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Reperibilità

19 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La condizione di essere concretamente rintracciabile e disponibile per le autorità giudiziarie. È un presupposto essenziale per la concessione di misure alternative alla detenzione, che richiedono un controllo sul condannato.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Monetizzazione Ferie Non Godute: Dirigente Medico Contro Azienda
Un dirigente medico ha chiesto la monetizzazione ferie non godute e il compenso per turni di pronta reperibilità. La Cassazione ha stabilito che il datore di lavoro deve dimostrare di aver invitato il lavoratore a fruire delle ferie. Se non lo fa, il diritto alla monetizzazione ferie non godute non si perde. Inoltre, ha chiarito che la pronta reperibilità "integrativa" spetta anche ai dirigenti di struttura complessa, ribaltando la precedente decisione che negava il compenso. Tuttavia, le prestazioni di guardia attiva e la gestione dell'elisuperficie rientrano nella retribuzione onnicomprensiva del dirigente, senza diritto a compenso aggiuntivo. La Corte ha accolto i primi due motivi e rigettato il terzo, rinviando alla Corte d'Appello per una nuova decisione.
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Recupero crediti difensore d’ufficio: lo Stato paga le spese
Un avvocato presta assistenza come difensore d'ufficio ad un cliente temporaneamente detenuto. Per ottenere il compenso, il legale avvia una causa civile di recupero crediti nei confronti dell'assistito, che risulta infine irreperibile. Il Tribunale nega al legale il rimborso di 1.035 euro spesi per la procedura civile, ritenendo che il cliente fosse privo di fissa dimora e che la causa fosse superflua. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'avvocato. La detenzione rende il debitore del tutto reperibile, rendendo obbligatorio il preventivo recupero crediti difensore d'ufficio prima di chiedere il compenso allo Stato. La Cassazione condanna il Ministero della Giustizia a rimborsare le spese sostenute dall'avvocato per l'azione civile e a pagare i due gradi di giudizio.
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Compenso per reperibilità: i medici vincono contro l’ASL
Alcuni medici convenzionati hanno richiesto il compenso per reperibilità per il servizio prestato a favore di un'Azienda Sanitaria. L'ente pubblico si è opposto, sostenendo che l'assenza di un accordo collettivo regionale impedisse la determinazione delle tariffe. La Cassazione ha rigettato la tesi dell'ente, confermando che, se la prestazione è stata effettivamente resa, il giudice deve determinare il compenso applicando le regole sul lavoro autonomo (Art. 2233 c.c.). Inoltre, la Corte ha accolto il ricorso dei medici sulla prescrizione dei crediti, stabilendo che i giudici di merito avrebbero dovuto valutare le singole lettere di sollecito inviate dai professionisti per interrompere i termini. La causa è stata quindi rinviata alla Corte d'Appello per ricalcolare i crediti non prescritti.
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Sempre reperibili ma senza paga: sì all’indennità di reperibilità
Alcuni dipendenti di un'azienda di trasporti, con il ruolo di responsabili di esercizio, erano obbligati a essere reperibili sette giorni su sette durante l'orario di funzionamento degli impianti, senza ricevere alcun compenso. I lavoratori hanno chiesto il riconoscimento del loro diritto a un compenso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, stabilendo che l'obbligo di reperibilità deriva direttamente dalla legge per garantire la sicurezza degli impianti. Di conseguenza, anche se il lavoratore non viene effettivamente chiamato a lavorare, il sacrificio personale richiesto deve essere compensato. In mancanza di accordi collettivi o individuali, spetta al giudice determinare l'indennità di reperibilità secondo equità. I lavoratori hanno quindi vinto la causa, ottenendo il diritto al pagamento del compenso stabilito.
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Elezione di Domicilio: Misura Alternativa Salva Anche se Irreperibile
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto che dichiarava inammissibile la richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali. Un condannato aveva presentato l'istanza indicando correttamente il proprio indirizzo, ma il Tribunale di Sorveglianza l'aveva respinta per una presunta mancata elezione di domicilio. La Cassazione ha chiarito un punto fondamentale: la formale elezione di domicilio misura alternativa, richiesta per legge, è un requisito di ammissibilità che era stato soddisfatto. La questione della reale reperibilità del soggetto, invece, è un aspetto diverso che il giudice deve valutare successivamente, nel merito, per decidere se concedere o meno la misura, ma non può bloccare l'istanza all'inizio. Di conseguenza, il caso è stato rinviato al Tribunale per una nuova valutazione.
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Orario di lavoro: reperibilità e paga notturna
Un gruppo di vigili del fuoco operanti presso una base militare straniera ha richiesto il riconoscimento delle ore notturne di permanenza in sede come orario di lavoro straordinario. La Corte di Cassazione ha stabilito che, sebbene la presenza fisica obbligatoria costituisca orario di lavoro ai fini della tutela della salute (limiti di durata), la determinazione della retribuzione spetta alla contrattazione collettiva. Quest'ultima può legittimamente prevedere un'indennità specifica per i periodi di attesa non attiva, anziché la paga oraria piena.
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Licenziamento per finta malattia: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento per finta malattia di un dipendente di una nota azienda di trasporti. Il lavoratore, durante il periodo di infermità, era stato sorpreso da un'agenzia investigativa mentre gestiva attivamente un locale pubblico, anche in orari notturni e durante le fasce di reperibilità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché presentato oltre il termine di 60 giorni previsto dalla normativa per il rito speciale. La condotta del dipendente è stata ritenuta incompatibile con lo stato di malattia e lesiva del vincolo fiduciario, integrando pienamente la giusta causa di recesso.
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Affidamento in prova e reperibilità del condannato
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della misura dell'**affidamento in prova** al servizio sociale per un condannato residente stabilmente all'estero. La decisione sottolinea che la concessione di benefici alternativi al carcere richiede la costante reperibilità del soggetto sul territorio nazionale. Nel caso di specie, il ricorrente aveva indicato un domicilio inabitabile e ammesso di vivere fuori dall'Italia, rendendo impossibile il monitoraggio del suo percorso rieducativo e l'osservanza delle prescrizioni imposte dall'autorità giudiziaria.
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Affidamento in prova: revoca per irreperibilità
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca dell'**affidamento in prova** precedentemente concesso a un condannato. Il provvedimento è scaturito dall'accertata irreperibilità del soggetto presso il domicilio dichiarato. Le indagini hanno rivelato che l'uomo si era trasferito all'estero per motivi di lavoro senza fornire comunicazioni ufficiali e senza presentarsi all'udienza fissata dal Tribunale di Sorveglianza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la condotta del ricorrente ha reso impossibile il monitoraggio necessario per la misura alternativa.
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Contributo ENPAM 2%: quando non è dovuto?
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un ente previdenziale che pretendeva il pagamento del Contributo ENPAM 2% sul fatturato di una società operante nel settore dell'ossigenazione iperbarica. La decisione conferma che tale prelievo si applica solo alle prestazioni specialistiche che richiedono l'apporto diretto di medici. Nel caso specifico, l'attività era monitorata da tecnici e i medici erano presenti solo in regime di reperibilità per emergenze. Poiché l'accertamento della natura della prestazione è una valutazione di fatto, la Cassazione ha ritenuto insindacabile la sentenza d'appello che escludeva l'obbligo contributivo per mancanza di un intervento medico specialistico diretto.
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Uso aziendale e compensi per reperibilità
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di alcuni lavoratori a percepire un compenso minimo per ogni intervento effettuato in reperibilità remota. La decisione si fonda sulla sussistenza di un uso aziendale consolidato nel tempo. Il datore di lavoro aveva interrotto i pagamenti sostenendo di essere caduto in un errore interpretativo del contratto collettivo, ma i giudici hanno ritenuto tale condotta non provata, confermando la natura spontanea e vincolante della prassi applicata.
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Indennità di reperibilità: quando è dovuta al lavoratore
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di una lavoratrice a ricevere l'indennità di reperibilità, anche in assenza di un accordo formale. La decisione si basa sulla prova dell'esistenza di un obbligo di fatto, desunto dal ruolo ricoperto (focal point), dalla dotazione di strumenti aziendali come due cellulari e dalle testimonianze. Secondo la Corte, la prova dell'obbligo di essere costantemente rintracciabile e di attivarsi prontamente fuori dall'orario di lavoro può essere fornita con ogni mezzo, anche indiziario, e fonda il diritto al relativo compenso.
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Misura alternativa: no senza residenza stabile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che richiedeva una misura alternativa alla detenzione. La decisione si fonda sulla mancanza di una residenza stabile e di un radicamento sul territorio da parte del ricorrente, elementi considerati presupposti essenziali per la concessione di tali benefici. Secondo la Corte, l'irreperibilità del condannato è incompatibile con le finalità di risocializzazione della misura alternativa, in quanto impedisce al Tribunale di svolgere le necessarie verifiche.
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Inammissibilità ricorso: i motivi e la specificità
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di un condannato, localizzato all'estero, contro il diniego di una misura alternativa. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi di appello, che non si confrontavano con la sentenza impugnata, e sulla condizione di irreperibilità del soggetto, ritenuta incompatibile con i fini di risocializzazione delle misure alternative alla detenzione.
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Orario di lavoro autista: la sosta non è lavoro
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4358/2024, ha stabilito che il tempo di sosta di un conducente di linea tra una corsa e l'altra non rientra nell'orario di lavoro autista se il lavoratore non ha obblighi di custodia del mezzo o di reperibilità. Di conseguenza, è stata respinta la richiesta di un dipendente part-time di trasformare il suo contratto in tempo pieno e di ottenere differenze retributive, poiché le ore di sosta non potevano essere computate come lavoro effettivo.
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Indennità di reperibilità: quando è davvero dovuta?
Un dipendente pubblico, il cui cellulare era collegato al sistema di allarme dell'ufficio, ha richiesto il pagamento dell'indennità di reperibilità e del lavoro straordinario per il periodo 2005-2011. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha respinto il ricorso. È stato stabilito che la mera disponibilità a intervenire, anche se autorizzata, non costituisce un obbligo formale di reperibilità, il quale deve essere previsto da un provvedimento specifico e non può essere desunto da semplici circostanze di fatto.
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Reperibilità notturna: è orario di lavoro? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10653/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di reperibilità notturna. Il tempo trascorso da un lavoratore in regime di reperibilità con obbligo di pernottamento presso la struttura del datore di lavoro deve essere considerato integralmente come 'orario di lavoro', in linea con la normativa europea. Di conseguenza, la retribuzione per tale servizio non può consistere in una minima indennità forfettaria, ma deve essere proporzionata e sufficiente, come sancito dall'art. 36 della Costituzione. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva negato tale diritto a un educatore di una cooperativa sociale, rinviando il caso per una nuova valutazione basata su questi principi.
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Reperibilità notturna: è orario di lavoro retribuito?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la reperibilità notturna con obbligo di permanenza presso la struttura lavorativa deve essere considerata integralmente orario di lavoro. Un educatore di una cooperativa sociale si era visto negare in appello la retribuzione per lavoro straordinario per i turni notturni. La Cassazione, in linea con la giurisprudenza europea, ha cassato la sentenza, affermando che tale periodo non è riposo e deve essere compensato con una retribuzione proporzionata e sufficiente, come previsto dall'art. 36 della Costituzione.
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Orario di lavoro reperibilità: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che la reperibilità notturna con obbligo di permanenza presso il luogo di lavoro deve essere qualificata come 'orario di lavoro' e non come 'periodo di riposo'. Di conseguenza, la retribuzione prevista dal contratto collettivo, anche se forfettaria, deve essere adeguata e proporzionata alla prestazione, in linea con l'art. 36 della Costituzione. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva negato la qualifica di orario di lavoro reperibilità, rinviando il caso per una nuova valutazione del compenso.
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