LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Rendita Vitalizia

75 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una somma di denaro pagata periodicamente a una persona per tutta la durata della sua vita.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Regolarizzazione contributiva: no ad azioni dirette contro l’INPS
Una Lavoratrice ha chiesto in sede giudiziaria la condanna dell'Ente Previdenziale alla regolarizzazione contributiva della propria posizione per un periodo lavorativo svolto negli anni '80. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Lavoratrice. I giudici hanno chiarito che il lavoratore non possiede un'azione diretta per imporre all'Ente Previdenziale la regolarizzazione contributiva. In caso di omissione da parte del datore di lavoro, l'assicurato può esclusivamente richiedere il risarcimento del danno al datore di lavoro oppure la costituzione di una rendita vitalizia alla maturazione della prescrizione. La Lavoratrice è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
Continua »
Regolarizzazione contributiva: niente azione diretta contro INPS
La Lavoratrice ha chiesto in sede giudiziaria la regolarizzazione contributiva direttamente nei confronti dell'Ente Previdenziale per un periodo lavorativo svolto presso un Comune. I giudici di merito hanno dichiarato inammissibile la domanda. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che l'assicurato non possiede un'azione diretta per obbligare l'ente previdenziale a regolarizzare la posizione contributiva. L'ente ha unicamente il ruolo di ricevente dei versamenti. In caso di omissione dei contributi da parte del datore di lavoro, la legge concede al lavoratore soltanto due opzioni: l'azione risarcitoria contro il datore di lavoro o la richiesta di costituzione di una rendita vitalizia se i contributi sono ormai prescritti.
Continua »
Azione revocatoria: valida la revoca se l’immobile va ai figli
Due genitori debitori hanno ceduto ai propri figli la nuda proprietà di un immobile, riservandosi l'usufrutto in cambio di una rendita vitalizia. Il curatore fallimentare di una società creditrice di uno dei genitori ha promosso l'azione revocatoria per rendere inefficace l'atto di disposizione, ritenendolo elusivo e lesivo delle ragioni creditorie. I debitori hanno sostenuto la validità della cessione a tutela dei familiari e hanno eccepito la nullità del procedimento per la mancata interruzione dovuta alla cancellazione dall'albo del proprio avvocato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei debitori, confermando l'inefficacia dell'atto verso il creditore. La Suprema Corte ha stabilito che la cessione riduce la garanzia patrimoniale e che spetta al debitore provare l'esistenza di altri beni capienti, convalidando il processo poiché l'avvocato, pur cancellato, aveva garantito di fatto la difesa.
Continua »
Regolarizzazione contributiva INPS: no all’azione diretta
Un lavoratore ha chiesto all'INPS la regolarizzazione contributiva INPS per un periodo lavorativo svolto negli anni Ottanta presso un Comune. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che l'ordinamento non permette al lavoratore di agire direttamente contro l'INPS per costringerlo a ricostruire la posizione contributiva non versata dal datore di lavoro. L'INPS riveste soltanto il ruolo di destinatario dei versamenti. In caso di omissione dei contributi, le uniche tutele per il lavoratore sono l'azione di risarcimento danni contro il datore di lavoro o la richiesta di costituzione di una rendita vitalizia qualora i contributi siano ormai prescritti. Il ricorso del lavoratore è stato respinto con condanna al pagamento delle spese di lite.
Continua »
Regolarizzazione contributiva: perché non si può citare l’INPS
Una lavoratrice ha chiesto all'INPS la regolarizzazione contributiva per un periodo lavorativo svolto presso un Comune. L'ente previdenziale non aveva incassato i contributi relativi a quelle prestazioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della lavoratrice. I giudici hanno chiarito che il lavoratore non può agire direttamente contro l'INPS per costringerlo a regolarizzare la posizione assicurativa. In caso di contributi omessi o prescritti, la legge attribuisce l'obbligo contributivo esclusivamente al datore di lavoro. Il lavoratore può unicamente richiedere il risarcimento dei danni al datore di lavoro oppure chiedere all'INPS la costituzione di una rendita vitalizia. Pertanto, la lavoratrice ha perso la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Ripristino della pensione e revoca: decide il giudice contabile
Un ex dipendente pubblico ha chiesto alla Corte dei Conti il ripristino della pensione revocata dall'Istituto Previdenziale. L'ente previdenziale aveva annullato in autotutela il riscatto dei contributi per una rendita vitalizia relativa a un precedente lavoro svolto come coadiuvante familiare. L'Istituto Previdenziale ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la mancanza di giurisdizione del giudice contabile a favore del giudice ordinario del lavoro. Le Sezioni Unite hanno respinto il ricorso e hanno confermato che la Corte dei Conti possiede giurisdizione esclusiva su tutte le controversie riguardanti il trattamento di quiescenza dei dipendenti pubblici. Poiché il lavoratore è ormai in pensione e l'accertamento sulla rendita è solo un passaggio intermedio, l'oggetto principale della causa è il ripristino della pensione.
Continua »
Automatismo delle prestazioni e pensione del coadiutore agricolo
Una coadiutrice familiare agricola ha chiesto all'INPS il riconoscimento della pensione di anzianità per il lavoro svolto nell'azienda del marito. L'ente previdenziale ha negato la prestazione per la presenza di quattro anni privi di copertura contributiva integrale, causati da un accordo di ristrutturazione del debito aziendale con versamento ridotto al 30%. La lavoratrice ha impugnato il diniego invocando il principio di automatismo delle prestazioni per coprire gli anni mancanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che l'automatismo delle prestazioni non trova applicazione per i lavoratori autonomi e per i coadiutori familiari. Senza il versamento effettivo e completo dei contributi previdenziali obbligatori, il diritto al trattamento pensionistico non matura, salvo il diritto del collaboratore di richiedere il risarcimento dei danni al titolare dell'impresa o di costituire una rendita vitalizia.
Continua »
Regolarizzazione della posizione contributiva senza datore: no
A seguito di una verifica ispettiva, l'ente previdenziale ha disconosciuto il rapporto di lavoro subordinato svolto da un dipendente, cancellando i relativi contributi. Il lavoratore ha promosso una causa citando esclusivamente l'istituto di previdenza per contestare il provvedimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del dipendente, stabilendo che la domanda è inammissibile. Il lavoratore non può pretendere direttamente dall'ente la regolarizzazione della posizione contributiva senza chiamare in causa anche il datore di lavoro, il quale riveste il ruolo di parte necessaria nel processo. Di fronte a omissioni o mancati versamenti, il dipendente può unicamente agire contro il datore per il risarcimento del danno o chiedere la costituzione della rendita vitalizia.
Continua »
Omissione contributiva: la rinuncia alla pensione è nulla
Un dipendente concilia la fine del rapporto lavorativo firmando una rinuncia generale a qualsiasi futura pretesa risarcitoria. Successivamente, il lavoratore scopre che l'azienda non ha versato i contributi per sei anni, determinando la prescrizione del credito verso l'ente previdenziale. Il lavoratore agisce in giudizio per accertare l'inadempimento e il potenziale danno pensionistico. L'azienda eccepisce la validità dell'accordo transattivo sottoscritto. La Corte di Cassazione respinge il ricorso datoriale. I giudici stabiliscono che la rinuncia al risarcimento per la perdita della pensione è nulla se sottoscritta prima della maturazione dei requisiti di quiescenza, trattandosi di un diritto futuro non ancora entrato nel patrimonio del lavoratore.
Continua »
Improcedibilità del ricorso in Cassazione: l’Ente paga il debito
Un Ente pubblico propone opposizione all'esecuzione contro un Cittadino che esigeva oltre diciassettemila euro a titolo di rendita vitalizia arretrata. I giudici di merito respingono le tesi difensive dell'amministrazione. L'Ente ricorre quindi alla Suprema Corte, dichiarando di aver ricevuto la notifica della sentenza d'appello. Tuttavia, l'Ente deposita soltanto una copia semplice della decisione, priva della fondamentale relata di notifica. Tale omissione impedisce ai giudici di verificare il rispetto del termine breve per impugnare. La Corte decreta l'improcedibilità del ricorso in Cassazione per violazione delle formalità di deposito. L'Ente pubblico perde definitivamente il contenzioso, deve pagare l'intera rendita richiesta dal creditore e subisce il raddoppio del contributo unificato.
Continua »
Costituzione della rendita vitalizia: via libera senza domanda INPS
Un lavoratore ottiene dal giudice il riconoscimento di un livello contrattuale superiore e delle relative differenze retributive. A causa della mancata contribuzione ormai prescritta da parte dell'azienda, egli avvia una causa per ottenere la costituzione della rendita vitalizia per colmare il vuoto pensionistico. La Corte d'Appello blocca l'azione giudiziale, ritenendola improponibile per mancata presentazione di una preventiva domanda amministrativa all'ente di previdenza. La Corte di Cassazione ribalta totalmente la decisione. I giudici supremi chiariscono che l'azione del dipendente non richiede una prestazione previdenziale diretta, ma persegue una tutela risarcitoria contro il danno datoriale. Il lavoratore non deve quindi presentare alcuna istanza amministrativa prima di agire in giudizio.
Continua »
Annullamento in autotutela della rendita vitalizia: l’INPS vince
Un lavoratore ha chiesto all'ente previdenziale la costituzione di una rendita vitalizia per il lavoro svolto come coadiutore agricolo nell'azienda del padre. L'ente ha inizialmente accolto la domanda, ma a distanza di anni ha disposto l'annullamento in autotutela della rendita vitalizia per mancanza dei requisiti di legge. La Corte d'Appello ha ritenuto tardivo il provvedimento dell'ente, applicando i limiti temporali della legge sul procedimento amministrativo. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che le regole del procedimento amministrativo non si applicano ai rapporti previdenziali, i quali nascono direttamente dalla legge. Di conseguenza, l'ente può sempre verificare la sussistenza dei requisiti e annullare i provvedimenti illegittimi con effetto retroattivo.
Continua »
Omissione contributiva: l’INPS non paga per gli errori del datore
Un lavoratore ha chiesto all'INPS di accreditare sulla sua posizione i contributi previdenziali non versati dal datore di lavoro per un periodo di circa venti mesi, accertato come lavoro subordinato. L'INPS ha rifiutato l'accredito diretto perché i contributi erano ormai prescritti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la legge non consente al lavoratore di costringere l'ente previdenziale a regolarizzare direttamente la sua posizione in caso di omissione contributiva. Il lavoratore non può pretendere l'accredito d'ufficio, ma può solo chiedere il risarcimento del danno al datore di lavoro o attivare la rendita vitalizia per salvare la pensione.
Continua »
Costituzione di rendita vitalizia: ricorso nullo senza fatti
Un lavoratore domestico ha chiesto la condanna del datore di lavoro al pagamento dei contributi previdenziali e, in subordine, la costituzione di rendita vitalizia per i periodi prescritti. Il Tribunale ha dichiarato nulla la domanda di rendita per totale mancanza di elementi di fatto e di diritto nell'atto introduttivo. La Corte d'Appello ha confermato la nullità, rilevando che l'appello non contestava la mancanza di allegazioni ma solo un errore materiale normativo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso mescolava motivi incompatibili e non attaccava la reale motivazione della sentenza d'appello, confermando che una domanda priva di fatti e prove è irrimediabilmente nulla.
Continua »
Rendita vitalizia: il doppio ricorso blocca la Cassazione
Un lavoratore ha chiesto la costituzione di una rendita vitalizia per coprire i contributi omessi dal datore di lavoro. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, ma sia il datore di lavoro sia l'ente previdenziale hanno impugnato la sentenza con due ricorsi separati in Cassazione. La Suprema Corte ha già accolto il primo ricorso del datore di lavoro, annullando la sentenza d'appello e rinviando la causa per un nuovo giudizio. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato improcedibile il secondo ricorso dell'ente previdenziale. Quando due ricorsi autonomi contro la stessa sentenza non vengono riuniti, la decisione sul primo preclude l'esame del secondo per garantire l'unità delle decisioni e la ragionevole durata del processo.
Continua »
Rendita vitalizia: il rifiuto della proposta cancella la pensione
Il Professionista chiedeva la retrodatazione dell'iscrizione alla Cassa Previdenziale per riscattare alcuni anni di contributi. La Cassa proponeva la costituzione di una rendita vitalizia dietro pagamento di una riserva matematica, fissando un termine perentorio per l'accettazione. Il Professionista rifiutava inizialmente la proposta, salvo poi pretenderne l'adempimento sei anni dopo la scadenza del termine. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Professionista, confermando che la proposta contrattuale era ormai scaduta e che l'interessato deve restituire le somme pensionistiche indebitamente percepite.
Continua »
Anzianità contributiva parziale: sì al calcolo della pensione
Un avvocato ha chiesto il riconoscimento, ai fini della pensione, degli anni in cui aveva versato solo parzialmente i contributi alla Cassa Forense, ormai prescritti. La Corte d'Appello aveva rigettato la domanda, ritenendo necessari versamenti integrali. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del professionista, stabilendo che l'anzianità contributiva parziale concorre comunque a formare l'anzianità utile per la pensione. Nel sistema previdenziale forense, infatti, nessuna norma prevede l'annullamento dell'intera annualità in caso di versamento inferiore al dovuto. La pensione deve essere calcolata sulla base della contribuzione effettiva, che non coincide necessariamente con quella integrale. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Regolarizzazione contributiva: il lavoratore perde contro l’INPS
Un lavoratore ha chiesto all'INPS l'accredito dei contributi previdenziali per un rapporto di lavoro subordinato accertato da una precedente sentenza. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, decisione poi confermata dalla Corte di Cassazione. I giudici hanno chiarito che il lavoratore non può costringere direttamente l'ente previdenziale alla regolarizzazione contributiva della propria posizione, anche se l'ente era a conoscenza dell'inadempimento prima della prescrizione. Il lavoratore può unicamente richiedere all'INPS la costituzione di una rendita vitalizia oppure agire contro il datore di lavoro per il risarcimento dei danni. Il ricorso del lavoratore è stato quindi rigettato.
Continua »
Pensione su lavoro finto: la Cassazione impone la restituzione
La Corte di Cassazione affronta un caso di ripetizione indebito previdenziale. Un cittadino aveva ottenuto una pensione basata su un rapporto di lavoro fittizio. L'Ente Previdenziale, scoperto l'inganno, aveva revocato la prestazione. Una prima sentenza aveva confermato la legittimità di tale revoca. In un secondo giudizio per la restituzione di oltre 94.000 euro, la Corte d'Appello aveva negato la richiesta dell'Ente, escludendo il dolo del cittadino. La Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale: il 'giudicato' formatosi sulla prima sentenza, che confermava la revoca, è vincolante. Quella decisione implicava già una valutazione negativa della posizione del cittadino, impedendo a un nuovo giudice di riesaminare la sua buona o cattiva fede.
Continua »
Infortunio sul lavoro e infarto: la decisione
Il Tribunale di Bari ha respinto la richiesta di un operaio volta a ottenere il riconoscimento di un infarto come infortunio sul lavoro. La sentenza chiarisce che, affinché sussista l'indennizzabilità, deve essere provata la causa violenta e il nesso con l'attività lavorativa, escludendo i casi in cui il malore sia la manifestazione di una patologia preesistente a decorso lento.
Continua »