Il Tribunale di Torino ha confermato la custodia cautelare in carcere per due indagati, accusati a vario titolo di usura, autoriciclaggio ed estorsione. Gli indagati hanno proposto ricorso in Cassazione, sostenendo la mancanza di gravi indizi e contestando l'adeguatezza della misura carceraria. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili perché generici. I giudici hanno evidenziato che la decisione del Tribunale si fondava su solide prove, tra cui intercettazioni ambientali e flussi bancari tracciati (come il bonifico degli interessi usurari su un conto societario). La gravità dei fatti, i precedenti penali degli indagati e il rischio di reiterazione giustificano pienamente la custodia cautelare in carcere, escludendo misure meno afflittive. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali.
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