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Diritto di rivalsa: la banca perde contro l’assuntore

Una banca subisce un’azione di revocatoria fallimentare e deve restituire le somme ricevute da una società in amministrazione straordinaria. Successivamente, un terzo assuntore propone un concordato fallimentare, impegnandosi a pagare i creditori chirografari in una determinata percentuale. La banca esercita il proprio diritto di rivalsa per recuperare quanto restituito, pretendendo l’intera percentuale concordataria dall’assuntore. L’assuntore si oppone, sostenendo che la banca ha diritto solo alla quota residua non distribuita nei precedenti riparti. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso della banca, stabilendo che l’assuntore risponde solo nei limiti degli impegni assunti nel concordato omologato. Per la parte restante del credito, la banca deve rivolgersi alla società debitrice originaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 23496 Anno 2023
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Pubblicato il 18 luglio 2026 in Diritto Societario, Giurisprudenza Civile

Il diritto di rivalsa della banca nel concordato fallimentare

La gestione dei crediti nelle procedure di crisi aziendale presenta spesso notevoli complessità giuridiche, specialmente quando entrano in gioco azioni di recupero e accordi di ristrutturazione del debito. Una delle questioni più dibattute riguarda il diritto di rivalsa esercitato dagli istituti di credito a seguito di una revocatoria fallimentare. Quando una banca viene condannata a restituire somme ricevute dal debitore prima del fallimento, sorge la necessità di capire in che misura e contro quale soggetto essa possa far valere il proprio credito di regresso, soprattutto in presenza di un terzo assuntore del concordato.

Il contrasto tra la banca e l’assuntore del concordato

La vicenda concreta nasce da una disputa tra un istituto di credito e una società di gestione che ha assunto il concordato di un’azienda in amministrazione straordinaria. Inizialmente, il tribunale aveva dichiarato inefficaci le rimesse bancarie effettuate sul conto corrente della società poi fallita, condannando la banca alla restituzione di una somma rilevante. Successivamente all’omologazione del concordato proposto dall’assuntore, la banca ha cercato di recuperare quanto versato. L’assuntore si era impegnato a soddisfare i creditori chirografari in una percentuale specifica, assumendosi anche l’onere derivante dall’esercizio del diritto di rivalsa delle banche coinvolte nelle revocatorie. Al momento del pagamento, la banca ha trattenuto una somma che riteneva le spettasse in base alla percentuale concordataria complessiva. L’assuntore ha quindi notificato un atto di precetto per recuperare la differenza, sostenendo che la banca avesse diritto solo alla quota residua non distribuita nei precedenti riparti parziali della procedura.

Come funziona il recupero crediti dopo la revocatoria

La disciplina fallimentare prevede che il creditore che ha dovuto restituire somme per effetto di un’azione revocatoria possa insinuarsi al passivo della procedura per far valere il proprio credito. Questo meccanismo garantisce la parità di trattamento tra tutti i creditori concorrenti. Tuttavia, la situazione si complica notevolmente quando interviene un terzo assuntore nel concordato. L’assuntore si obbliga a pagare i debiti secondo le precise condizioni stabilite nella proposta omologata dal tribunale. Se la proposta limita l’impegno dell’assuntore al pagamento della sola quota residua dei crediti, escludendo le somme già distribuite nei riparti parziali, tale limitazione si applica anche ai crediti da revocatoria. La banca non può pretendere l’intera percentuale originaria se l’accordo omologato prevede diversamente, dovendo accettare le medesime limitazioni degli altri creditori.

Le motivazioni della Cassazione sul diritto di rivalsa limitato

I giudici della Suprema Corte hanno chiarito che l’obbligo dell’assuntore trova la sua fonte esclusiva nella proposta di concordato omologata. Nel caso in esame, l’assuntore si era impegnato a pagare i crediti chirografari limitatamente alla quota residua non soddisfatta con i riparti già eseguiti dal commissario. Questa limitazione si applica anche ai terzi revocati nelle controversie pendenti. La Corte ha stabilito che la differenza tra il credito soddisfatto dall’assuntore e la quota originaria segue la sorte dei creditori anteriori non insinuati. Per la parte di credito non coperta dall’assuntore, la banca deve rivolgersi alla società in amministrazione straordinaria, senza poter pretendere che l’assuntore risponda oltre i limiti del suo impegno contrattuale.

Le conclusioni della Suprema Corte sul caso specifico

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della banca, confermando la legittimità delle pretese dell’assuntore e condannando l’istituto di credito al rimborso delle spese di giudizio. Questo importante pronunciamento ribadisce che il concordato fallimentare vincola tutti i creditori anteriori, ma l’assuntore risponde solo nei limiti di quanto pattuito e omologato. Chi agisce in rivalsa non può scavalcare le regole del concordato per ottenere un soddisfacimento maggiore rispetto agli altri creditori della stessa categoria, garantendo così l’equità della procedura.

Che cosa succede se una banca deve restituire somme per una revocatoria fallimentare?
La banca ha il diritto di rivalsa, cioè può chiedere di essere ammessa al passivo della procedura per recuperare quel credito, ma deve rispettare le regole e le percentuali della procedura stessa.

Quali sono i limiti di responsabilità dell’assuntore del concordato?
L’assuntore risponde dei debiti esclusivamente nei limiti e con le percentuali concordatarie stabilite nella proposta omologata dal tribunale, senza dover pagare somme aggiuntive non pattuite.

Cosa accade alla parte di credito che l’assuntore non è tenuto a pagare?
Per la parte di credito non coperta dagli obblighi dell’assuntore, il creditore può rivalersi solo sulla società originaria in amministrazione straordinaria, salvo che non sia intervenuta l’esdebitazione.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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