imputato, dopo aver concordato una pena per reati sugli stupefacenti tramite patteggiamento, ha presentato ricorso. Successivamente, ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, regolarmente sottoscritta e autenticata dal proprio difensore. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proprio a causa della sopravvenuta rinuncia. I giudici hanno chiarito che, ai sensi del codice di procedura penale, la dichiarazione di inammissibilità derivante da rinuncia comporta comunque la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, senza alcuna distinzione tra le diverse cause di inammissibilità. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso e deve pagare le spese del giudizio.
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Rinuncia all’impugnazione: la condanna per minaccia è definitiva
L'Imputato era stato condannato per il reato di minaccia grave nei confronti di un uomo e del coniuge di quest'ultimo, per via di una relazione sentimentale. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'effettiva idoneità intimidatoria delle sue parole e chiedendo la particolare tenuità del fatto. Tuttavia, prima della decisione, la difesa ha depositato una formale rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte ha preso atto di questa scelta, dichiarando il ricorso inammissibile. Di conseguenza, L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di denaro a favore della Cassa delle ammende, confermando in via definitiva la condanna precedente.
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Rinuncia all’impugnazione: ritirare il ricorso costa caro
Il Tribunale aveva condannato Il Cittadino per porto abusivo di oggetti atti ad offendere di lieve entità. Successivamente, la Corte d'Appello ha trasmesso gli atti alla Corte di Cassazione per incompetenza. Prima della decisione, Il Cittadino ha presentato formale rinuncia all'impugnazione tramite procura speciale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso proprio a causa di tale rinuncia, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Rinuncia all’impugnazione: l’imputato rinuncia ma paga le spese
L'Imputato, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari per reati in materia di stupefacenti, proponeva ricorso per Cassazione contro la decisione del Tribunale del Riesame che aveva confermato la misura cautelare. Successivamente alla presentazione del ricorso, la difesa depositava una formale dichiarazione di rinuncia all'impugnazione. La Corte di Cassazione, preso atto della volontà dell'Imputato, ha dichiarato inammissibile il ricorso proprio a causa della sopravvenuta rinuncia all'impugnazione. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento penale e al versamento di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Appello incidentale tardivo: la rinuncia non ferma il ricorso
Una dipendente scolastica ottiene dal Tribunale il riconoscimento di differenze stipendiali. Il Ministero propone appello ma vi rinuncia prima della costituzione della lavoratrice. Quest'ultima propone comunque un appello incidentale tardivo. La Corte d'Appello accoglie l'impugnazione della lavoratrice, ritenendo che l'appello incidentale tardivo non perda efficacia a seguito della rinuncia all'appello principale. Il Ministero ricorre in Cassazione. La Suprema Corte, ritenendo necessario esaminare il fascicolo d'ufficio del giudizio di secondo grado, dispone il rinvio della causa a nuovo ruolo e ordina alla Cancelleria l'acquisizione degli atti del processo d'appello.
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