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Rinuncia All'Appello

12 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Atto unilaterale con cui la parte che ha impugnato una sentenza (l'appellante) decide di abbandonare il proprio gravame, rendendo così definitiva la decisione di primo grado.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Rinuncia all’appello: niente sconti retroattivi per l’imputato
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione lamentando l'impossibilità di beneficiare della riduzione di pena prevista dalla riforma Cartabia per la rinuncia all'appello, poiché tale norma non era ancora in vigore al momento della presentazione della sua impugnazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ribadito il principio fondamentale del tempus regit actum, secondo cui gli atti processuali sono regolati esclusivamente dalla legge vigente al momento del loro compimento. In assenza di una specifica norma transitoria, la cui introduzione spetta solo alla discrezionalità del legislatore, non è possibile applicare retroattivamente la nuova disciplina di favore. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Clausola penale e rinuncia all’appello: chi vince in Cassazione
Una società creditrice ha ottenuto due decreti ingiuntivi contro una società debitrice per il pagamento di una clausola penale dovuta al ritardo nella stipula di un contratto definitivo di permuta immobiliare. La società debitrice si è opposta, ottenendo in primo grado la riduzione della penale. In appello, la società debitrice ha rinunciato al proprio ricorso incidentale, ma i giudici di secondo grado lo hanno comunque accolto, annullando parte della penale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società creditrice, stabilendo che la rinuncia all'appello toglie immediatamente al giudice il potere di decidere su di esso. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione del reato: la rinuncia tardiva non salva la condanna
L'Imputato era stato condannato in primo grado. Il Procuratore Generale aveva proposto appello per chiedere una pena più severa, ma successivamente vi aveva rinunciato. La Corte di Appello aveva quindi dichiarato inammissibile l'appello, ignorando che, prima della rinuncia, era già maturata la prescrizione del reato. L'Imputato ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la rinuncia all'appello non impedisce al giudice di dichiarare la prescrizione del reato se questa si è verificata prima della rinuncia stessa. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando il reato estinto.
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Rinuncia all’appello: contestare i soldi non chiude la causa
Una lettrice di lingua straniera ha fatto causa all'università per ottenere differenze retributive. Il tribunale ha dichiarato l'estinzione del processo. In appello, i giudici hanno ritenuto che la lavoratrice avesse rinunciato a contestare l'estinzione solo perché discuteva l'importo già versatole. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della lavoratrice, stabilendo che non vi è stata alcuna rinuncia all'appello. Contestare le somme non significa accettare la fine del processo, ma anzi chiedere una decisione nel merito. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Riduzione pena rinuncia appello: no allo sconto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22804/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva lo sconto di pena previsto per chi non impugna la sentenza di primo grado. L'imputato aveva prima presentato appello e poi lo aveva ritirato. La Corte ha chiarito che la riduzione pena rinuncia appello non è applicabile, poiché la norma premia la totale assenza di impugnazione, non il suo ritiro successivo.
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Rinuncia appello: quando il ricorso è inammissibile
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze della rinuncia all'appello presentata dal difensore. Il caso riguardava un ricorso contro una condanna per guida in stato di ebbrezza. A seguito della rinuncia formale, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 500 euro.
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Rinuncia appello: Cassazione e poteri del difensore
La Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per spaccio di stupefacenti, stabilendo che la mancata riproposizione di alcuni motivi nelle conclusioni finali da parte del difensore non costituisce una valida rinuncia all'appello. Tale atto richiede una manifestazione di volontà chiara e inequivoca dell'imputato o una procura speciale al difensore.
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Rinuncia all’appello: le conseguenze sulle spese
Un soggetto, dopo aver perso in primo grado un'opposizione a un atto di precetto, presenta appello. Successivamente, a seguito di un accordo, deposita un'istanza di rinuncia all'appello. La Corte d'Appello, preso atto della contumacia della controparte, dichiara il processo estinto per cessazione della materia del contendere, senza disporre nulla in merito alle spese legali del grado di appello.
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Rinuncia appello: chi paga le spese processuali?
La Corte d'Appello di Firenze chiarisce le conseguenze della rinuncia all'appello in un giudizio civile. In seguito all'abbandono dell'impugnazione da parte dell'appellante, la Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere. La sentenza stabilisce che la rinuncia all'appello è un atto unilaterale che non richiede accettazione e, di conseguenza, la parte rinunciante è obbligata per legge a pagare integralmente le spese processuali della controparte, senza che il giudice possa disporne la compensazione.
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Rinuncia appello: Cassazione e spese processuali
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso a seguito della formale rinuncia all'appello presentata dal difensore. L'imputata, precedentemente condannata per appropriazione indebita, viene di conseguenza condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende. La sentenza sottolinea come la rinuncia sia un atto che porta automaticamente a una declaratoria di inammissibilità.
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Rinuncia appello: inammissibilità e conseguenze
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato a seguito della sua rinuncia all'appello. La decisione, basata sull'art. 591 del codice di procedura penale, comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Rinuncia all’appello: no sconto di pena (Cassazione)
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver rinunciato all'appello, chiedeva lo sconto di pena di un sesto. La Corte ha stabilito che la rinuncia all'appello non è equiparabile alla mancata impugnazione, unica condizione per ottenere il beneficio previsto dalla legge, in quanto lo scopo della norma è premiare chi evita del tutto di attivare il giudizio di secondo grado.
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