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Rideterminazione Della Pena

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278 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rideterminazione della pena: no al blocco se l’istanza è nuova
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione la rideterminazione della pena inflitta per reati di droga, invocando una sentenza della Corte Costituzionale e il riconoscimento della continuazione dei reati. Il Giudice ha dichiarato inammissibile la richiesta, ritenendola un'inutile ripetizione di una precedente domanda già respinta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, evidenziando che le due istanze avevano oggetti e motivi giuridici completamente diversi. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato il provvedimento di inammissibilità e ha rinviato il caso al Giudice dell'esecuzione per un nuovo esame nel merito della richiesta.
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Rideterminazione della pena: la Cassazione corregge il giudice
Il Condannato, ritenuto responsabile di detenzione di cocaina a fini di spaccio, chiedeva la rideterminazione della pena a seguito della sentenza n. 40/2019 della Corte Costituzionale, che ha ridotto il minimo edittale per tale reato da otto a sei anni di reclusione. Il Tribunale di Monza, come giudice dell'esecuzione, aveva rigettato la richiesta. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Condannato, stabilendo che la rideterminazione della pena è obbligatoria quando la sanzione originaria è stata calcolata sulla base di un minimo edittale dichiarato incostituzionale. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato gli atti al Tribunale di Monza per un nuovo giudizio che applichi una pena più favorevole al reo.
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Rideterminazione della pena: giù la condanna per calcolo errato
Il Condannato, già destinatario di due sentenze definitive per gravi reati contro la persona e il patrimonio, ha richiesto la continuazione dei reati in fase esecutiva. Il Giudice dell'esecuzione ha rideterminato la sanzione complessiva in ventiquattro anni di reclusione. Tuttavia, nel calcolo, il giudice ha omesso di applicare il limite massimo di trent'anni previsto dal codice penale per il cumulo delle pene, principio già riconosciuto nel precedente giudizio di cognizione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, stabilendo che i limiti di legge già applicati non possono essere ignorati nella fase esecutiva. La Suprema Corte ha così annullato senza rinvio il provvedimento, disponendo la diretta rideterminazione della pena a ventidue anni e otto mesi di reclusione.
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Rideterminazione della pena: la multa non pagata salva il condannato
Il Condannato, punito per reati di droga, ha interamente scontato la reclusione ma non ha pagato la multa di 40.000 euro. Chiede quindi la rideterminazione della pena a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale che ha ridotto le sanzioni minime. Il giudice di primo grado rifiuta, ritenendo concluso il rapporto esecutivo. La Corte di Cassazione accoglie invece il ricorso del Condannato: finché la multa non è pagata, l'esecuzione è ancora in corso. Di conseguenza, il giudice deve ricalcolare l'intera sanzione, potendo anche compensare il carcere scontato in eccesso con la multa ancora dovuta. La sentenza viene annullata con rinvio.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: no ai motivi generici
Il Ricorrente ha proposto ricorso contro la sentenza della Corte d'Appello che rideterminava la pena per il reato di evasione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché i motivi presentati erano del tutto generici, limitandosi a enunciare principi astratti senza contestare specificamente le motivazioni dei giudici d'appello. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rideterminazione della pena: no allo sconto per droghe leggere
Il Condannato ha proposto un incidente di esecuzione chiedendo la rideterminazione della pena. Ha invocato l'applicazione di sentenze della Corte Costituzionale in materia di stupefacenti e recidiva obbligatoria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la riduzione del minimo edittale per le droghe pesanti non si applica al caso di specie, che riguardava il traffico di hashish (droga leggera). Inoltre, le contestazioni sulla recidiva e sul calcolo della pena dovevano essere sollevate durante il processo ordinario e non in fase esecutiva, essendo ormai coperte dal giudicato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Rideterminazione della pena: sanzione al minimo, ricorso inutile
Il Tribunale di Roma, operando come giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta di un condannato volta a ottenere la rideterminazione della pena per un reato di spaccio di lieve entità precedentemente patteggiato. Il condannato sosteneva che alcune pronunce della Corte Costituzionale giustificassero una riduzione della sanzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per carenza di interesse. I giudici hanno rilevato che la pena minima applicabile al caso specifico (droghe pesanti di lieve entità) è rimasta invariata a seguito delle riforme. Poiché la sanzione originaria era già stata fissata al minimo edittale di un anno di reclusione, nessun ricalcolo avrebbe potuto produrre un risultato più favorevole per il ricorrente.
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Rideterminazione della pena: nessun automatismo matematico
L'Imputato è stato condannato per l'importazione di 350 grammi di cocaina dalla Repubblica Dominicana. La Corte d'appello ha ridotto la sanzione a tre anni di reclusione e 16.000 euro di multa. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando l'omessa applicazione della fattispecie di lieve entità e richiedendo una proporzionale riduzione della sanzione in base alle nuove cornici edittali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la rideterminazione della pena, a seguito di modifiche normative favorevoli, non comporta un automatismo matematico o una riduzione percentuale fissa rispetto al passato. Il giudice di merito conserva la sua discrezionalità nella determinazione del trattamento sanzionatorio, rispettando unicamente il divieto di peggiorare la pena precedentemente inflitta.
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Rideterminazione della pena: quando la Cassazione dice no
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una donna che chiedeva la rideterminazione della pena per reati legati al traffico di stupefacenti (droghe leggere). La ricorrente invocava l'applicazione di due storiche sentenze della Corte Costituzionale. Tuttavia, i giudici hanno chiarito che la prima sentenza costituzionale (del 2014) era già stata considerata nel calcolo della pena originaria, avvenuto nel 2017. La seconda pronuncia costituzionale (del 2019) riguardava invece esclusivamente le droghe pesanti e non poteva applicarsi al caso di specie. Di conseguenza, la richiesta di rideterminazione della pena è stata respinta e la condanna originaria è rimasta confermata.
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Rideterminazione della pena: ricalcolo nullo senza frazioni chiare
Due condannati hanno richiesto al Giudice dell'esecuzione l'applicazione della continuazione tra due sentenze definitive. La Corte d'appello ha rideterminato le pene complessive senza però scomporre e individuare chiaramente le singole frazioni di pena relative ai reati della prima sentenza unificati in continuazione interna. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei condannati, stabilendo che la rideterminazione della pena richiede l'esatta individuazione della violazione più grave e delle singole quote di aumento. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per un nuovo calcolo conforme ai principi di diritto.
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Rideterminazione della pena: il limite invalicabile del giudicato
Il Condannato, condannato in via definitiva per associazione di tipo mafioso, ha richiesto la rideterminazione della pena sostenendo l'applicazione di norme penali più favorevoli vigenti prima della riforma del 2005. La Corte d'Appello, come giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta poiché la condotta criminosa si è protratta fino al 2006. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la continuazione del reato nel 2006 esclude i benefici della legge precedente e che la sentenza è ormai coperta da giudicato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Rideterminazione della pena: sanzione ridotta senza rinvio
L'Imputato era stato condannato per reati in materia di sostanze stupefacenti. Dopo un primo annullamento da parte della Cassazione limitato alla recidiva, la Corte d'Appello rideterminava la sanzione senza considerare una fondamentale decisione della Corte Costituzionale (la numero 40 del 2019). Questa pronuncia aveva ridotto il minimo edittale per il reato contestato da otto a sei anni di reclusione. L'Imputato ha quindi proposto ricorso contestando la mancata applicazione della nuova cornice sanzionatoria più favorevole. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'illegalità della sanzione travolge anche il giudizio di rinvio. La Suprema Corte ha così operato direttamente la rideterminazione della pena, riducendo la reclusione a tre anni e quattro mesi, senza disporre un nuovo processo di rinvio.
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Rideterminazione della pena: il vecchio arresto non si annulla
Il Condannato, precedentemente sanzionato per reati in materia di stupefacenti, ha ottenuto dal Giudice dell'esecuzione la rideterminazione della pena in base a una favorevole pronuncia della Corte Costituzionale. La Corte d'Appello ha ridotto la sanzione e disposto l'emissione di un nuovo ordine di carcerazione, rigettando però la richiesta di annullamento del precedente provvedimento restrittivo. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'omessa dichiarazione di nullità del vecchio ordine di carcerazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la rideterminazione della pena e la conseguente emissione di un nuovo titolo esecutivo sostituiscono integralmente il precedente provvedimento, rendendo inutile qualsiasi discussione sulla validità del vecchio atto. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rideterminazione della pena: no a sconti simbolici di un mese
Il Condannato ha proposto ricorso per Cassazione contro l'ordinanza del Giudice dell'esecuzione che, a seguito di una pronuncia di incostituzionalità sul minimo edittale per i reati di droga, aveva ridotto la sua sanzione di un solo mese. Il ricorrente ha lamentato l'assenza di una reale valutazione della gravità del fatto e l'uso di una motivazione apparente basata su un generico rinvio a decisioni precedenti. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che il giudice di merito ha violato l'obbligo di conformarsi al principio di diritto precedentemente stabilito. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato l'ordinanza con rinvio, imponendo una nuova e approfondita rideterminazione della pena basata sui criteri di commisurazione previsti dal codice penale.
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Rideterminazione della pena: giù il carcere ma resta la multa
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando la mancata riduzione della pena pecuniaria da parte della Corte di appello. Quest'ultima aveva ridotto solo la pena detentiva per il reato di traffico di stupefacenti, in seguito alla dichiarazione di parziale incostituzionalità della norma di riferimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la rideterminazione della pena deve limitarsi alla sola sanzione detentiva, poiché la sentenza della Corte Costituzionale ha modificato esclusivamente il minimo edittale della reclusione, lasciando inalterata la sanzione pecuniaria. Di conseguenza, l'adeguamento della sanzione non poteva estendersi alla multa. L'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla cassa delle ammende.
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Rideterminazione della pena: no al ricalcolo dopo il giudicato
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione la rideterminazione della pena inflitta con una sentenza definitiva, lamentando un errore di calcolo nell'applicazione delle circostanze attenuanti e aggravanti. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, ritenendo che tale vizio andasse sollevato con i normali mezzi di impugnazione prima del giudicato. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la correzione degli errori materiali non può riguardare errori concettuali sulla quantificazione della pena, i quali sono coperti dal giudicato e non possono essere ridiscussi in fase esecutiva. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso personale in Cassazione: inammissibile senza avvocato
Il Condannato ha presentato personalmente un ricorso per cassazione contro la decisione della Corte d'Appello che rifiutava la rideterminazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché la legge vieta il ricorso personale in Cassazione, richiedendo obbligatoriamente l'assistenza e la firma di un difensore abilitato alle giurisdizioni superiori. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Rideterminazione della pena: no agli sconti se la legge è già applicata
Il Condannato, condannato in via definitiva per reati in materia di stupefacenti, ha richiesto al Giudice dell'esecuzione la rideterminazione della pena. Sosteneva che la sanzione non rispecchiasse i parametri favorevoli introdotti dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 40/2019. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la condanna originaria era stata pronunciata quando la sentenza costituzionale era già in vigore, escludendo quindi qualsiasi illegalità della pena. Inoltre, le contestazioni sul calcolo della sanzione dovevano essere sollevate durante il processo ordinario e non nella fase di esecuzione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rideterminazione della pena: negato lo sconto se già favorevole
Il Condannato ha richiesto la rideterminazione della pena inflitta per reati di droga, basandosi su una sentenza della Corte Costituzionale che ha ridotto il minimo edittale da otto a sei anni. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, poiché la pena originaria di sei anni e otto mesi di reclusione era già inferiore al minimo edittale di otto anni previsto all'epoca dei fatti. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non vi è spazio per un nuovo calcolo se la sanzione originaria risulta già più favorevole rispetto ai limiti di legge. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rideterminazione della pena: l’errore del giudice riapre il caso
Il Condannato ha proposto ricorso contro la decisione del Giudice dell'esecuzione che, nel calcolare la pena complessiva per più reati, ha commesso un errore metodologico. Il giudice ha infatti utilizzato come base la pena complessiva di una precedente condanna anziché individuare il singolo reato più grave e applicare gli aumenti per i reati satellite. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la rideterminazione della pena richiede prima lo scorporo di tutti i reati uniti in continuazione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato il provvedimento e ha rinviato il caso al Tribunale per un nuovo calcolo conforme ai principi di legge.
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