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Remissione Di Querela

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1067 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Remissione di querela: quando cancella la minaccia ma non le lesioni
Un uomo, condannato per minaccia grave e lesioni personali aggravate da futili motivi, ricorre in Cassazione. Il ricorrente chiede l'estinzione dei reati per intervenuta remissione di querela e l'applicazione della particolare tenuità del fatto per le lesioni. La Suprema Corte accoglie parzialmente il ricorso: dichiara estinto il reato di minaccia proprio grazie alla remissione di querela, riducendo la pena di quindici giorni di reclusione. Tuttavia, dichiara inammissibile il ricorso per il reato di lesioni. L'aggravante dei futili motivi non era stata contestata in appello, diventando definitiva; tale aggravante impedisce l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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Condanna cancellata: la remissione di querela ferma la Cassazione
Un uomo, precedentemente condannato per truffa, ha presentato ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la persona offesa ha formalizzato la remissione di querela, regolarmente accettata dall'imputato. La Suprema Corte ha stabilito che la remissione di querela determina l'estinzione immediata del reato. Questo effetto si produce automaticamente, prevalendo anche sulle ordinarie cause di inammissibilità del ricorso, purché non si tratti di un'impugnazione geneticamente inammissibile. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna precedente, dichiarando il reato estinto e ponendo a carico dell'imputato solo le spese del procedimento.
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Appropriazione indebita: risarcire il danno non evita la condanna
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di appropriazione indebita aggravata e recidiva. Nonostante il risarcimento del danno e il ritiro della querela da parte della vittima, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato. I giudici hanno stabilito che l'esclusione della recidiva non può essere decisa d'ufficio dal giudice d'appello se la difesa non ha presentato uno specifico motivo di impugnazione sul punto. Inoltre, la presenza della recidiva qualificata rende il reato procedibile d'ufficio, rendendo del tutto inefficace il ritiro della querela. La condanna a otto mesi di reclusione e seicento euro di multa è stata quindi confermata in via definitiva.
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Rapina del cellulare: la querela ritirata non cancella la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per la rapina del cellulare ai danni di una persona offesa. L'imputato sosteneva che il telefono fosse di sua proprietà e che la vittima avesse ritirato la querela. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano una semplice copia di quelli già presentati in appello, senza alcuna critica specifica alla sentenza impugnata. Inoltre, la Cassazione non può rivalutare le prove o ricostruire i fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la condanna a due anni e quattro mesi di reclusione è stata confermata, e l'uomo è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa online in concorso: condannato anche il prestanome
Due soggetti sono stati condannati per una serie di raggiri legati a finti affitti estivi e invernali. I truffatori pubblicizzavano online case vacanza inesistenti, incassando caparre su una carta prepagata. Uno dei complici si è difeso sostenendo di essere solo il titolare della carta e di non saper usare internet, mentre l'altro ha negato di aver incassato i profitti. La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando la condanna per truffa online in concorso. La Corte ha chiarito che per la responsabilità concorsuale basta aver fornito la carta prepagata per raccogliere il denaro, a prescindere da chi abbia materialmente intascato i profitti o pubblicato gli annunci online.
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Frode assicurativa: condanna cancellata da querela ritirata
L'Imputato era stato condannato per il reato di frode assicurativa in relazione al danneggiamento di un veicolo di sua proprietà. Il difensore ha proposto ricorso in Cassazione eccependo diversi vizi procedurali, tra cui la nullità delle notifiche e la mancanza di prove sull'effettivo utilizzo del mezzo. Tuttavia, prima della decisione della Suprema Corte, la compagnia assicurativa ha presentato la remissione di querela, formalmente accettata dall'Imputato. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando l'estinzione del reato per intervenuta remissione di querela, ponendo le spese processuali a carico dell'Imputato.
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Procedibilità d’ufficio per truffa: la querela ritirata non salva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per truffa. L'imputato aveva consegnato banconote false alla vittima in cambio di denaro vero. La difesa sosteneva che la vittima non potesse sporgere querela e che vi fosse stata una successiva remissione della stessa. I giudici hanno chiarito che chi ha la detenzione qualificata del denaro e subisce il danno è legittimato a querelare. Inoltre, la presenza di una recidiva qualificata rende operante la procedibilità d'ufficio per truffa, rendendo del tutto irrilevante il ritiro della querela da parte della persona offesa. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Remissione di querela: la Cassazione ferma il ricorso tardivo del PM
L'Imputato era stato condannato in primo grado per furto semplice, avendo il giudice escluso l'aggravante che avrebbe reso il reato procedibile d'ufficio. Durante il giudizio d'appello, la persona offesa ha presentato la remissione di querela, portando i giudici a dichiarare l'estinzione del reato. Il Procuratore Generale ha proposto ricorso per cassazione, contestando l'esclusione dell'aggravante. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'accusa. Poiché il pubblico ministero non aveva impugnato la sentenza di primo grado sul punto dell'aggravante, la qualificazione del fatto come furto semplice è passata in giudicato. Di conseguenza, la remissione di querela ha validamente estinto il reato.
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Udienza segreta e condanna: scatta la nullità della sentenza
L'Imputata era stata condannata per truffa aggravata. Durante il processo d'appello, la Corte d'appello aveva disposto il rinvio dell'udienza accogliendo una richiesta congiunta delle parti, ordinando la comunicazione della nuova data ai soggetti non presenti. Tuttavia, tale comunicazione non è mai stata notificata alla difesa. L'udienza si è svolta in assenza delle parti, concludendosi con la conferma della condanna. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputata, dichiarando la nullità della sentenza. La Suprema Corte ha stabilito che l'omessa notifica del rinvio lede il diritto di difesa, impedendo di documentare i risarcimenti in corso per ottenere sconti di pena. Di conseguenza, la condanna è stata annullata e gli atti sono stati trasmessi a un'altra sezione della Corte d'appello per un nuovo giudizio.
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Reato di ricettazione: condannato anche se risarcisce la truffa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di ricettazione a carico di un soggetto che aveva ricevuto un assegno smarrito. L'imputato sosteneva che il reato fosse prescritto e che il risarcimento del danno per una truffa collegata escludesse la condanna. I giudici hanno chiarito che il reato di ricettazione è autonomo rispetto alla truffa e si consuma nel momento dell'effettivo possesso del bene, collocato nel 2017 e non nel 2010. Di conseguenza, la prescrizione non era decorso. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la responsabilità penale dell'imputato e condannandolo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Allaccio abusivo all’acqua: chi risarcisce evita la condanna
Due soggetti vengono condannati per furto aggravato a causa di un allaccio abusivo all'acqua della rete pubblica. Uno dei due risarcisce il danno e la Provincia revoca la costituzione di parte civile nei suoi confronti. La Corte di Cassazione stabilisce che, a seguito della Riforma Cartabia, il reato è diventato procedibile a querela. La revoca della costituzione di parte civile equivale a una remissione della querela, rendendo il reato improcedibile. Per questo imputato la sentenza viene annullata senza rinvio. Al contrario, il ricorso del secondo imputato viene dichiarato inammissibile: la Corte ribadisce che l'allaccio abusivo all'acquedotto configura sempre il reato di furto e non un semplice illecito amministrativo, poiché l'acqua è già convogliata e offerta a pagamento.
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Truffa online: niente assoluzione per il venditore seriale
Il caso riguarda una truffa online in cui Il Venditore ha offerto un telefono cellulare su un social network, incassando il denaro senza consegnare il bene. Il Tribunale aveva assolto l'imputato per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Procuratore Generale, stabilendo che la truffa online configura l'aggravante della minorata difesa, poiché l'uso del web impedisce un controllo diretto sull'identità del venditore. Inoltre, la presenza di tre precedenti specifici esclude l'applicazione della particolare tenuità del fatto per abitualità del comportamento. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato l'assoluzione, rinviando il caso alla Corte d'Appello per il nuovo giudizio.
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Uccisione di animali: reato confermato ma cade la minaccia
L'Imputato è stato condannato per il reato di uccisione di animali (art. 544-bis c.p.) e minacce aggravate (art. 612 c.p.), dopo aver colpito mortalmente alla testa il cane di piccola taglia della Persona Offesa con un grosso bastone di legno e aver successivamente minacciato di morte le proprietarie dell'animale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso riguardante l'uccisione di animali, confermando la sussistenza del dolo generico desunto dalla violenza del colpo inferto, escludendo qualsiasi giustificazione legata alla difesa di un gatto randagio. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso limitatamente al reato di minaccia, dichiarato estinto per intervenuta remissione di querela accettata dall'Imputato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha rideterminato la pena finale in dieci mesi di reclusione, eliminando la quota di aumento precedentemente applicata per il reato estinto.
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Remissione di querela: il furto si estingue ma restano le spese
L'Imputata era stata condannata nei precedenti gradi di giudizio per il reato di furto. Successivamente, la persona offesa ha formalizzato la propria volontà di rimettere la querela, accettata espressamente dall'Imputata. Trattandosi di un reato procedibile a querela di parte, la Corte di Cassazione ha preso atto dell'accordo tra le parti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha disposto l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata, dichiarando l'estinzione del reato per intervenuta remissione di querela. L'Imputata è stata comunque condannata al pagamento delle spese processuali.
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Remissione di querela: addio condanna per furto in Cassazione
L'Imputato, condannato nei precedenti gradi di giudizio per furto aggravato dall'esposizione dei beni alla pubblica fede, ha proposto ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del ricorso, la vittima ha formalizzato la remissione di querela, accettata dall'Imputato. La Suprema Corte ha stabilito che la remissione di querela, se ritualmente accettata e presentata in pendenza del ricorso tempestivo, estingue il reato. Tale causa di estinzione prevale su eventuali inammissibilità del ricorso e cancella anche le statuizioni civili. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando il reato estinto e ponendo a carico dell'Imputato solo le spese del procedimento.
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Remissione di querela: condanna annullata ma spese da pagare
Un cittadino, precedentemente condannato in sede di merito per il reato di minaccia, ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. Durante la pendenza del ricorso, la vittima ha formalizzato la remissione di querela, accettata dall'imputato. La Suprema Corte ha stabilito che la remissione di querela, intervenuta prima della decisione di legittimità, estingue definitivamente il reato. Tale estinzione prevale sulle cause di inammissibilità del ricorso e cancella anche le statuizioni civili di condanna al risarcimento. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna, ponendo le spese del procedimento a carico dell'imputato.
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Remissione di querela: la condanna svanisce ma restano le spese
L'Imputata era stata condannata nei precedenti gradi di giudizio per il reato di diffamazione aggravata. Durante la pendenza del ricorso davanti alla Corte di Cassazione, la persona offesa ha formalizzato la remissione di querela, accettata dall'imputata stessa presso una stazione dei Carabinieri. La Suprema Corte ha rilevato che la remissione di querela, intervenuta prima della decisione definitiva e ritualmente accettata, estingue il reato e prevale su eventuali cause di inammissibilità del ricorso, purché quest'ultimo sia stato presentato nei termini. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna, ponendo le spese del procedimento a carico dell'imputata querelata, come previsto dalla legge.
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Remissione di querela: come cancella la condanna in Cassazione
L'Imputato, condannato nei precedenti gradi di giudizio per frode assicurativa, ha proposto ricorso per Cassazione. Il ricorso mirava esclusivamente a far valere la remissione di querela, regolarmente accettata, avvenuta dopo la sentenza d'appello ma prima della scadenza dei termini per l'impugnazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, confermando che la remissione di querela estingue il reato anche in questa fase. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, ponendo le spese del processo a carico dell'imputato.
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Autoriciclaggio al casinò: la condanna cancella il finto broker
Un finto intermediario finanziario raccoglieva ingenti capitali proponendo investimenti inesistenti (truffa) e abusando della professione. Successivamente, reinvestiva parte dei proventi illeciti nel gioco d'azzardo e in scommesse presso un casinò, convertendo il denaro in fiches. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di autoriciclaggio, stabilendo che il gioco d'azzardo rientra nelle "attività speculative" ad alto rischio idonee a ostacolare la tracciabilità dei beni. Tuttavia, la Suprema Corte ha ridotto la pena finale a 3 anni, 11 mesi e 3 giorni di reclusione (oltre a 13.592 euro di multa) poiché due episodi di truffa si sono estinti per remissione della querela e per un errore di calcolo nello sconto del rito abbreviato operato nei gradi precedenti.
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Invasione di edifici pubblici: processo anche senza querela
Alcuni cittadini venivano accusati di aver occupato abusivamente i locali di un ospedale pubblico. Il Giudice di Pace dichiarava l'estinzione del procedimento per intervenuta remissione tacita della querela. Il Procuratore Generale ricorreva in Cassazione, sostenendo che l'occupazione di una struttura sanitaria pubblica configurasse il reato di invasione di edifici pubblici, procedibile d'ufficio e non soggetto a querela. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che, trattandosi di un immobile destinato a uso pubblico, il reato è procedibile d'ufficio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, ordinando la trasmissione degli atti al Giudice di Pace per la celebrazione del regolare processo.
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