La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare per un uomo accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di un'impresa olearia. Il Tribunale del Riesame aveva precedentemente escluso l'accusa di associazione mafiosa, ritenendo i singoli episodi estorsivi, avvenuti a distanza di dieci anni (nel 2010 e nel 2020), insufficienti a dimostrare una stabile appartenenza al clan. Sia il Pubblico Ministero, che chiedeva il ripristino dell'accusa associativa, sia l'indagato, che contestava la custodia cautelare per le estorsioni, hanno presentato ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi, confermando che la valutazione del giudice di merito era logica e insindacabile. L'indagato resta quindi in custodia per le sole estorsioni.
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