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Rinuncia Al Ricorso Per Cassazione

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677 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al giudizio e spese
L'Imputato, dopo aver concordato la pena davanti al Giudice dell'Udienza Preliminare, ha presentato impugnazione davanti ai giudici di legittimità. Successivamente, tramite il proprio difensore, ha depositato formale atto di rinuncia. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del procedimento a causa della rinuncia al ricorso per cassazione. Di conseguenza, i giudici hanno condannato l'Imputato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro a favore della Cassa delle ammende, determinata in misura ridotta proprio in virtù del tempestivo ritiro dell'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: processo chiuso e sanzione
Un cittadino ha impugnato una sentenza penale di secondo grado ma ha successivamente depositato la formale rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del giudizio. Con tale provvedimento, i giudici hanno stabilito che la rinuncia al ricorso per cassazione non esonera la parte dalle conseguenze economiche della procedura. La legge processuale penale equipara l'abbandono volontario dell'atto alle altre cause di inammissibilità. Di conseguenza, il soggetto rinunciante deve pagare integralmente le spese processuali e versare una consistente sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende, fissata nel caso concreto a tremila euro.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop a sanzioni e spese
Un indagato, sottoposto agli arresti domiciliari per reati tra cui la corruzione, ha presentato impugnazione dinanzi alla Suprema Corte avverso l'ordinanza del Tribunale della libertà. Successivamente, la difesa ha trasmesso via posta elettronica certificata la formale dichiarazione di rinuncia all'impugnazione. I giudici di legittimità hanno accertato la tempestiva rinuncia al ricorso per cassazione e hanno dichiarato il ricorso inammissibile. Di conseguenza, la Corte ha condannato il ricorrente al solo pagamento delle spese processuali, escludendo la sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende per assenza di colpa.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: esito e spese
La persona condannata ha impugnato una decisione del Tribunale di Sorveglianza dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione. Successivamente, la stessa parte ha presentato un formale atto di rinuncia, regolarmente sottoscritto con firma autenticata dal proprio avvocato. I giudici hanno preso atto della volontà di non proseguire il giudizio e hanno dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione. La rinuncia al ricorso per cassazione ha comportato la chiusura immediata della procedura senza discussione in aula, stabilendo la condanna al pagamento delle spese di giustizia e al versamento di cinquecento euro alla Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: sanzioni e costi
Un cittadino, accusato del reato di abuso d ufficio, vedeva estinguersi il processo in appello per intervenuta prescrizione. L imputato proponeva inizialmente ricorso davanti alla Suprema Corte per ottenere una piena assoluzione nel merito anziché la semplice prescrizione. Successivamente, prima dell udienza di discussione, il suo difensore presentava atto formale di rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha preso atto di tale decisione, dichiarando l inammissibilità dell impugnazione e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: condanna confermata
L'Imputato ha subito una condanna per traffico e detenzione illecita di circa 2,2 chilogrammi di cocaina. In secondo grado, la difesa ha concordato la pena escludendo una circostanza aggravante. Successivamente, il difensore ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando la legittimità costituzionale dell'aumento sanzionatorio applicato per la recidiva reiterata. Prima dell'udienza, tuttavia, l'interessato ha presentato un atto formale di rinuncia al ricorso per cassazione. I giudici supremi hanno preso atto della dichiarazione dell'imputato e hanno dichiarato inammissibile l'impugnazione. L'esito ha comportato la definitiva conferma della condanna a oltre sette anni di reclusione, oltre al pagamento delle spese del procedimento e di una sanzione economica pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: condanna e sanzione pecuniaria
La Corte di appello confermava la condanna nei confronti di un imputato per il delitto di ricettazione. L'imputato decideva di impugnare la decisione davanti ai giudici di legittimità. Tuttavia, prima dell'udienza, depositava un atto formale con cui manifestava la propria rinuncia al ricorso per cassazione, firmato personalmente con la sottoscrizione autenticata dal proprio difensore di fiducia. La Suprema Corte ha preso atto della scelta processuale e ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro a favore della Cassa delle ammende, rilevando profili di colpa nella gestione dell'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: no al doppio contributo
Un risparmiatore ha citato in giudizio un ente emittente per ottenere la differenza sugli interessi relativi a un buono postale fruttifero. Dopo la sentenza favorevole all'ente in appello, la parte investitrice ha proposto impugnazione in sede di legittimità. Successivamente, la parte ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dall'ente resistente. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. I giudici hanno chiarito che, in caso di rinuncia accettata, non si applicano le spese di lite né il pagamento del doppio contributo unificato. Quest'ultima misura sanzionatoria vale infatti soltanto per i casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso e non si applica per analogia al recesso volontario dal giudizio.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: inammissibilità e spese
Un indiziato di tentato omicidio e reati sulle armi, sottoposto a custodia cautelare in carcere, ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame. Successivamente, tramite il proprio difensore munito di procura speciale, ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha verificato il rispetto dei requisiti di legge e ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione. A seguito della rinuncia, il collegio giudicante ha condannato l'imputato al pagamento delle spese processuali e al versamento di cinquecento euro in favore della Cassa delle Ammende, confermando in via definitiva la misura cautelare precedentemente disposta.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’abbandono costa la sanzione
L'Imputato ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione contro la sentenza d'appello inerente alla condanna per reati in materia di stupefacenti. In seguito, la stessa parte ha depositato un atto con la rinuncia al ricorso per cassazione a causa della mancanza di interesse a proseguire la lite. La Suprema Corte ha preso atto della scelta dell'imputato e ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso. In virtù dell'articolo 616 del codice di procedura penale, la Corte ha condannato L'Imputato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di una sanzione di cinquecento euro a favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: accordo e spese compensate
La Parte Ricorrente ha impugnato in sede di legittimità la sentenza d'appello. Prima dell'udienza, la medesima parte ha formalizzato la rinuncia al ricorso per cassazione tramite i propri legali dotati di procura speciale. La Parte Controricorrente ha aderito alla richiesta confermando il raggiungimento di un accordo stragiudiziale. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo e disposto la totale compensazione delle spese legali. I giudici hanno inoltre chiarito che in caso di rinuncia non si applica il raddoppio del contributo unificato, misura riservata ai soli casi di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: niente spese per la difesa
L'Amministratore di Fatto di una società finanziaria è stato sottoposto agli arresti domiciliari per il reato di truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche. Il difensore ha impugnato la misura lamentando l'assenza di un pericolo concreto e attuale di reiterazione del reato, evidenziando le dimissioni dalle cariche e il tempo trascorso. Nelle more del giudizio di legittimità, la misura custodiale è stata sostituita con quella meno afflittiva dell'obbligo di dimora. Di conseguenza, la difesa ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte Suprema ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione per sopravvenuta carenza di interesse, stabilendo l'assenza di condanna alle spese processuali e alla sanzione pecuniaria, poiché il difetto di interesse è derivato da eventi successivi alla presentazione del ricorso.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: la sanzione finale
Un cittadino ha proposto impugnazione contro un'ordinanza emessa dal giudice dell'esecuzione. Durante la fase di giudizio, il difensore munito di procura speciale ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione motivandola con una sopravvenuta carenza di interesse. La Corte di Cassazione ha chiarito che la rinuncia al ricorso per cassazione rende l'impugnazione inammissibile. Di conseguenza, il Giudice non ha potuto analizzare le questioni di competenza sollevate inizialmente. La Suprema Corte ha applicato la regola generale del codice di procedura penale. Tale norma impone la condanna del ricorrente alle spese processuali e al pagamento di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro in favore della Cassa delle Ammende, equiparando la rinuncia alle altre cause di inammissibilità.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: tentato omicidio e condanna
L'Imputato, condannato a sei anni di reclusione per il reato di tentato omicidio nei confronti della moglie, ha proposto impugnazione lamentando il mancato rinnovo della perizia sulla propria capacità di intendere e di volere. La difesa contestava inoltre la mancata nuova audizione della persona offesa per chiarire il clima familiare. Tuttavia, prima che i giudici potessero esprimersi sul merito dei motivi presentati, l'imputato ha formalmente depositato l'atto di rinuncia. La Suprema Corte di Cassazione ha quindi preso atto della Rinuncia al ricorso per cassazione, dichiarando l'impugnazione inammissibile. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione di cinquecento euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il Fisco frena contro il socio
L'Agenzia delle Entrate aveva impugnato la sentenza favorevole al socio unico di una società, contestando presunti utili non dichiarati. Tuttavia, durante il procedimento, l'amministrazione finanziaria ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, vistata dal difensore del contribuente. Trattandosi di un atto unilaterale recettizio, la comunicazione ha prodotto la chiusura automatica della lite. La Suprema Corte ha preso atto dell'accordo ed ha dichiarato l'estinzione del processo. Contestualmente, i giudici hanno stabilito la compensazione integrale delle spese di lite tra le parti. La Corte ha inoltre escluso l'obbligo del pagamento del doppio contributo unificato, quanto questa misura sanzionatoria non si applica in caso di estinzione volontaria della causa.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: no al doppio contributo
Un'azienda agricola ha impugnato in Cassazione una sentenza d'appello favorevole a un ente regionale. Nel corso della causa, le Sezioni Unite hanno chiarito la giurisprudenza su casi analoghi. L'azienda ha quindi presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio e l'inefficacia del ricorso incidentale dell'ente. Riguardo ai costi, la Corte ha disposto la compensazione integrale delle spese di lite, valutando la complessità delle questioni risolte solo di recente. Infine, la decisione stabilisce che la rinuncia non comporta l'obbligo di versare il doppio contributo unificato, sanzione riservata soltanto ai casi di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: estinzione e niente sanzioni
Una lavoratrice ha impugnato la sentenza d'appello relativa alle sue spettanze retributive e alla legittimità del licenziamento. Successivamente, dopo aver appreso del decesso del datore di lavoro, la dipendente ha depositato un atto formale con cui ha manifestato la rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. I giudici hanno chiarito che la rinuncia non richiede l'accettazione della controparte rimasta non costituita. Inoltre, trattandosi di un abbandono volontario e non di un rigetto per inammissibilità, la lavoratrice viene esonerata dal pagamento del doppio del contributo unificato. Nessun addebito di spese è stato disposto per l'assenza della parte intimata.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: esonerata la sanzione
Il Condannato ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che negava l'affidamento in prova e la semilibertà. Successivamente, la persona reclusa ha presentato la rinuncia al ricorso per cassazione, dimostrando di aver avviato un percorso riabilitativo in comunità. Tale scelta consentirà di richiedere nuovamente le misure alternative. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione per via della rinuncia. Tuttavia, i giudici hanno accolto la richiesta del ricorrente di non versare la sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende, riscontrando l'assenza di colpa. Il Condannato dovrà pagare unicamente le spese processuali ordinarie.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: resta il carcere e scatta la sanzione
Un indagato per detenzione di sostanze stupefacenti impugnava l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva confermato la custodia cautelare in carcere al posto degli arresti domiciliari. La difesa contestava la valutazione dei giudici sul pericolo di recidiva e sull'inidoneità dell'abitazione per la misura domiciliare. Tuttavia, prima della discussione della causa davanti alla Suprema Corte, il difensore munito di specifica procura depositava formale atto di rinuncia. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione per sopravvenuta rinuncia al ricorso per cassazione. Di conseguenza, il ricorrente resta in carcere ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: addio alla difesa e sanzione
L'Imputata era stata condannata nei precedenti gradi di giudizio per aver omesso di dichiarare dati patrimoniali rilevanti per l'ottenimento di un beneficio pubblico. La difesa aveva inizialmente impugnato la decisione lamentando una presunta contraddizione dei giudici di merito circa la valutazione dei beni immobiliari rispetto a quelli mobiliari. Successivamente, la stessa interessata ha depositato un formale atto con cui ha effettuato la rinuncia al ricorso per cassazione, regolarmente sottoscritto e autenticato dal difensore. La Suprema Corte ha preso atto della volontà della parte e ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione, condannando la ricorrente al pagamento delle spese del processo e al versamento della somma di cinquecento euro in favore della Cassa delle ammende.
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