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Resistenza A Pubblico Ufficiale — Anno 2025

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138 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Resistenza A Pubblico Ufficiale

Provvedimenti

Resistenza a pubblico ufficiale: minaccia di autolesionismo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per resistenza a pubblico ufficiale. La Corte ha confermato che la minaccia di compiere atti autolesionistici, finalizzata a impedire o contrastare l'operato di un pubblico ufficiale, costituisce una forma di violenza o minaccia idonea a integrare il reato, in quanto ostacola il compimento di un atto d'ufficio.
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Resistenza a pubblico ufficiale: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una condanna per resistenza a pubblico ufficiale. I motivi, tra cui la prescrizione del reato e la presunta inefficacia della condotta, sono stati ritenuti generici o manifestamente infondati, soprattutto alla luce della recidiva qualificata dell'imputato che estende i termini di prescrizione.
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Resistenza a pubblico ufficiale e prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per resistenza a pubblico ufficiale. La Corte ha stabilito che, a causa della recidiva, i termini di prescrizione non erano decorsi. Inoltre, ha ritenuto infondate le doglianze sulla mancanza dell'elemento soggettivo e sulla richiesta di non punibilità per la particolare tenuità del fatto, data la gravità della violenza fisica usata contro due agenti.
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Resistenza a pubblico ufficiale per evitare l’ID
La Corte di Cassazione conferma la condanna per resistenza a pubblico ufficiale e omissione di soccorso a un uomo che, dopo un incidente stradale, ha usato violenza contro gli agenti giunti presso la sua abitazione per identificarlo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile in quanto la Corte ha ravvisato un chiaro dolo nell'azione, finalizzata a garantirsi l'impunità.
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Resistenza a pubblico ufficiale: la condanna è certa
Un uomo, dopo aver aggredito un vicino, si oppone all'intervento dei Carabinieri minacciandoli e colpendo un militare. La Corte di Cassazione conferma la condanna per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, giudicando inammissibile il ricorso. Viene chiarito che il movente dell'azione è irrilevante e che le lesioni a un agente in servizio sono procedibili d'ufficio.
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Resistenza a pubblico ufficiale: quando è reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per resistenza a pubblico ufficiale. La Corte ha stabilito che la condotta dell'uomo, che aveva strattonato e ingaggiato una colluttazione con gli agenti per evitare un arresto, non costituiva una mera opposizione passiva, ma un'azione violenta e aggressiva finalizzata alla fuga, integrando così pienamente il reato contestato. La sentenza ribadisce che la Corte di Cassazione non può riesaminare i fatti del processo, compito riservato ai giudici di merito.
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Resistenza a pubblico ufficiale: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per resistenza a pubblico ufficiale. Il soggetto aveva minacciato agenti di polizia penitenziaria con una lametta per poi spintonarli al fine di evitare una perquisizione. La Corte ha ritenuto i motivi del ricorso manifestamente infondati, confermando che tale condotta, finalizzata a coartare la volontà degli agenti e a incidere sulla loro attività, integra pienamente il reato, giustificando anche la pena inflitta e il riconoscimento della recidiva.
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Resistenza a pubblico ufficiale: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per resistenza a pubblico ufficiale. Dopo aver causato un incidente stradale mortale, l'uomo aveva minacciato pesantemente gli agenti intervenuti. La Corte ha confermato che tale condotta, finalizzata a ostacolare l'operato degli ufficiali, integra il reato e ha rigettato le doglianze relative alla mancanza di dolo, all'esclusione della continuazione con il reato di omicidio stradale e alla dosimetria della pena.
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Resistenza a pubblico ufficiale: quando è reato?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per resistenza a pubblico ufficiale. La Corte chiarisce che per commettere il reato è sufficiente usare violenza, come divincolarsi e tirare calci, per opporsi a un atto d'ufficio, anche se non si riesce a impedirlo. Tale condotta non è una semplice 'resistenza passiva' e giustifica la condanna.
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Resistenza a pubblico ufficiale: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per resistenza a pubblico ufficiale. La sua difesa sosteneva un'erronea qualificazione giuridica, ma la Corte ha stabilito che la fuga spericolata in scooter e i calci sferrati all'agente inseguitore costituiscono palesemente il reato contestato, escludendo la presenza di un 'errore manifesto' che avrebbe giustificato l'appello.
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Concorso in resistenza: passeggero responsabile?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il passeggero di un'auto, in fuga dopo aver commesso un furto, risponde di concorso in resistenza a pubblico ufficiale insieme al conducente. Secondo la Corte, la scelta di fuggire in auto implica un'accettazione e condivisione delle modalità della fuga, rendendo irrilevante chi fosse materialmente alla guida. L'ordinanza chiarisce che l'accordo, anche implicito, di sottrarsi alla cattura rende tutti i partecipi responsabili del reato di resistenza.
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Ricorso inammissibile: quando è generico e ripetitivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano una mera ripetizione di quelli già respinti in appello. Il caso riguardava una condanna per resistenza a pubblico ufficiale, dove l'imputato aveva reagito con violenza per evitare l'identificazione. La Corte ha stabilito che l'appello era generico e non criticava specificamente la logica della sentenza impugnata, confermando la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Resistenza a pubblico ufficiale: la fuga e i reati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per resistenza a pubblico ufficiale. La sua condotta, consistente in una fuga ad alta velocità per sottrarsi a un controllo, mettendo a rischio l'incolumità di passanti e agenti, integra pienamente il reato. La Suprema Corte ha inoltre confermato che opporsi a più agenti con un'unica azione, come la fuga, costituisce un concorso formale di reati, portando a una condanna per ogni pubblico ufficiale a cui si è resistito.
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Resistenza a pubblico ufficiale: quando è reato?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per resistenza a pubblico ufficiale. Il caso riguardava minacce gravi rivolte a agenti intervenuti su chiamata della compagna. La Corte ha confermato che il reato si configura quando la minaccia ha lo scopo specifico di impedire l'atto d'ufficio, e che la condotta è rilevante anche se avviene in fasi successive all'identificazione, purché funzionalmente collegate all'intervento.
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Resistenza a pubblico ufficiale: quando è reato
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i confini del reato di resistenza a pubblico ufficiale. La Corte ha stabilito che l'atto di divincolarsi per sottrarsi a un fermo non è mera opposizione passiva, ma una forma di violenza che integra il reato. Inoltre, ha confermato che la motivazione per l'aumento di pena nel reato continuato può essere implicita se l'aumento è congruo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Decreto di citazione nullo: annullata la sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna della Corte d'Appello per resistenza a pubblico ufficiale. La decisione è stata motivata da un vizio procedurale: il decreto di citazione nullo, che indicava erroneamente gli estremi della sentenza di primo grado impugnata. Questo errore ha creato un'incertezza insuperabile sull'oggetto del giudizio, rendendo necessaria la celebrazione di un nuovo processo d'appello. La Corte ha invece rigettato il motivo relativo alla sussistenza del dolo nel reato.
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Resistenza a pubblico ufficiale: quando non c’è reato
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di una misura cautelare per alcuni manifestanti accusati di resistenza a pubblico ufficiale. La decisione si fonda sull'analisi di videoriprese che hanno dimostrato l'assenza di condotte violente o minacciose, riducendo l'accaduto a una mera frizione con le forze dell'ordine, inidonea a configurare il reato.
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Resistenza a pubblico ufficiale: quando è reato?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per resistenza a pubblico ufficiale a carico di una donna che, dopo aver rifiutato di fornire le generalità, si era opposta con violenza fisica al controllo di polizia. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso, specificando che le doglianze relative alla ricostruzione dei fatti non possono essere esaminate in sede di legittimità e che i vizi procedurali, come un presunto difetto di notifica, devono essere eccepiti tempestivamente per non essere sanati.
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Resistenza a pubblico ufficiale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per resistenza a pubblico ufficiale. L'uomo aveva aggredito fisicamente gli agenti con pugni e calci. La Corte ha stabilito che tale condotta rientra inequivocabilmente nel reato contestato e che la valutazione del trattamento sanzionatorio, inclusa la mancata concessione delle attenuanti generiche, è un potere discrezionale del giudice di merito se adeguatamente motivato.
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Resistenza a pubblico ufficiale: ricorso inammissibile
Un uomo, sottoposto agli arresti domiciliari per aggressione e resistenza a un pubblico ufficiale fuori servizio, ha presentato ricorso in Cassazione. L'imputato sosteneva di essere stato provocato e che l'agente non si fosse qualificato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando come le contestazioni si basassero su una rilettura dei fatti, preclusa in sede di legittimità, soprattutto a fronte di chiare prove video che documentavano la violenta aggressione scaturita da una semplice contestazione stradale.
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