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Ricettazione Di Telefono Cellulare

14 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ricettazione di telefono cellulare: l’acquisto incauto è reato
L'Imputato è stato condannato per il reato di ricettazione di telefono cellulare dopo essere stato trovato in possesso di uno smartphone risultato rubato. L'acquisto era avvenuto fuori dai canali commerciali ufficiali e da uno sconosciuto, senza che l'acquirente potesse fornire una spiegazione attendibile sull'origine del bene. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'assenza di prove sulla consapevolezza dell'illecito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'acquisto informale e l'incapacità di giustificare la provenienza dimostrano l'accettazione del rischio illecito, integrando il dolo eventuale. L'Imputato deve versare le spese processuali e tremila euro alla cassa delle ammende.
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Ricettazione di telefono cellulare: l’acquisto incauto punito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soggetti accusati del reato di ricettazione di telefono cellulare. Un imputato sosteneva l'assenza di prove sulla sua consapevolezza circa l'origine illecita dello smartphone usato, su cui era stata attivata una scheda SIM personale. La Corte ha ribadito che la consapevolezza della provenienza delittuosa si desume dalla natura del bene e dalla mancata giustificazione del suo possesso. Inoltre, i giudici hanno confermato la legittimità dell'aumento di pena di tre mesi a titolo di continuazione rispetto a una precedente condanna. I ricorsi sono stati respinti con condanna al pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Ricettazione di telefono cellulare tra accusa e assoluzione
La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione di un cittadino accusato del reato di ricettazione di telefono cellulare. Il soggetto aveva ricevuto lo smartphone dalla madre convivente diversi mesi dopo il furto, utilizzandolo con una propria scheda telefonica. I giudici di secondo grado avevano escluso la prova della consapevolezza dell'origine illecita del dispositivo. Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza lamentando vizi di motivazione e chiedendo una diversa interpretazione dei fatti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che i giudici di legittimità non possono rivalutare le prove materiali se la motivazione assolutoria della Corte territoriale risulta logica e coerente. L'assoluzione dell'imputato è pertanto definitiva.
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Ricettazione di telefono cellulare: trovarlo non un regalo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di ricettazione di telefono cellulare. L'imputato sosteneva di aver trovato il dispositivo per strada in pessime condizioni, considerandolo un rifiuto abbandonato. I giudici hanno chiarito che il ritrovamento di un telefono cellulare, facilmente tracciabile tramite i numeri seriali, non configura una semplice appropriazione di cosa smarrita, ma integra il reato di ricettazione. Inoltre, la presenza di una doppia decisione conforme nei gradi precedenti limita fortemente la possibilit di contestare la valutazione delle prove in Cassazione. Di conseguenza, la condanna a tre mesi di reclusione e duecento euro di multa stata confermata, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione di telefono cellulare: condanna confermata
L'Imputato era stato condannato per la ricettazione di telefono cellulare. Ha proposto ricorso per cassazione lamentando violazione di legge e vizi di motivazione sulla responsabilità penale e sulla pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I motivi di ricorso sono stati ritenuti generici poiché privi di un reale confronto con le motivazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende, confermando la condanna precedente.
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Ricettazione di telefono cellulare: condannata la difesa creativa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di ricettazione di telefono cellulare a carico di un soggetto trovato in possesso di uno smartphone rubato. L'imputata sosteneva di aver trovato un telefono simile all'estero e che questo fosse stato scambiato in un centro riparazioni con quello rubato. I giudici hanno ritenuto questa ricostruzione del tutto inverosimile, evidenziando che l'apparecchio di provenienza illecita era utilizzato con una scheda SIM intestata direttamente all'imputata. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, escludendo sia la tesi dell'acquisto incauto sia l'applicazione della particolare tenuità del fatto, confermando la condanna a sei mesi di reclusione e seicento euro di multa, oltre al pagamento delle spese processuali.
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Ricettazione di telefono cellulare: l’affare diventa condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di ricettazione di telefono cellulare a carico di un acquirente trovato in possesso di un dispositivo rubato. L'imputato aveva acquistato lo smartphone fuori dai canali commerciali ufficiali e da un soggetto sconosciuto, senza fornire una spiegazione credibile sulla provenienza del bene. I giudici hanno chiarito che l'acquisto di un telefono cellulare in queste circostanze configura il dolo eventuale del reato di ricettazione, poiché l'acquirente accetta consapevolmente il rischio della provenienza illecita del bene. Non si tratta quindi di un semplice incauto acquisto dovuto a negligenza. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna penale e le relative sanzioni pecuniarie.
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Ricettazione di telefono cellulare: la SIM tradisce il possessore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soggetti condannati per il reato di ricettazione di telefono cellulare. Gli imputati utilizzavano un apparecchio rubato inserendovi una scheda SIM a loro intestata. La difesa sosteneva la mancanza di prove sulla consapevolezza della provenienza illecita del telefono. I giudici hanno chiarito che l'uso prolungato della SIM personale nel telefono rubato dimostra il possesso del bene. Inoltre, chi riceve un oggetto di provenienza dubbia senza fornire una spiegazione logica risponde del reato, accettando il rischio della sua origine illecita (dolo eventuale). I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione di telefono cellulare: SIM propria, ma pena ridotta
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un uomo condannato per la ricettazione di telefono cellulare di provenienza furtiva, all'interno del quale era stata inserita la sua scheda SIM personale. L'imputato ha contestato la condanna sostenendo la mancanza di prove sulla sua consapevolezza dell'origine illecita del bene. La Suprema Corte ha confermato la responsabilità penale, evidenziando che l'acquisto fuori dai canali ufficiali e da soggetti sconosciuti configura il dolo eventuale. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso in merito al calcolo della pena. La Corte d'Appello ha applicato erroneamente l'aumento per la recidiva senza effettuare il bilanciamento con l'attenuante della lieve entità. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza sul punto, riducendo la pena finale a tre mesi di reclusione e 300 euro di multa.
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Ricettazione di telefono cellulare: fedina sporca, zero sconti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di ricettazione di telefono cellulare a carico di un soggetto trovato in possesso di un dispositivo di provenienza illecita. L'imputato aveva proposto ricorso contestando la propria identificazione da parte delle forze dell'ordine e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La prima contestazione è stata ritenuta del tutto generica, in quanto smentita dalle precise dichiarazioni dell'agente di polizia che aveva effettuato il controllo. La richiesta di riduzione della pena è stata respinta a causa dei numerosi precedenti penali dell'uomo, che ne delineano una personalità negativa. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Ricettazione di telefono cellulare: se è smarrito è furto
L'Imputato è stato condannato per il reato di ricettazione di telefono cellulare. La difesa sosteneva che il telefono fosse stato smarrito e che l'impossessamento costituisse appropriazione di cosa smarrita, fatto oggi depenalizzato, escludendo così il reato presupposto di furto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato che l'appropriazione di un cellulare smarrito integra il reato di furto e non di appropriazione di cosa smarrita. Il dispositivo contiene infatti chiari segni del legittimo proprietario, come il codice IMEI. Di conseguenza, sussiste il reato di ricettazione di telefono cellulare per chi acquista consapevolmente il dispositivo di provenienza illecita.
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Ricettazione di telefono cellulare: furto o smarrimento?
Un giovane è stato condannato per il reato di ricettazione di telefono cellulare, dopo essere stato trovato in possesso di un dispositivo sottratto a un minore da un giubbotto lasciato a bordo campo durante una partita di calcio. La difesa sosteneva che il telefono fosse stato semplicemente smarrito, basandosi su una singola frase della deposizione della madre della vittima. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che estrapolare una singola frase non basta a dimostrare il travisamento della prova e che, anche ipotizzando il ritrovamento fortuito, l'appropriazione del telefono avrebbe comunque configurato un reato (furto o ricettazione), escludendo la liceità della condotta del possessore.
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Ricettazione di telefono cellulare: la Cassazione nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di ricettazione di telefono cellulare. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto l'apparecchio, rubato il giorno precedente, all'interno dell'abitazione dell'imputato. La difesa ha contestato la valutazione delle prove, ma la Suprema Corte ha chiarito che il proprio compito consiste nel verificare la coerenza logica della motivazione della sentenza precedente, senza riesaminare direttamente i fatti o le prove. Di conseguenza, i giudici hanno confermato la condanna penale e hanno sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende per aver presentato un ricorso palesemente infondato.
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Ricettazione di telefono cellulare: la truffa svanisce, la condanna no
La Corte di Cassazione conferma la condanna per ricettazione di telefono cellulare a carico di tre persone. Sebbene il reato di truffa, commesso utilizzando lo stesso telefono, fosse stato dichiarato prescritto, i giudici hanno stabilito un principio chiave: la partecipazione congiunta alla truffa dimostra in modo inequivocabile che tutti i complici erano consapevoli della provenienza illecita del dispositivo. La Corte ha quindi respinto i ricorsi, ritenendo che la condotta stessa degli imputati costituisse la prova della loro colpevolezza per il reato di ricettazione, rendendo la condanna definitiva.
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