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Contratto di lavoro intermittente: valido il rinvio al CCNL

Un lavoratore ha impugnato il proprio contratto di lavoro intermittente stipulato con un’azienda di sicurezza, chiedendo la trasformazione del rapporto in tempo indeterminato a tempo pieno. Il dipendente sosteneva la nullità dell’accordo a causa del mero rinvio generico alle norme di legge e al contratto collettivo di settore, senza la specifica indicazione delle esigenze aziendali nel testo contrattuale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del dipendente, confermando la validità del contratto. I giudici hanno chiarito che il richiamo alle clausole del contratto collettivo nazionale, il quale disciplina espressamente i servizi discontinui e temporanei del settore della vigilanza, soddisfa pienamente i requisiti di legge e rende legittimo l’impiego del lavoro a chiamata.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 34314 Anno 2022
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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il contratto di lavoro intermittente e la controversia aziendale

La gestione del personale richiede strumenti contrattuali flessibili per rispondere a picchi di attività o a esigenze aziendali temporanee. Il contratto di lavoro intermittente rappresenta una tipologia contrattuale specifica destinata a prestazioni discontinue nel tempo. Un lavoratore impiegato in servizi di custodia e controllo degli accessi ha promosso un’azione giudiziaria contro la propria azienda. Il dipendente chiedeva la nullità del contratto a chiamata e la sua trasformazione in un rapporto subordinato a tempo indeterminato a tempo pieno, oltre al risarcimento del danno.

La contestazione principale riguardava la formulazione del contratto individuale. Secondo la tesi del dipendente, l’azienda aveva inserito un richiamo generico alle norme di legge e all’articolo del contratto collettivo nazionale applicato. Il lavoratore lamentava l’assenza di una descrizione analitica delle specifiche ragioni datoriali all’interno del documento sottoscritto dalle parti.

La disciplina normativa del contratto di lavoro intermittente

La legge stabilisce regole precise per la stipulazione dei contratti a chiamata. Il testo normativo affida alla contrattazione collettiva il compito di individuare le esigenze oggettive o soggettive che giustificano le prestazioni discontinue. I rappresentanti sindacali e datoriali conoscono le peculiarità dei diversi settori e stabiliscono i confini entro cui applicare questa formula flessibile.

Nel settore della sicurezza e della vigilanza non armata, il contratto collettivo contempla espressamente le attività a carattere discontinuo. Mansioni come il portierato, la ricezione, il controllo varchi e l’accoglienza presentano per loro natura uno svolgimento intermittente. La contrattazione collettiva autorizza il ricorso al lavoro a chiamata proprio per far fronte a richieste variabili legate a eventi specifici o a incarichi di durata mutevole.

Il valore del richiamo per relationem alle fonti contrattuali

La validità del contratto di assunzione non impone la riscrittura integrale di ogni clausola sindacale nel testo individuale. Il richiamo per relationem (ossia il rinvio espresso a norme esterne di legge o di contratto collettivo) costituisce una tecnica redazionale pienamente conforme alla normativa vigente. Tale rinvio integra a tutti gli effetti la volontà delle parti contrattuali.

I giudici di merito hanno constatato che il contratto individuale richiamava specificamente l’articolo del contratto collettivo di categoria. Questa indicazione garantisce la necessaria chiarezza e consente di verificare la reale presenza dei presupposti legali al momento dell’assunzione. L’azienda non commette alcun abuso quando opera un rinvio chiaro a una fonte collettiva che autorizza in modo esplicito la prestazione intermittente.

Le motivazioni della sentenza sul contratto di lavoro intermittente

La Corte di Cassazione ha respinto le pretese del dipendente dichiarando il ricorso inammissibile (cioè privo dei requisiti formali minimi per procedere all’esame del merito). Il collegio giudicante ha rilevato che il lavoratore non ha contestato la reale motivazione della sentenza pronunciata dalla corte d’appello.

I magistrati d’appello avevano già verificato che la contrattazione collettiva di categoria conteneva una disciplina specifica per le prestazioni temporanee nel settore della sicurezza non armata. Il ricorrente ha insistito sulla genericità del contratto omettendo di confrontarsi con questo accertamento decisivo. La mancata specificità dell’impugnazione impedisce ai giudici di legittimità di riesaminare il caso, confermando definitivamente la correttezza della sentenza d’appello.

Le conclusioni: la validità del contratto di lavoro intermittente con rinvio al CCNL

La pronuncia ribadisce un principio di grande rilevanza pratica per datori di lavoro e dipendenti. Il rinvio esplicito alle clausole del contratto collettivo nazionale rende l’accordo individuale pienamente legittimo e conforme ai requisiti di forma scritta previsti dalla legge.

Le aziende operanti in settori con attività discontinue possono utilizzare il lavoro a chiamata richiamando le specifiche disposizioni collettive vigenti. L’assenza di un testo prolisso non vizia l’accordo contrattuale quando la fonte collettiva individua chiaramente le mansioni e le causali applicabili. La contestazione giudiziale priva di argomentazioni pertinenti espone il lavoratore all’inammissibilità del ricorso e alla conferma definitiva del contratto originario.

Basta richiamare il contratto collettivo nel contratto a chiamata?
Sì, il richiamo esplicito alle norme di legge e agli articoli del CCNL di categoria soddisfa i requisiti di forma scritta quando il settore prevede mansioni discontinue.

Cosa comporta la mancata contestazione specifica della sentenza d’appello?
La mancata contestazione puntuale delle motivazioni della sentenza di secondo grado rende il ricorso per Cassazione inammissibile e preclude una nuova decisione nel merito.

Quali mansioni giustificano il lavoro intermittente nella sicurezza non armata?
Attività come controllo accessi, portierato, reception e vigilanza non armata rientrano tra le mansioni discontinue previste dal contratto collettivo di categoria.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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