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Remissione Di Querela

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1067 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Finto poliziotto e vera condanna per sostituzione di persona
Un uomo si è presentato a due venditori privati usando il falso nome di Daniele e qualificandosi come agente della Polizia di Stato in servizio. In questo modo ha convinto le vittime a consegnargli un orologio di lusso e diversi gioielli preziosi, appropriandosene indebitamente. Nonostante il ritiro della querela per il reato di truffa, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di sostituzione di persona. La Suprema Corte ha stabilito che mentire sulla propria identità e attribuirsi la qualifica di poliziotto integra pienamente il delitto, dichiarando il ricorso dell'imputato del tutto inammissibile.
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Remissione di querela: paga il querelante se c’è accordo
Il Giudice di Pace dichiarava l'estinzione del reato di lesioni personali per remissione di querela, addebitando però le spese processuali all'imputato (il querelato). L'imputato ha fatto ricorso evidenziando che le parti avevano concordato di porre le spese a carico del querelante (la vittima). La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ricordando che la legge fa salvi gli accordi diversi tra le parti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la decisione precedente senza rinvio, ponendo le spese a carico del querelante, come pattuito.
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Remissione di querela: salvo per le lesioni ma non per la violenza
Due imputati sono stati condannati in appello per i reati di tentata violenza privata e lesioni personali ai danni di una donna. Gli imputati hanno proposto ricorso per Cassazione. Nel corso del giudizio di legittimità, l'unico erede della vittima ha presentato la remissione di querela, regolarmente accettata dai ricorrenti. La Suprema Corte ha stabilito che la remissione di querela estingue il reato di lesioni personali, trattandosi di un reato procedibile a querela di parte. Al contrario, il reato di tentata violenza privata, essendo procedibile d'ufficio, non risente dell'estinzione. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per lesioni personali e ha annullato con rinvio alla Corte d'appello di Napoli la decisione limitatamente alla rideterminazione della pena per la tentata violenza privata, dichiarando inammissibili i ricorsi nel resto.
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Remissione di querela: annullata la condanna dell’automobilista
Un automobilista era stato condannato per insolvenza fraudolenta continuata per non aver pagato ripetutamente il pedaggio autostradale. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, la società autostradale ha formalizzato la remissione di querela, ritualmente accettata dall'imputato. La Corte di Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando l'estinzione dei reati.
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Remissione di querela: addio alla condanna per lesioni
Un'imputata, condannata in precedenza per il reato di lesioni personali colpose, ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione. Nel corso del procedimento, il procuratore speciale della persona offesa ha presentato la formale remissione di querela, che l'imputata ha accettato tacitamente. La Suprema Corte ha preso atto del venir meno della condizione di procedibilità e ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata. Il reato è stato dichiarato estinto e sono state revocate tutte le statuizioni civili relative al risarcimento del danno, ponendo le spese del procedimento a carico dell'imputata.
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Remissione di querela: la condanna per furto viene cancellata
L'Imputato era stato condannato nei precedenti gradi di giudizio per il reato di furto non aggravato. Il suo difensore ha proposto ricorso per Cassazione ma, nelle more del giudizio, la persona offesa ha formalizzato la remissione di querela. Nonostante il ricorso presentasse profili di inammissibilit per motivi di fatto, la Suprema Corte ha rilevato che il reato contestato procedibile solo a querela di parte. Di conseguenza, i giudici hanno disposto l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata, dichiarando l'estinzione del reato per intervenuta remissione di querela. Le spese del procedimento sono state poste a carico dell'imputato.
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Interesse ad impugnare: il PM perde se manca il danno concreto
Il Giudice di Pace dichiarava il non doversi procedere nei confronti di un imputato per lesioni personali colpose, avendo quest'ultimo risarcito il danno. Il Pubblico Ministero proponeva ricorso per Cassazione denunciando la totale mancanza di motivazione della sentenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per carenza di interesse ad impugnare. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione del Pubblico Ministero non può fondarsi sulla mera pretesa astratta del rispetto della legge. È invece indispensabile dimostrare un pregiudizio concreto e il vantaggio reale che deriverebbe dall'annullamento della decisione. Poiché il Pubblico Ministero non ha indicato alcun beneficio pratico, il ricorso è stato rigettato, confermando la decisione favorevole all'imputato.
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Remissione di querela: stop alla condanna per diffamazione
L'Imputato era stato condannato in appello per il reato di diffamazione a mezzo social ai danni de La Persona Offesa. Durante la pendenza del ricorso davanti alla Corte di Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo che ha portato alla formale remissione di querela da parte della vittima e alla contestuale accettazione dell'imputato. La Suprema Corte ha stabilito che la remissione di querela, intervenuta e accettata durante il giudizio di legittimità, estingue definitivamente il reato, prevalendo su eventuali altre cause di inammissibilità del ricorso, purché quest'ultimo sia stato presentato nei termini. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna precedente, ponendo a carico dell'imputato solo le spese del procedimento.
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Contestazione in fatto: quando il reato non si cancella
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore Generale contro la decisione del Giudice di Pace che aveva archiviato un processo per lesioni personali a seguito di remissione di querela. La Suprema Corte ha stabilito che, se il fatto è commesso da più persone riunite, si configura un'aggravante che rende il reato procedibile d'ufficio. Tale aggravante è valida anche tramite semplice contestazione in fatto, ossia descrivendo l'accaduto senza citare la norma specifica. Di conseguenza, il Giudice di Pace non era competente a decidere, spettando la competenza al Tribunale ordinario.
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Finti diamanti: la remissione di querela non salva il recidivo
L'Imputato è stato condannato per una truffa commessa vendendo pezzi di vetro spacciati per diamanti. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione invocando la remissione di querela accettata dalla vittima per estinguere il reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la presenza della recidiva reiterata specifica, considerata circostanza aggravante ad effetto speciale, attiva la procedibilità d'ufficio ai sensi dell'articolo 649-bis del codice penale. Di conseguenza, la remissione di querela non produce alcun effetto estintivo sul reato. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria.
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Remissione di querela: salvo il danneggiamento dell’auto
L'Imputata era accusata di minaccia e danneggiamento di un'autovettura parcheggiata sulla pubblica via. Il Tribunale ha dichiarato l'estinzione dei reati per intervenuta remissione di querela. Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando l'illegittima esclusione delle aggravanti operata in primo grado. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Riguardo alla minaccia, la remissione di querela estingue comunque il reato. Per il danneggiamento, sebbene l'esposizione alla pubblica fede lo renda oggi un reato autonomo perseguibile d'ufficio, il ricorso del Pubblico Ministero non ha contestato adeguatamente la motivazione del giudice di merito. Di conseguenza, l'impugnazione è stata rigettata per carenza di interesse, confermando la decisione favorevole all'Imputata.
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Misure alternative alla detenzione: rigetto per chi non cambia
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato a un condannato l'accesso alle misure alternative alla detenzione, come l'affidamento in prova e la detenzione domiciliare. La decisione si fonda sulla sua elevata pericolosità sociale, desunta da numerosi precedenti penali accumulati in venticinque anni e da recenti frequentazioni con pregiudicati. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando una scarsa valutazione della sua situazione lavorativa e familiare e l'assoluzione in alcuni procedimenti recenti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici di legittimità hanno chiarito che la Cassazione non può rivalutare il merito dei fatti se la decisione precedente è logicamente motivata. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Falso innocuo o reato? La Cassazione condanna l’inganno
L'Imputato è stato condannato per aver falsificato un verbale di remissione di querela, apparentemente firmato dalla Persona Offesa, per bloccare un processo per truffa. La difesa ha sostenuto l'esistenza di un Falso innocuo e di un reato impossibile, evidenziando macroscopici errori formali nel documento, e ha invocato la desistenza volontaria per non aver depositato l'atto in udienza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato di falso si perfeziona con la creazione del documento contraffatto, escludendo la desistenza. Inoltre, le imperfezioni dell'atto non escludevano l'idoneità a ingannare ex ante, escludendo così la tesi del Falso innocuo. L'Imputato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Remissione di querela: no al ricorso se manca l’interesse
Il Giudice di Pace ha dichiarato estinto il processo penale per il reato di percosse a carico dell'Imputato a seguito di remissione di querela accettata. Il Procuratore Generale ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando un difetto di motivazione del provvedimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso del Pubblico Ministero non può basarsi su una pretesa astratta di correttezza formale, ma richiede un interesse concreto a impugnare. Poiché la remissione di querela era effettivamente avvenuta e accettata, non sussisteva alcun pregiudizio reale da riparare.
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Remissione di querela: l’assenza dell’imputato chiude il processo
Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza del Giudice di Pace che dichiarava estinto per remissione di querela il reato di diffamazione a carico dell'Imputato. Il ricorrente lamentava la mancanza di motivazione sulla validità della remissione, avvenuta in assenza dell'Imputato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la remissione di querela tacita è valida anche se l'Imputato è assente, purché non vi sia un rifiuto espresso. L'assenza in udienza dell'Imputato, informato del procedimento, equivale a una mancata ricusa e quindi all'accettazione tacita della remissione. Di conseguenza, l'azione penale è definitivamente improcedibile e l'Imputato è salvo dal processo.
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Remissione di querela: reato estinto ma le spese restano
Nel caso in esame, l'Imputato era stato condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di minaccia. Successivamente alla sentenza di appello, la Persona Offesa ha deciso di ritirare la denuncia. L'Imputato ha formalmente accettato questa decisione. La Corte di Cassazione ha quindi pronunciato l'annullamento senza rinvio della condanna precedente. La Suprema Corte ha stabilito che la remissione di querela determina l'estinzione del reato. Tuttavia, in mancanza di un accordo diverso tra le parti, le spese del procedimento giudiziario sono state poste interamente a carico dell'Imputato, come previsto dalla legge processuale penale.
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Remissione di querela: la pace tra le parti cancella la condanna
Nel caso in esame, la Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato dal difensore del Cittadino contro una sentenza di condanna emessa in appello. Durante il giudizio di legittimità, la difesa ha depositato il verbale contenente la formale remissione di querela da parte della persona offesa e la contestuale accettazione da parte dell'imputato. La Suprema Corte ha preso atto dell'accordo tra le parti e ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata. Il reato è stato dichiarato estinto proprio in virtù della intervenuta remissione di querela, ponendo le spese del procedimento a carico del querelato, come previsto dalla normativa vigente.
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Remissione di querela: truffa estinta anche con recidiva
L'Imputato era accusato di truffa aggravata dalla recidiva per un fatto del 2015. La Persona Offesa ha successivamente presentato la remissione di querela. Il Tribunale ha dichiarato estinto il reato, ma la Procura Generale ha fatto ricorso, sostenendo che le riforme del 2018 e 2019 avessero reso il reato procedibile d'ufficio in presenza di recidiva qualificata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che le modifiche sul regime di procedibilità non si applicano retroattivamente se peggiorative. Di conseguenza, si applica la legge previgente più favorevole: la remissione di querela è valida ed estingue il reato, confermando la vittoria dell'Imputato.
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Remissione di querela: la pace cancella la condanna penale
Due cittadini erano stati condannati per lesioni personali reciproche. Durante la pendenza del ricorso in Cassazione, entrambi i contendenti, tramite i propri difensori muniti di procura speciale, hanno formalizzato la remissione di querela e la contestuale accettazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la remissione di querela estingue il reato. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna precedente, ponendo a carico del ricorrente le sole spese del procedimento.
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Diffamazione aggravata: la condanna resta oltre la morte
Una cittadina ha pubblicato su un gruppo Facebook commenti offensivi contro un amministratore societario e politico locale, criticando l'aggiudicazione di un appalto. Condannata nei gradi precedenti per il reato di diffamazione aggravata, l'imputata ha proposto ricorso in Cassazione. La ricorrente ha invocato l'esercizio del diritto di critica e la particolare tenuità del fatto, sostenendo inoltre che il successivo decesso della persona offesa equivalesse a una remissione tacita della querela. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il diritto di critica richiede sempre la verità del fatto storico posto a fondamento del giudizio. Inoltre, la violenza delle espressioni utilizzate esclude la particolare tenuità del fatto, e la morte della vittima non estingue il reato né costituisce rinuncia alla querela. L'imputata perde il ricorso e deve pagare le spese.
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