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Rendita Vitalizia

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75 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Affidamento incolpevole: INPS non paga i danni
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'accettazione di una domanda di riscatto da parte dell'INPS non genera un affidamento incolpevole nel cittadino riguardo al raggiungimento dei requisiti pensionistici. Di conseguenza, è stato negato il risarcimento a un lavoratore che si era dimesso confidando erroneamente nel suo diritto alla pensione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che l'accoglimento dell'istanza di riscatto non costituisce una certificazione della posizione contributiva complessiva.
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Scrittura privata: validità e prescrizione del credito
La Corte di Cassazione analizza la validità di una scrittura privata che stabilisce un pagamento annuale tra ex coniugi. Il caso affronta tre questioni chiave: la possibilità di verificare una firma su una fotocopia quando l'originale è depositato presso un ente pubblico, la corretta qualificazione giuridica dell'accordo (non una donazione ma una promessa di pagamento per regolare rapporti pregressi) e l'applicazione della prescrizione quinquennale ai singoli ratei di pagamento. La Corte ha stabilito che la perizia è valida se condotta sull'originale depositato e che l'accordo non necessita di atto pubblico. Ha però accolto il motivo sulla prescrizione, chiarendo che i ratei scaduti da oltre cinque anni non sono più esigibili.
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Competenza territoriale impiego pubblico: il foro
Un professionista ha citato in giudizio una Pubblica Amministrazione per ottenere il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato antecedente alla sua formale assunzione. L'ordinanza in esame risolve la questione sulla competenza territoriale impiego pubblico, stabilendo che il foro competente è quello dell'ultima sede di servizio del dipendente, anche se la controversia riguarda il periodo pre-assunzione, data la stretta connessione tra le domande e il rapporto di pubblico impiego successivamente instaurato.
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Regolarizzazione Contributiva: No all’azione vs l’Ente
Un lavoratore, a seguito del mancato versamento dei contributi da parte del suo ex datore di lavoro, ha citato in giudizio l'ente previdenziale per ottenere la regolarizzazione contributiva della propria posizione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che il lavoratore non ha un'azione diretta contro l'ente per tale finalità. Il principio di automaticità delle prestazioni garantisce il diritto alla pensione, ma non il diritto a pretendere la regolarizzazione dell'estratto conto. L'unica tutela per il lavoratore è l'azione di risarcimento danni nei confronti del datore di lavoro inadempiente.
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Esenzione fiscale enti: no alla responsabilità solidale
Un ente no-profit, nominato erede e beneficiario di esenzione fiscale, era stato ritenuto dall'Agenzia delle Entrate coobbligato in solido per l'imposta di successione dovuta da una legataria. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: l'esenzione fiscale per gli enti del Terzo Settore esclude la responsabilità solidale per i debiti tributari di altri coeredi o legatari, poiché altrimenti la finalità dell'agevolazione verrebbe vanificata. La sentenza impugnata è stata cassata.
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Tassazione rendita vitalizia: parola alla Consulta
In un caso di imposta di successione su una rendita vitalizia, la Corte di Cassazione ha sospeso il giudizio e rimesso gli atti alla Corte Costituzionale. La questione riguarda il metodo di calcolo della base imponibile che, a causa di tassi di interesse legali molto bassi, produce un valore sproporzionato e irragionevole, potenzialmente in violazione dei principi di capacità contributiva e di uguaglianza. La tassazione rendita vitalizia calcolata dall'Agenzia delle Entrate era risultata in una base imponibile che presupponeva una sopravvivenza del beneficiario di 150 anni.
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Cessazione materia del contendere: accordo e spese
Una lavoratrice, dopo aver ottenuto in Appello il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato con un Ente Locale, si è vista impugnare la decisione in Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. La Suprema Corte, prendendo atto dell'intesa, ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, sancendo così la cessazione materia del contendere. Le spese legali sono state compensate tra le parti, escludendo l'applicazione della sanzione del doppio contributo unificato.
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Cessazione materia contendere: quando è inammissibile?
Un ente locale ha impugnato una decisione della Corte d'Appello che riconosceva un rapporto di lavoro di fatto con una lavoratrice. Durante il giudizio in Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, chiarendo la differenza rispetto a una formale declaratoria di cessazione materia contendere e compensando le spese legali.
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Rendita vitalizia: quando si prescrive il diritto?
Un lavoratore si è visto negare la pensione per contributi omessi dal datore di lavoro. Con la sentenza n. 22802/2025, le Sezioni Unite della Cassazione stabiliscono nuove regole per la prescrizione del diritto a costituire una rendita vitalizia. Viene introdotta una fondamentale distinzione: per il datore di lavoro, il termine decorre dalla prescrizione dei contributi; per il lavoratore, invece, decorre da quando si è prescritto il diritto del datore, garantendo così una tutela più estesa.
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Cessazione materia del contendere: il caso risolto
Una lavoratrice impugna la riduzione della percentuale di rendita per malattia professionale. Durante il processo, l'ente previdenziale rivaluta il danno in una misura superiore, soddisfacendo la richiesta. Il Tribunale dichiara la cessazione materia del contendere, condannando l'ente al pagamento delle spese legali per il principio di soccombenza virtuale, poiché il suo comportamento iniziale aveva reso necessario il ricorso.
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Rendita vitalizia: prova del danno e risarcimento
Un lavoratore agricolo, dopo aver ottenuto una rendita vitalizia dall'ente previdenziale e essersi dimesso dal lavoro, si è visto revocare il beneficio. Ha quindi richiesto il risarcimento dei danni, ma la sua domanda è stata respinta in tutti i gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che per ottenere un risarcimento è indispensabile fornire la prova concreta sia dell'esistenza sia dell'entità del danno subito, non essendo sufficiente la sola revoca del provvedimento favorevole.
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Rendita vitalizia: onere della prova e documenti
Un lavoratore ha richiesto una rendita vitalizia per contributi previdenziali omessi dal suo ex datore di lavoro. La sua domanda è stata rigettata in primo grado e in appello. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo due principi fondamentali: primo, il giudice può valutare liberamente la validità dei documenti prodotti, anche se la controparte non li contesta esplicitamente. Secondo, se un punto specifico della sentenza di primo grado non viene impugnato in appello, esso diventa definitivo (giudicato interno) e non può più essere discusso. In questo caso, il lavoratore non aveva contestato la decisione sull'inammissibilità della domanda di rendita vitalizia.
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Prescrizione rendita vitalizia: la Cassazione attende
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha sospeso un giudizio riguardante il diritto di un lavoratore a una rendita vitalizia. La decisione è stata presa perché la questione centrale, relativa alla prescrizione rendita vitalizia, è già all'esame delle Sezioni Unite. Per garantire un'interpretazione uniforme della legge, la Corte ha preferito attendere la pronuncia del massimo organo nomofilattico prima di decidere il caso specifico.
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Costituzione rendita: diritto anche dopo la prescrizione
Un lavoratore si è visto riconoscere dalla Corte d'Appello il diritto alla costituzione rendita per contributi omessi negli anni '80, nonostante il diritto fosse considerato prescritto in primo grado. La decisione si fonda su un recente intervento legislativo (L. 203/2024) che permette al lavoratore di chiedere la rendita, a proprie spese, anche dopo la scadenza dei termini di prescrizione, superando così il precedente orientamento giurisprudenziale.
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Sospensione esecuzione sentenza: danno e rendita
La Corte d'Appello di Firenze, decidendo su un'istanza di sospensione esecuzione sentenza, ha parzialmente accolto il ricorso dell'appellante. Ha sospeso l'esecutività della sentenza di primo grado per gli importi eccedenti determinate soglie, ravvisando una possibile erronea quantificazione sia della personalizzazione del danno non patrimoniale sia della rendita vitalizia per le spese di assistenza, ritenuta eccessiva.
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