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Richiamo Per Relationem

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Tecnica che consiste nel fare riferimento al contenuto di un altro atto o documento, incorporandolo nel proprio. In questo caso, un testimone ha confermato le sue precedenti dichiarazioni.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Contratto di lavoro intermittente: valido il rinvio al CCNL
Un lavoratore ha impugnato il proprio contratto di lavoro intermittente stipulato con un'azienda di sicurezza, chiedendo la trasformazione del rapporto in tempo indeterminato a tempo pieno. Il dipendente sosteneva la nullità dell'accordo a causa del mero rinvio generico alle norme di legge e al contratto collettivo di settore, senza la specifica indicazione delle esigenze aziendali nel testo contrattuale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del dipendente, confermando la validità del contratto. I giudici hanno chiarito che il richiamo alle clausole del contratto collettivo nazionale, il quale disciplina espressamente i servizi discontinui e temporanei del settore della vigilanza, soddisfa pienamente i requisiti di legge e rende legittimo l'impiego del lavoro a chiamata.
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Misure di prevenzione personale e carcere: vincoli e ricorso
La Corte di Appello ha confermato l'applicazione delle misure di prevenzione personale della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno a carico di un soggetto ritenuto contiguo alla criminalità organizzata. Il proposto ha presentato ricorso per cassazione lamentando la mancanza di attualità della sua pericolosità sociale e contestando la mancata valorizzazione della buona condotta carceraria serbata durante la lunga detenzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso in materia di prevenzione è ammesso solo per violazione di legge e non per vizi di motivazione. Inoltre, la condotta corretta in carcere non cancella la presunzione di pericolosità derivante dal radicato inserimento in un sodalizio mafioso. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso straordinario per errore percettivo: inammissibile se è errore di giudizio
Un Ricorrente, condannato per reati di droga, ha presentato un ricorso straordinario per errore percettivo contro una precedente sentenza della Cassazione. Sosteneva che la sentenza fosse viziata da un errore di percezione, avendo semplicemente copiato le motivazioni della Corte d'Appello senza esaminare specifici punti della difesa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che l'errore contestato non era un errore di fatto (o percettivo), ma un errore di giudizio sulla congruità della motivazione. Il ricorso straordinario non può correggere errori di ragionamento. Il Ricorrente ha perso e deve pagare le spese processuali e una multa.
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Intestazione fittizia di beni: arresti confermati
L'indagato ha subito la misura degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico per intestazione fittizia di beni e omessa comunicazione di variazioni patrimoniali. L'uomo attribuiva fittiziamente a terzi quote societarie e beni immobili. La difesa sosteneva che tali operazioni servivano solo ad aggirare problemi bancari e contestava la genericità dell'appello del Pubblico Ministero. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che il delitto scatta anche solo per il timore di controlli patrimoniali, a prescindere da altre motivazioni concorrenti. Inoltre, la Corte ha confermato la validità dell'impugnazione del Pubblico Ministero e la sussistenza del concreto pericolo di reiterazione del reato.
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Concorso esterno in associazione mafiosa: confermata la misura
Un professionista legale subisce la misura cautelare degli arresti domiciliari con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. L'accusa contesta la fornitura di notizie riservate e indicazioni strategiche a un esponente di vertice della criminalità organizzata. La difesa impugna l'ordinanza lamentando la violazione del diritto di difesa per il poco tempo concesso nell'ascolto delle intercettazioni, la natura lecita delle consulenze professionali e l'illegittimità costituzionale del reato contestato. La Corte di Cassazione rigetta integralmente il ricorso. I giudici confermano la piena costituzionalità della fattispecie incriminatrice e ritengono congrui i tempi difensivi in assenza di tempestive richieste di rinvio. La Corte evidenzia inoltre la presenza di un quadro gravemente indiziario sul contributo consapevole fornito al sodalizio criminale.
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Azione di reintegrazione nel possesso: attenti ai testimoni
Una cittadina ha proposto un'azione di reintegrazione nel possesso per l'asserita ostruzione di una strada vicinale da parte della vicina, che aveva costruito un muretto in cemento impedendo il passaggio. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno rigettato la domanda, rilevando che la strada era già precedentemente ostruita da cumuli di rifiuti e che la ricorrente non esercitava di fatto il passaggio. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che nel giudizio di merito possessorio si applicano le ordinarie preclusioni istruttorie. La ricorrente ha perso la causa per non aver indicato tempestivamente e nominativamente i testimoni nella fase di merito, non potendo considerare sufficiente il generico richiamo agli informatori sentiti nella precedente fase sommaria.
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Rottamazione quater: la prima rata estingue la lite col fisco
Un contribuente impugnava un avviso di accertamento per maggiori imposte relative a spese di sponsorizzazione ritenute non deducibili. Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, il contribuente proponeva ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, il contribuente aderiva alla Rottamazione quater pagando la prima rata e quelle successive. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che, ai fini processuali, il pagamento della prima rata perfeziona la definizione agevolata e comporta la chiusura del processo, con spese a carico di chi le ha anticipate.
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Trattenimento nei CPR: no alle proroghe senza prove concrete
Il Giudice di Pace di Torino aveva prorogato per la quarta e quinta volta il trattenimento nei CPR di un cittadino straniero, basandosi solo sulla richiesta della Questura che attendeva risposte dall'ambasciata per l'identificazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino, stabilendo che per le proroghe successive alla prima non basta la semplice attesa di una risposta consolare. La legge richiede infatti elementi concreti che rendano probabile l'identificazione o la necessità di organizzare il rimpatrio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio i decreti di proroga, condannando l'amministrazione al pagamento delle spese legali.
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Regime di detenzione differenziato: il boss perde il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un detenuto di massima sicurezza contro la proroga del regime di detenzione differenziato. Il ricorrente lamentava la violazione del diritto a rendere dichiarazioni spontanee e la mancanza di un'autonoma valutazione da parte del Tribunale di Sorveglianza, che avrebbe recepito acriticamente il decreto ministeriale. La Suprema Corte ha chiarito che il diritto alle dichiarazioni spontanee non è previsto a pena di nullità e, nel caso specifico, era stato comunque garantito. Inoltre, i giudici hanno confermato la legittimità della motivazione basata sul richiamo del decreto ministeriale, integrato da nuove indagini che dimostrano l'attuale operatività del sodalizio mafioso e il ruolo di vertice del detenuto. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Proroga regime 41-bis: ruolo di vertice batte buona condotta
La Corte di Cassazione ha confermato la proroga del regime 41-bis per un detenuto con un ruolo di vertice in un'organizzazione criminale. Il detenuto sosteneva che i giudici non avessero valutato la sua attuale pericolosità, limitandosi a copiare il decreto ministeriale. La Corte ha invece stabilito che, per la proroga del 'carcere duro', è sufficiente una valutazione prognostica sulla capacità di mantenere contatti con l'associazione. Il ruolo di comando e l'operatività del clan sono elementi decisivi che giustificano la misura, rendendo il ricorso inammissibile. La pericolosità sociale del soggetto è stata quindi ritenuta ancora attuale.
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Bancarotta impropria: bilancio falso e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un amministratore condannato per bancarotta impropria. La sentenza conferma che la condotta, consistita nell'esporre dati falsi in bilancio per anni, integra il reato anche quando riguarda attività di valutazione, se queste sono idonee a trarre in inganno i terzi. La Corte ha inoltre ribadito la legittimità della testimonianza confermata 'per relationem' e ha sottolineato come la bancarotta impropria tuteli la fiducia del pubblico in generale, non solo specifici creditori.
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