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Rinuncia Al Ricorso Per Cassazione

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677 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso per cassazione: forma errata ma lite chiusa
Un lavoratore della scuola ha avviato una causa contro il Ministero per ottenere la conversione del rapporto o il risarcimento dei danni da reiterazione abusiva di contratti a termine. Dopo aver ottenuto la stabilizzazione e l'immissione in ruolo, il lavoratore ha presentato una rinuncia al ricorso per cassazione prima della decisione. L'atto di rinuncia non è stato però formalmente notificato all'Avvocatura dello Stato. La Suprema Corte ha dichiarato che una rinuncia non ritualmente notificata non porta all'estinzione formale della lite, ma determina l'inammissibilità dell'impugnazione per sopravvenuta carenza di interesse ad agire. I giudici hanno compensato le spese del giudizio ed escluso il versamento dell'ulteriore contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione e spese di giustizia
Un indagato ha subito la misura della custodia in carcere per presunti reati ambientali legati alla gestione di rifiuti ferrosi. Il Tribunale del Riesame ha confermato il provvedimento cautelare. L'indagato ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione lamentando vizi di motivazione. Nelle more del procedimento, il giudice ha sostituito la custodia in carcere con gli arresti domiciliari. A seguito del beneficio ottenuto, la difesa ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione. I Supremi Giudici hanno preso atto della dichiarazione e hanno dichiarato inammissibile l'impugnazione. La Suprema Corte ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di cinquecento euro alla Cassa delle Ammende, poiché la rinuncia non derivava dal pieno accoglimento giurisdizionale della richiesta originaria.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: lite estinta
Un proprietario terriero ha promosso un'azione legale per ottenere la restituzione di alcuni terreni occupati da una società commerciale e la condanna al pagamento di un'indennità per l'occupazione. La società ha eccepito l'usucapione del bene. Dopo la decisione di secondo grado favorevole al proprietario, la società ha impugnato la pronuncia. Nelle more del procedimento finale, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per definire bonariamente la vertenza. La società ha quindi formalizzato la rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dal proprietario. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando integralmente le spese di lite ed escludendo il raddoppio del contributo unificato a carico della ricorrente.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: no sanzione ma spese dovute
Un imputato presenta ricorso davanti alla Suprema Corte per contestare il calcolo della pena determinata in appello per reati di droga. Prima della discussione, l'imputato deposita una formale rinuncia al ricorso per cassazione e richiede l'esonero dal pagamento delle spese di giudizio. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile a seguito dell'avvenuta rinuncia. I giudici applicano la disciplina sulle spese processuali, condannando il ricorrente al loro pagamento. La Corte stabilisce tuttavia che non sussiste alcuna colpa nella presentazione dell'impugnazione, escludendo così la sanzione economica aggiuntiva a favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: sanzione dopo la revoca
Un imputato, precedentemente condannato dalla Corte di Appello per reati in materia di stupefacenti, ha presentato ricorso davanti alla Corte di Cassazione. Successivamente, il suo difensore di fiducia, debitamente munito di procura speciale, ha depositato formalmente l'atto di rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte ha preso atto della volontà difensiva e ha definito la vicenda senza procedere alla discussione in pubblica udienza. I giudici hanno dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione conseguente alla rinuncia al ricorso per cassazione, condannando l'imputato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma pari a tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’omessa notifica
Un cittadino straniero ha impugnato davanti alla Suprema Corte il decreto del Tribunale che gli aveva riconosciuto soltanto la protezione speciale. Nel corso del giudizio, il difensore ha depositato una dichiarazione di rinuncia formale agli atti per conto del proprio assistito. Tale atto, tuttavia, non è stato notificato alla controparte pubblica costituita in giudizio. I giudici hanno chiarito gli effetti procedurali di questa omissione. La rinuncia al ricorso per cassazione non notificata non estingue formalmente il giudizio, ma rende evidente la sopravvenuta mancanza di interesse a proseguire la lite. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione senza addebito di spese legali.
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Rinuncia al ricorso per Cassazione: scatta la sanzione pecuniaria
Un Imputato, sottoposto a custodia cautelare in carcere per reati legati agli stupefacenti, impugna l'ordinanza del Tribunale del Riesame davanti alla Corte di Cassazione. Nel frattempo, l'Imputato patteggia la pena in primo grado e ottiene la sostituzione del carcere con gli arresti domiciliari. Ritenendo soddisfatto il proprio interesse, il difensore formalizza la rinuncia al ricorso per Cassazione chiedendo l'esonero dal pagamento delle spese di giustizia e della sanzione pecuniaria. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità del ricorso per rinuncia, ma condanna comunque il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di mille euro in favore della Cassa delle ammende, confermando che l'abbandono del procedimento non esonera dai costi sanzionatori previsti dalla legge.
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Rinuncia al ricorso per cassazione ed estinzione del debito
Una debitrice ha proposto opposizione agli atti esecutivi contro un atto di precetto da quasi diecimila euro notificato da un creditore sulla base di un titolo stragiudiziale. Il Tribunale ha accolto l'opposizione della debitrice e ha annullato l'atto. Il creditore ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. Successivamente, il relatore ha rilevato la probabile inammissibilità dell'impugnazione. Il creditore ha quindi depositato formale atto di rinuncia, regolarmente notificato e vistato dalla controparte. La Suprema Corte ha confermato che la rinuncia al ricorso per cassazione non necessita di espressa accettazione per produrre effetti e comporta l'estinzione immediata del giudizio, rendendo definitiva la vittoria della debitrice senza condanna alle spese per il creditore.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: estinzione e spese
Una lavoratrice ha richiesto l'ammissione al passivo di un ente pubblico in liquidazione per ottenere oltre diecimila euro di incentivi non percepiti. Il Tribunale ha respinto la domanda, accogliendo l'eccezione di prescrizione quinquennale sollevata dall'ente. La lavoratrice ha quindi proposto impugnazione di legittimità. Nelle more del procedimento, la stessa ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, precisando che la rinuncia produce effetti anche senza l'accettazione della controparte. Tuttavia, per il principio di causalità, i giudici hanno condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali sostenute dall'ente, escludendo invece l'obbligo del raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al processo e sanzione
Una persona condannata in sede di appello ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione. Successivamente, la stessa persona ha depositato un formale atto con cui dichiarava di voler abbandonare l'impugnazione. L'atto recava la firma autenticata dal difensore di fiducia. I giudici supremi hanno preso atto della volontà difensiva e hanno accertato la validità formale dell'atto. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione. Per effetto della rinuncia al ricorso per cassazione, i giudici hanno applicato la sanzione di legge. L'interessata ha subito la condanna al pagamento delle spese di giudizio e al versamento della somma di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: niente spese per l’indagato
L'indagato subisce il blocco di somme di denaro per un presunto reato tributario. Il Tribunale del riesame dichiara inammissibile la richiesta difensiva sostenendo l'assenza di beni sequestrati. L'indagato impugna il provvedimento contestando la presenza effettiva dei vincoli patrimoniali. Nel corso del giudizio, il giudice dispone l'archiviazione del procedimento principale e la restituzione totale delle somme. L'indagato formalizza quindi la rinuncia al ricorso per cassazione tramite il proprio difensore. La Suprema Corte accerta la sopravvenuta carenza di interesse non imputabile al ricorrente. I giudici escludono qualsiasi condanna al pagamento delle spese di giustizia o della sanzione alla Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: scatta la condanna
Un cittadino indagato per turbata libertà degli incanti ha impugnato in Cassazione il decreto di ispezione del Pubblico Ministero eseguito sulla copia forense del proprio telefono cellulare. La difesa sosteneva l'abnormità del provvedimento per eccesso di potere d'indagine. Prima della decisione della Suprema Corte, i difensori hanno depositato formale atto di rinuncia. I giudici hanno dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione. La Corte ha stabilito che la rinuncia al ricorso per cassazione comporta la condanna alle spese e al pagamento di cinquecento euro alla Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: sanatoria e spese legali
Una contribuente ha impugnato gli avvisi comunali per il pagamento dell'ICI su un terreno edificabile. Nel corso del giudizio di legittimità, la proprietaria ha presentato domanda di sanatoria fiscale e ha formalizzato la rinuncia al ricorso per cassazione. La contribuente ha omesso di produrre le ricevute dei versamenti della sanatoria e non ha notificato la rinuncia all'ente locale né ottenuto la firma del legale avversario. La Corte di Cassazione ha stabilito che la rinuncia priva dei requisiti di forma non estingue il processo ma rende l'impugnazione inammissibile per perdita dell'interesse ad agire. La Suprema Corte ha condannato la ricorrente alla rifusione delle spese processuali in favore del Comune e al pagamento del raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: no all’esame, sì alle spese
L'imputato ha presentato impugnazione contro la decisione del Tribunale di Belluno, il quale aveva confermato il sequestro conservativo emesso a suo carico dal Giudice per le indagini preliminari. Successivamente, il difensore munito di procura speciale ha notificato formale rinuncia all'impugnazione. La Corte di Cassazione ha preso atto della dichiarazione e ha chiarito gli effetti sanzionatori della decisione. La rinuncia al ricorso per cassazione comporta inevitabilmente l'inammissibilità dell'atto e la condanna del ricorrente al pagamento delle spese di giudizio. I Supremi Giudici hanno inoltre stabilito che il codice di rito non fa differenze tra le varie forme di inammissibilità, imponendo all'imputato anche il versamento di una sanzione di cinquecento euro alla Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione senza assenso di controparte
Un creditore ha avviato una procedura esecutiva tramite pignoramento contro una grande società debitrice. Il creditore ha poi contestato l'ordinanza di assegnazione dei crediti, ma il giudice di merito ha dichiarato inammissibile l'opposizione per difetto di competenza. Il creditore ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. Prima dell'adunanza camerale, il ricorrente ha notificato e depositato formale atto di rinuncia all'impugnazione. La società debitrice non ha rilasciato una formale accettazione. I Supremi Giudici hanno confermato che la rinuncia al ricorso per cassazione estingue il processo in via automatica senza bisogno del consenso dell'avversario. La Corte ha quindi dichiarato estinto il processo, disponendo la compensazione delle spese di lite in base alla dinamica complessiva del contenzioso.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: scatta la sanzione
L'Indagato ha impugnato dinanzi alla Corte di Cassazione l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava il sequestro preventivo dei propri beni. Successivamente, la difesa ha depositato un atto di rinuncia al ricorso senza specificare alcuna motivazione concreta a sostegno dell'abbandono. I Supremi Giudici hanno dichiarato inammissibile l'impugnazione e hanno condannato il ricorrente sia al pagamento delle spese di giudizio, sia al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende. La rinuncia al ricorso per cassazione priva di una valida e documentata causa sopravvenuta non esonera la parte dalle sanzioni pecuniarie di legge.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al giudizio e dissequestro
L'Indagata ha subito il sequestro preventivo dei propri beni nell'ambito di un'indagine penale per presunti reati societari e fiscali. Il Tribunale del Riesame ha confermato il blocco patrimoniale, respingendo la richiesta di revoca. L'Indagata ha proposto impugnazione davanti ai giudici di legittimità per contestare la mancata valutazione di nuovi elementi difensivi. Nelle more del giudizio, il giudice di merito ha ordinato la restituzione parziale dei beni sequestrati. Di conseguenza, la difesa ha formalizzato la rinuncia al ricorso per cassazione tramite procuratore speciale, avendo ottenuto il dissequestro dei beni. La Suprema Corte ha preso atto della scelta difensiva e ha dichiarato formalmente inammissibile il gravame.
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Rinuncia al ricorso per cassazione dopo il dissequestro
Il Tribunale del riesame respingeva l'appello di un indagato contro il diniego di revoca di vari sequestri patrimoniali, disposti per reati di truffa e frode fiscale. L'indagato proponeva ricorso per cassazione lamentando vizi di legge e mancata valutazione di nuovi elementi difensivi. Successivamente, l'autorità giudiziaria disponeva il dissequestro di parte dei beni sottoposti a vincolo cautelare. Di conseguenza, il difensore munito di procura speciale depositava formale rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte ha preso atto della scelta difensiva, dichiarando la definitiva inammissibilità dell'azione. La rinuncia al ricorso per cassazione estingue il procedimento di legittimità quando il ricorrente ottiene il bene della vita richiesto.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: esito e spese
Un cittadino condannato in appello ha presentato impugnazione dinanzi alla Corte di Cassazione lamentando diversi vizi della sentenza. Prima della decisione della Suprema Corte, il difensore munito di procura speciale ha depositato un formale atto di rinuncia. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione per intervenuta rinuncia al ricorso per cassazione. Di conseguenza, i giudici hanno condannato l'imputato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: spese e conseguenze
Un imputato, condannato dalla Corte di Appello per reati legati agli stupefacenti, ha presentato impugnazione davanti alla Suprema Corte. Successivamente, tramite il proprio difensore munito di apposita procura, ha depositato formale atto di rinuncia. I giudici di legittimità hanno dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione per sopravvenuta carenza di interesse. La rinuncia al ricorso per cassazione comporta conseguenze economiche precise. La Corte ha condannato l'imputato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di una somma pari a cinquecento euro a favore della Cassa delle Ammende per aver impegnato la struttura giudiziaria.
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