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Rinuncia All'Impugnazione

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359 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rinuncia all’impugnazione: ricorso inammissibile e spese
L'Imputato, sottoposto a custodia cautelare in carcere per i reati di tentato omicidio e porto d'armi, ha proposto ricorso per cassazione contro la conferma della misura del Tribunale del riesame. Successivamente, prima dell'udienza, il difensore dell'imputato ha depositato formale atto di rinuncia all'impugnazione, munito di procura speciale. La Corte di Cassazione ha preso atto della volontà di ritirare il ricorso e ne ha dichiarato l'inammissibilità. La rinuncia all'impugnazione è un atto irrevocabile che blocca il riesame del merito e della legittimità della misura cautelare. A causa di questa decisione formale, la Suprema Corte ha condannato l'Imputato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di cinquecento euro alla Cassa delle Ammende.
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Appello incidentale tardivo: vince l’Ente dopo la rinuncia
Una lavoratrice ottiene in primo grado il riconoscimento del lavoro subordinato e le differenze retributive contro un Ente pubblico. L'Ente propone appello principale ma in seguito vi rinuncia formalmente. Dopo la rinuncia altrui, la lavoratrice notifica un appello incidentale tardivo per ottenere ulteriori risarcimenti. I giudici di secondo grado accolgono la richiesta della lavoratrice. La Corte di Cassazione ribalta la decisione e stabilisce che l'appello incidentale tardivo è inammissibile se proposto dopo la rinuncia all'impugnazione principale. La rinuncia estingue subito il processo e rende definitiva la sentenza di primo grado.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop all’esame della misura
Un imprenditore agricolo, sottoposto agli arresti domiciliari con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina tramite 132 false richieste di assunzione, ha impugnato la misura cautelare. Nelle more del giudizio di legittimità, la difesa ha trovato un accordo con la pubblica accusa per un patteggiamento e ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione sottoscritta dall'indagato e dai difensori. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa dell'intervenuta rinuncia e ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di una somma ridotta in favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia all’impugnazione e condanna alle spese processuali
L'Imputato si trovava in custodia cautelare in carcere per la detenzione illecita di tre chilogrammi di sostanza stupefacente. La difesa ha inizialmente presentato ricorso in Cassazione contro l'ordinanza che confermava la misura carceraria. Successivamente, la difesa ha depositato una formale rinuncia all'impugnazione a seguito di un accordo di patteggiamento raggiunto nel procedimento principale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la rinuncia all'impugnazione generica non evita la condanna al pagamento delle spese processuali. L'Imputato deve quindi versare le spese del giudizio e la somma di cinquecento euro in favore della Cassa delle Ammende per la soccombenza.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: sanzione definitiva
L'Imputato, condannato dalla Corte di Appello per contrabbando di tabacchi a una pena detentiva e a una pesante multa, presenta ricorso contestando la sussistenza del dolo, il mancato riconoscimento delle attenuanti e l'entità della sanzione. Prima dell'udienza di legittimità, la difesa deposita un formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione, regolarmente sottoscritto con firma autenticata. I Supremi Giudici prendono atto della scelta difensiva ed escludono l'esame dei motivi sollevati. La Suprema Corte dichiara quindi inammissibile l'impugnazione a causa della rinuncia, estinguendo il procedimento penale e confermando in via definitiva la condanna precedentemente inflitta, con l'addebito delle sole spese di giustizia.
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Rinuncia all’impugnazione penale tra condanna e sanzione
Un imputato condannato in appello per il reato di omicidio stradale ha presentato ricorso per Cassazione. Prima dell'udienza, il suo difensore munito di specifica procura speciale ha depositato formale atto di rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile proprio a causa della rinuncia, che agisce come atto processuale abdicativo non appena perviene all'autorità giudiziaria. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno condannato il ricorrente al pagamento di tutte le spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia all’impugnazione: ricorso ritirato ma scatta la sanzione
Un imputato, condannato con applicazione della pena per reati in materia di stupefacenti, ha proposto ricorso per cassazione lamentando un errore nella qualificazione giuridica dei fatti. Successivamente, il suo difensore ha depositato formale rinuncia all'impugnazione per sopravvenuta carenza di interesse, agendo con apposita procura speciale. La Corte di Cassazione ha esaminato la validità dell'atto rinunciativo, accertando il pieno rispetto delle formalità prescritte dalla legge. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile e hanno condannato l'imputato al pagamento delle spese di giudizio e di un'ammenda pecuniaria.
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Sostituzione della misura cautelare e rinuncia al ricorso
L'Indagato, sottoposto agli arresti domiciliari per presunta detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, ha contestato il rigetto della propria istanza di revoca della misura e dell'autorizzazione a svolgere attività lavorativa esterna. La difesa ha evidenziato l'incensuratezza dell'uomo, il rispetto costante delle prescrizioni, la collaborazione con gli inquirenti e la mancanza di adeguate risorse economiche di sostentamento. Nelle more del giudizio di legittimità, il giudice competente ha disposto la sostituzione della misura cautelare con il più lieve obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Constatata la sopravvenuta carenza di interesse pratico, l'Indagato ha depositato formale atto di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione, chiudendo il procedimento senza ulteriori valutazioni di merito.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: sanzione per l’imputato
Un cittadino subisce una condanna penale da parte del Giudice di Pace per il reato di minaccia. L'imputato decide inizialmente di impugnare la decisione davanti alla Corte di Cassazione. In seguito, la stessa persona deposita un formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione, firmato personalmente e con la sottoscrizione autenticata dal proprio avvocato difensore. I giudici di legittimità prendono atto della volontà dell'interessato di non proseguire la lite penale. La Corte dichiara quindi inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di una sanzione di cinquecento euro a favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: conferma della misura e spese
L'indagato, sottoposto a custodia cautelare in carcere per concorso nel delitto di riciclaggio, presentava ricorso contro la decisione del Tribunale del Riesame. La difesa contestava l'assenza di gravi indizi di colpevolezza e la mancata riqualificazione del reato in una fattispecie meno grave. Prima dell'udienza, la difesa trasmetteva formale rinuncia all'impugnazione sottoscritta dall'indagato. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità dell'atto. La rinuncia al ricorso per cassazione comporta automaticamente la condanna alle spese del procedimento penale e al pagamento di tremila euro a favore della Cassa delle ammende, confermando l'efficacia del provvedimento cautelare originario.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: inammissibilità e sanzione
Un imputato ha impugnato una sentenza penale davanti alla Corte di Cassazione. Successivamente, prima dell'udienza, ha formalizzato il deposito della rinuncia all'impugnazione. I giudici supremi hanno preso atto della dichiarazione e hanno dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione. La rinuncia al ricorso per cassazione non ha evitato le conseguenze economiche negative: l'imputato ha subito la condanna al pagamento delle spese del giudizio e al versamento di una sanzione di cinquecento euro alla Cassa delle Ammende per assenza di cause esimenti di colpa.
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Ricorso per cassazione contro patteggiamento: sanzione dopo rinuncia
Un cittadino ha impugnato una sentenza penale di patteggiamento davanti alla Suprema Corte. Il suo difensore ha successivamente depositato un atto formale di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione contro patteggiamento tramite procedura de plano. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione violava i limiti previsti per i riti concordati e che l'abbandono volontario dell'azione non cancella i costi processuali. Non essendo emerse cause esterne e imprevedibili che giustificassero la rinuncia, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese legali e a una sanzione di mille euro da versare alla Cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione inammissibile: avvocato non abilitato
Una cittadina ha impugnato una sentenza penale di condanna emessa dal Tribunale. L'atto di appello, successivamente convertito in ricorso davanti alla Suprema Corte, era stato sottoscritto da un difensore non iscritto all'albo speciale dei patrocinanti dinanzi alle giurisdizioni superiori. Successivamente, la ricorrente ha presentato formale rinuncia all'impugnazione. La Corte di Cassazione ha chiarito che il ricorso per cassazione inammissibile a causa del difetto di abilitazione del difensore non può essere sanato dalla conversione del mezzo di gravame né dalla successiva rinuncia. I giudici hanno quindi dichiarato l'inammissibilità del ricorso, condannando la parte privata al pagamento delle spese di giudizio e a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Sequestro preventivo impeditivo: il laboratorio resta sigillato
L'amministratrice di una società di analisi cliniche convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale affronta accuse per gravi reati di frode e inadempimento in pubbliche forniture. Gli inquirenti contestano l'impiego di reagenti scaduti e gravi carenze igienico-sanitarie nei locali aziendali. Il giudice dispone quindi il sequestro preventivo impeditivo dell'intero laboratorio per scongiurare la prosecuzione delle condotte illecite. La società presenta istanza di restituzione dell'immobile, respinta in sede di appello cautelare. L'ente propone successivamente ricorso per Cassazione deducendo vizi processuali, ma in seguito deposita formale atto di rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la società al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Mancato versamento delle ritenute: sequestro valido dopo il ricorso
Il Tribunale confermava il sequestro preventivo per oltre 1,3 milioni di euro a carico dell'Amministratrice di una società per l'ipotesi di mancato versamento delle ritenute fiscali. Il vincolo cautelare colpiva sia le disponibilità residue della società, sia i conti correnti, la polizza vita e i beni immobili personali dell'indagata. La difesa presentava ricorso per Cassazione contestando la mancata considerazione dei pagamenti rateali e la violazione dell'ordine di sequestro tra società e persona fisica. Prima dell'udienza, tuttavia, la ricorrente formalizzava la rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per intervenuta rinuncia, condannando l'indagata alle spese di giustizia e a un'ammenda.
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Rinuncia all’impugnazione: cosa accade al ricorso in Cassazione
I Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro hanno disposto il sequestro preventivo di una piattaforma panoramica sollevabile con seggiolini girevoli, contestando violazioni in materia di sicurezza sul lavoro. La proprietaria della struttura ha impugnato il provvedimento di rigetto della richiesta di revoca del sequestro davanti alla Corte di Cassazione. Nelle more del procedimento, il difensore munito di procura speciale ha presentato una formale rinuncia all'impugnazione per sopravvenuta carenza di interesse, scaturita da un precedente annullamento con rinvio ottenuto in un giudizio collegato. La Corte di Cassazione ha accertato la validità formale dell'atto e ha dichiarato il ricorso inammissibile.
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Revoca della misura cautelare: stop a spese e ricorso
Un indagato sottoposto agli arresti domiciliari con controllo elettronico ha impugnato in Cassazione il diniego di libertà. Nelle more del giudizio, il giudice di merito ha concesso la revoca della misura cautelare. Il difensore ha quindi presentato formale rinuncia all'impugnazione per sopravvenuta mancanza di interesse. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ma ha escluso la condanna alle spese e alla Cassa delle ammende, poiché l'indagato ha ottenuto il provvedimento favorevole prima dell'udienza di legittimità.
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Revoca della misura cautelare: inammissibilità senza sanzioni
Un'indagata per reati fallimentari e tributari ha impugnato in Cassazione il rigetto dell'istanza volta a ottenere la revoca della misura cautelare degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Nelle more del giudizio di legittimità, il giudice di merito ha concesso il provvedimento favorevole. La difesa ha quindi formalizzato la rinuncia al ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione, escludendo però la condanna alle spese e il pagamento della sanzione alla Cassa delle ammende, poiché la parte ha ottenuto prima della sentenza quanto originariamente richiesto.
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Rinuncia all’impugnazione penale: spese a carico del condannato
Un cittadino ha impugnato davanti alla Corte di Cassazione la condanna inflitta dal Tribunale per i reati di lesioni personali volontarie e minaccia. Prima della decisione dei giudici, il difensore munito di procura speciale ha notificato formale rinuncia al ricorso tramite posta elettronica certificata. I giudici supremi hanno preso atto della volontà difensiva e hanno dichiarato inammissibile il ricorso. La rinuncia all'impugnazione penale non cancella tuttavia gli oneri economici della procedura giudiziaria. La Suprema Corte ha infatti condannato il ricorrente al pagamento di tutte le spese vive del procedimento e al versamento di una sanzione di cinquecento euro a favore della Cassa delle ammende, rendendo definitiva la sentenza di condanna originaria.
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Rinuncia al ricorso per Cassazione: scatta la sanzione pecuniaria
Un Imputato, sottoposto a custodia cautelare in carcere per reati legati agli stupefacenti, impugna l'ordinanza del Tribunale del Riesame davanti alla Corte di Cassazione. Nel frattempo, l'Imputato patteggia la pena in primo grado e ottiene la sostituzione del carcere con gli arresti domiciliari. Ritenendo soddisfatto il proprio interesse, il difensore formalizza la rinuncia al ricorso per Cassazione chiedendo l'esonero dal pagamento delle spese di giustizia e della sanzione pecuniaria. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità del ricorso per rinuncia, ma condanna comunque il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di mille euro in favore della Cassa delle ammende, confermando che l'abbandono del procedimento non esonera dai costi sanzionatori previsti dalla legge.
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