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Ricettazione Di Assegni Rubati

5 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ricettazione di assegni rubati: la finta ignoranza non salva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di truffa e ricettazione di assegni rubati a carico di un'imputata. La donna, in concorso con un complice, aveva acquistato della merce pagandola con assegni di provenienza illecita. La difesa sosteneva la mancanza di prove sulla consapevolezza dell'origine furtiva dei titoli. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che i giudici di merito hanno ampiamente e logicamente dimostrato l'intesa tra i coimputati e la consapevolezza della provenienza illecita degli assegni. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione di assegni rubati: il finto pagamento costa caro
L'Imputato ha acquistato merce pagandola con assegni di provenienza furtiva, minacciando poi una delle vittime che protestava per il mancato pagamento. La Corte d'Appello lo ha condannato per truffa, minaccia e ricettazione di assegni rubati. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la nullità delle notifiche effettuate presso il vecchio difensore che aveva rinunciato al mandato e contestando l'elemento soggettivo del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'elezione di domicilio presso il difensore resta valida anche dopo la rinuncia al mandato, se non espressamente revocata. Inoltre, ricevere e compilare assegni in bianco da sconosciuti configura il dolo eventuale della ricettazione di assegni rubati, poiché l'agente accetta consapevolmente il rischio della provenienza illecita dei titoli.
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Ricettazione di assegni rubati: condanna confermata in Cassazione
L'Imputato è stato condannato per i reati di truffa e ricettazione. Una perizia grafologica ha dimostrato che l'uomo aveva compilato due titoli di credito di provenienza furtiva, inserendo cifre e beneficiari e firmando la girata per l'incasso. La difesa sosteneva che i titoli fossero il pagamento per prestazioni lavorative non regolarizzate, ma i giudici hanno respinto la tesi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna a tre anni e sei mesi di reclusione. La Corte ha chiarito che la condotta integra perfettamente la ricettazione di assegni rubati e la truffa, escludendo la concessione delle attenuanti generiche a causa della pericolosità sociale del soggetto.
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Ricettazione di assegni rubati: la finta ignoranza non salva
Un cittadino è stato condannato per il reato di ricettazione di assegni rubati dopo essere stato trovato in possesso di titoli di credito di provenienza furtiva. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di prove sulla sua malafede e la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che chi riceve assegni fuori dai canali ordinari è consapevole della loro origine illecita. Inoltre, l'omessa o falsa giustificazione sul possesso dei beni rubati dimostra il dolo. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Ricettazione di assegni rubati: condannato chi li usa come propri
L'Imputato consegna diversi assegni rubati a dei Commercianti con cui ha rapporti costanti. Li compila e li firma come se fosse il vero proprietario. I giudici lo condannano per il reato di ricettazione di assegni rubati. L'Imputato fa ricorso, sostenendo di non sapere che gli assegni fossero rubati e lamentando un errore nella notifica del processo. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La notifica all'avvocato è valida se l'imputato risulta sconosciuto al proprio indirizzo. Inoltre, l'uso disinvolto degli assegni e la mancanza di giustificazioni provano la consapevolezza del furto. L'Imputato perde la causa, deve pagare le spese processuali e una multa di tremila euro.
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