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Resistenza

135 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La resistenza fluidodinamica è quella forza che si oppone al movimento di un corpo in un fluido, in particolare in un liquido o un aeriforme. In riferimento al moto nei liquidi è anche indicata come resistenza idrodinamica, nel caso degli aeriformi come resistenza aerodinamica. Un corpo che si muove in un fluido scambia con il fluido stesso delle forze dovute alla viscosità di quest'ultimo. La resistenza è la componente della risultante di queste forze nella direzione del vettore velocità del corpo e nel verso contrario. L'entità della resistenza fluidodinamica dipende dalla natura del fluido e dalla velocità e forma geometrica del corpo. La resistenza può essere divisa idealmente in varie componenti: resistenza parassita, a sua volta suddivisa in: resistenza di attrito viscoso resistenza di forma resistenza indotta resistenza d'onda

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Operazioni inesistenti e prova di resistenza fiscale.
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di avvisi di accertamento emessi per operazioni inesistenti legate a società 'cartiere'. Il caso analizza la violazione del contraddittorio preventivo in ambito IVA. La Suprema Corte ha stabilito che, sebbene il confronto sia obbligatorio per i tributi armonizzati, il contribuente deve fornire la prova di resistenza. Tale prova consiste nel dimostrare analiticamente che le ragioni omesse avrebbero potuto condurre a una decisione diversa. Poiché la società non ha fornito elementi decisivi per smentire la natura fittizia dei fornitori, il ricorso è stato rigettato.
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Resistenza a pubblico ufficiale e legittima difesa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per resistenza a pubblico ufficiale a carico di un cittadino che aveva aggredito i Carabinieri con calci e spinte. La difesa sosteneva l'applicabilità della legittima difesa a causa di una precedente aggressione subita dall'imputato. Tuttavia, la Suprema Corte ha rigettato tale tesi, rilevando che l'azione violenta contro l'imputato era già terminata al momento dell'arrivo dei militari, facendo così mancare il requisito del pericolo attuale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle Ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: quando scatta il reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per resistenza a pubblico ufficiale. L'imputato sosteneva che la sua condotta violenta fosse solo la prosecuzione di una lite privata e non fosse diretta a impedire l'azione degli agenti. Tuttavia, i giudici hanno confermato che l'aggressione è stata rivolta specificamente contro i pubblici ufficiali intervenuti per sedare la disputa e identificare i presenti, configurando pienamente il reato.
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Patteggiamento: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro una sentenza di patteggiamento relativa al reato di resistenza a pubblico ufficiale. Il ricorrente lamentava un trattamento sanzionatorio eccessivamente oneroso nonostante la pena di un anno di reclusione fosse stata concordata tra le parti. La Suprema Corte ha rilevato che il ricorso era generico e non rientrava nei tassativi casi di impugnazione previsti per il rito del patteggiamento, confermando la condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Resistenza a pubblico ufficiale: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per resistenza a pubblico ufficiale. La difesa sosteneva che la condotta fosse una mera resistenza passiva, priva di rilievo penale. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che il ricorso si limitava a proporre una diversa lettura dei fatti senza contestare le motivazioni della sentenza d'appello, esorbitando dai limiti del giudizio di legittimità.
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Contraddittorio endoprocedimentale: guida Cassazione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società in merito a un avviso di accertamento per IVA e IRAP, focalizzandosi sulla disciplina del contraddittorio endoprocedimentale. I giudici hanno chiarito che per i tributi non armonizzati, come l'IRAP, non esiste un obbligo generale di confronto preventivo nelle verifiche a tavolino. Per quanto riguarda l'IVA, pur essendo previsto il diritto al confronto, il contribuente deve fornire la prova di resistenza, dimostrando quali ragioni concrete avrebbe potuto addurre per influenzare l'esito del controllo. La sentenza conferma inoltre la validità della sottoscrizione dell'atto tramite delega e l'insussistenza dell'obbligo di redazione del processo verbale di constatazione per i controlli documentali.
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Resistenza a pubblico ufficiale: i limiti
La Corte di Cassazione ha ridefinito i confini del reato di Resistenza a pubblico ufficiale in occasione di una manifestazione di protesta. Alcuni manifestanti erano stati condannati per aver abbattuto le barriere metalliche di un cantiere. La Suprema Corte ha stabilito che tale condotta, se non accompagnata da un'opposizione diretta e contemporanea all'azione delle forze dell'ordine, non integra la resistenza ma il danneggiamento aggravato. Per altri imputati, che hanno fornito supporto logistico con materiali esplodenti o hanno formato barriere umane per proteggere chi lanciava oggetti, la condanna per resistenza e lesioni è stata invece confermata.
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Attenuanti generiche: i limiti per la concessione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata rapina, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali a carico di due imputati. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi presentati erano meramente riproduttivi di quanto già discusso in appello. In particolare, la Suprema Corte ha chiarito che la concessione delle attenuanti generiche non è automatica, ma richiede la presenza di elementi positivi specifici, la cui assenza giustifica il diniego del beneficio.
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Contraddittorio endoprocedimentale: guida al Fisco
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro l'annullamento di un avviso di accertamento basato sulla presunta mancanza di contraddittorio endoprocedimentale. I giudici hanno chiarito che per i tributi non armonizzati, come IRPEF e IRES, non esiste un obbligo generale di dialogo preventivo negli accertamenti a tavolino. Per quanto riguarda l'IVA, l'invio di un questionario al contribuente è considerato uno strumento idoneo ad assolvere l'obbligo di interlocuzione preventiva, garantendo la validità dell'atto impositivo.
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Resistenza a pubblico ufficiale: guida pericolosa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per resistenza a pubblico ufficiale. L'imputato, dopo aver ignorato l'alt della polizia, aveva dato vita a un inseguimento pericoloso caratterizzato da sorpassi azzardati e guida contromano. La Suprema Corte ha confermato che tali manovre non costituiscono mera disobbedienza passiva, ma integrano la violenza necessaria per il reato, poiché mettono deliberatamente a rischio l'incolumità degli agenti e degli altri utenti della strada.
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Interposizione fittizia: guida all’accertamento
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento fiscale basato sull'ipotesi di interposizione fittizia di una società di comodo. Il caso riguardava un contribuente che, pur avendo formalmente ceduto le proprie quote societarie, è stato ritenuto il reale beneficiario di ingenti redditi non dichiarati. La decisione sottolinea come l'assenza di strutture operative e la mancata collaborazione con l'Amministrazione finanziaria giustifichino l'accertamento induttivo. La Corte ha inoltre chiarito che la violazione del contraddittorio preventivo non comporta l'annullamento automatico dell'atto se il contribuente non dimostra concretamente quali ragioni avrebbe potuto addurre per modificare l'esito del controllo.
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Resistenza a pubblico ufficiale: i confini del reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il delitto di resistenza a pubblico ufficiale a carico di un soggetto che ha ostacolato attivamente l'intervento delle forze dell'ordine. I giudici hanno stabilito che la condotta non si è limitata a semplici offese verbali, ma ha incluso atti di opposizione fisica e violenza che hanno reso difficoltoso l'espletamento del servizio. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché basato su contestazioni di fatto non proponibili in sede di legittimità.
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Resistenza a pubblico ufficiale: la nuova sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per resistenza a pubblico ufficiale, rigettando il ricorso di un imputato che sosteneva l'assenza di dolo per non essere fuggito. I giudici hanno stabilito che la permanenza sul luogo per recuperare merce non esclude la condotta illecita. È stata inoltre validata l'applicazione della recidiva basata sui numerosi precedenti penali del ricorrente.
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Resistenza a pubblico ufficiale: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per resistenza a pubblico ufficiale. La difesa sosteneva che le condotte fossero meramente autolesionistiche, ma i giudici hanno confermato che la presenza di minacce e insulti configura pienamente il reato. È stata inoltre confermata l'applicazione della recidiva a causa della crescente pericolosità sociale dimostrata dal ricorrente attraverso condotte progressivamente più violente.
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Concorso nel reato: la fuga conferma la colpevolezza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un imputato accusato di concorso nel reato di spaccio di stupefacenti, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. La difesa sosteneva l'estraneità dell'uomo rispetto all'attività di cessione compiuta dal complice, ma i giudici hanno ritenuto che la fuga precipitosa alla guida di un motociclo, l'incidente causato e la successiva resistenza alle forze dell'ordine costituissero prove logiche del suo pieno coinvolgimento. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché volto a una rilettura dei fatti non consentita in sede di legittimità.
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Particolare tenuità del fatto e omesso esame in appello
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per resistenza a pubblico ufficiale e rifiuto di sottoporsi ad alcoltest. Sebbene la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito sia stata ritenuta logica e corretta, la Suprema Corte ha accolto il motivo relativo all'omesso esame della richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto. La sentenza di appello è stata quindi annullata limitatamente alla valutazione della causa di non punibilità ex art. 131 bis c.p., mentre per i reati contravvenzionali è stata dichiarata la prescrizione.
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Oltraggio a pubblico ufficiale: quando viene assorbito
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per oltraggio a pubblico ufficiale inflitta a un'imputata che aveva contemporaneamente minacciato e insultato degli agenti. La Suprema Corte ha stabilito che, quando la condotta è unitaria e finalizzata esclusivamente a opporsi all'azione dei verbalizzanti, non si possono configurare due reati distinti. Il reato di oltraggio viene assorbito in quello di resistenza per evitare una duplicazione punitiva contraria al principio del ne bis in idem sostanziale.
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Indebito utilizzo di carte di credito: prova e ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per ricettazione e indebito utilizzo di carte di credito a carico di un soggetto identificato tramite filmati e testimonianze. La difesa contestava l'utilizzabilità di documenti bancari e l'accuratezza del riconoscimento fisico. Gli Ermellini hanno dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la valutazione delle prove spetta ai giudici di merito e che l'inammissibilità preclude il rilievo della prescrizione maturata dopo la sentenza d'appello. La decisione ribadisce l'importanza della prova di resistenza nel giudizio di legittimità.
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Resistenza a pubblico ufficiale: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, dichiarando inammissibile il ricorso presentato dall'imputato. La difesa sosteneva che la condotta fosse riconducibile a una mera resistenza passiva, ma i giudici di merito hanno accertato una reale opposizione fisica. La Suprema Corte ha ribadito che non è possibile proporre in sede di legittimità doglianze di fatto o questioni, come l'applicazione di attenuanti risarcitorie, mai sollevate in precedenza durante il giudizio di appello.
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Resistenza passiva: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato che invocava la configurabilità della resistenza passiva per escludere la propria responsabilità penale. I giudici di legittimità hanno rilevato che il ricorso si limitava a riproporre censure già ampiamente analizzate e respinte dalla Corte d'Appello con motivazioni corrette e lineari. La Suprema Corte ha ribadito che la mera riproposizione di argomenti già disattesi nel merito non soddisfa i requisiti di specificità necessari per il vaglio di legittimità, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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