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Rendita Vitalizia

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75 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rendita vitalizia: prescrizione del diritto del lavoratore
Una lavoratrice ha richiesto la costituzione di una rendita vitalizia per contributi previdenziali omessi. La Corte d'Appello aveva considerato tale diritto imprescrittibile. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il diritto alla rendita vitalizia è soggetto alla prescrizione ordinaria di dieci anni. La sentenza chiarisce i momenti da cui decorre la prescrizione sia per il datore di lavoro sia per il lavoratore, uniformandosi ai principi delle Sezioni Unite e alle recenti novità legislative.
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Rendita vitalizia: la Cassazione e il caso complesso
Un Ente Previdenziale ricorre contro una sentenza che riconosceva a un lavoratore il diritto alla costituzione di una rendita vitalizia. La Cassazione, rilevando che la stessa sentenza era già stata cassata in un altro procedimento, emette un'ordinanza interlocutoria per sollecitare il contraddittorio tra le parti sulla complessa situazione processuale venutasi a creare.
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Motivazione apparente: annullato decreto del Tribunale
Una ex dipendente di un ente pubblico in liquidazione ha impugnato il rigetto delle sue pretese creditorie. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, ravvisando una motivazione apparente nel decreto del Tribunale. Quest'ultimo, infatti, non aveva fornito una reale giustificazione per respingere le domande della lavoratrice, fondate peraltro su precedenti sentenze definitive. La decisione è stata annullata con rinvio, affermando il principio per cui ogni provvedimento giurisdizionale deve essere sorretto da un'argomentazione logica e comprensibile.
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Rendita vitalizia: INPS parte necessaria nel giudizio
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'azione legale promossa dal lavoratore per ottenere la costituzione di una rendita vitalizia a causa di contributi previdenziali omessi e prescritti deve necessariamente coinvolgere sia il datore di lavoro che l'INPS. La Corte ha chiarito che tale domanda non è un semplice risarcimento del danno, ma un'azione costitutiva che incide direttamente sulla posizione dell'ente previdenziale, il quale deve erogare la rendita. Pertanto, l'assenza dell'INPS nel giudizio ne determina la nullità.
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Rendita vitalizia: inammissibile il ricorso errato
Un lavoratore si è visto respingere la richiesta di ripristino della pensione basata su una rendita vitalizia per contributi omessi. La Corte d'Appello ha negato la domanda per due motivi: mancanza di prova scritta del lavoro e mancata dimostrazione dell'impossibilità di agire contro il datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché l'appellante non ha impugnato correttamente entrambe le motivazioni autonome della sentenza precedente.
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Doppia conforme: ricorso inammissibile in Cassazione
Un fratello ricorre in Cassazione per far annullare un contratto di rendita vitalizia stipulato dai genitori a favore dell'altro fratello, lamentando l'incapacità dei genitori e la simulazione del contratto. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile in applicazione del principio di "doppia conforme", poiché le decisioni di primo e secondo grado erano basate sulla medesima ricostruzione dei fatti. Viene ribadito che la Cassazione non può riesaminare le prove e che l'errata affermazione sulla mancata produzione di un documento costituisce errore revocatorio, non un motivo di ricorso.
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Ricorso inammissibile: gli oneri di specificità
Un istituto di credito ha impugnato una decisione della Corte d'Appello relativa alla costituzione di una rendita vitalizia per un ex dipendente a causa di contributi omessi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancata specificità. L'istituto di credito non ha trascritto nel ricorso documenti cruciali, come una precedente sentenza passata in giudicato e relazioni tecniche, impedendo così alla Corte di valutare nel merito i motivi di doglianza. La decisione sottolinea la fondamentale importanza del principio di autosufficienza nei ricorsi di legittimità.
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Giurisdizione Corte dei conti: contributi e pensione
Un dipendente pubblico ha citato in giudizio l'ente previdenziale per regolarizzare la sua posizione contributiva. La Corte di Cassazione ha stabilito che la giurisdizione esclusiva per tali controversie appartiene alla Corte dei conti, poiché la richiesta, anche se riguarda solo i contributi, è funzionale al futuro ottenimento della pensione. La decisione chiarisce che la giurisdizione Corte dei conti si applica a tutte le fasi che determinano il diritto e la misura della pensione pubblica.
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Collaboratori linguistici: diritto alla retribuzione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13490/2024, ha affrontato il caso di due collaboratori linguistici contro un'università per il corretto inquadramento retributivo e previdenziale. La Corte ha rigettato il ricorso dell'ateneo, confermando la natura privatistica del rapporto di lavoro. Il punto cruciale della decisione è il riconoscimento del diritto alla retribuzione per un collaboratore anche per il periodo di lavoro svolto dopo una dichiarazione di decadenza per cumulo di impieghi, stabilendo che le norme sull'incompatibilità del pubblico impiego non si applicano a questa categoria.
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Rendita vitalizia: legittima revoca per legge nuova
Un dipendente comunale si è visto revocare una rendita vitalizia, precedentemente concessa per infermità da causa di servizio, a seguito di una nuova legge. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13236/2024, ha stabilito che la revoca è legittima. La nuova norma, pur non potendo cancellare il diritto sorto in passato (fatto generatore), può disciplinare diversamente gli effetti futuri del rapporto, come l'erogazione delle somme. Pertanto, l'interruzione dei pagamenti a partire dall'entrata in vigore della nuova legge non viola il principio di irretroattività.
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Rendita vitalizia: quando si prescrive il diritto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza interlocutoria n. 13229/2024, affronta la complessa questione della prescrizione del diritto del lavoratore alla costituzione di una rendita vitalizia in caso di contributi omessi dal datore di lavoro. A causa di un persistente contrasto giurisprudenziale sul momento da cui far decorrere il termine di prescrizione, la Sezione Lavoro ha deciso di rimettere la questione alle Sezioni Unite per ottenere un principio di diritto definitivo, sospendendo la decisione sul caso specifico.
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Accertamento subordinazione: non si prescrive l’azione
Una lavoratrice ottiene il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato dopo 34 anni di collaborazioni fittizie. Il datore di lavoro ricorre in Cassazione eccependo la prescrizione dell'azione di accertamento subordinazione. La Suprema Corte rigetta il ricorso, stabilendo che l'azione per qualificare un rapporto è imprescrittibile, mentre i diritti economici che ne derivano si prescrivono a partire dalla cessazione del rapporto stesso, confermando la condanna al pagamento di tutte le indennità dovute.
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Rendita vitalizia: prova del rapporto di lavoro
Un lavoratore si è visto negare la costituzione di una rendita vitalizia per contributi omessi perché, secondo i giudici di merito, non aveva provato l'effettivo svolgimento del lavoro. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la prova documentale dell'esistenza e della durata del rapporto di lavoro è sufficiente. L'obbligo contributivo, infatti, è legato al vincolo giuridico del rapporto, non alla prestazione materiale.
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Cessata materia del contendere: chi paga le spese?
Una vedova ha citato in giudizio un ente previdenziale per ottenere la rendita di reversibilità a seguito del decesso del marito per malattia professionale. Durante la causa, l'ente ha riconosciuto il diritto della donna, pagando quanto dovuto. Il Tribunale ha quindi dichiarato la cessata materia del contendere e, applicando il principio della soccombenza virtuale, ha condannato l'ente a rimborsare le spese legali, ritenendo che la pretesa della ricorrente fosse fondata fin dall'inizio.
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Promessa di pagamento: validità e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8213/2024, ha stabilito che una scrittura privata contenente una promessa di pagamento può validamente costituire una rendita vitalizia, invertendo l'onere della prova sul rapporto causale. Il caso riguardava una complessa disputa ereditaria in cui i giudici di merito avevano erroneamente negato valore legale a un accordo del 1970. La Corte ha cassato la sentenza per non aver correttamente qualificato l'atto come promessa di pagamento e per vizi procedurali legati alla mancata integrazione del contraddittorio.
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Rendita vitalizia: nullità senza equivalenza del rischio
La Corte di Cassazione conferma la nullità di un contratto di rendita vitalizia concesso da una farmacia a un'ex collaboratrice. La decisione si fonda sulla mancanza di equivalenza del rischio (alea) al momento della stipula, dato che la beneficiaria conosceva bene la solida situazione economica dell'attività, annullando l'incertezza essenziale del contratto. La Corte ha anche escluso l'efficacia di un precedente giudicato tra i soci.
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Rendita vitalizia: prova scritta del lavoro necessaria
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione di merito che concedeva una rendita vitalizia a un lavoratore per contributi non versati durante la sua attività in un'impresa agricola familiare. L'ordinanza sottolinea che, per ottenere tale beneficio, è indispensabile fornire una prova scritta che attesti l'esistenza, la durata e la natura subordinata del rapporto di lavoro, requisito che la corte inferiore non aveva verificato. La semplice collaborazione familiare non è sufficiente.
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Onere della prova contributi: chi deve dimostrarli?
Un lavoratore ha richiesto un ricalcolo della pensione per contributi non versati. La Cassazione ha stabilito che l'onere della prova contributi spetta sempre al lavoratore, anche se l'ente previdenziale non si costituisce in giudizio. La domanda è stata respinta nel merito ma accolta solo sulla questione delle spese legali.
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Accredito contributi omessi: diritti del lavoratore
Un lavoratore ha citato in giudizio l'ente previdenziale per ottenere l'accredito dei contributi omessi dal suo ex datore di lavoro. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 701/2024, ha respinto il ricorso, chiarendo che il lavoratore non ha un diritto ad agire contro l'ente per ottenere l'accredito contributi omessi. Il sistema tutela il lavoratore attraverso il principio di automaticità delle prestazioni e l'azione risarcitoria contro il datore di lavoro inadempiente, ma non con un'azione di condanna all'accredito nei confronti dell'ente.
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Omissione contributiva: il datore risarcisce il danno
Un ex dirigente medico ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro, un ospedale, per omissione contributiva sui compensi ricevuti per attività in 'plus orario' tra il 1994 e il 2004. L'ospedale sosteneva che tali compensi derivassero da lavoro autonomo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che si trattava di lavoro dipendente e che l'omissione contributiva dava diritto al risarcimento del danno. È stato chiarito che il lavoratore può scegliere tra l'azione risarcitoria e la costituzione di una rendita vitalizia, senza che la mancata richiesta di quest'ultima costituisca concorso di colpa.
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