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Ricusazione — Anno 2026

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79 provvedimenti applicano questo termine

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Provvedimenti

Ricusazione del giudice tardiva: ricorso perso e multa di 3000€
La Cassazione ha esaminato il caso di un imputato che aveva chiesto la ricusazione del giudice, sostenendo una sua presunta parzialità per averlo già giudicato in un altro procedimento. La richiesta è stata però presentata in ritardo. La Corte ha confermato la decisione di inammissibilità, stabilendo un principio fondamentale: se la causa di ricusazione diventa nota durante un'udienza, la dichiarazione deve essere fatta immediatamente, prima della fine dell'udienza stessa. Agire tardivamente comporta la perdita definitiva del diritto. L'imputato ha quindi perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Ricusazione del Giudice: Inutile Chiederla Dopo la Sentenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile la richiesta di ricusazione del giudice presentata da un'imputata. La richiesta era stata depositata dopo che il giudice aveva già letto in aula il dispositivo di condanna. Secondo la Corte, la funzione decisionale del giudice si conclude con la lettura del dispositivo. Pertanto, qualsiasi istanza di ricusazione presentata successivamente è tardiva e, di conseguenza, inammissibile. La sentenza chiarisce che non è possibile contestare l'imparzialità del giudice quando il processo è, di fatto, già terminato. La Corte ha anche specificato che le 'gravi ragioni di convenienza', che possono giustificare l'astensione volontaria di un giudice, non si trasformano automaticamente in motivi validi per una ricusazione imposta da una parte.
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Ricusazione del giudice tardiva: la Cassazione conferma il no
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un'istanza di ricusazione del giudice perché presentata oltre il termine di tre giorni. Il motivo del sospetto di parzialità era emerso durante un'udienza. La Corte ha stabilito che la dichiarazione verbale in udienza non è sufficiente. La parte deve formalizzare l'istanza per iscritto entro la scadenza perentoria di tre giorni dal momento in cui viene a conoscenza della causa di ricusazione. Il mancato rispetto di questo termine rende la richiesta irricevibile, a prescindere dalla fondatezza dei motivi. L'imputato ha quindi perso il ricorso.
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Rideterminazione della pena: quando il giudicato sbarra la strada
Un condannato ha presentato ricorso per la rideterminazione della pena invocando l'applicazione di una circostanza attenuante basata su una recente sentenza della Corte Costituzionale. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la rideterminazione della pena in fase esecutiva non è ammessa se la sentenza di condanna è diventata definitiva dopo la pubblicazione della decisione della Consulta. In tali casi, la questione doveva essere sollevata durante il processo di merito. La Corte ha inoltre chiarito che la coincidenza fisica tra il giudice del processo e quello dell'esecuzione non costituisce di per sé un motivo di nullità, dovendo essere eventualmente contestata tramite la procedura di ricusazione.
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Ricusazione del giudice: quando il ritardo blocca il ricorso
Un imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza della Corte di Appello che aveva dichiarato inammissibile, per tardività, la sua istanza di ricusazione del giudice per le indagini preliminari. Il ricorrente sosteneva che il deposito telematico fosse avvenuto nei termini e che la Corte avrebbe dovuto convocarlo in udienza prima di decidere. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la ricusazione del giudice deve pervenire tempestivamente alla Corte di Appello competente. Inoltre, ha chiarito che l'inammissibilità per vizi di forma o di tempo può essere dichiarata senza la partecipazione delle parti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Bancarotta fraudolenta per distrazione: condanna e beni spariti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta per distrazione nei confronti dell'amministratore unico di una società di capitali. La vicenda trae origine dal mancato rinvenimento di beni strumentali per un valore superiore a 120.000 euro al momento del fallimento. L'imputato ha contestato l'imparzialità di un giudice del collegio di primo grado, poiché lo stesso aveva precedentemente dichiarato il fallimento di una società collegata. Inoltre, la difesa ha lamentato la mancata applicazione delle pene sostitutive introdotte dalla Riforma Cartabia. Gli Ermellini hanno rigettato il ricorso, stabilendo che la dichiarazione di fallimento non pregiudica l'imparzialità nel processo penale e che il mancato rinvenimento dei beni aziendali costituisce una valida prova della distrazione, confermando la responsabilità penale del soggetto coinvolto.
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Ricusazione del giudice: il no della Cassazione dopo la prova
Un imputato ha presentato istanza di ricusazione del giudice dopo che quest'ultimo aveva rigettato la sua richiesta di messa alla prova. La difesa sosteneva che il magistrato avesse anticipato un giudizio di colpevolezza esprimendo una valutazione negativa sulla condotta nel provvedimento di rigetto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la ricusazione del giudice non è ammessa se le valutazioni espresse sono funzionali alla decisione su un'istanza incidentale. Il rigetto della messa alla prova e il successivo rito abbreviato appartengono alla medesima fase processuale, escludendo quindi profili di incompatibilità o pregiudizio, poiché il giudice non ha manifestato indebitamente il proprio convincimento ma ha solo motivato una scelta procedurale necessaria.
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Ricusazione del giudice: quando il processo non si ferma
Un ente ecclesiastico ha citato in giudizio un privato per ottenere il rilascio di un fondo occupato abusivamente. Durante il processo, il convenuto ha presentato un'istanza di ricusazione del giudice. Nonostante la mancanza di un provvedimento formale di sospensione, la Corte d'Appello ha dichiarato l'estinzione del giudizio per mancata riassunzione entro i termini di legge. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la ricusazione del giudice non determina mai una sospensione automatica del processo. Senza un ordine espresso del magistrato, il processo prosegue regolarmente e le parti non hanno l'onere di riassumerlo. La decisione ribadisce che l'estinzione per inattività non può verificarsi se non vi è stata una sospensione formalmente dichiarata.
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Ricusazione del giudice: limiti e rigetto prove
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un'istanza di ricusazione del giudice presentata da un imputato. La difesa sosteneva che il Presidente del collegio avesse anticipato il proprio convincimento rigettando alcune richieste istruttorie avanzate ai sensi dell'art. 507 c.p.p. La Suprema Corte ha stabilito che il rigetto motivato di prove non costituisce una manifestazione indebita di giudizio, ma rientra nel legittimo esercizio delle funzioni giurisdizionali. La decisione ribadisce che la ricusazione del giudice non può fondarsi su provvedimenti processuali neutri e necessari per la progressione del dibattimento.
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Ricusazione del giudice: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da una cittadina contro l'ordinanza di un Tribunale che aveva rigettato la sua istanza di ricusazione. La ricorrente lamentava la parzialità del giudice, il quale non aveva rimosso espressioni offensive contenute negli atti della controparte. La Suprema Corte ha chiarito che l'ordinanza sulla ricusazione non è impugnabile autonomamente, neppure con ricorso straordinario, poiché non è un provvedimento definitivo. L'eventuale vizio di parzialità deve essere fatto valere impugnando la sentenza finale emessa dal giudice contestato.
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Sospensione condizionale: guida alla revoca automatica
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della revoca della sospensione condizionale della pena disposta dal Tribunale di Pordenone. Il ricorrente aveva riportato una nuova condanna per un reato commesso precedentemente che, cumulata alla prima, superava i limiti edittali previsti per il mantenimento del beneficio. La Suprema Corte ha chiarito che la revoca opera di diritto ai sensi dell'art. 168 c.p. e che eventuali contestazioni sull'imparzialità del giudice devono essere sollevate tramite ricusazione e non possono costituire motivo di nullità del provvedimento in sede di legittimità.
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Errore revocatorio: i limiti fissati dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso proposto da un imprenditore individuale contro la sentenza che rigettava la richiesta di revocazione del proprio fallimento. Il ricorrente sosteneva la sussistenza di un **errore revocatorio** derivante dalla violazione del giudicato interno sulla natura agricola dell'impresa e lamentava la mancata astensione dei giudici. La Suprema Corte ha chiarito che la violazione del giudicato costituisce un errore di diritto e non di fatto, e che l'eventuale incompatibilità del giudice deve essere fatta valere tempestivamente tramite ricusazione, pena la decadenza.
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Sovraindebitamento: validità dell’asta immobiliare
Un professionista ammesso alla procedura di sovraindebitamento ha impugnato l'aggiudicazione del proprio studio professionale, sostenendo la nullità della vendita. Le doglianze riguardavano la presunta sospensione automatica del processo per ricusazione del giudice e la natura non competitiva dell'asta. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la ricusazione non sospende ipso iure il procedimento e che la vendita all'incanto, se adeguatamente pubblicizzata, soddisfa i requisiti di competitività richiesti dalla normativa sul sovraindebitamento.
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Ricusazione e imparzialità del giudice
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso relativo alla **ricusazione** di un collegio giudicante in un procedimento di prevenzione patrimoniale. Il ricorrente lamentava l'incompatibilità dei giudici che avevano precedentemente restituito gli atti al Pubblico Ministero per integrazioni probatorie. La Suprema Corte ha stabilito che tale attività non è pregiudicante, in quanto il procedimento di prevenzione è unitario e la valutazione sulla sufficienza degli atti non anticipa il giudizio finale sulla confisca dei beni.
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Ricusazione del giudice: oneri e prove documentali
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un'istanza di ricusazione del giudice proposta da un imputato che lamentava la mancanza di imparzialità di un magistrato. Il ricorrente sosteneva che il giudice avesse già espresso giudizi sulla sua colpevolezza in un precedente processo. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che l'istanza era priva della documentazione necessaria a dimostrare sia il fondamento della causa di ricusazione, sia il rispetto dei termini temporali per la presentazione. La decisione ribadisce che spetta esclusivamente alla parte istante l'onere di allegare i documenti a supporto, non potendo il giudice supplire a tale carenza informativa.
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Ricusazione e sospensione termini custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della sospensione dei termini di custodia cautelare in seguito a una istanza di ricusazione. Il caso riguarda un imputato che ha presentato la richiesta immediatamente prima della discussione nell'udienza preliminare. La Corte ha stabilito che, in tale fase, la sospensione del processo è obbligatoria per legge, comportando automaticamente il blocco dei termini di durata della misura cautelare per evitare finalità dilatorie.
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Ricusazione del giudice: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso relativo alla ricusazione del giudice presentata da un imputato. Il ricorrente lamentava la mancanza di imparzialità di un magistrato che aveva precedentemente manifestato la volontà di astenersi e aveva partecipato a un collegio che aveva deciso su questioni correlate. La Suprema Corte ha stabilito che il decreto sull'astensione non è impugnabile e che una precedente decisione di rito, non entrando nel merito dei fatti, non costituisce un'anticipazione di giudizio idonea a giustificare la ricusazione del giudice.
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Licenziamento illegittimo: onere prova e risarcimento
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento intimato da una società a una dipendente, rigettando il ricorso datoriale. La controversia riguardava principalmente l'asserita incompatibilità di un giudice e la richiesta di riduzione del risarcimento per mancata ricerca di nuova occupazione da parte della lavoratrice. La Suprema Corte ha stabilito che l'incompatibilità del giudice deve essere fatta valere tramite ricusazione e che l'onere della prova sull'aliunde percipiendum grava esclusivamente sul datore di lavoro. Il licenziamento illegittimo comporta dunque il risarcimento pieno, entro i limiti di legge, se l'azienda non prova la negligenza della dipendente.
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Rimessione del processo: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile la richiesta di rimessione del processo presentata da un imputato che lamentava presunte violazioni procedurali e parzialità del giudice. La Corte ha stabilito che la rimessione del processo non può essere utilizzata per censurare singoli atti del magistrato o vizi del procedimento, ma richiede una grave situazione locale esterna alla dialettica processuale che coinvolga l'intero ufficio giudiziario. L'istanza è stata giudicata manifestamente infondata, portando alla condanna del ricorrente al pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Incompatibilità del giudice e validità degli atti
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'**incompatibilità del giudice** non determina la nullità automatica dei provvedimenti emessi. Il caso riguardava un imputato che contestava la validità di un'ordinanza cautelare poiché decisa da un magistrato che aveva già svolto funzioni di GIP nello stesso procedimento. La Suprema Corte ha chiarito che tali vizi devono essere sollevati esclusivamente tramite l'istituto della ricusazione, poiché non incidono sulla capacità professionale del magistrato ma solo sulla sua specifica posizione nel processo.
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