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Ricorso Incidentale — Anno 2022

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341 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ricorso Incidentale

Provvedimenti

Dichiarazione di fallimento: speranza di ripresa contro realtà giudiziaria
Un'Azienda, operante nel settore dei diamanti da investimento, è stata dichiarata fallita dal Tribunale a causa di una grave situazione di insolvenza. Questa includeva la sospensione delle attività, l'incapacità di pagare una sanzione milionaria e numerose richieste di risarcimento. Due Ricorrenti principali hanno impugnato la decisione, sostenendo che l'Azienda potesse ancora recuperare. La Corte d'Appello ha confermato la dichiarazione di fallimento. I Ricorrenti hanno poi presentato un ricorso per Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso principale inammissibile, poiché contestava valutazioni di fatto, non consentite in Cassazione. Ha anche dichiarato inefficaci i ricorsi incidentali, presentati tardivamente. La dichiarazione di fallimento è stata quindi confermata, e i Ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese legali.
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Tassa concessioni telefonia mobile: Cassazione conferma il prelievo
L'Azienda ha chiesto il rimborso della Tassa concessioni telefonia mobile pagata per abbonamenti di telefonia mobile. La Commissione Tributaria Regionale ha accolto l'appello dell'Agenzia delle Entrate, ritenendo legittimo il prelievo. L'Azienda ha quindi presentato ricorso in Cassazione, contestando la legittimità della tassa in base a norme nazionali ed europee. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso principale, confermando la piena legittimità della Tassa concessioni telefonia mobile per gli abbonamenti e la sua compatibilità con il diritto dell'Unione Europea, condannando l'Azienda al pagamento delle spese legali.
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Socio Lavoratore vs Cooperativa: la Prescrizione Crediti Lavoro
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Lavoratore, socio di una Cooperativa, che chiedeva il pagamento di differenze retributive, TFR, lavoro straordinario e ferie non godute. La Corte ha confermato la decisione precedente, ribadendo che la prescrizione crediti lavoro opera anche per i soci lavoratori di cooperative, poiché il loro rapporto è stabile. Ha quindi ritenuto prescritti i crediti anteriori al primo atto interruttivo. La Cassazione ha anche dichiarato inammissibile il ricorso incidentale della Cooperativa sulle spese legali, confermando la compensazione per reciproca soccombenza.
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Accertamento Fiscale: Agenzia vs Agente, Sanzioni da Rivedere
L'Ufficio ha contestato a un Agente di commercio maggiori redditi e IVA non dichiarati, derivanti da provvigioni e servizi di intermediazione. L'accertamento fiscale si basava su dati contabili parziali e sulla presunta stabile organizzazione in Italia di una società estera. La Commissione Tributaria Regionale ha parzialmente accolto il ricorso dell'Agente, ritenendo insufficienti le prove sui maggiori redditi ma confermando il recupero IVA. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso principale dell'Ufficio e il primo motivo del ricorso incidentale dell'Agente. Ha accolto il secondo motivo dell'Agente per omessa pronuncia sul trattamento sanzionatorio, rinviando la causa al giudice di merito per una nuova decisione su questo punto.
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Provvigioni broker assicurativo: il diritto dopo il rinnovo diretto
Un'Azienda Sanitaria aveva stipulato una polizza assicurativa tramite un Agente, poi si avvalse di un Broker per la gestione, riconoscendogli le provvigioni broker assicurativo. La polizza fu modificata e prolungata. Successivamente, l'Azienda rinnovò direttamente la polizza con l'Assicuratore, senza l'intervento del Broker e senza reinserire la clausola di brokeraggio. L'Agente trattenne le provvigioni. Il Broker agì in giudizio per ottenerle. La Corte d'Appello aveva riconosciuto il diritto alle provvigioni, ritenendo il rinnovo una mera prosecuzione del rapporto. La Cassazione ha cassato la sentenza, affermando che la Corte d'Appello avrebbe dovuto prima verificare se la clausola di brokeraggio fosse ancora valida dopo il rinnovo diretto della polizza senza l'intermediazione del Broker.
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Esenzione IMU enti religiosi tra accoglienza e tributi
Un ente religioso ha impugnato un avviso di accertamento per il mancato pagamento dell'imposta municipale propria, chiedendo il riconoscimento del beneficio fiscale per gli immobili destinati all'ospitalità. Il Comune ha negato il beneficio e ha applicato le relative sanzioni. La Corte di Cassazione ha confermato che l'esenzione IMU enti religiosi non spetta se i posti letto sono offerti a un pubblico indifferenziato e non esclusivamente a categorie legate a fini spirituali o istituzionali. I giudici hanno tuttavia accolto il ricorso dell'ente sulle sanzioni per infedele dichiarazione, annullando la decisione precedente a causa di una motivazione viziata e rinviando la causa per un nuovo esame.
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Rinvio per trattative: scontro societario verso l’accordo
Una società alberghiera e un gruppo societario concorrente hanno impugnato reciprocamente in Cassazione una sentenza della Corte di Appello. Durante il giudizio, entrambe le parti hanno depositato un'istanza congiunta segnalando la presenza di complesse trattative negoziali per comporre l'intera disputa a livello internazionale. Le società hanno quindi domandato la sospensione dell'iter processuale e la riunione della causa con un altro procedimento pendente. I giudici supremi hanno accolto l'istanza e disposto il rinvio per trattative della controversia, permettendo ai contendenti di proseguire il dialogo conciliativo per risolvere bonariamente il contenzioso.
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Soggettività passiva ICI: paga il titolare senza il possesso
Un consorzio di sviluppo industriale ha impugnato gli avvisi di accertamento ICI emessi da un ente locale. L'ente consortile ha invocato l'esenzione tributaria e ha contestato la debenza dell'imposta per la totale mancanza di possesso del terreno, occupato da una società fallita. La Corte di Cassazione ha chiarito le regole sulla soggettività passiva ICI. I giudici hanno stabilito che l'esenzione non spetta se partecipano soggetti privati, come banche, e le variazioni societarie non sono registrate. Inoltre, la titolarità formale del diritto reale impone il pagamento dell'imposta anche in assenza di possesso materiale del bene.
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Inerenza dei costi: Fisco contro ditta e sentenza nulla
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un commerciante per recuperare a tassazione oltre trecentomila euro di spese per acquisto di materiali. I giudici d'appello hanno annullato la pretesa fiscale, sostenendo in modo generico che il contribuente avesse dimostrato l'inerenza dei costi. L'Amministrazione Finanziaria ha presentato ricorso in Cassazione denunciando la mancanza di motivazione probatoria, mentre l'imprenditore ha contestato l'omessa pronuncia sul proprio credito IVA. La Corte di Cassazione ha accolto entrambi i ricorsi. I Supremi Giudici hanno stabilito che una sentenza è nulla per motivazione apparente se non indica i documenti specifici da cui desume l'inerenza dei costi. La causa torna davanti ai giudici tributari regionali per un nuovo e completo esame.
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Lavoro straordinario: abitare sul posto non prova le ore in più
Un lavoratore ha agito in giudizio contro la datrice di lavoro per ottenere il pagamento di differenze retributive e compensi per lavoro straordinario non retribuito durante la sua attività su un'isola privata dove risiedeva stabilmente. I giudici di merito hanno riconosciuto parte delle differenze retributive ma hanno respinto la richiesta relativa alle ore eccedenti l'orario ordinario per carenza di prova specifica, considerando che la presenza continua sul luogo coincideva con la sua dimora abituale. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, stabilendo che la semplice presenza sul posto non prova lo svolgimento di prestazioni eccedenti e che non si era formato alcun giudicato sull'effettivo svolgimento delle ore straordinarie.
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Accertamento presuntivo: lite tributaria bloccata da nodo telematico
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una società per il recupero di imposte societarie relative al 2013, applicando un accertamento presuntivo sui costi. La società ha contestato la rettifica dimostrando la veridicità delle spese di bilancio, legate a un settore edile in crisi e a perdite costanti del gruppo societario. I giudici di merito hanno annullato la pretesa fiscale. Il Fisco ha quindi presentato ricorso per Cassazione e la società ha depositato controricorso con ricorso incidentale. A causa di problemi tecnici nel processo civile telematico, il giudice relatore non ha potuto visionare il ricorso incidentale della società prima di redigere la proposta decisionale. Per tutelare il pieno diritto di difesa e integrare l'esame di tutte le domande, la Suprema Corte ha disposto il rinvio a nuovo ruolo della causa.
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Deducibilità perdite su crediti: niente sconti senza prove
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un'imprenditrice la deducibilità perdite su crediti per mancata prova dell'effettiva inesigibilità delle somme. Il giudice regionale ha confermato la ripresa fiscale rilevando l'assenza di qualsiasi tentativo di recupero, anche in via stragiudiziale. La contribuente ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo la sussistenza dei requisiti certi e invocando la disciplina di favore per i crediti di modesta entità. L'Agenzia delle Entrate ha notificato un controricorso tardivo. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile l'impugnazione del Fisco per decadenza dei termini e hanno respinto il ricorso dell'imprenditrice. La deducibilità perdite su crediti impone una rigorosa dimostrazione dell'insolvenza e non consente l'applicazione retroattiva delle novità normative introdotte successivamente all'anno d'imposta.
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Diniego di autotutela: limiti al ricorso contro il Fisco
Una contribuente ha impugnato dinanzi ai giudici tributari il provvedimento con cui l'Amministrazione finanziaria respingeva la sua istanza di riesame relativa alla rendita catastale di un immobile. L'atto di accertamento originario era già divenuto definitivo per mancata opposizione nei termini. I giudici d'appello avevano annullato il rifiuto dell'ente per presunta carenza di motivazione. La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto accogliendo il ricorso del Fisco. Il diniego di autotutela rappresenta una scelta ampiamente discrezionale della Pubblica Amministrazione. Il cittadino non può utilizzare la richiesta di riesame per riaprire i termini di contestazione di un atto ormai definitivo, a meno che non dimostri un interesse pubblico e generale dell'ente alla rimozione dell'atto stesso.
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Omessa contribuzione previdenziale: risarcimento e regole
Un collaboratore familiare ha agito in giudizio contro la titolare di un'attività commerciale per ottenere il risarcimento del danno derivante da omessa contribuzione previdenziale tra il 1991 e il 2012. La Corte d'Appello ha riconosciuto il risarcimento limitatamente agli anni 1991-2007, escludendo il periodo successivo perché già coperto. Entrambe le parti hanno impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. I datori di lavoro hanno contestato l'obbligo basandosi su una circolare ministeriale e lamentando errori sulle spese legali. Il lavoratore ha invece chiesto l'estensione del danno anche per gli anni successivi. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi: le circolari non costituiscono norme di legge e il lavoratore non ha rispettato il principio di autosufficienza nel localizzare gli atti. La condanna risarcitoria per il primo periodo resta definitiva con spese compensate tra le parti.
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Improcedibilità del ricorso in Cassazione e cartelle nulle
Un cittadino ha contestato con successo una cartella esattoriale di oltre duecentomila euro per spese di giustizia. Gli enti pubblici hanno impugnato la sentenza favorevole al debitore davanti alla Suprema Corte. I giudici hanno tuttavia dichiarato l'improcedibilità del ricorso in Cassazione. Gli enti ricorrenti hanno omesso il deposito della relata di notifica telematica della sentenza d'appello, allegando solo la copia semplice del provvedimento. Tale violazione formale ha impedito la verifica preliminare della tempestività dell'impugnazione. La Suprema Corte ha chiuso il giudizio senza esaminare il merito, condannando l'amministrazione a rimborsare settemila euro di spese legali.
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Avviso di accertamento IRPEF e compensi non percepiti
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento IRPEF a un contribuente per presunti compensi non dichiarati, rilevati tramite spesometro. Il contribuente ha dimostrato di non aver incassato alcun compenso per l'anno d'imposta contestato, vincendo sia in primo che in secondo grado. I giudici tributari hanno confermato l'autonomia di ciascun anno fiscale, escludendo debiti tributari per l'anno in esame ma compensando le spese di lite per mancata collaborazione preventiva. L'amministrazione finanziaria ha impugnato la decisione in Cassazione contestando difetti di motivazione, mentre il contribuente ha presentato ricorso incidentale per contestare la compensazione delle spese e la regolarita dell'invito al contraddittorio. La Suprema Corte ha sospeso la decisione finale, rinviando la causa a nuovo ruolo per redigere una nuova proposta di definizione.
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Cessazione del rapporto di lavoro: pensione o nuovo impiego? La Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso complesso sulla **cessazione del rapporto di lavoro**. Un Lavoratore aveva ottenuto dalla Corte d'Appello il pagamento di retribuzioni, ma la stessa Corte aveva ritenuto che il percepimento della pensione di vecchiaia avesse risolto il suo rapporto. Il Lavoratore ha presentato ricorso, sostenendo che la pensione non causa una cessazione automatica. L'Azienda ha proposto ricorso incidentale, affermando che il rapporto si era concluso prima, per l'assunzione del Lavoratore presso un'altra società. La Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi, compensando le spese legali.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: il fisco vince la causa
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un imprenditore l'acquisto di auto usate tramite intermediari fittizi, configurando operazioni soggettivamente inesistenti, e il recupero di costi ritenuti indeducibili. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione al fisco sulle operazioni fittizie, ma ha riconosciuto la deducibilità dei costi documentati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imprenditore perché formulato in modo confuso, sovrapponendo vizi di legge e di motivazione. Al contrario, ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate: i giudici d'appello hanno omesso di decidere sulla responsabilità solidale dell'acquirente per l'IVA in caso di acquisti sotto il valore di mercato. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame di questo specifico aspetto.
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Sospensione dei termini di impugnazione: salvo l’appello del fisco
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento per imposte dirette e IVA nei confronti della Società Contribuente. La Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato inammissibile l'appello del fisco per tardività. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria. I giudici hanno stabilito che si applica la sospensione dei termini di impugnazione di sei mesi prevista per la definizione agevolata delle controversie tributarie, poiché la lite riguarda imposte dirette e IVA interna, non escluse dalla legge. Di conseguenza, l'appello del fisco era tempestivo. Al contrario, la Suprema Corte ha respinto il ricorso della Società Contribuente, confermando che il principio del legittimo affidamento esclude solo le sanzioni e non il pagamento delle imposte dovute, e che la Cassazione non può riesaminare i fatti di causa relativi all'uso privato dei beni aziendali.
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Fisco vs Azienda: nullo l’accertamento con motivazione apparente
L'Azienda riceve un avviso di accertamento dall'Agenzia delle Entrate per presunte irregolarità fiscali e crediti IVA non spettanti. Dopo i primi gradi di giudizio, la controversia giunge in Cassazione. L'Azienda contesta la decisione d'appello denunciando una motivazione apparente: i giudici di secondo grado si erano limitati a confermare la sentenza precedente senza analizzare criticamente le sue difese. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Azienda. I giudici di legittimità stabiliscono che il rinvio alle motivazioni di primo grado è nullo se manca una valutazione autonoma e critica dei motivi di appello. La sentenza viene quindi annullata con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale per un nuovo esame.
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