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Ricorso Incidentale — Anno 2022

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341 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ricorso Incidentale

Provvedimenti

Indennità di mobilità: la domanda tardiva cancella il diritto
Un lavoratore, licenziato il 15 marzo 2011, ha richiesto l'indennità di mobilità presentando la domanda all'ente previdenziale solo l'8 luglio 2011. L'ente ha eccepito il mancato rispetto dei termini di legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che l'indennità di mobilità è equiparata a un trattamento di disoccupazione. Di conseguenza, si applica il termine di decadenza di sessantotto giorni dalla fine del rapporto di lavoro, pari a sessanta giorni dall'ottavo giorno successivo al licenziamento. Poiché la domanda è stata presentata oltre tale scadenza, il diritto è decaduto. La Suprema Corte ha rigettato la richiesta del lavoratore, compensando le spese di giudizio.
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Accessione invertita: il suolo passa al vicino ma solo se paga
Un proprietario confinante ha citato in giudizio il vicino (il costruttore) lamentando lo sconfinamento di una nuova costruzione sul proprio terreno. Il costruttore ha chiesto l'applicazione dell'istituto dell'accessione invertita, sostenendo di aver agito in buona fede a causa dell'incertezza dei confini storici. La Corte d'Appello ha trasferito la proprietà del terreno occupato al costruttore, ma ha omesso di condannarlo al pagamento del doppio del valore del suolo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del proprietario confinante, stabilendo che il trasferimento della proprietà è subordinato al pagamento effettivo dell'indennità dovuta. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio per determinare la somma da pagare.
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Decreto di esproprio: legittimo se prorogato, no al risarcimento
Il Comune autorizzava l'occupazione d'urgenza di un terreno privato per costruire alloggi popolari, emettendo successivamente il decreto di esproprio. I proprietari chiedevano il risarcimento dei danni ritenendo l'occupazione illegittima per scadenza dei termini. La Corte d'Appello accoglieva la domanda risarcitoria. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, stabilendo che le proroghe di legge applicabili avevano esteso la validità dell'occupazione. Di conseguenza, il decreto di esproprio è stato emesso nei termini legali, escludendo l'illecito aquiliano. I proprietari hanno diritto solo all'indennità e non al risarcimento dei danni.
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Usucapione: coerede vince contro parenti e fondazione
Una complessa disputa familiare e patrimoniale vede contrapposti alcuni coeredi e una fondazione religiosa per la proprietà di una chiesa sconsacrata, del relativo piazzale e di una porzione di un edificio. Uno dei coeredi rivendica l'acquisto della proprietà esclusiva di questi immobili tramite l'usucapione, avendo posseduto e gestito i beni in modo pacifico, pubblico e ininterrotto per oltre vent'anni, eseguendo anche lavori di manutenzione a proprie spese. Gli altri coeredi e la fondazione si oppongono, sostenendo la mancanza dei presupposti di legge. La Corte di Cassazione rigetta tutti i ricorsi, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il coerede possessore vince definitivamente la causa, vedendosi riconosciuta la piena proprietà dei beni per usucapione, mentre gli oppositori vengono condannati a pagare le spese legali.
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Sanzione per lavoro nero: ditta individuale contro associazione
Un datore di lavoro riceveva una sanzione per lavoro nero per l'impiego irregolare di personale in un allevamento di cavalli. La Corte d'Appello riduceva la sanzione da oltre 150.000 euro a 10.000 euro. Il Ministero del Lavoro proponeva ricorso principale, mentre il datore di lavoro presentava ricorso incidentale, contestando la propria legittimazione passiva e sostenendo che l'attività appartenesse a un'associazione e non alla sua ditta individuale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Ministero per mancata integrazione del contraddittorio. Ha inoltre rigettato il ricorso del datore di lavoro, confermando la sua responsabilità personale in quanto titolare della ditta individuale proprietaria dell'allevamento. Di conseguenza, la sanzione ridotta è stata confermata e le spese di giudizio sono state compensate tra le parti.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: lite chiusa
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato la decisione che annullava un avviso di accertamento per IVA e IRPEF nei confronti di un professionista. L'atto riguardava i compensi per obblighi di fare e non fare legati alla cessione di uno studio professionale. Durante il giudizio di Cassazione, il professionista ha richiesto la definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del decreto legge 119 del 2018. Poiché l'ufficio fiscale non ha presentato obiezioni entro il termine stabilito del 31 dicembre 2020, la procedura si è conclusa positivamente. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese restano a carico di chi le ha anticipate.
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Termine dilatorio di sessanta giorni: nullo l’atto del fisco
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento IVA nei confronti di un'impresa individuale dopo aver acquisito le scritture contabili presso lo studio del suo commercialista. Il contribuente ha contestato l'atto poiché notificato prima del decorso del termine dilatorio di sessanta giorni previsto dallo Statuto del Contribuente per garantire il contraddittorio. La Corte di Cassazione ha dato ragione al contribuente, stabilendo che l'accesso presso i locali del professionista che custodisce la contabilità è del tutto equiparabile all'accesso presso la sede dell'impresa. Di conseguenza, l'inosservanza del termine dilatorio di sessanta giorni, in assenza di comprovate ragioni di urgenza, determina l'illegittimità dell'atto impositivo. La Suprema Corte ha quindi annullato definitivamente l'accertamento fiscale.
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Rimessione alla pubblica udienza: stop ai giudizi frettolosi
I Cittadini hanno proposto ricorso contro il Ministero della Giustizia per ottenere l'equa riparazione dovuta alla eccessiva durata di un processo. La Corte d'Appello ha emesso un decreto, impugnato da entrambe le parti davanti alla Corte di Cassazione. La sesta sezione civile della Suprema Corte ha rilevato che la questione presenta profili di complessità tali da non consentire una decisione immediata e semplificata in camera di consiglio. Di conseguenza, con l'ordinanza interlocutoria, la Corte ha disposto la rimessione alla pubblica udienza della seconda sezione civile per un esame approfondito della controversia. Questa decisione garantisce una discussione pubblica e dettagliata del caso.
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Accertamento parziale: l’accordo non blocca i controlli futuri
Il Contribuente impugnava due avvisi di accertamento per Irpef, Iva e Irap relativi agli anni 2006 e 2007. La Commissione Tributaria Regionale annullava gli atti, ritenendo che l'adesione del contribuente a un precedente verbale di constatazione per gli anni dal 2008 al 2010 precludesse all'Amministrazione finanziaria la possibilità di svolgere ulteriori indagini bancarie per annualità diverse. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che l'accertamento parziale e la relativa definizione agevolata non impediscono al fisco di esercitare una successiva e ulteriore azione accertatrice, purché entro i termini di decadenza previsti dalla legge. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Territorialità IVA: quando la consulenza estera batte il fisco
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro un'azienda chimica, confermando che le prestazioni fornite alla casa madre estera costituiscono servizi di consulenza e non servizi scientifici. Di conseguenza, tali prestazioni sono escluse dal campo di applicazione dell'imposta per difetto di territorialità IVA. La Corte ha inoltre stabilito che i costi per il personale distaccato all'interno del gruppo sono deducibili se documentati e in linea con i valori di mercato. Infine, è stato accolto il ricorso incidentale dell'azienda in merito alle sanzioni, poiché i giudici di appello avevano omesso di valutare l'assenza di negligenza della contribuente, rinviando la decisione alla Commissione tributaria regionale.
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Accertamento sintetico: reddito a zero e auto, vince il fisco
L'Amministrazione finanziaria ha emesso un avviso di accertamento sintetico, tramite redditometro, nei confronti di una contribuente che aveva dichiarato un reddito pari a zero per l'anno d'imposta 2006. La Commissione tributaria regionale aveva ridotto l'imponibile sottraendo il reddito lordo dichiarato e riducendo al 50% i costi di un'autovettura usata anche per scopi aziendali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione finanziaria. I giudici hanno stabilito che il confronto per la rettifica deve avvenire tra dati omogenei, ovvero tra reddito netto e non lordo, e che la deduzione dei costi dell'auto richiede l'iscrizione del veicolo nel registro dei beni ammortizzabili. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Svalutazione delle rimanenze di magazzino: Fisco battuto
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento contro una società per recuperare a tassazione la svalutazione delle rimanenze di magazzino per oltre 323.000 euro. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato il recupero, ritenendo legittima la svalutazione di pelli personalizzate e invendibili. La Corte di Cassazione ha rigettato sia il ricorso principale del Fisco sia quello incidentale della società. I giudici hanno chiarito che la svalutazione delle rimanenze di magazzino a costi specifici è corretta e prevale sui criteri residuali del valore normale, specialmente se i beni sono protetti da esclusiva e non più commerciabili. Di conseguenza, la svalutazione operata dalla società è valida, confermando la decisione d'appello e compensando le spese di giudizio per reciproca soccombenza.
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Rimborso IRPEF: il fisco tace ma la Cassazione frena la decisione
Un contribuente ha presentato un'istanza di rimborso IRPEF. Di fronte al silenzio rifiuto dell'Amministrazione finanziaria, ha fatto ricorso ottenendo ragione nei primi due gradi di giudizio. L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione in Cassazione, contestando la violazione delle norme sulla determinazione del reddito di lavoro dipendente. La Suprema Corte, con un'ordinanza interlocutoria, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per integrare la proposta di decisione, rimandando la scelta definitiva.
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Attestazione di conformità della notifica: ricorso perso
Una proprietaria ha avviato una causa contro il Condominio per infiltrazioni d'acqua dal terrazzo comune. Dopo la sentenza d'appello, la proprietaria ha proposto ricorso principale in Cassazione, mentre il Condominio ha risposto con un ricorso incidentale tardivo. Durante il giudizio, sia la proprietaria che il suo avvocato sono deceduti, evento che non interrompe il processo di legittimità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condominio per violazione dei termini. Inoltre, ha dichiarato improcedibile il ricorso della proprietaria per la mancanza dell'Attestazione di conformità della notifica telematica, poiché la prova dell'avvenuta consegna via PEC non era stata correttamente certificata dal difensore. Di conseguenza, entrambe le parti hanno perso e le spese legali sono state compensate.
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Valore imponibile aree edificabili: preliminare contro rogito
Una controversia sulla determinazione del valore imponibile aree edificabili ai fini ICI ha visto contrapposti due società e un Comune. La Commissione Tributaria Regionale aveva calcolato l'imposta basandosi sul prezzo di un contratto preliminare, ritenendo erroneamente che sul punto si fosse formato un giudicato definitivo. La Corte di Cassazione ha accolto sia il ricorso delle società sia quello del Comune. I giudici hanno chiarito che non esisteva alcun giudicato vincolante e che il valore di un preliminare per la cessione di quote societarie non può essere automaticamente assimilato al valore venale del terreno. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Licenziamento collettivo: risarcito l’errore ma niente favori
Un'azienda ha avviato una procedura di licenziamento collettivo, ma ha inviato in modo frammentato e incompleto le comunicazioni obbligatorie ai sindacati e agli uffici del lavoro. Il Lavoratore ha impugnato il provvedimento, lamentando anche il mancato computo della propria anzianità convenzionale concordata in precedenza. La Corte di Cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi. La Corte ha stabilito che la comunicazione finale dei licenziati deve essere unica, tempestiva e completa entro sette giorni, a pena di inefficacia. Inoltre, ha chiarito che l'anzianità convenzionale non può essere usata come criterio di scelta per i licenziamenti, poiché priva di oggettività e discriminatoria per gli altri dipendenti. Il Lavoratore ottiene quindi la conferma del risarcimento di diciotto mensilità, ma senza reintegra.
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Risarcimento danni da inadempimento: banca colpevole ma salva
Due coniugi chiedono il risarcimento danni da inadempimento a una banca che non ha erogato un finanziamento promesso. I clienti sostengono che la mancanza di fondi abbia impedito loro di riacquistare un terreno da un fallimento. La Corte d'Appello rigetta la richiesta per mancanza di prove sulla reale esistenza di una trattativa con la curatela fallimentare. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dei clienti. I giudici confermano che non basta dimostrare l'errore della banca, ma serve la prova certa del nesso causale tra la mancata erogazione del denaro e la perdita dell'affare. Il ricorso incidentale della banca viene dichiarato inefficace perché tardivo. I clienti perdono la causa e devono pagare le spese legali.
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Notifica della cartella di pagamento: valida anche senza relata
Una contribuente impugnava un'intimazione di pagamento e la relativa cartella esattoriale. La Commissione Tributaria Regionale annullava gli atti ritenendo invalida la notifica eseguita direttamente dall'agente della riscossione tramite raccomandata postale senza relata di notifica. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'esattore, stabilendo che la notifica della cartella di pagamento effettuata direttamente tramite raccomandata con avviso di ricevimento è pienamente valida. Non serve redigere alcuna relata di notifica, poiché l'attestazione dell'ufficiale postale fa piena prova della consegna. La sentenza è stata cassata con rinvio ad altra sezione per l'esame dei motivi di merito precedentemente assorbiti.
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Valutazione dell’avviamento: cessione a 1 euro ma il fisco vince
Una società cede un ramo d'azienda a un'altra al prezzo simbolico di un euro, dichiarando un valore di avviamento pari a zero. L'Amministrazione Finanziaria rettifica l'atto, stimando il valore di avviamento in oltre seicentomila euro tramite il metodo dei multipli di mercato e richiedendo le relative imposte di registro, ipotecaria e catastale. Le società impugnano l'atto, opponendo una perizia di parte. La Corte di Cassazione rigetta i ricorsi delle società, confermando che la valutazione dell'avviamento spetta al giudice di merito e che la perizia stragiudiziale ha solo valore di indizio. Di conseguenza, l'accertamento del fisco è legittimo.
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Scontro col Fisco: la definizione agevolata ferma la Cassazione
L'Agenzia delle Entrate e una società immobiliare, insieme ai suoi soci, si scontravano in Cassazione per un accertamento fiscale basato su movimenti bancari sospetti. Durante il processo, i contribuenti hanno chiesto l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, avendo aderito alla definizione agevolata (la cosiddetta rottamazione delle cartelle) e pagato il dovuto. La Corte di Cassazione ha deciso di riunire i ricorsi e di rinviare la causa a nuovo ruolo. Questo rinvio serve a permettere all'Agenzia delle Entrate di verificare l'effettivo e regolare pagamento delle somme previste dalla sanatoria, prima di dichiarare ufficialmente chiuso il processo.
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