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Revocatoria Fallimentare

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214 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Scontro sulla vendita immobiliare: improcedibilità del ricorso
Una cooperativa in amministrazione straordinaria ha impugnato la vendita di un immobile, ritenendola un'operazione fittizia per svuotare il proprio patrimonio. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la cooperativa si è rivolta alla Corte di Cassazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso poiché la ricorrente non ha depositato la relata di notifica della sentenza impugnata entro i termini di legge. Questo adempimento è fondamentale per verificare la tempestività dell'impugnazione. Di conseguenza, la cooperativa ha perso definitivamente la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese processuali in favore della banca controricorrente.
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Revocatoria fallimentare del mutuo: stop ai finti prestiti
Una società finanziaria ha impugnato l'esclusione del privilegio ipotecario sul proprio credito verso un'azienda fallita. Il credito derivava da un mutuo fondiario utilizzato in realtà per ripianare un debito sul conto corrente. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che l'operazione costituisce un mezzo anormale di pagamento. Di conseguenza, si applica la revocatoria fallimentare del mutuo. L'ipoteca perde così la sua efficacia, poiché l'operazione mirava unicamente a trasformare un vecchio credito non garantito in un credito privilegiato a danno degli altri creditori. La banca perde il privilegio e viene condannata alle spese.
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Mutuo fondiario oltre il limite: valido ma senza ipoteca
Una società di cartolarizzazione crediti ha impugnato il rifiuto di ammettere al passivo fallimentare di un'impresa i crediti derivanti da conti correnti e da un mutuo fondiario. La Corte d'Appello aveva escluso i crediti dei conti per mancanza di prove e ridotto quelli del mutuo perché superavano il limite di finanziabilità ed erano stati usati per ripianare debiti pregressi. La Cassazione ha rigettato il ricorso sui conti correnti per mancato assolvimento dell'onere della prova da parte della banca. Tuttavia, ha accolto parzialmente il ricorso sul mutuo fondiario, stabilendo che il superamento del limite di finanziabilità non rende nullo il contratto, né lo rende nullo la destinazione dei fondi a estinguere debiti pregressi. La sentenza è stata cassata con rinvio per ricalcolare il credito del mutuo, pur confermando l'inopponibilità dell'ipoteca.
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Revocatoria fallimentare: aeroporti devono restituire i pagamenti
Le Compagnie Aeree in Amministrazione Straordinaria hanno promosso un'azione di revocatoria fallimentare contro il Gestore Aeroportuale e la Società di Handling per recuperare i pagamenti ricevuti nel periodo precedente alla dichiarazione di insolvenza. I creditori sostenevano di non conoscere lo stato di crisi e che i diritti aeroportuali non fossero revocabili. La Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi dei creditori, confermando che la pubblicazione dei bilanci in perdita e il mancato rispetto di un piano di rientro provavano la conoscenza del dissesto. Inoltre, le somme riscosse a titolo di tasse aeroportuali entrano nel patrimonio delle compagnie e sono soggette a revocatoria fallimentare. Il Gestore Aeroportuale e la Società di Handling sono stati condannati a restituire le somme ricevute.
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Revocatoria fallimentare: banca perde contro il fallimento
Una società, poi dichiarata fallita, effettuava alcuni giroconti per 610.000 euro dal proprio conto corrente ordinario a due conti anticipi su fatture, riducendo il proprio debito verso la banca. Il Curatore Fallimentare promuoveva un'azione di revocatoria fallimentare per recuperare tale somma. La Corte d'Appello riduceva l'importo revocabile, distinguendo tra rimesse solutorie e ripristinatorie. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fallimento, stabilendo che, dopo la riforma del 2005, tale distinzione non rileva più. Per valutare la revocabilità dei versamenti conta unicamente verificare se essi abbiano ridotto l'esposizione debitoria in modo consistente e durevole. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Revocatoria fallimentare: valuta contabile contro fondi reali
La Cooperativa, prima di entrare in liquidazione coatta amministrativa, ha depositato assegni circolari sul proprio conto presso La Banca e, il giorno successivo, ha prelevato fondi tramite altri assegni. La procedura concorsuale ha promosso un'azione di revocatoria fallimentare, sostenendo che il conto fosse scoperto a causa della data di valuta successiva dei depositi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Cooperativa. I giudici hanno stabilito che, ai fini della revocatoria fallimentare, rileva l'effettiva disponibilità giuridica delle somme sul conto corrente e non la semplice data di valuta. Nel caso specifico, la concreta disponibilità dei fondi era già maturata prima della data di valuta, escludendo così qualsiasi reale scopertura del conto corrente.
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Clausola di reviviscenza: tra condanna e rinuncia finale
Un istituto di credito ha chiamato in causa i garanti di una società fallita per essere manlevato a seguito di un'azione di revocatoria fallimentare. I giudici di merito hanno condannato i garanti in virtù della clausola di reviviscenza presente nei contratti di garanzia, escludendone la natura vessatoria. I garanti hanno proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, le parti hanno depositato un atto congiunto di rinuncia al ricorso e al controricorso a seguito della chiusura del fallimento. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio.
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Diritto di rivalsa: la banca perde contro l’assuntore
Una banca subisce un'azione di revocatoria fallimentare e deve restituire le somme ricevute da una società in amministrazione straordinaria. Successivamente, un terzo assuntore propone un concordato fallimentare, impegnandosi a pagare i creditori chirografari in una determinata percentuale. La banca esercita il proprio diritto di rivalsa per recuperare quanto restituito, pretendendo l'intera percentuale concordataria dall'assuntore. L'assuntore si oppone, sostenendo che la banca ha diritto solo alla quota residua non distribuita nei precedenti riparti. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso della banca, stabilendo che l'assuntore risponde solo nei limiti degli impegni assunti nel concordato omologato. Per la parte restante del credito, la banca deve rivolgersi alla società debitrice originaria.
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Revocatoria fallimentare: tra bilanci tardivi e spese di lite
Una società di investimenti, subentrata nel fallimento di un'azienda, ha promosso un'azione di revocatoria fallimentare contro una banca per recuperare i versamenti effettuati sul conto corrente nell'anno precedente al fallimento. La Corte d'Appello ha accolto parzialmente la domanda, ritenendo provata la conoscenza dello stato di insolvenza della banca solo a partire dall'approvazione del bilancio d'esercizio. La Corte di Cassazione ha rigettato sia il ricorso principale della società, che pretendeva una retrodatazione di tale conoscenza, sia il ricorso incidentale della banca sulle spese di lite. La Suprema Corte ha confermato che la valutazione delle prove spetta al giudice di merito e che l'accoglimento parziale di una singola domanda non configura una soccombenza reciproca sulle spese.
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Rinuncia al ricorso: niente doppia tassa se c’è accordo
Un istituto di credito ha proposto ricorso in Cassazione contro la procedura fallimentare di una società per contestare una revocatoria fallimentare. Prima della decisione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. L'istituto di credito ha quindi presentato formale rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese di lite. Inoltre, i giudici hanno stabilito che, in caso di rinuncia al ricorso, non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione tributaria colpisce infatti solo il rigetto o l'inammissibilità dell'impugnazione, e non può essere estesa per analogia a chi decide di estinguere pacificamente la controversia.
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Rinuncia al ricorso: la banca evita il raddoppio delle tasse
Un istituto di credito ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello che aveva dichiarato inefficaci, tramite revocatoria fallimentare, alcuni pagamenti per oltre un milione di euro ricevuti da una società in amministrazione straordinaria. Prima della decisione della Suprema Corte, la banca ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso, accettato dalla controparte. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia, stabilendo che in questo caso non si applica il raddoppio del contributo unificato, in quanto la norma che lo prevede non riguarda i casi di estinzione del giudizio.
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Principio di non dispersione della prova: vittoria per la Banca
Il Fallimento di un'azienda ha avviato un'azione di revocatoria fallimentare contro la Banca per recuperare oltre due milioni di euro. Il Tribunale ha accolto la domanda, ma in appello la Banca ha contestato la decisione. La Corte d'Appello ha rigettato l'impugnazione ritenendo di non poter valutare i documenti del primo grado perché il Fallimento non aveva depositato il proprio fascicolo cartaceo. La Cassazione ha invece accolto il ricorso della Banca, stabilendo che si applica il Principio di non dispersione della prova. Secondo questo principio, i documenti ritualmente prodotti nel primo grado di giudizio entrano stabilmente nel processo e il giudice d'appello ha il dovere di esaminarli se richiamati dalle parti, anche se non materialmente ridepositati. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Revocatoria fallimentare: la banca vince sul conto anticipi
Il Fallimento di una società ha promosso un'azione di revocatoria fallimentare contro una Banca per recuperare i versamenti effettuati su tre conti nell'anno precedente al fallimento. Il Tribunale ha accolto la domanda. In appello, la Banca ha contestato la duplicazione delle somme revocate, registrate sia sui conti correnti sia su un conto anticipi. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo la questione nuova e non contestata la mancanza di linee di credito. La Cassazione ha accolto il ricorso della Banca, stabilendo che la difesa sul conto anticipi era tempestiva e non richiedeva la contestazione delle linee di credito. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Revocatoria fallimentare: banca condannata a restituire i fondi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Istituto di Credito, confermando l'obbligo di restituire oltre 795.000 euro a favore della procedura concorsuale. L'azione di revocatoria fallimentare promossa dal Fallimento di un'Impresa di Costruzioni ha colpito i versamenti sul conto corrente della società nell'anno precedente al fallimento. I giudici hanno ritenuto provata la conoscenza dello stato di insolvenza da parte della banca, desumendola dai bilanci aziendali negativi e dall'andamento anomalo del conto. La Suprema Corte ha chiarito che anche i giroconti dal conto anticipi al conto corrente ordinario hanno natura solutoria se riducono lo scoperto di conto, rendendoli così soggetti a revoca.
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Trasferimento immobiliare ai figli: la separazione non salva la casa
Il Fallimento di una società ha impugnato il trasferimento immobiliare ai figli della proprietà di una casa, eseguito da una madre in attuazione degli accordi di separazione consensuale con il coniuge. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno dichiarato l'atto inefficace in quanto gratuito e compiuto nel periodo sospetto prima del fallimento. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il trasferimento immobiliare ai figli, concordato in sede di separazione, costituisce un atto a titolo gratuito nei confronti dei terzi beneficiari. Di conseguenza, l'atto è privo di effetti verso i creditori del fallimento, a prescindere dalla conoscenza dello stato di insolvenza da parte dei figli o dai motivi personali dei coniugi. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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Piano attestato di risanamento: la Cassazione nega l’automatismo
La Corte di Cassazione ha chiarito che l'esenzione dalla revocatoria fallimentare per gli atti esecutivi di un piano attestato di risanamento non è automatica. Nel caso in esame, una banca aveva ottenuto un pegno a garanzia di un finanziamento basandosi su un piano di risanamento. Il Tribunale aveva ritenuto che la semplice presenza dell'attestazione dell'esperto impedisse al giudice qualsiasi controllo di merito. La Cassazione ha invece accolto il ricorso della curatela fallimentare, stabilendo che il giudice ha il potere-dovere di verificare l'idoneità del piano attestato di risanamento, valutando ex ante la veridicità dei dati e la ragionevolezza dell'operazione. Di conseguenza, il decreto del Tribunale è stato cassato con rinvio per un nuovo esame.
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Scientia decoctionis: bilanci non pubblici ma la banca perde
Una banca ha impugnato la sentenza che la condannava a restituire oltre 120.000 euro alla curatela fallimentare di una società di persone. La banca sosteneva di non poter conoscere il dissesto finanziario della cliente, poiché i bilanci della società non erano pubblicati nel registro delle imprese. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la scientia decoctionis (conoscenza dello stato di insolvenza) può essere provata tramite presunzioni. Gli elementi chiave sono il monitoraggio costante imposto dalle regole internazionali di Basilea 2, le anomalie registrate nella Centrale Rischi (come utilizzi di credito oltre i limiti concordati) e la qualità di operatore professionale qualificato della banca. Di conseguenza, la banca perde la causa e deve restituire le somme riscosse prima del fallimento.
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Clausola di reviviscenza: la banca vince anche senza sentenza
Il Garante aveva garantito i debiti di un imprenditore verso La Banca. Dopo il pagamento del debito, l'imprenditore è fallito e La Banca ha dovuto restituire le somme al fallimento a seguito di un accordo transattivo con il curatore. La Banca ha quindi chiesto il rimborso al Garante attivando la clausola di reviviscenza contenuta nel contratto di fideiussione. Il Garante ha contestato la validità della clausola, sostenendo che non potesse applicarsi in caso di accordo transattivo e che fosse vessatoria o nulla per violazione delle norme antitrust. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la clausola di reviviscenza è valida ed efficace anche se la restituzione delle somme avviene tramite transazione e non con sentenza del giudice, confermando la legittimità della richiesta della banca.
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Integrazione del contraddittorio: il ritardo che costa la casa
L'Acquirente impugna la sentenza che ha accolto la revocatoria fallimentare sulla compravendita di un immobile. Durante l'appello, a causa del decesso di una parte, lo Stato subentra come erede. Il giudice ordina l'integrazione del contraddittorio nei confronti dello Stato. L'Acquirente esegue la notifica in ritardo, senza rispettare i termini minimi a comparire. All'udienza, l'Acquirente chiede un nuovo termine per rimediare, ma la Corte d'appello dichiara il ricorso inammissibile. La Corte di Cassazione conferma la decisione: il termine per l'integrazione del contraddittorio è perentorio. Non è possibile concedere proroghe o rinnovazioni dopo la scadenza, a meno che la parte non dimostri un impedimento oggettivo e non imputabile. L'Acquirente perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Carenza di interesse: l’accordo c’è ma la banca paga le spese
Un istituto di credito ha impugnato la sentenza che accoglieva la revocatoria fallimentare per alcune rimesse bancarie. Nelle more del giudizio di Cassazione, la banca e il fallimento hanno raggiunto un accordo transattivo per chiudere la lite. Tuttavia, la banca non ha notificato regolarmente la rinuncia al ricorso alla controparte. La Corte di Cassazione ha chiarito che, in mancanza di regolare notifica della rinuncia, non si può dichiarare l'estinzione del processo. Di conseguenza, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. La banca è stata condannata al pagamento delle spese processuali, poiché non è stata provata l'adesione del fallimento alla compensazione delle spese.
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